Dexter – Nella mente del Serial-Killer

Dexter - Nella mente del Serial-Killer

Nel vasto quadro delle “serie crime” americane, nel 2006 si affaccia, sul canale via cavo Showtime, un prodotto sicuramente innovativo e rivoluzionario: “Dexter”. La serie, ispirata al romanzo di Jeff Lindsay “Darkly Dreaming Dexter” (“La mano sinistra di Dio”), segna un netto rovesciamento di prospettive rispetto al resto del genere, mettendo al centro il punto di vista di un serial killer.

Il personaggio

Dexter Morgan è un ematologo molto abile che lavora per la polizia di Miami: esaminando semplicemente degli schizzi di sangue su una scena del crimine, può riuscire a scoprire la dinamica di un omicidio e di un’aggressione. La sua “passione” per il sangue, però, non si esaurisce qui. Dexter nasconde un oscuro segreto dentro di sé: dietro la sua faccia di bravo ragazzo si cela un serial-killer, un mostro che fa a pezzi esseri umani, ma solo se sono criminali. Non lo fa per vendetta o per il conseguimento di un ideale di giustizia, ma per un autentico ed irrefrenabile “bisogno”.
In tenera età Dexter è stato testimone di un’atroce vicenda che lo ha segnato per sempre. Harry Morgan, il suo padre adottivo (già deceduto all’inizio della serie) accorgendosi di questa sua fame di “morte” e della natura profonda ed indissolubile di essa, riesce dopo un lungo indottrinamento ad addestrare il figlio in modo da indirizzare questo suo lato oscuro “verso il bene”. Harry lascia in eredità al ragazzo un “Codice”: “The Code of Harry” rappresenta per Dexter non solo un elenco di regole del suo “modus operandi”, ma proprio, di fatto, un riferimento per la sua condotta di vita.

Dexter - Nella mente del Serial-Killer

“Dark Passenger”

“I’m Dexter and I’m not sure what I am. I just know there’s something dark in me and I hide it. I certainly don’t talk about it, but it’s there always, this Dark Passenger. And when he’s driving, I feel alive, half sick with the thrill of complete wrongness. I don’t fight him, I don’t want to. He’s all I’ve got. Nothing else could love me, not even… especially not me. ”[…]

Dexter è totalmente governato da questo suo “Oscuro Passeggero”, tanto da non provare nessun autentico sentimento verso nessuno, ad eccezione della sua sorella adottiva Debra. Davanti agli altri Dexter indossa sempre una maschera: nessuno, nemmeno sua sorella, sa della sua violenta natura. Durante la serie vediamo e sentiamo le sue difficoltà nella vita quotidiana: le convenzioni sociali e i rapporti che ha con le altre persone sono percepiti da lui come qualcosa d’estraneo ed, a volte, incomprensibile. Dexter si rapporta a queste cose come un attore fa con un copione che deve recitare e, anche quando intraprende una relazione amorosa con la bella Rita Bennett, lo fa per rendere ancora più solida questa sua copertura.
Per tutta la durata della sua vita Dexter interpreta diversi ruoli e indossa diverse maschere, che non rappresentano davvero il suo vero io. Solo durante il rituale che lo conduce ad un’uccisione egli dà sfogo alla sua vera natura, al suo oscuro passeggero.
Tutto è reso alla perfezione grazie alla voce fuori campo di Dexter che ci illustra, attraverso dei monologhi struggenti, quel che pensa realmente, le sue riflessioni sulla vita e la visione che ha di essa, massimizzando l’aspetto introspettivo del personaggio.

Molto del lavoro su Dexter si deve, ovviamente, anche al brillante Michael C. Hall, che riesce alla perfezione a rappresentare realisticamente l’evoluzione che il personaggio ha stagione dopo stagione, ottenendo, per questo ruolo, un Golden Globe, dopo ben 3 nominations a questi ultimi e altre 2 agli Emmy Awards.

Gli Altri Personaggi.

