The Americans – 1×01 Pilot 5


The Americans - 1x01 PilotFinora, le novità della midseason vincono a mani basse su quelle di inizio stagione. Non fa eccezione The Americans, che conferma la grande qualità delle produzioni FX e la tendenza del network a reinventare i generi adottando un punto di vista originale. Qui si ricicla la spy-story, gli anni Ottanta, la Guerra Fredda, ma al centro di tutto c’è sempre lei: la famiglia americana.

Proprio come tutte le recenti produzioni di FX (fa in parte eccezione American Horror Story), anche il pilot di questo The Americans è caratterizzato dall’intento di introdurre più che di raccontare, di presentarci personaggi e ambientazioni, piuttosto che farci entro subito nel vivo della storia.

The Americans - 1x01 PilotDa qui, deriva una certa lentezza nel ritmo (soprattutto all’inizio), che però lascia il posto ad un approfondimento curato nei minimi dettagli di situazioni e personaggi, che ben inquadra atmosfere e obiettivi, pur concedendo poco spazio al plot vero e proprio. Un simile approccio era stato adottato anche con Sons of Anarchy e Justified, divenute infatti dei cult solo a partire più o meno dalla terza stagione. Il tempo è stato quindi sempre dalla parte delle serie di FX, che lancia la scomessa anche questa volta (sebbene i risultati di ascolto del pilot siano già confortanti), confezionando un pilot che rinuncia all'”essere accattivante a tutti i costi“.

The Americans - 1x01 PilotCreato dall’ex-agente della CIA Joe Wisberg e prodotto, tra i tanti, dal Graham Yost di Justified, The Americans rientra del resto perfettamente nelle linee guida di FX: dopo aver unito action e Shakespeare (Sons of Anarchy), western e crime contemporaneo (Justified), comedy e animazione (Archer) e dopo aver riletto in chiave anti-convenzionale l’horror (American Horror Story), si prende ora un nuovo genere, quello spionistico, e lo si ribalta, a partire dal punto di vista iniziale: a dispetto del titolo, della casetta con giardino, dei nomi e del loro perfetto inglese, i protagonisti non sono per niente americani, bensì spie russe, chiamate dalla madrepatria a combattere il nemico a stelle e strisce.

The Americans - 1x01 PilotIl resto lo fa l’ambientazione: ci sono gli anni Ottanta che guardano al futuro, in conflitto con la politica conservatrice di Raegan, e c’è il riarmo degli Stati Uniti, con l’inasprimento della crisi con l’URSS dopo un periodo in cui i conflitti sembravano appianati da precisi accordi tra le due nazioni. Proprio questi anni sono serviti a due spie sotto-copertura, Elizabeth e Phillip Jennings, per confondersi nell’american way of life, creandosi una vita fittizia e un finto matrimonio, dal quale sono usciti (probabilmente per ordine dei superiori) anche dei figli, frutto di un amore imposto e non desiderato. Questo è, alla fine, il centro di questa serie: pur con un contesto storico a fare ben più che da semplice sfondo (la crisi alle porte lascia intuire missioni più pericolose e rischi sempre maggiori per le spie), il centro nevralgico di tutto resta la famiglia, tanto perfetta quanto finta (ah, l’american dream!) e in bilico tra le menzogne sulle quali è stata costruita (il matrimonio) e la verità che esse hanno prodotto (i due figli).

The Americans - 1x01 PilotPur in una confezione di genere (c’è il pericolo, l’azione, i combattimenti, il mistero), la serie riesce già a lanciare una riflessione sul concetto di famiglia/patria, di appartenenza e di solitudine, indugiando su una riflessività nei toni che mette benissimo a fuoco i due personaggi protagonisti, ben interpretati da Keri Russell (già vista in Felicity) e Matthew Rhys (Brothers & Sisters). Il decennio che segnerà il passaggio dal passato al futuro è infatti ben rappresentato nel conflitto di coppia tra lei, ancora votata alla causa e ad un’ideologia che, in un mondo lanciato verso la globalizzazione, forse non ha più senso, e lui, abbagliato dalle bellezze del mondo occidentale e col desiderio di sentirsi parte di esso pur essendo “straniero in terra straniera” (toccante la scena in cui si trova a cantare l’inno, in cui emerge tutto il suo profondo senso di spaesamento e di solitudine).

