Once Upon a Time – 2×12 In The Name of The Brother

Once Upon a Time - 2x12 In The Name of The BrotherNon c’è pace per i personaggi di Once Upon a Time, tanto a Storybrooke quanto nei mondi da loro vissuti in passato: in entrambe le situazioni le trame finiscono con l’essere spinte in modo fin troppo visibile verso dei punti di svolta necessari alla serie stessa per evolvere, eppure non sempre i modi con i quali si raggiungono questi snodi può dirsi ben fatto e ben organizzato. 

 

Che questa seconda stagione manchi di quella coesione che aveva caratterizzato la prima annata è piuttosto evidente, soprattutto perché mentre allora l’obiettivo era chiaro (liberarsi dalla maledizione grazie ad Emma e alla sua capacità di credere), ora si ha a che fare con le conseguenze di quell’incantesimo spezzato, ma manca un obiettivo comune che amalgami le puntate. Questo sta generando un effetto discontinuo che, a fronte di puntate abbastanza riuscite, offre episodi come questo “In the name of the brother”, in cui certe tematiche iniziano a scricchiolare e troppi dettagli vengono inseriti tutti insieme con la chiara esigenza di traghettare la storia verso un altro punto della trama.

You’re not gonna believe what I saw.

Già durante la puntata precedente era sembrato piuttosto artificioso l’arrivo di una macchina a Storybrooke proprio poco dopo aver introdotto il tema “cosa ne sarà di noi quando entreremo in contatto con il mondo esterno”; bastava già questo a spiegarci quale sarebbe stata la nuova direzione che la trama avrebbe intrapreso nei prossimi episodi, tuttavia gli autori devono aver sentito la necessità di sottolineare ulteriormente il concetto basando un intero episodio sulla vita in pericolo di Greg Mendell e sulla successiva rivelazione di “quello che avrebbe o non avrebbe visto”.

Once Upon a Time - 2x12 In The Name of The BrotherLa struttura utilizzata nella puntata per affrontare il problema è piuttosto scontata: prima l’idea che l’uomo rappresenti una minaccia per Storybrooke viene sottolineata dall’impossibilità di interrogarlo subito a causa delle sue condizioni di salute; poi c’è l’interrogatorio di Emma, che per essere uno sceriffo si comporta da completa imbecille con un atteggiamento che sarebbe sembrato sospetto anche ad uno con gravi danni cerebrali; infine la rivelazione: l’uomo ha davvero visto qualcosa, e la storia dell’sms era ovviamente falsa. Il gioco è fatto: dal terrore per le nuove persone che potrebbero arrivare in paese si passa direttamente alla sua attuazione, con una serie di passaggi telefonatissimi e per nulla originali.
La realtà è che quando sin dall’inizio di una puntata (anzi, da quella precedente) si capisce dove si vuole andare a parare, allora c’è qualche problema di costruzione della trama: far vedere così chiaramente i fili della sceneggiatura è un errore molto grave, soprattutto alla luce di una prima stagione che si era tenuta quasi sempre lontana da questo tipo di meccanicismo.

After all, I’m doing the same thing

Once Upon a Time - 2x12 In The Name of The BrotherUna sottotrama che invece funziona un po’ di più è sicuramente quella che lega Rumpelstiltskin a Cora, anche se non si può dire lo stesso del contrario.
Oltre alle legittime domande sul loro precedente (ed inquietante) rapporto, che suscitano un discreto interesse, in questo caso abbiamo qualcosa in più: la necessità di spingere un personaggio (Gold) verso un certo punto (suo figlio) viene accelerata in modo più complesso e completo non solo grazie alla perdita di memoria di Belle (come ricorda Cora, “I want you… to find the one person in this universe who might still love you”), ma soprattutto grazie al patto proprio con la madre di Regina, vera perfida di questa stagione (interpretata da una Barbara Hershey terribile che non muove un muscolo facciale a pagarla).

Once Upon a Time - 2x12 In The Name of The BrotherIl parallelo sottolineato dalla donna, che sostiene la similitudine tra i modi di agire dei due genitori, non potrebbe essere più sbagliato. Se infatti lui utilizza metodi coercitivi e minacciosi (il riscatto del debito di Emma) per trovare un figlio che ama sul serio, l’ex Regina di Cuori si rivela assai più melliflua e subdola nel mostrare una gentilezza che nasconde, in realtà, intenzioni decisamente poco nobili. Non è ancora chiaro quale sia davvero il suo fine, ma il vantaggio che trae dal patto con Gold non giova particolarmente alla trama: l’incontro con Regina si rivela anche qui piuttosto prevedibile, perfino ridicolo (spiace per la Evil Queen, ma che sua madre riesca a convincerla in quel modo è una cosa inguardabile) e non rispettoso di un personaggio come Regina che è ben più complessa e strutturata di quanto ci vogliano mostrare.

Regina thought she was punishing us by erasing who we were.
But I think she underestimated how much crap we wanted to forget.

Il flashback relativo a Doctor Whale/Frankenstein, che ingloba gli avvenimenti già visti in “The Doctor” mostrandosi come inizio e continuazione di quella vicenda, presenta caratteri  indubbiamente interessanti da un punto di vista tematico, ma per nulla avvincenti in termini di resa emotiva – complice un padre (Gregory Itzin, il famoso Presidente Logan in 24) assolutamente inadatto al ruolo.
Once Upon a Time - 2x12 In The Name of The BrotherE’ tuttavia dal confronto con Ruby che si trae più soddisfazione. L’idea che la maledizione spezzata potesse avere come conseguenza solo “l’arrivo di estranei a Storybrooke” ha fatto passare in secondo piano quelli che sono i veri sentimenti dei personaggi: perché a fronte di una Snow che nel momento stesso in cui ricorda di aver perso una figlia se la ritrova davanti, con la possibilità di recuperare quindi tutto il tempo perso, abbiamo una Ruby costretta a ricordare di aver divorato il fidanzato e un Whale condannato a pagare tutti i giorni il prezzo della scienza che ha voluto mettere in pratica.

Il tema della vita e della morte, inoltre, viene affrontato sotto un duplice aspetto: da una parte abbiamo un uomo (Mendell) che rappresenta una minaccia e della cui vita si discute in termini moralmente ambigui; dall’altra abbiamo un uomo (Frankenstein) che ricercava la vita e che ha trovato solo morte, finendo per di più a simboleggiare con il suo nome non l’evoluzione scientifica che avrebbe voluto rappresentare, ma la sua stessa creatura, collocata in un limbo tra la vita e la morte stessa.

Once Upon a Time - 2x12 In The Name of The BrotherLa riflessione finale di Henry, che sottolinea quanto noi avevamo già notato da tempo riguardo all’assenza di Frankenstein nel mondo delle favole, rimane per ora un’arma a doppio taglio: potrebbe rivelarsi una mossa innovativa e motivata, oppure un modo piuttosto artificioso di ampliare il bacino dei personaggi necessari a portare avanti le strutture a flashback che tanto hanno caratterizzato la serie.

La puntata, dunque, si rivela piuttosto incostante. A fronte di buoni spunti in termini tematici, troviamo delle scelte non particolarmente felici e un flashback non appassionante come molti suoi precedenti – senza contare che la presenza di Rumple e dei suoi patti in ogni sacrosanta storia del passato sta cominciando a stancare. Vedremo quanto le conseguenze di ciò che abbiamo visto in questo episodio sapranno staccarsi dai binari scontati in cui si stanno inserendo.

Voto: 6 ½

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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