The Americans – 1×12 The Oath

The Americans - 1x12 The OathE’ tra parole dette e omesse, tra giuramenti e fiducia, che The Americans sceglie di traghettarci verso l’episodio finale, che promette di essere la degna conclusione di una delle più riuscite serie di quest’annata seriale.

Il merito più grande che va riconosciuto alla serie di casa FX è la capacità (e il coraggio) di saper affrontare argomenti di grandissima portata con apparente semplicità e chiarezza. E non tanto per la ricostruzione storica o l’attenzione alla psicologia dei personaggi, quanto per l’aver usato la Storia come mezzo e vettore di un racconto che non è dei soli Elizabeth e Phillip, ma che riguarda l’Uomo.

“The oath. This is a bond that can never be broken.”

The Americans - 1x12 The Oath

Esiste un incolmabile scarto tra il pensiero e la parola, perché la seconda è incapace di restituire la pienezza del pensiero; così l’uomo, essere parlante e sociale, ha caricato la parola di un peso specifico altissimo, in cui mettere in gioco la sua stessa vita: il giuramento. Ad oggi questo suona primordiale, ma quando l’ideologia è il motore di intere esistenze diventa necessario spostare il nostro punto di vista per poter apprezzare a pieno il magistrale racconto che The Americans fa del potere della parola. La parola assume infatti per Nina il massimo valore di redenzione, una sorta di epifania circa il suo ruolo, finora dilaniato e sdoppiato tra le pesantissime radici russe e un uomo che si professa suo salvatore – with every heartbeat, with every day that passes, I swear to serve the Soviet Party, the homeland and the Soviet people. La sua vita era ridotta ad un limbo vuoto, esattamente come quell’appartamento spartano e sconosciuto al mondo, riempito dai vaghi incontri, dalle promesse e, infine, anche dalle bugie dell’agente Beeman. Le sue parole ormai sono solo aria rispetto al solenne giuramento di qualche ora prima: come non sa se a salvarla dalle fiamme del suo sogno sia stato quell’amante incapace di dire la verità, così Nina decide di diventare artefice del proprio destino e di sfidare apertamente le fiamme senza contare su nessun salvatore, se non la propria idea di vendetta. Una vendetta personale che va ad inserirsi, per la prima volta per lei, in un disegno più grande, in un’idea più grande: è la sua conversione alla causa, è la scelta di quale ruolo ricoprire.

“Lucifer thrives in darkness.”

The Americans - 1x12 The OathAd un passo dalla fine della prima stagione, vengono riprese alcune storyline delle prime puntate, che minacciano l’accurato e sottile lavoro di Elizabeth e Phillip. Torna infatti la vicenda di Viola, la devotissima e intransigente domestica, costretta a piazzare una cimice in casa Weinberger, il segratario della Difesa. La sua fede e la sua rettitudine, sporcate da quel cedimento all’infame ricatto delle due spie, cercano ora la via della redenzione e, come Nina, Viola trova il coraggio nelle parole, questa volta, del persuasivo pastore che urla dal pulpito l’oscurità del Male. Due percorsi ben diversi e in due direzioni opposte: Viola e Nina rappresentano però due pedine casuali di una guerra ben più grande e silenziosa, due facce della stessa medaglia. Nina aveva come unico obiettivo quello di aiutare la famiglia lontana; Viola invece aveva riposto la sua vita nella fede e nella ricerca del bene, abbandonate però per salvare suo figlio: entrambe sono entrate nella rete della sommessa battaglia, che ha cambiato inevitabilmente le loro esistenze. Per Nina è diventata ormai palese la sua solitudine e la sua non-appartenenza a nessun luogo, se non a quello che le era stato offerto un po’ forzatamente e un po’ per caso, la Rezidentura – ignorata fino alla morte di Vlad; Viola, costretta alla deviazione, decide a posteriori di denunciare l’accadimento per ritrovare la via della luce, per riprendere il posto che le appartiene. Entrambe sono spinte a cercare la propria collocazione nel mondo, che sia nella dannazione eterna o nella beatitudine perpetua, nel momento in cui il pensiero incontra la forza della parola quando c’è il colmarsi di quel connaturato scarto proprio della natura umana.

“An oath is both a statement for the present and a promise for the future.”

