Toxic crap”… non per essere catastrofisti come la figlia di Meryl Streep nella sua reazione all’esibizione di Karen, ma è un po’ questo il giudizio che si meriterebbe anche questo episodio di Smash, forse il peggiore di una già non eccelsa stagione. Sarà un caso che è anche il primo a proporci la McPhee come possibile protagonista del musical?

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Quando a scrivere episodi così deboli è lo stesso creatore della serie (Theresa Rebeck in questo caso) non si può che tirare un sospiro di sollievo quando si legge della sua dipartita in vista della seconda stagione (la Rebeck tornerà a teatro, forse la dimensione che effettivamente le si addice di più). Certo non è facile scrivere una puntata su un musical che a questo punto della storia si trova in pausa e in attesa di responsi, ma questo non fa che dimostrare come sotto la buona confezione coreografico/musicale ci sia il vuoto narrativo più totale. Terminata infatti la presentazione del workshop, tutti i personaggi sono in attesa dei giudizi sul loro lavoro e delle decisioni della direzione al riguardo. Il risultato è che per 40 buoni minuti non succede quindi quasi nulla: se si confrontano l’inizio e la fine dell’episodio, vediamo infatti che c’è solo una Eileen con l’appartamento più arredato, una sempre più forte divergenza di vedute tra Derek e il duo Tom/Julia (niente che non ci fosse anche in precedenza), mentre sul fronte delle due protagoniste è tutto come prima, con Ivy sempre più preda delle sue insicurezze e Karen tornata nell’anonimato che merita. Il risultato è che non cambia realmente niente per nessuno in questo episodio e per questo se ne fatica a capire l’utilità. Se poi a questo si aggiunge che vengono chiuse storyline come quella di Michael e del processo di Leo senza che abbiano eccessive conseguenze sui personaggi, lasciando quindi misteriosa la loro funzione ai fini della trama, allora davvero ci si inizia a chiedere se, al di là della preparazione del musical, gli autori abbiano idea di dove voler portare i propri protagonisti.

È vero che l’idea di un workshop è quella di provare anche strade diversissime l’una dall’altra per trovare alla fine quella giusta, ma è davvero troppo la svolta “contemporanea” che Derek decide di dare al musical questa settimana (anche perché implicherebbe la completa riscrittura di tutto il lavoro fatto da Tom e Julia). Oltre ad essere proprio musicalmente orrenda la canzone sperimentata, non si capisce perché spesso si confonda il termine “contemporaneo” con il concetto di “tamarro”, perché è questo che è l’esibizione di Katharine McPhee. È lodevole il tentativo da parte degli autori di rendere credibile il talento di Karen, spacciandocela come una possibile Marilyn Monroe più moderna, ma la verità è che l’attrice ha talmente poca presenza scenica ed espressività (oltre a non avere per nulla somiglianza fisica, essendo troppo alta e con pochissime curve), che davvero non si capisce perché un produttore dovrebbe preferirla a Ivy. Va bene non essere troppo classicisti e accettare l’introduzione del moderno in una struttura musical essenzialmente tradizionale, ma veramente vorrebbero farci credere che nella Broadway che conta accetterebbero la versione “truzza” di Marylin Monroe remixata da un DJ Fargetta qualunque? “Toxic crap”, “garbage”, “trash” sono le giuste parole che sbatte in faccia ad Eileen la figlia Katie, unico personaggio introdotto che possiede il giusto temperamento (del resto Grace Gummer è figlia di Meryl Streep) e che infatti viene liquidato alla fine dell’episodio per essere così inserito come ennesima mossa suicida di questa serie.

A funzionare e a reggere un po’ tutta la baracca sono le interazioni di gruppo tra i personaggi: la lite tra Tom e Derek, per quanto narrativamente forzata, è ben gestita dai due attori, e tutte le dinamiche che riguardano il quartetto alla direzione del musical funzionano. Purtroppo è troppo poco in un episodio in cui centrale è la figura di Karen “I’m sorry, I’m sorry” Cartwright, davvero in lizza per diventare il personaggio più smorto di questa annata televisiva: vocina monotona, occhioni da cerbiatto, aria da finta ingenuotta, ti viene voglia tutto il tempo di tirarle qualcosa solo per la curiosità di vedere se reagisce o ti chiede lei “scusa”. Francamente insopportabile. Sul fronte cover, la buttano questa volta giustamente sul ridere (anche se il Bob Marley del marito di Julia è quasi più imbarazzante che divertente), mentre la sequenza del bowling al ritmo di Dance To The Music è effettivamente forse la migliore finora vista, nonostante la scena sia un chiaro omaggio/citazione/scopiazzatura di Across The Universe, musical cinematografico forse poco conosciuto, ma tra i più apprezzati degli ultimi anni. Tuttavia, anche questi brani viaggiano sul binario dell’inutilità, soprattutto perché è un’ulteriore forzatura per farci apparire come “musical” una serie che è invece sulla “lavorazione di un musical” e in cui quindi le cover intonate nella vita quotidiana dai personaggi non c’entrano quasi mai assolutamente nulla. Insomma, senza la lavorazione della pièce teatrale su Marilyn, Smash mostra tutti quanti i suoi grandi limiti, ma il fatto che per il prossimo anno sia previsto un cambio di showrunner può solo che farci sperare in un miglioramento. Il pubblico c’è (per il momento), anche la qualità ci sarebbe: tutto sta nel tirarla fuori e saperla gestire.

Voto: 4