Doctor Who – 7×13 The Name of the Doctor

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorThis man must fall, as all men must

The fate of all is always dust.

The man who lies will lie no more

When this man lies at Trenzalore.

The girl who died, he tried to save

She’ll die again inside his grave. 

Siamo giunti alla conclusione della settima stagione di Doctor Who. Un’annata contraddistinta da diverse novità, prima fra tutte la divisione in due blocchi della storyline, con conseguente trasmissione in due parti separate temporalmente, nonché concettualmente, tra loro. Una scelta dettata probabilmente dall’esigenza di giungere “preparati a dovere” all’anniversario del 50° anno di età, ma che forse è anche stata il motivo di alcuni passi falsi compiuti dalla gestione Steven Moffat.

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorIl blocco trasmesso nel 2012 ha avuto come punto focale l’abbandono dei coniugi Pond: uno dei momenti probabilmente più attesi e allo stesso tempo peggio gestiti della stagione, che ha un po’ frettolosamente lasciato spazio ad una seconda parte (2013) decisamente migliore, nonostante qualche puntata deludente. Probabilmente, è proprio in memoria della struttura della vecchia serie che Moffat ha privilegiato la scrittura di episodi stand-alone, lasciando una trama orizzontale molto povera (se confrontata a quelle da lui gestite nelle scorse annate), che ha avuto come tema portante la scoperta della verità sulla nuova companion, Clara Oswald, interpretata dalla brillante Jenna-Louise Coleman.

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorCon The Name of the Doctor, Moffat è magicamente riuscito a ricucire alcuni fili che aveva lasciato scoperti fin dal finale della sesta stagione, amalgamandoli perfettamente alla soluzione dell’enigma più grande di quest’annata. Il season finale è un episodio che risponde a tutte (o quasi) le domande, ponendo però degli altri, inquietanti quesiti che gettano nuove ombre sulla figura del protagonista.
E’ un episodio caratterizzato dal binomio vita-morte, che vede nel rapporto tra Clara e Eleven il suo fulcro maggiore. Entrambi i personaggi sono spezzati da un passato pieno di dolore e morte, e cercano in qualche modo uno slancio verso la vita attraverso quel valore che, da sempre in Doctor Who, è uno degli elementi più importanti: l’amicizia.

“Run. Run, you clever boy. And remember me”.

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorClara Oswald è un personaggio che fin dalla sua prima apparizione ha avuto a che fare con la morte. E’ entrata in scena in un momento delicato della vita del Dottore, quando, dopo l’abbandono dei suoi precedenti compagni, era in corso in lui una profonda fase di lutto, e, soprattutto, prima di diventare la sua companion ufficiale, Oswald è stata per Eleven “la ragazza morta due volte” (Asylum of the Daleks e The Snowmen).

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorIl mistero riguardante la figura di Clara viene infine risolto da Moffat usufruendo di uno stratagemma che non solo dà un senso logico a quanto visto in questa settima stagione, ma pone la ragazza come un personaggio assolutamente essenziale nell’intera storia del Dottore, fin dalla sua prima incarnazione. Clara è morta tante volte perché ha avuto innumerevoli vite; alcune sono stati brevi passaggi di qualche minuto, altre veri e propri archi temporali, ma sempre con uno scopo: salvare il Dottore, o comunque indirizzarlo verso scelte importanti per il suo futuro (tra cui anche quella riguardante il TARDIS). Moffat ha potuto quindi sbizzarrirsi coi rimandi al passato della serie, che sono stati un punto importante di questa stagione, ponendoli però non più come gioco citazionistico, ma come elementi importanti per la comprensione di pezzi di storia del Dottore.

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorClara Oswald non è una compagna, ma LA compagna per eccellenza, essendo stata presente, in un modo o nell’altro, in momenti della vita di tutte (o quasi tutte…) le incarnazioni del Time Lord. Una scelta tanto pericolosa quanto rivoluzionaria, che Moffat rischia con successo avvalendosi dei contributi di immagini tratte da molti episodi del passato. Tra questi segnaliamo: The Aztecs, The Five Doctors, The Invasion of Time, Arc of Infinity e Dragonfire; senza contare alcuni pezzi di dialogo uditi a Trenzalore, provenienti da puntate come An unearthly child, The Moonbase, The Time Monster, Genesis of the Daleks, The Caves of Androzani, The Ultimate Foe, The Parting of the Ways, Voyage of the Damned The Pandorica Opens.

“What were you expecting? A body? Bodies are boring. I’ve had loads of them”.

