Girls – 1×10 She Did
Vedasi alla voce: “Epic Fail”. Non mi riferisco all’episodio, anche se devo ammettere che il movente di questo season finale mi ha fatto inizialmente temere un prematuro salto dello squalo.
Come al solito però la sceneggiatura è corsa in soccorso della trovata: anche se l’ambientazione elegante ha reso l’episodio molto più “upper east side” di quanto non potrebbe permettersi una serie che si è sempre posta come l’anti-Sex and the City (e infatti l’atmosfera fighetta viene sdrammatizzata da Hannah: «Party! My shoes match my dress…kind of!»), bisogna riconoscere che gli sviluppi narrativi non sono stati in nessun senso irrilevanti, e ci lasciano con alte aspettative sull’appena confermata prossima stagione.
- Do you feel like a real adult now?
Tanto per cominciare, una decisione così impulsiva come quella di sposarsi non è affatto out of character per Jessa, anzi. In un momento di spaesamento come quello causato dal confronto con Katherine nello scorso episodio, agire in una qualche direzione avventata è stata l’unica soluzione che le sembrasse possibile. Non a caso, in effetti, Thomas-John è lo stesso che le ha fatto un’isterica sfuriata nell’ottavo episodio sul lavorare duro nella vita. E infatti la vediamo più rassegnata che orgogliosa, il suo «your dreams are not what they thought they’d be» è una vera pugnalata, ma è perfettamente nel suo stile anche rispondere di sì ridendo ad Hannah quando questa le chiede se ora si senta finalmente un’adulta.
La reazione di Shoshanna è stata impagabile, così come comprensibilissimo, e delizioso, il suo esplicitare frustrazione e impazienza. Personalmente apprezzo davvero il modo con cui è stato trattato il suo personaggio, che inizialmente era un’autentica macchietta, ma che ora sta sfoderando una personalità determinata e buffa allo stesso tempo. E’ un meccanismo narrativo molto riuscito: guardando la serie sembra, col tempo, di andare oltre alla prima impressione che spesso ci si può fare di individui come lei. La sua neonata relazione con Ray oltre a essere surrealmente comica promette molto bene, e speriamo che in futuro diventi una storyline un po’ più centrale.
Meno facile invece interpretare Marnie. Apparentemente sembra che il trasloco le abbia fatto bene, che sia riuscita a chiudere con il suo passato, sia nei confronti di Charlie che con quelli di Hannah, e, come dice saggiamente Adam, chiudere certe relazioni offre un’opportunità per reinventarsi. La nuova Marnie trasuda un’inedita capacità di lasciarsi andare e una serenità anche un po’ troppo esasperata per qualcuno che, come le fa osservare Shosh, ha tutti i suoi averi in un sacco dell’immondizia a casa di una conoscente (perché, per ora, esiterei a definire le due “amiche”).
- I’m more scared than most people are when they say that they’re scared.
In ogni caso, tutte e tre le ragazze sembrano avere fatto un passo avanti nella loro vita, o almeno le vediamo provare a mettersi effettivamente in gioco. L’unica ad avere avuto la reazione sconcertata che ci aspettavamo è lei, Hannah. Del resto, è chiaro che osserviamo i personaggi di questo show attraverso gli occhi della sua protagonista. E l’epic fail di cui sopra è proprio il suo. Mentre tutti si muovono, Hannah resta ferma, affermando di avere paura. Più paura di tutti, nella sua solita ottica egocentrica. Privata della possibilità di autocommiserarsi, quando finalmente Adam si è rivelato quello che si dice un ragazzo d’oro, Hannah si dedica all’inconscio sabotaggio della loro relazione.
Del resto, per lei crescere vorrebbe dire scendere a patti con la realtà, accontentarsi della mediocrità – la propria in quanto scrittrice, e quella della vita che le si prospetta -, significherebbe rendersi conto di quello che dicevano i suoi genitori nel sesto episodio in uno dei momenti più tristi della stagione, in cui si chiedevano quando avrebbe mai realizzato che non sarebbe potuta diventare ciò che desiderava. Sua madre si rispondeva che in fondo la figlia sa perlomeno come divertirsi, alludendo al sesso, o comunque alle relazioni. Ma Hannah è troppo ambiziosa – e aggiungerei troppo intelligente – per rifugiarsi come tanti fanno nella prospettiva di una famiglia, della riuscita privata, di fronte al suo prevedibile insuccesso professionale e artistico. «You relationship is not an achievement», dichiara lucidamente. Ma se, come afferma, prima di concentrarsi su un rapporto umano ci sono altre cose che vuole realizzare (leit motiv di Hannah, che anche nel litigio con Marnie ammette di voler anteporre il proprio successo alla loro amicizia), perché la vediamo temporeggiare così? Si tratta di pigrizia? O di insicurezza? Probabilmente è un circolo vizioso, ciascuno dei due aspetti influenza ed amplifica l’altro. Ma è innegabile che ci sia del sollievo palpabile in lei, quando addenta la torta nell’ultima inquadratura: l’essersi fatta rubare la borsa sulla metropolitana è un alibi perfetto, e come al solito non è colpa sua se non può fare la cosa giusta (andare da Adam in ospedale, ovvero, come dice proprio quest’ultimo, «really commit in something»), come dal suo punto di vista non è colpa sua ma dei suoi genitori che le hanno tagliato i fondi se non può terminare il suo libro.
- Don’t “just think”! This is an extremely unattractive feature of your generation.
Forse ha ragione Ray, forse viene la tentazione di abbandonare Hannah al suo destino. Molti spettatori si sono innervositi troppo nell’osservare questo personaggio collezionare errori uno dietro l’altro, e hanno abbandonato la serie. Questo season finale non fa altro, a sua volta, che esplicitare le premesse stesse dello show, che di fatto si giocano tutte sull’ignavia del suo main character. Il fatto è che quelli di Hannah sono tutti errori certamente clamorosi, ma in fondo comprensibili, e condivisi da buona parte della sua generazione (o, per citare il pilot, “di una generazione”). Questa chiusura di stagione così sconfortante non può che sottolineare di nuovo un gap tra il pubblico a cui è destinato e “tutti gli altri”. Ne esce un ritratto tanto amaro da poter essere sostenibile solo da chi ne condivide le sorti (o almeno le premesse). Per quanto mi riguarda, chiude proprio per questo degnamente una serie che si è distinta per ironia, eleganza e sensibilità nella scrittura, ma anche e soprattutto per la spietatezza con cui costringe la generazione che ritrae a guardarsi allo specchio. Un documento per i posteri e una seduta dall’analista, all at the same time.
Può darsi che stia esagerando, ma, come spiegato, non è facile essere imparziali davanti a un prodotto del genere, e proprio in questo sta la sua forza.
Voto Episodio: 8
Voto Stagione: 9

















Una stagione di alto livello. Tra le migliori novità dell’anno. D’altronde Apatow raramente sbaglia qualcosa.
Lena Dunham bravissima in tutti i ruoli.
Sono rimasto un bel po’ deluso da alcune scelte narrative del finale, che non mi è dispiaciuto in toto, ma con il quale sono un po’ meno indulgente di Elisa.
Shoshanna rimane per me il personaggio scritto meglio e per la prossima stagione credo che un ulteriore salto di qualità potrebbe essere fatto diminuendo il tasso di hannahcentricità degli episodi. Vorrei vedere i personaggi vivere maggiormente di vita propria e meno sotto il filtro della protagonista.
Non vorrei sembrare troppo critico, non lo sono. Se dovessi parlarne analizzando la serie in tutte le sue parti, i complimenti si sprecherebbero.