A Young Doctor’s Notebook – la miniserie

A Young Doctor's Notebook - la miniserieL’idea di utilizzare due attori per uno stesso personaggio in anni diversi della sua vita non è esattamente quello che si dice “essere originali”. Ma quello che il pubblico ha trovato davanti ai propri occhi guardando questa miniserie in quattro puntate, tratta dagli “Appunti di un giovane medico” di Michail Bulgakov, è una delle produzioni migliori che ci si potesse aspettare, e gran merito va proprio allo sdoppiamento del personaggio stesso. 

Yeah… I saw a lot of horror and tragedy in here. Happy days.

A Young Doctor's Notebook - la miniserieLa prima impressione è quella di avere davanti due momenti diversi nella vita dello stesso personaggio, l’una ambientata nel 1917 e l’altra nel 1934, in cui possiamo osservare l’inizio della carriera del dottore e un non subito precisato problema in cui egli incappa in età più adulta; non originale, come si diceva, ma se non altro lineare.
E’ solo quando vediamo i due personaggi interagire nel passato che cominciamo a capire di quanta sospensione d’incredulità avremo bisogno: perché è abbastanza normale che una persona adulta riveda se stessa nel passato, ma è altamente improbabile che il giovane dottore possa parlare con il “se stesso del futuro”. Si tratta di una mossa che all’inizio può sembrare piuttosto rischiosa, e che richiede una profonda analisi di ciò che viene mostrato nel corso delle puntate, ma il risultato è senza dubbio impeccabile, soprattutto se confrontato con tutti gli altri aspetti di questi quattro episodi.

It belonged to Leopol’d Leopol’dovic.

Nonostante la presenza di un ampio materiale su cui lavorare per raccontare i demoni interiori sia del giovane che del vecchio medico, non può sfuggire all’occhio più critico quanto sia stato fatto non solo per caratterizzare tutti i personaggi coinvolti, ma persino il luogo e il periodo storico trattati.
Tutti questi elementi contribuiscono a creare un’atmosfera che definire “dramedy” è riduttivo: l’alternanza di momenti più strettamente comici a quelli più terribili e drammatici è intervallata da scelte ora grottesche, ora splatter, che non permettono allo spettatore di rilassarsi nemmeno per pochi secondi.

A Young Doctor's Notebook - la miniserieIl salto da uno stato d’animo all’altro, tuttavia, non appare affatto schizofrenico: vedere ad esempio il giovane dottore disperato all’idea di dover amputare la gamba di una bambina si bilancia con le immagini surreali successive, in cui ci vengono mostrati in modo continuativo e ossessivo i suoi tentativi, che lo rendono sempre più distaccato e cinico; allo stesso modo, il grottesco di queste immagini viene quasi smorzato dall’aspetto comico di una giovane Pelageja intenta nel frattempo a mangiarsi una mela.

Le quattro puntate presentano costantemente l’alternanza di questi elementi ed è proprio questo fattore che contribuisce a farci calare ancora di più nell’epoca e nello stato d’animo del giovane medico: da solo ai confini del mondo, nostalgicamente attaccato alla sua Mosca, crescerà in brevissimo tempo indurendosi al freddo delle bufere; capirà che non serve a niente sbandierare al mondo i propri voti accademici quando si è davanti a sifilitici che non vogliono essere curati e non proverà altro che sollievo davanti alla morte di una paziente per cui non c’era più nulla da fare.

It will never be this good again.

A Young Doctor's Notebook - la miniserieIl motivo per cui l’idea di far interagire i “due dottori” sembra folle risiede in un’errata percezione del punto di vista, che però è supportata dalle prime immagini mostrate: è piuttosto scontato pensare che quella che abbiamo davanti sia una divisione netta tra la vita del personaggio nel 1917 e quella nel 1934. Invece non è esattamente così e la chiave di lettura, che viene compresa davvero solo più avanti, risiede in realtà nel titolo stesso: i protagonisti sono gli appunti di un giovane medico, quegli appunti che il vecchio dottore inizia a rileggere quando si ritrova a subire investigazioni nel suo ufficio. Ecco che quindi il punto di vista, che sembrava legato al giovane interpretato da Daniel Radcliffe, va completamente ribaltato: quello che noi stiamo seguendo è il viaggio del vecchio-Jon Hamm nei suoi ricordi ed il suo tentativo – inutile, ovviamente – di cambiare il passato per evitare un presente di dipendenza e di rovina.

A Young Doctor's Notebook - la miniserieQuanti di noi almeno una volta nella vita avrebbero voluto tornare indietro nel tempo e prendersi a sberle proprio nell’istante in cui sono state prese delle pessime decisioni? È esattamente ciò a cui assistiamo con questa incredibile miniserie. Il vecchio dottore dice al se stesso più giovane tutte le cose che avrebbe voluto sentirsi dire allora per evitare ciò che poi è accaduto, e il giovane risponde esattamente come prevedibile: con le parole di un medico alle prime armi, con l’ingenuità di chi pensa di poter gestire una dipendenza da morfina e con l’inevitabilità di una vita che è già stata vissuta.

