L’equilibrio tra azione e riflessione è da sempre nelle corde della serie, ma mai come in questa stagione le due direttrici sono portate avanti con tanto giudizio, oltre che con uno spiccato gusto per l’esasperazione tesa a portare all’estremo la tensione.

Il montaggio musicale è un’altra delle marche stilistiche della serie, anche se si tratta di una scelta che sta pian piano divenendo una caratteristica della serialità televisiva tout court. Tra le serie più famose e recenti è impossibile non menzionare Sons of Anarchy che in ogni apertura e finale di stagione, ma molto spesso anche all’interno dei singoli episodi, utilizza il montaggio musicale (un capolavoro quello del finale della quarta stagione).

In molti casi si tratta di un espediente, un modo semplice e veloce – a volte anche furbo – per riprendere il filo (o chiuderlo) di tante storyline, una rapida soluzione a un problema narrativo. Nel caso di Breaking Bad, il discorso cambia soprattutto perché non c’è quasi mai la necessità di raccordare e riattivare numerose storie di personaggi; allora il montaggio musicale trasforma la propria finalità originaria perdendo il suo carattere di necessità narrativa e caricandosi di importanza estetica. La sequenza che apre “Buyout” è la dimostrazione lampante di questo concetto: non c’è un’esigenza narrativa alla base di tale scelta stilistica, ma la volontà di trattare uno dei momenti più emotivamente ed eticamente delicati dall’inizio della serie, ovvero gli istanti successivi all’uccisione del ragazzino (che chiudeva la scorsa puntata), in maniera davvero originale. Questo montaggio, a differenza di altri molto più dinamici, è pieno di toni lenti e riflessivi; intriso di malinconia e lutto, elimina completamente la ludicità che di solito pervade questa soluzione estetica.

Shit happens”

Oltre ad essere una straordinaria scelta per aprire l’episodio, il prologo è fondamentale dal punto di vista narrativo. Breaking Bad dimostra ancora una volta di non aver paura a spingersi oltre i limiti per quanto riguarda cosa mostrare o a cosa alludere, sia dal punto di vista etico che da quello drammatico: se al momento dell’uccisione del ragazzino la reazione di Jesse fu quella maggiormente contraria, la sua voglia di scappare è ancora più evidente quando i quattro decidono che l’unica cosa da fare è prendere moto e cadavere e scioglierli nell’acido per non lasciare tracce.

Questa stagione, com’è stato detto più volte, sta preparando il colpo di coda di Jesse e probabilmente l’uccisione del giovane motociclista può rappresentare un punto di non ritorno, un turning point dal quale esiste una sola uscita, quella della ribellione ad un padre putativo di cui per troppo tempo è stato succube. Il primo piano di Jesse  mentre guarda in televisione la notizia del bambino disperso (grazie ad un’altra prestazione eccezionale di Aaron Paul) dice più di tanti dialoghi e prepara gli spettatori a quella che ormai sembra essere una reazione inevitabile, la presa di coscienza di un ragazzo la cui purezza può dargli la forza di aprire gli occhi.

I eat a lot of frozen stuff”

“Buyout” è un grande episodio anche perché la sceneggiatrice, Jennifer Hutchison, riesce a costruire quasi cinquanta minuti in cui scene drammatiche e scene comiche si incastrano alla perfezione. In particolare la sequenza in cui Jesse è a cena a casa di Walt, dopo aver avuto con questi una conversazione degna del miglior gangster movie con tanto di trono e calice per Walter White, è una lezione di comicità da parte di una serie che non è abituata ad avere tale registro tra i suoi assi nella manica. La scena a tavola con Skyler, Walt e Jesse, grazie anche alle straordinarie interpretazioni degli attori, è esilarante per l’imbarazzo che riesce a creare nello spettatore prima ancora che negli attanti, facendo incontrare Breaking Bad con il meglio delle comedy americane da Seinfeld in poi. Il carattere slapstick dell’interazione tra i tre e la naturalezza con cui viene gestita la situazione da ognuno dei personaggi fanno di questa scena una delle migliori dell’episodio, nonostante la leggerezza dei toni. Per non parlare poi dell’altra sequenza comica dell’episodio, quando verso la fine Saul assiste Mike nella negoziazione con la DEA: il personaggio dell’avvocato Goodman è come al solito scritto benissimo, ma in questo caso si supera quanto a comicità e irriverenza.

Everybody wins”

Quello che fin dal primo episodio di questa stagione appariva come un trio tutt’altro che compatto, fatto di rapporti precari, rancori reciproci e pesanti fatti sommersi, sembra essere arrivato al capolinea. Mike e Jesse vogliono andare via, non vogliono essere presenti quando la bomba Walt esploderà, entrambi preferiscono chiudere incassando una cifra sostanziosa (la buonuscita del titolo) e smettere con la metanfetamina. Entrambi però devono fare i conti con Walt, che non è assolutamente intenzionato a scendere dal trono, ad abbandonare tutto ciò che gli dà la forza di vivere (come dice a Jesse tentando di portarlo dalla propria parte e essendo, paradossalmente, per la prima volta davvero sincero). Walt vuole costruire un impero, vuole la gloria non meno del denaro, nonostante affermi il contrario. Vuole rimanere ancorato alla sua poltrona, vuole che all hail the king, come recita lo slogan promozionale a quest’ultima stagione della serie. Per ora lo strappo è stato evitato: Walt sembra aver avuto un’idea capace di arginare la fuga di Jesse, sembra essere riuscito a riportare tutto sotto il suo controllo, nonostante un pistola puntata alla tempia.

Un altro grande episodio per una stagione che porta con sé già il magone: tra due episodi ci sarà la pausa, si dovrà attendere quasi un anno per sapere come finirà la serie. Unica notazione (in parte) negativa che si può fare a questa puntata riguarda la scena in cui Walt si libera dal bracciale con il quale è legato al termosifone: sebbene il ritmo sia incalzante e l’azione sia orchestrata magistralmente, non è nello stile di Breaking Bad una soluzione così pirotecnica. Anche se qualcuno dimostrasse che non c’è modo di prendere la scossa usando i fili elettrici in quel modo, non sarebbe questo il punto, perché non è la credibilità ciò che convince meno, quanto invece l’esagerazione della soluzione narrativa, un eccesso al quale la serie, che spesso preferisce andare per il sottile, non ci ha mai abituato.

Voto: 8,5