The Following – 1×13 Havenport

The Following - 1x13 HavenportE’ ormai chiaro che qualsiasi speranza su The Following è sparita. Partita male, prosegue anche peggio la corsa alla chiusura di stagione che non sorprende né delude aspettative che, se ancora ci sono, sono solo negative.

“Everyone just needs to calm down.”

Prima di parlare della puntata, pare ormai doveroso riflettere su questo famigerato everyone. L’esercito di accoliti, di Carrolliani (lecito, finalmente, chiamarli con il loro nome), avrebbe dovuto avere teoricamente un ruolo di assoluto rilievo nella narrazione – stando al titolo stesso. Nella prima parte di stagione saltavano fuori da ogni angolo, tanto da far diventare improbabile e abusato il numero di questi fedelissimi, impiegati un po’ ovunque. In questa parte finale, il ruolo si è totalmente capovolto: sono arrivati ad essere un vero e proprio peso sulle spalle di Joe, troppo impegnato nel risistemare la sua ex-famiglia per potersi occupare della nuova.

The Following - 1x13 HavenportChe possano essere stati impiegati solo come mezzo per uscire di prigione potrebbe anche essere una valida teoria, ma certe sottigliezze proprio non sono da ricercare in The Following. All’occorrenza però sono sempre utilizzabili, lanciandoli a caso qui e là. La puntata si chiude infatti su un colpo di scena (gratuito e noioso) sull’accolita che acceca il capo dell’FBI – lui rigorosamente girato di spalle, lei rigorosamente né ammanettata né scortata con attenzione. Scena che non regge e non sorprende, ma innervosisce e sa di forzato: perché chiudere così dopo che per l’intera puntata il ritornello era il nervosismo generale degli adepti? Così come questa puntata sembra contraddirsi da sola, così sembra anche per l’intera serie.

“I took a little insurance policy from Joe to protect myself.”

The Following - 1x13 HavenportIl rapporto tra Roderick e Joe, già in bilico da qualche puntata, è decisamente reciso. Saltata la copertura di sceriffo, non gli resta che trovare un modo per liberarsi sia di Joe che di Hardy per sempre: se le sottigliezze sono merce rara in questa serie, avere trovate – più o meno – originali ancora di più. E poi, perché sforzarsi se il rapimento di Joey è già stato più che collaudato? Ha di buono il durare decisamente molto poco, ma continuare a fare perno sempre sugli stessi personaggi denota con chiarezza il ristagno in cui imperversa la serie. Le azioni e le relative risoluzioni sono sempre le stesse: non si fa in tempo a costruire un personaggio che questo viene subitaneamente ucciso. Non esiste parabola narrativa che sembri spingersi oltre questa stagione: uscito dalle grazie di Carroll, il buon vecchio Roderick diventa inutile, come se non fosse possibile costruire altre sotto trame oltre la principale o lasciare qualcosa in sospeso da risolvere in futuro. Volendo essere buoni, i momenti “migliori” dell’episodio si concentrano proprio nel faccia a faccia tra Hardy e Roderick, che tenta l’ultima azione di fallimentare stratega, ma finisce per rinvigorire (almeno un po’) le azioni dell’FBI. Il depistaggio, ai nostri danni, del finto rapimento di Roderick da parte di Ryan convince abbastanza, sfruttando l’impulsività che caratterizza il personaggio, perlomeno lo caratterizzava all’inizio – una felice parentesi.

“I’m doing what Joe wants.”

The Following - 1x13 HavenportNel frattempo, tra le mura domestiche dell’isolata villa, le cose continuano ad andare sempre peggio. Oltre all’aria d’insoddisfazione vagheggiata da vari personaggi, Carroll mina il suo rapporto con Emma, usata a suo totale piacimento. L’ostinazione nel voler ricoprire il ruolo di amante e complice del re pare sempre più difficile, ma anche insensata. Sta diventando troppo debole, nel suo caso, lasciare alla base di tutto il lavaggio del cervello iniziale, rinfrancato da mero sesso occasionale: non c’è profondità in questo rapporto, la donna finisce per essere il semplice contraltare spinto di Claire, e senza intrigare. Cresce invece il personaggio di Jacob che guadagna in spessore nel lasciare Joey a Ryan, a fine puntata: era facilmente prevedibile, non tanto per l’accorato appello di Claire, quanto per il suo risveglio di coscienza iniziato nello scorso episodio. La storia del golden boy figlio di papà non brilla in originalità, certo, ma almeno è il segnale che ci sia un minimo di materiale sotterraneo che si aggira sotto una superficie sempre più disastrosa. La sua tensione interiore si riflette sulle azioni che, senza troppe didascalie a cui la serie ci ha invece abituato, lo rendono quantomeno interessante.

The Following - 1x13 HavenportE alla fine arriva Claire: I want to make a deal. Nella solita atmosfera soffusa e vagamente soap-operistica, la ex-signora Carroll sfodera il suo fascino e la sua presa sull’ancora innamorato (?) Joe per pugnalarlo a tradimento. Viene da sé chiedersi se gli sceneggiatori ci credono davvero in quello che scrivono: se nella puntata riesce un depistaggio, non è necessario riproporne ancora e ancora, perché quelli meglio riusciti perdono di valore e quelli che non hanno un briciolo di fondamento sono solo snervanti. Il risultato unico è la condanna a morte che Claire si è firmata da sola. A voler trovare un merito, c’è giusto il panico in cui viene lanciato Hardy nel sentire sadly, it’s time for Claire to die, presagendo un’accelerazione delle prossime puntate – quando il ritmo serrato è l’unico difetto che The Following non ha. Joe è sempre più nel panico, isolato dalla corte e in piena crisi creativa – it’s a complete rewrite. Anche il taglio dell’assassino imperturbabile e raffinato è ormai dimenticato, fino ad arrivare davanti ad un personaggio trasformato in una sorta di psicopatico senza arte né parte. Cosa è rimasto delle premesse/promesse iniziali?

Havenport è un episodio come tutti gli altri, con gli stessi difetti che sembrano ormai incurabili e l’aggravante di rendere palese che le direttive iniziali sono ormai perse o, le poche rimaste, sviluppate malamente. Il dominio della mente, la morte come elevazione della vita, il poliziotto bandito con problemi di alcolismo, i seguaci pronti a efferati omicidi: tutto questo, dov’è? Nulla lascia presagire che la prossima stagione possa essere migliore, soprattutto perché i tasselli diminuiscono a vista d’occhio.

Voto episodio: 4,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

3 Risposte

  1. fava scrive:

    Concordo con la delusione per questa serie, assolutamente assurda in vari punti della narrazione, a cominciare dall’inettitudine assoluta dell’FBI e di Hardi, che passano sempre e solo per degli idioti burattini manovrati da Joe e da qualsiasi suo follower.

     
  2. Maury scrive:

    Ho letto che Following finirà alla terza stagione. Mi chiedo come la porteranno avanti visto che ogni puntata è un concentrato di violenza gratuita con Joe che in un modo o nell’altro riesce a farla franca (sopravvive anche all’assalto di Claire) mentre Ryan arriva sempre ad un soffio dall’acchiappare il cattivo ed i rimbecilliti seguaci del culto seminano sangue! La fine della 14esima puntata, mi ha sinceramente disturbato !

     
  3. Son of the Bishop scrive:

    Io sinceramente esclusi i soliti difetti credo che questo sia uno dei migliori episodi di the following fin ora inferiore soltanto al pilot e a love hurts

     

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