Debra Morgan – Debra lavora, come Dexter e il suo defunto padre, nel distretto di polizia di Miami. E’ una bella ragazza che nonostante cerchi di sembrare una dura, nasconde dentro di sé grandi insicurezze che hanno origine nel suo rapporto con il padre: infatti Harry Morgan, avendo dedicato molta più attenzione a Dexter, ha trascurato a lungo la sorella, che invece ricercava in lui attenzione e approvazione. Ora che il padre non c’è più, Debra cerca di colmare questo vuoto attraverso la piena dedizione al lavoro, nel quale ambisce a diventare un grande detective, e attraverso l’amore, con cui si relaziona cambiando continuamente ragazzo.
Rita Bennet – Rita è una donna che proviene da un passato di abusi subiti da parte del marito. Questi abusi hanno lasciato dentro di sé diverse cicatrici, tanto da cercare di evitare contatti fisici “troppo ravvicinati”; è proprio in virtù dei problemi con cui convive questa donna che Dexter la sceglie, o meglio la ritiene “idonea”, per intraprendere una relazione amorosa. Nel momento in cui la bionda riuscirà a risolvere in parte questi suoi problemi, Dexter inizierà a sentirsi in difficoltà, non sapendo più come comportarsi.
Rita ha due figli: Astor e Cody.
Polizia di Miami – A differenza del libro, dove ricoprono un ruolo per lo più marginale, nella serie è dedicato un discreto spazio ai membri della polizia di Miami e alcuni di essi hanno anche dei filoni narrativi separati da quello principale.
In particolare nella prima stagione abbiamo il Tenente Maria LaGuerta, comandante autoritaria della sezione omicidi, il detective Angel Batista, simpaticone che si crede un grande amico di Dexter e che ha dei problemi con la moglie, Vince Masuka, il “pervertito” responsabile della scientifica, ed infine il sergente James Doakes, ex appartente ai corpi speciali, l’unico che sospetta qualcosa di Dexter (e non sbaglia).

Evoluzione Qualitativa.

Dexter - Nella mente del Serial-Killer

Le Stagioni di Dexter sono strutturate come cicli narrativi chiusi, salvo per qualche particolare secondario, che si sviluppano su 12 episodi (durata direi perfetta). L’inizio di una stagione è spesso preparatorio, incentrato sulla costruzione delle storie, che serve a gettare le basi per gli avvenimenti che avverranno nella seconda parte. Gradualmente, episodio dopo episodio, il ritmo sale sempre di più fino a quelli conclusivi, raggiungendo il picco della tensione nei due ultimi episodi. In particolare gli undicesimi episodi (i penultimi) sono, di solito, ritenuti i migliori.
La prima stagione è considerata la migliore delle cinque, anche perché è l’unica a basarsi effettivamente sui romanzi di Lindsay, con delle differenze notevoli specie verso il finale; le altre stagioni, invece, si distanziano totalmente dai romanzi successivi. Di ottima qualità sono la seconda e la quarta stagione, forse la più apprezzata dai fans, mentre la terza e la quinta sono diversi livelli sotto.

La realizzazione tecnica della serie è d’altissimo livello: dalle struggenti musiche di Daniel Licht, passando per la sigla, una delle migliori in circolazione, per arrivare alla location dell’esotica Miami. Insomma, se siete appassionati di Serial Americani, nella vostra collezione di vetrini non può mancarne una con protagonista un serial-killer.

 

Joy Black

Conosciuto anche in altre sfere del reale come Antonio Gardini Gallotti, secondo del suo nome, Hand of The King di Seriangolo e giudice losco del Fanta-GOT. Lost-dipendente in fase di riabilitazione, è poi finito per diventare Whovians irrecuperabile. Proprio seguendo le vicende dei sopravvissuti del volo Oceanic 815, è nata in lui la passione per le serie TV. Le sue preferite sono, oltre ovviamente a Lost e a Doctor Who, Breaking Bad e Battlestar Galactica. Nel frattempo si è anche laureato in Sociologia con una tesi su Black Mirror. Altri interessi: wrestling, cinema e fumetti.

3 Risposte

  1. domenicomastrillo scrive:

    Ho letto che il finale è orribile, vale ancora la pena guardarlo?

     
    • Boba Fett scrive:

      Citazione da domenicomastrillo:
      Ho letto che il finale è orribile, vale ancora la pena guardarlo?

      Non si tratta solo del finale, ma di un progressivo deterioramento narrativo dopo una crescita costante (season 4, THE BEST!), che io personalmente faccio iniziare dal season 5 finale. Senza correre rischi di spoilerare, non so a che punto sei arrivato, la storia di Dexter da quel punto in poi, nonostante la ridente location, s’ingrigisce, sbiadisce, perde quella cifra ironica necessaria a stemperare le vicende, ma soprattutto il carattere del personaggio centrale e del suo point of view (perché tutto è visto attraverso i suoi occhi, tutto passa al suo setaccio, compresi gli uomini e le donne che gli girano intorno).
      Season 6 disastrosa; un guizzo illusorio nella season 7 culminato con quel capolavoro di episodio intitolato Argentina; season 8 con il finale che ti preoccupa tanto, ma che ti assicuro che non è la parte peggiore…

       

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