Californication – 6×03/04 Dead Rockstars & Hell Bent For Leather


Californication - 6x03/04 Dead Rockstars & Hell Bent For LeatherLa buona notizia, da un punto di vista di mero intrattenimento, è che Californication continua a cavalcare stereotipi rock’n’roll con una certa costanza, grazie anche al contributo di una guest rockstar come Sebastian Bach (ex Skid Row). La cattiva notizia, se avete a cuore le sorti di una storia che da tempo brucia lentamente tutto il suo potenziale, è che lo show tornerà per una settima (!) stagione.

Il rinnovo arriva nell’ambito di una riconferma dell’intero palinsesto domenicale di Showtime (Shameless, House of Lies e appunto Californication): la serie di Tom Kapinos, “forte” di un aumento di spettatori del 21% rispetto all’anno scorso (Hollywood Reporter), si è guadagnata una conferma che sa di mancata eutanasia. Senza essere troppo tragici, la speranza era quella di una chiusura fissata per quest’anno: con qualche sforzo si poteva ancora sperare in un ritorno “sulla retta via”, verso una conclusione appropriata. Il rinnovo ha il retrogusto dell’occasione mancata, è di fatto il prolungamento di uno stallo. Naturalmente spero che queste sensazioni possano essere smentite, quanto prima, dalla premiata ditta Kapinos/Duchovny.

Californication - 6x03/04 Dead Rockstars & Hell Bent For LeatherUno dei problemi principali dello show, ricorrente anche negli ultimi due episodi, è la mancata volontà di rendere lo spettatore partecipe. Nelle prime stagioni, infatti, si notava una sottile empatia con il pubblico, nonostante le vicende narrate fossero spesso circoscrivibili a una VIP élite californiana (e lo sono tuttora). Anche se in presenza di un simile contesto, non dovrebbe mai mancare un tentativo di coinvolgimento degli spettatori, che dopo sei anni sono ormai fidelizzati – certo – ma non in modo acritico. Il collegamento invisibile fra pubblico e sensazioni ispirate dal plot non avviene da tempo: non si cerca più quell’identificazione causata dalla realizzazione che i problemi di Hank, per quanto estremi, sono gli stessi per tutti noi. Si è perso questo fil rouge di universalità: i comportamenti di quasi tutti i protagonisti sono diventati caricaturali, pittoreschi. È un affresco divertente a cui manca, però, una giustificazione emotiva: è intrattenimento puro senza un movente.


“It’s all just rock and roll, right?”

Californication - 6x03/04 Dead Rockstars & Hell Bent For LeatherDead Rockstar riporta Hank & Faith nel mondo reale, con il pretesto del funerale di quello che, apparentemente, era il più grande chitarrista vivente, di cui Faith era groupie. Il contrasto della giovane con la vedova del musicista, un classico cliché del rock, non aggiunge molto alla storia, se non una potenziale interazione futura di entrambe con il personaggio di Hank. L’apparente linearità degli eventi viene rotta dall’apparizione di un ologramma del defunto musicista, impegnato in un auto-elogio funebre, con tanto di assolo (WTF?). Posso comprendere che Kapinos ormai si sia guadagnato la libertà di scrivere qualunque cosa e farla franca, ma questa mi pare una stonatura abbastanza clamorosa; apprezzabile invece la critica al polishing digitale della musica moderna (“fucking Pro Tools”) e l’omaggio ai Rolling Stones. Faith sembra avere il potenziale per diventare la musa di Hank, dal momento che i due hanno prospettive complementari: Moody deve ricominciare a scrivere, la groupie vuole tornare al più presto ad essere di ispirazione (“Have a little faith, Hank”). Dopotutto lo scrittore è, a tutti gli effetti, una rockstar.


“I guess we’re just heroes of bad timing”

Californication - 6x03/04 Dead Rockstars & Hell Bent For LeatherIl funerale segna il confine temporale fra rehab (durata ben poco) e vita ”normale”, in cui Hank si dichiara “relatively clean and sober-ish”. Hell Bent For Leather è una divertente e caricaturale parodia sia della gayness Hollywoodiana che dell’ipocrita femminismo dell’astinenza (monumentale il monologo di Marcy per spaventare i farfalloni al ristorante). Hank e Charlie sono costretti, in un modo o nell’altro, ad avere a che fare (sessualmente) con i rispettivi datori di lavoro, in piena coerenza con la critica parodistica dello stesso star system che a entrambi paga da mangiare. Era solo questione di tempo prima che l’inganno del buon Runkle venisse smascherato nell’unico modo possibile, quando Charlie viene letteralmente messo di fronte alla scelta sessuale (plot twist incredibilmente prevedibile). E se il manager si dimostra ancora una volta il solito adorabile ingenuo, Hank -verso la fine del quinto episodio- denota un accenno di maturazione, conseguenza dei recenti avvenimenti e della riabilitazione lampo. Cambia infatti idea sulla decisione di Becca di fare la scrittrice e accetta di buon grado lo stallo ottimista che Karen ha imposto alla loro relazione (definita da Hank union, come a sottolineare la sacra predestinazione del loro rapporto).

Due episodi godibili, dunque, ma la scelta di tirare avanti per un’altra stagione è più che discutibile.

Voto 6×03: 7

Voto 6×04: 7

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Informazioni su Mattia Cenacchi

"The piano hit a chord, his mouth quivered, he looked at us with an expression that seemed to say - Hey now, what's this thing we're all doing in this sad brown world? -. And then he came to the end of the song"

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