Ecco perché quando interagisce con il suo doppio, pur essendo nel passato, vediamo Jon Hamm interpretare un medico sempre più stanco e malato; ecco perché riconosciamo in lui i primi sintomi della crisi d’astinenza e perché lo vediamo, in un dialogo con se stesso, con una divisa che lo identifica chiaramente come detenuto: perché in realtà quello è proprio lui, il dottore del presente che, durante le ispezioni del ’34, rievoca nella sua mente quanto gli è successo e cosa lo abbia portato fino a lì. Il passato ha influenzato il presente, e il presente – quello dell’astinenza, quello dell’incarcerazione – influenza la presenza del vecchio medico nel passato; un cerchio da cui non si può uscire, dove tutto è già scritto e dove – nonostante gli sforzi – nulla può davvero cambiare.

A Young Doctor's Notebook - la miniserieLo dice chiaramente durante la furibonda lite nella neve con il giovane se stesso: “You have ruined me! You’ve felt a life and bliss in the soft grass! And what about me? I’ve lost everything! My livelihood, my dignity, my friends. You know who my friends are now? Pelageja, Demjan, Leopold! Because they’re all dead! Because I can write them a prescription for morphine that they will never need!
Mi hai rovinato, dice il vecchio al giovane, senza più nessuna pietà, senza nemmeno quello straccio di compassione che aveva avuto davanti all’immagine di se stesso che si iniettava la prima morfina – e che vedeva già il mondo cambiare, come i filtri giallognoli e solari ci raccontano abbandonando i toni verdastri e freddi di Mur’ev.

Il finale non lascia alcuna speranza: la voce di un sognante giovane medico legge la lettera indirizzata al governatore con l’intenzione di cambiare il mondo dei sifilitici della zona, ma le immagini ci mostrano che ormai l’unico modo per mantenere vivo l’interesse per la professione e per la vita stessa è solo quello delle continue iniezioni di morfina; un medico adulto, ormai in detenzione, affronta le devastanti conseguenze del suo tentativo di suicidio senza più speranza di poter cambiare le cose.

A Young Doctor's Notebook - la miniserieLa miniserie è stata una vera sorpresa, non solo per il modo con cui i contenuti sono stati trasposti sullo schermo (un lavoro di analisi psicologica davvero impeccabile), ma anche e soprattutto per le interpretazioni dell’intero cast. Un trio incredibile è quello dei comprimari, tra cui si distingue il feldsher con le sue battute senza senso e i suoi divertentissimi aneddoti raccontati a distanza di mesi; ma è impossibile non notare l’alchimia tra i due attori principali, Jon Hamm e Daniel Radcliffe. Il rischio di identificazione con il loro personaggio più conosciuto (Don Draper per il primo, Harry Potter per il secondo) era altissimo, ma entrambi si sono distinti per un’interpretazione sempre perfettamente calata nel personaggio in ciascuna delle variazioni proposte dalla miniserie, che fosse l’aspetto più comico o quello più serio e tragico.

Se di difetti dobbiamo parlare, allora sicuramente non ha giovato al prodotto la sua durata: quattro puntate da venti minuti ciascuna sono davvero troppo poco per apprezzare completamente una serie di questo tipo e ad uscirne più “danneggiata” è proprio la seconda parte, quella della caduta verso la dipendenza e della presa di coscienza dello schema di costruzione della serie stessa. Ma, al di là di questo, A Young Doctor’s Notebook è stato il modo migliore per concludere l’annata televisiva 2012.

Voto: 8 ½ 

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

4 Risposte

  1. MarkMay scrive:

    Letta la recensione mi son fiondato a guardare questa miniserie che ho divorato… Devo dire che l’analisi è perfetta, mi chiedi se non sarebbe stato meglio fare di questo prodotto un lungometraggio o comunque una serie un pochino più approfondita (come scritto nella recensione,la seconda parte ma soprattutto la puntata finale ha un pò sofferto la fretta di essere chiusa nel giro di 20 minuti) con più episodi. Peccato perchè sarebbe bastata un’altra puntata (ma io son convinto che il prodotto avrebbe retto benissimo anche cinematograficamente) e secondo me poteva guadagnare anche qualche voto in più, resta il fatto che questi 2 attori sono garanzia assoluta di qualità.

     
  2. xfaith84 scrive:

    grazie MarkMay! è vero, forse avrebbe retto persino cinematograficamente, o comunque con una durata diversa (una cosa “alla sherlock”, per dire, con tre puntate da un’ora e mezza non sarebbe stata una brutta idea!); sicuramente avere solo queste 4 puntate ha un po’ penalizzato il risultato finale… però, tolto questo, a me ha sorpreso davvero tantissimo!

     
  3. Attilio Palmieri scrive:

    Il bello di questi inglesi è che hanno dei formati stranissimi. La forma seriale da venti minuti secondo me è una scelta perfetta, esalta l’agilità delle parti comiche e la struttura capitolare. Se fossero state otto e non quattro sarebbe stato l’ideale. Ma ce la teniamo stretta così com’è.
    Ancora una volta la british television dimostra di essere di altissimo livello.

     
  4. dezzie86 scrive:

    Bellissima! Grazie Fede per il consiglio!

     

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