The Walking Dead – 3×13 Arrow on the Doorpost

The Walking Dead – 3x13 Arrow on the DoorpostIl tredicesimo episodio della terza stagione di The Walking Dead arriva carico di aspettative, figlie di una stagione orchestrata in maniera razionale, utilizzando la classica alternanza tra episodi che fanno andare avanti la narrazione in maniera spedita ed altri che la metabolizzano riflettendovici su.

Arrivati a quattro episodi dalla fine e dato per scontato che l’epilogo sarà caratterizzato dallo scontro finale tra Rick e il Governatore, non è ancora chiaro se gli autori vogliano ancora temporeggiare, oppure gettare già da ora lo spettatore nel pieno dell’action più adrenalinico. Alla luce della visione di “Arrow on the Doorpost” si può dire che la scelta è quella di mettere in scena situazioni (o dialoghi, come accade nel caso specifico) decisamente tese e dall’importanza cruciale circa la narrazione principale, ma con l’obiettivo di ritardare il judgment day.

The Walking Dead – 3x13 Arrow on the DoorpostSiamo verso il finale di stagione e gli autori vogliono premurarsi di offrire sequenze degne di memoria e nulla come l’incipit di quest’episodio aderisce di più a tale concetto. Ricordando i minuti iniziali della stagione (ancora oggi tra le scene più belle di quest’annata), il regista David Boyd confeziona un cold open quasi completamente muto, incentrato sul raggiungimento di un luogo misterioso da parte di Rick, Daryl e Hershel. Si tratta di pochi ma eccellenti stacchi di montaggio in cui la macchina da presa è quasi sempre mobile nelle scene più statiche, mentre in quelle più dinamiche viene fatto un abbondante uso della steadycam, perfetta per “inseguire” i personaggi. Le uniche parole arrivano nel finale, immediatamente prima della sigla, quando è chiaro che in quel luogo a noi sconosciuto avverrà un incontro tanto atteso, quello tra Rick e il Governatore, suggellato dalla frase (di quest’ultimo) “we have lot to talk about”.

The Walking Dead – 3x13 Arrow on the DoorpostNella bipartizione geografica dell’episodio abbiamo come controcanto la prigione con i restanti componenti del gruppo intenti a custodire il tetto che hanno sopra la teste e a prepararsi per un’eventuale battaglia, con Glenn intenzionato ad assumere il ruolo di leader di riserva. Il prevedibile screzio arriva nel momento in cui Merle decide di andare in cerca di Daryl perché preoccupato che gli possa succedere qualcosa. Glenn tenta di fermarlo sino ad arrivare all’improbabile scontro fisico che termina con Maggie e Michonne intente a bloccare gli arti di Merle che urla pateticamente“Let me go! Let me go!” in modo fuori da ogni principio di credibilità. Nell’altro fuori dell’episodio, ovvero quello dal capanno dove sono intenti a chiacchierare Rick e il Governatore, troviamo le truppe cammellate dei due leader divisi in coppie: Daryl e Martinez fanno la gara a chi ce l’ha più lungo uccidendo zombie a ripetizione, mentre Hershel e Milton riconoscono l’un l’altro diverse affinità, essendo i membri più riflessivi dei rispettivi gruppi. Queste sequenze, sebbene in alcuni casi divertenti o degne di spunti interessanti, avrebbero potuto essere in alcuni casi sviluppate molto meglio e in altri decisamente evitate.

The Walking Dead – 3x13 Arrow on the DoorpostSe tutte le altre sequenze di quest’episodio sembrano un po’ un grande riempitivo è perché il momento che catalizza ogni cosa e rende tutto il resto secondario è il dialogo tra i capi delle due fazioni che scandiscono il plot di questa terza stagione. Seduti attorno al tavolo, Rick e il Governatore sono due tragedie allo specchio, eroi in pubblico e sanguinanti nel privato, segnati da ferite irrimediabilmente aperte. Il Governatore tenta di aprirsi, di raccontare il suo passato, essendo probabilmente davvero sincero con il suo interlocutore, forse perché convinto che battere questa strada e toccare le corde dell’empatia può essere la via più agevole più efficace. Capiamo così che sente fortissimo il trauma della perdita della moglie, proprio come accade a Rick, e che aver dovuto rinunciare anche alla figlia – seppur già “non-morta” – è stato il colpo che ha causato la sua trasformazione definitiva. Ora vuole solo vendetta, vuole solo Michonne. I due si lasciano dandosi due giorni di tempo; se Rick gli consegnerà l’assassina della figlia, lui e il suo gruppo saranno al sicuro. Tuttavia non tutto è come sembra e tornati ai rispettivi luoghi d’appartenenza il Governatore e Rick pongono la questione ai compagni in maniera decisamente differente: il primo decide di rimangiarsi tutto e ordina di uccidere chiunque arrivi sotto tiro eccetto Michonne (l’ostentata contrarietà di Milton è una prevedibile anticipazione di un’ammutinamento a mio avviso quasi certo); Rick invece tenta di tenere saldo il gruppo comunicandogli che la decisione è quella di andare tutti insieme in guerra contro Woodbury, nascondendo i suoi dilemmi circa la decisione da prendere su Michonne a tutti eccetto Hershel, dal quale spera di ricevere un’esortazione a consegnare la donna per salvare tutti gli altri, in primis i loro figli.

Un episodio caratterizzato da un evento fondamentale come il dialogo tra Rick e il Governatore, ma anche da tante sequenze che danno l’impressione di allungare un po’ troppo il brodo e non saper tanto come rendere il resto interessante in attesa del conflitto finale.

Voto: 7

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

1 Risposta

  1. Sara scrive:

    d’accordissimo su tutto. il momento dell’empatia, quando il governatore racconta della propria moglie scomparsa, mi è sembrato (non so se a ragione) una mossa ruffiana non solo per Rick ma anche per noi spettatori, come per rimarcare il briciolo di umanità che rimane in ognuno di noi. è la parte che più odio di TWD: far rispuntare ad hoc, da personaggi costruiti come crudeli, l’umanità sopita. no eh, farlo ogni volta non funziona e fa storcere il naso perchè poi diventa una mossa prevedibile e gratuita, non più realistica.

    Comunque questa puntata, come anche la 3×11 ti lasciano alla fine insoddisfatti, un palese ciurlare nel manico della noia e della prolissità (salvando però, in questo caso, le sequenze di daryl e di hershel – non a caso due dei migliori personaggi della serie)

     

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