The Americans - 1x01 PilotOvviamente non manca il tocco musicale anni Ottanta puntualmente integrato nelle atmosfere della serie, dal sax che ci introduce in maniera evidente nel clima retrò, passando per i Fletwood Mac e l’ancor più perfetta scelta di Phil Collins. Sul versante trama, invece, non ci viene raccontato molto: abbiamo i protagonisti impegnati a scovare e consegnare colleghi disertori che si sono venduti all’FBI e un sempre più opprimente clima politico, oltre che un nuovo vicino di casa (Noah Emmerich) che, guarda caso, fa parte del controspionaggio americano (in un cliché, o forzatura narrativa, che rappresenta l’unica nota stonata dell’episodio).

The Americans - 1x01 PilotPur con carte ancora tutte da svelare (soprattutto a livello narrativo), The Americans mette in scena un mix gestito con grande cura in tutte le sue componenti: c’è il lato action costruito con la solita dose di arti marziali e sangue (ma mai eccessivi); c’è il lato drama, che però non sfocia mai nel soap smielato; c’è il lato storico, funzionale alla storia senza mai diventare eccessivamente protagonista (come in altri drama, dove finisce invece per prevalere un po’ troppo). Laddove un canale broadcast avrebbe posto l’accento sul lato sentimentale e sul fascino noir della spia e delle identità misteriose, FX conferma la capacità dei canali cable di non fermarsi al superficiale, ma di entrare coraggiosamente in profondità, anche se questo vuol dire rallentare pericolosamente i ritmi della narrazione (ma 70 minuti di durata sono effettivamente un po’ troppi). Proprio per questo, le premesse sono ottime, il potenziale lo è altrettanto, e le possibilità di trasformarsi in un piccolo gioiello ancora più alte.

Voto: 8-

 

Condividi l'articolo
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 commenti su “The Americans – 1×01 Pilot

  • xfaith84

    visto il pilot, devo dire molto interessante, anche se concordo col dire che la durata non è un punto a favore della puntata. però c’è da dire che la parte più lenta dell’inizio non è stata poi così drammatica. sì, insomma, prima di capirci qualcosa passano più di dieci minuti, però non è gravissimo.
    in compenso la questione del vicino di casa è VERAMENTE troppo esagerata, soprattutto già in prima puntata! il fatto che non abbia scoperto nulla potrebbe far pensare che da qui in poi si tolga dalla testa ‘sto dubbio e diventi best buddy dei suoi vicini, in ogni caso io personalmente non avrei messo quella scena nel pilot.
    per il resto davvero molto bene, soprattutto “In the air tonight” di phil collins =)

     
    • A.Hume

      Due parole sole: Matthew Rhys! 😉
      A me è piaciuto parecchio, (ma che puntata lunga) anche se non è il mio genere. Vedremo il resto.
      Belle musiche.

       
      • xfaith84

        Matthew Rhys è davvero molto bravo! Comunque, sì, il pilot è stato un po’ lunghetto e la stagione non ha la rapidità dalla sua, ma ti consiglio di continuarla perché è davvero molto bella.
        =)

         
  • OliviaDunham

    d’accordissimo con la recensione, sono rimasta molto stupita da questa serie, l’ho guardata senza aspettarmi troppo e invece devo dire che dopo la delusione the following e le continute titubanze per banshee, finalmente un pilot con un suo perchè. Ero perplessa pure sui protagonisti, in primis keri russel, insomma felicity pur essendo una creatura di jj abrams, è un prodotto che non mi è mai piaciuto, e invece tanto di cappello, mi è molto piaciuta la caratterizzazione che ha dato al suo personaggio (imitazione dell’accento russo compreso : D), protagonista maschile idem, sono arrivata a fine puntata che lo amavo alla follia (nella scena in cui pesta il tizio che ci aveva provato con la figlia è veramente figherrimo e divertente).
    Bravi anche nel ricreare l’atmosfera anni 80, anche se dovrò fare uno sforzo non indifferenze per tollerare il look con quei pantaloni orrendi a vita alta e pure la musica che in quella decade non mi è mai piaciuta :°D

     
  • Attilio Palmieri

    Bellissima la colonna sonora, Phil Collins ma anche i Feetwood Mac!
    In generale finalmente una cosa narrativamente coraggiosa a cui do fiducia perché la FX è uno dei miei canali preferiti.