The Americans - 1x12 The Oath

La promessa di matrimonio è certamente uno dei più antichi giuramenti del mondo. Ma, come recita la tagline della serie, all’s fair in love and cold war e anche il matrimonio diventa quindi un impegno di finzione, di facciata. Elisabeth, al suo ennesimo travestimento, guarda alle reali emozioni di Martha da lontano, ma è come se realizzasse in quelle parole cariche di verità la reale portata fittizia della sua intera esistenza. La glaciale spia, dai toni bruschi con la old lady Claudia, la stessa che l’ha allontanata dal marito, sembra quasi crollare davanti alla nuova glacialità, invece, di Phillip, pronto allo spergiuro pur di portare a termine il proprio scopo. E’ nel dialogo finale tra i due che si realizza perfettamente la dimensione di quel silenzio trascinato così a lungo e che, anche adesso, sa di incompiuto, di lasciato in sospeso – I know they’re just words people say. Do you think things would’ve been different between us if we would’ve said them? La forza delle parole non basta a riempire la distanza che hanno ormai posto tra loro, nonostante la bellissima parabola di de-costruzione che sta caratterizzando il personaggio di Elizabeth sin dallo scorso episodio, sancito inoltre da una bellissima sequenza di confessione madre/figlia.

The Americans - 1x12 The Oath

La fiducia, quell’intricato rapporto di do et das che pare ai personaggi principali un qualcosa di sconosciuto e agli altri (Nina, Viola, Martha) l’unica alternativa possibile, caratterizza anche l’altro ritorno dalle puntate precedenti: il nuovo informatore di Elisabeth, Sanford Prince, che è riuscito a portare nella sua rete questo famigerato Colonnello, incontro fondamentale che andrà a chiudere la stagione.

The Americans non è una serie immediata, ma è impossibile non apprezzarla a lungo termine: i toni sommessi e sottili, l’azione sempre calibrata e rallentata, concorrono a restituire esattamente il mood di calma apparente che doveva caratterizzare quegli anni, uno status quo continuamente sul punto di saltare in aria – ma che è impossibile non (ri)guardare alla luce di quello che è il nostro attuale panorama politico.

Voto episodio: 8,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

4 Risposte

  1. xfaith84 scrive:

    è stata come al solito una puntata bellissima, ma devo dire che la scena che mi ha più “disturbato” è quella in cui Elizabeth e Claudia parlano vestite ad hoc per il matrimonio. E’ straniante, sono due donne che vivono e respirano per la guerra fredda, che fondamentalmente si odiano e che in quel momento sono lì per uno dei giuramenti più sacri fingendo di essere madre e figlia. Le doppie vite di questi personaggi sono incredibili, hanno passaggi netti nella loro esecuzione, ma si trascinano pezzi da una parte all’altra. Lo scambio tra Elizabeth e Phillip, “vestiti” da fratello e sorella ma in realtà presi da una discussione sulla LORO unione, è un’immagine quasi crudele di questo dualismo.

    Complimenti per la recensione, la riflessione sulla parola è davvero ben fatta =)

     
  2. Aragorn86 scrive:

    Mi unisco ai complimenti per la recensione, davvero molto bella!

    La scena del matrimonio l’ho trovata magistrale, c’è un intricatissimo gioco di identità, parallelismi, finzione e verità che viene sviluppato in maniera meravigliosa! I lavori sui personaggi sono stati fin qui eccellenti, soprattutto quelli di Nina ed Elizabeth. Bello vedere come i ruoli nella coppia protagonista si siano ormai completamente ribaltati rispetto al pilot: prima Phillip era quello fragile ed Elizabeth quella fredda e pronta a tutto per la causa; nella scena del matrimonio si vede chiaramente come adesso sia diventato tutto l’esatto contrario, segno di un percorso costruito benissimo per entrambi i personaggi.

    Comunque, al di là di tutto, la puntata la vince Claudia con il suo debole per pac-man e l’EPICO vestito sfoggiato al matrimonio!

     
  3. xfaith84 scrive:

    ahahah vero! Claudia che gioca a Pac-Man è il vero apice dell’episodio!
    I enjoy the maze part, and the eating-without-eating part. Pac-dots are calorie-free.
    XD

     
  4. September scrive:

    Magistrale come i tanti colpi di scena(prince, viola, matrimonio)
    siano incastrati a pennello.
    Nina ed Elizabeth 2 parabole memorabili.

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *