Sons of Anarchy – Shakespeare in sella ad una Harley 5


Sons of Anarchy - Shakespeare in sella ad una HarleyPrendere l’Amleto di Shakespeare e calarlo in una storia di 7 atti/stagioni ambientata nel mondo dei bikers. Idea assurda? Improbabile pastiche di genere? No, un affresco della provincia americana, personaggi monumentali e una tensione narrativa che tocca vette raramente viste in tv. Benvenuti nella famiglia “reale” dei Teller, in lotta per il potere criminale a Charming. Una guerra da vivere tutta in apnea…

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Sons of Anarchy è una soap opera adrenalinica, è una fiction pulp sanguinosa con personaggi altamente complessi“.

Sons of Anarchy - Shakespeare in sella ad una HarleyCosì descrive la propria creatura lo showrunner Kurt Sutter, sceneggiatore che si è fatto le ossa con The Shield e che nel 2008 ha dato vita a questo Sons of Anarchy, prodotto di indubbia originalità, ma in cui pochi all’inizio credevano (salvo diventare poi il più grande successo per il network FX, persino superiore a quello di mostri sacri come Nip/Tuck, Rescue Me e, appunto, The Shield). La subcultura americana? A quanti potrà mai interessare? La criminalità nel mondo dei motociclisti? Chi si potrà mai appassionare? Non è mica la Mafia. Personaggi rudi e attori dal volto non certo da copertina? E come lo pubblicizziamo? Tutti erano scettici e, nonostante gli elogi della critica, molti continuano ad esserlo anche oggi quando consigli loro una serie come questa, pur assicurando che una volta visto il pilot non potranno non rimanere coinvolti.

Sons of Anarchy - Shakespeare in sella ad una HarleyJackson “Jax” Teller (Charlie Hunman) è il vice presidente (“The Prince“) dei “Sons of Anarchy”, un club di motociclisti dediti al commercio di armi per conto dell’IRA irlandese, comandati da Clay Morrow (Ron Perlman) e dalla sua “old lady” Gemma Teller (Katey Sagal). Accade che Jax, proprio mentre la sua ragazza sta per partorire suo figlio, ritrovi i diari di suo padre John Teller, fondatore del club e morto in un incidente stradale (ma si capisce fin da subito che l’evento cela dinamiche ben più oscure). Il ragazzo scopre così la figura di un uomo disilluso di fronte ad un club ormai lontano dagli ideali rivoluzionari e di ribellione al potere delle origini e ora diventato un’organizzazione marcia che fa affari con la malavita. In Jax si instilla così il dubbio, un’incertezza che crescerà con il seguire degli eventi, di episodio in episodio, senza sapere che intorno a lui c’è qualcuno che quei diari li vede come un pericolo per la propria sete di potere. La bomba, però, è stata sganciata e nessuno è più al sicuro.

Sons of Anarchy - Shakespeare in sella ad una HarleyA cosa si deve, dunque, questo successo, nonostante degli elementi di partenza di così poco fascino? Il merito di Sutter sta nell’aver inserito in un contesto fortemente pulp e altamente action, una massiccia dose di drama, in cui si muovono non solo segreti, inganni e bugie all’interno della famiglia, ma anche una rete fittissima di intrighi, alleanze, trappole, omicidi e compromessi tra altri club, Cartelli e persino forze dell’ordine. Il tutto è inserito sì in un contesto sub-urbano, ma con personaggi giganteschi (nei quali si sente fortissima l’ispirazione shakesperiana) e con una storia dai grandi colpi di scena, appassionante e dall’alto contenuto emotivo, che universalizza nei sentimenti la serie e la rende appetibile per chiunque. Impossibile non empatizzare con dei protagonisti interpretati, tra l’altro, da attori in stato di grazia, come Ron Perlman e Katey Sagal (l’unica ad essersi portata a casa per ora il Golden Globe e che molti ricordano anche per il piccolo ruolo di Helen, l’amore di John Locke in Lost).

Sons of Anarchy - Shakespeare in sella ad una HarleyProprio come tutte le serie targate FX, Sons of Anarchy ci mette un po’ a carburare e, dopo lo splendido pilot, impiega i primi episodi (come il “fratello” Justified) a presentarci luoghi, personaggi e la fitta di rete di rapporti che governa questo universo. Poi accade l’imprevisto, l’incidente scatenante, il colpo di scena che ti fa capire non solo che nulla sarà più come prima, ma che la serie ha il coraggio di osare, prendersi dei rischi, giocare crudelmente con i destini dei suoi personaggi, senza paura di uccidere i suoi protagonisti, senza paura di dimostrarsi politicamente scorretti.

Sons of Anarchy - Shakespeare in sella ad una HarleySi arriva così tutto d’un fiato ad una quarta stagione capolavoro (la migliore, si vede che Sutter non vedeva l’ora di arrivare a un determinato punto della storia), in cui non c’è tempo di prendere il respiro, in cui quasi ogni episodio scorre sul filo della tensione, in cui ognuno è costantemente in pericolo di morte. Per capire come si è arrivati ad un tale impianto narrativo solido, gestito nei minimi particolari, crudele e tragico, si deve guardare proprio l'”incidente” della prima stagione, ciò da cui ha preso il via un crescente “corpus” di bugie e segreti, talmente ingarbugliato da condurre ad una sensazione di tragica ineluttabilità: talmente marcio è diventato il tutto che non c’è possibilità di redenzione, per nessuno.

Sons of Anarchy - Shakespeare in sella ad una HarleyPerché allora la serie non ha ancora ricevuto nominations o premi importanti? A Sons of Anarchy manca forse quell’aspetto un po’ glamour che ha fatto per esempio sdoganare anche prodotti di genere come Game of Thrones, manca di affabilità (il suo creatore è un omone tatuato poco avvezzo alla mondanità), di politically correct, o semplicemente, della voglia di pubblicizzarsi (FX paga forse anche la mancanza di quell’aura di “santità” che possiedono network come HBO o AMC). Soprattutto a partire dalla seconda stagione, quando ormai la serie ha ben carburato, la cura nei dettagli, la gestione di indizi e materiali narrativi, i colpi di scena, la costruzione della suspense, i personaggi iconici (basti pensare ad uno dei villain più spietati che si siano mai visti, l’agente dell’ATF June Stahl), hanno reso Sons of Anarchy una perla che sa prenderti allo stomaco, trattenerti con il fiato sospeso per una settimana nell’attesa del nuovo episodio, e con in più una mitologia ampissima grazie alla quale è oggi allo studio anche l’idea di un prequel (proprio come ha provato a fare Syfy con Battlestar Galactica, e dire che FX all’inizio voleva direttamente cestinare l’idea).

Sons of Anarchy - Shakespeare in sella ad una HarleyDel resto, l’universalità del racconto la si nota fin dal classico percorso dell’eroe di Jackson Teller, il nostro protagonista che inizia come un ragazzino strafottente dalla camminata ignorante alle prese con la paternità, per passare poi all’uomo che rifiuta la chiamata del suo destino, finendo poi per abbracciarlo come adulto finalmente maturo. Al tutto, va aggiunta anche una epicità tragica della storia ripresa in maniera egregia dallo spirito delle opere di Shakespeare (non solo l’Amleto, il più evidente, ma anche Macbeth) e che proprio per questo non risparmia crudeltà, morte e tragici incidenti dovuti alle scelte sbagliate dei personaggi (non a caso nella quarta stagione si parla con amarezza e in senso negativo del Destino). Unica soluzione: conquistare il potere, sfuggire alla morte causando quella degli altri.

L’ultimo season finale, punto di svolta cruciale della storia, ha come titolo To Be, che richiama inequivocabilmente il To Be or Not To Be amletico, con in più una divisione in Act 1 e Act 2 che esplicita una volta di più la teatralità dell’impianto, la quale, invece che stonare con la realtà urbana che si vuole raccontare, si inserisce in giusto mix tra cultura alta e racconto volgare, tra epicità e microcosmo insignificante, tra dialoghi di altissimo livello e un ritmo narrativo che corre sui modi di dire americani più badass.

Perché di una cosa si è sicuri guardando Sons of Anarchy: “Shit is Gonna Happen“.

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5 commenti su “Sons of Anarchy – Shakespeare in sella ad una Harley

  • Joy Black

    Come sempre gran bella recensione Aragorn, i miei complimenti. Questa serie già da un po’ mi incuriosisce, così come Justifield. Appena ho tempo cercherò di recuperarle entrambe.

     
  • Aragorn86 L'autore dell'articolo

    Grazie per i complimenti! 😀

    Vedrai, non rimarrai deluso… come detto, dopo il pilot ci mette un po’ a ingranare, proprio come Justified… io avevo cominciato a vederle entrambe su consiglio di amici, ma all’inizio non mi entusiasmavano troppo. Dopo qualche episodio, mi hanno conquistato! 😉

     
  • Ambrosia

    Ecco dove avevo già visto Gemma! Grazie per aver squarciato il velo….. 😉
    Ho appena iniziato la serie, mi piace davvero. Gli attori sono tutti superlativi e la storia prosegue bene.
    Bello sapere che ci sono già 4 stagioni che mi aspettano!

     
  • Ellis

    Ho iniziato a vedere Sons of Anarchy, come molte altre serie, grazie al vostro consiglio. Sono a metà della terza stagione e devo ammettere che non lo trovo un capolavoro. Celebra l’epica del motociclista, strizzando l’occhio a tutti i cliché. Un esempio? Dopo nottate di sesso la mattina i corpi di bellissime donne nude sono strette ad uomini brutti, ma ancora tutti vestiti da motociclisti. La trama è schiava della necessità, gli accordi fra bande e le relazioni iniziano e finiscono alla bisogna. Improbabile il rapporto con la giustizia. Il rapimento di un neonato non è riportato alla stampa e la Polizia non è interessata. Su quale pianeta? Scrivo questo commento dopo la 03X08, dove dopo essere scesi da un aereo i Samcro viaggiano in Harley Davidson (dove le hanno prese?) attaccano la Polizia irlandese armata di fucili, e una volta catturati scappano grazie all’aiuto di uno speronamento da parte della solita donna di turno. Se lo prendiamo come un fumetto sulla vita dei bikers ci sta tutto, se scomodiamo Shakespeare, no.