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorSi è spesso affermato che la prima e più letale compagna del Dottore è la morte. In questo finale, Eleven (guarda caso in nome dell’amicizia) è costretto a confrontarsi con essa come mai ha fatto prima. Stavolta si tratta della sua fine, di un viaggio nel luogo della sua tomba, Tranzalore, un luogo che contiene tutti i suoi più importanti segreti, in uno strappo nel tessuto della realtà che rappresenta la sua lunga vita.

Un viaggio verso la morte attende anche il nemico di questa stagione, quella misteriosa Grande Intelligenza che qui intende portare a compimento il suo piano anche rinunciando alla sua (seppur incorporea) esistenza, eliminando il Dottore dalla Storia.

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorÈ una tematica che già abbiamo incontrato, se pensiamo che la sesta stagione si era conclusa con la finta dipartita del Time Lord, seguita dalla sua azione di cancellazione dai database di tutto l’universo atta a nascondere ogni sua traccia. Si parla quindi di un ulteriore fase: la morte del Dottore stavolta deve essere reale – certo, per un personaggio che è già morto (almeno) 11 volte la cosa si può fare complicata. La Grande Intelligenza decide quindi di eliminare FISICAMENTE la presenza del Dottore dalla sua stessa timeline, intrufolandosi nel suo passato per creare il più grande paradosso di sempre. Le motivazioni che questo nemico adduce per giustificare la sua impresa non sembrano (almeno all’apparenza) così insensate: il Dottore, per molti, resta un nemico temibile e un pericolo incredibile, perché capace sì di grandi cose, ma non sempre in positivo.

“The name I chose is the Doctor. The name you choose it’s like a promise you make”.

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorL’episodio però si intitola The Name of the Doctor e, ovviamente, sarebbe stato sprovveduto anche solo pensare di potersi imbattere nella risposta al più grande dei segreti del Dottore. Moffat però sfrutta genialmente la trovata per dare un nuovo senso alla domanda delle domande: Doctor WHO? Così si era conclusa la sesta stagione, e così si conclude la settima, ma con qualcosa in più. É il nome del Dottore ad aprire le porte del suo sepolcro e la responsabilità di pronunciarlo, sempre in nome dell’amicizia, se la prende River Song … o meglio, come successo per Clara, una sua versione, un eco, uno stampo post-mortem proveniente dalla biblioteca in cui Ten la “imprigionò” per salvarla. Una delle poche persone (insieme forse a Clara, se ha ricordato quanto accaduto in Journey to the Centre of the TARDIS) a conoscere il nome del Dottore, il quale, nonostante gli amici in serio pericolo, si guarda bene dal pronunciarlo (dimostrando, ancora una volta, la dose di egoismo sempre presente in lui).

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorIl nome del Dottore è solamente un pezzo del puzzle, una porta di accesso appunto, un indizio che nasconde ben altri misteri. É una promessa che lui stesso fece, ma che venne anche infranta, con risultati pericolosi. E l’ultima, inquietante sequenza, che lancia l’incipit di un nuovo quesito (e una marea di speculazioni da parte dei fan!) ci svela che, in realtà, ci sono ancora molte cose da scoprire.

“There is a time to live and a time to sleep”.

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorThe Name of the Doctor é la degna, affascinante e commovente conclusione di una stagione tutto sommato ben riuscita, seppur con qualche difetto qua e là. Mi sarebbe piaciuto, per esempio, scoprire di più sulla Grande Intelligenza e sui nuovi mostri, gli Whisper Men.
Allargando invece il discorso all’intera annata, si può dire che “l’azzardo” di Moffat sia partito debolmente (anche se con qualche episodio molto bello), per poi riprendersi nella seconda parte (anche se con un paio di puntate sottotono). Gestire una stagione di stand-alone non deve essere stato facile, specialmente per un autore che dà il meglio di sé con le trame orizzontali.

Doctor Who - 7x13 The Name of the DoctorMa la stagione ha retto bene, complici anche le interpretazioni degli attori, in particolare dell’eccelso Matt Smith, ormai maturo e perfettamente a suo agio nel ruolo (da brividi la scena in cui piange pensando a Trenzalore, accompagnato dalla bellissima musica dell’eccezionale compositore della serie, Murray Gold).
Ci aspetta ora un’altra attesa: quella per il 23 novembre, quando arriverà, finalmente, lo Special del 50° anniversario.

GERONIMO!

Voto episodio: 10 –
Voto stagione: 8,5

 

alessala

Scrivo, leggo, faccio film e video. Suono quando capita, ma solo per me stesso e per la gioia del muro. Scrivo recensioni. Scrivo i cavoli miei in un blog. Ogni tanto lavoricchio. Sogno in grande ma resto piccolo.

12 Risposte

  1. Joy Black scrive:

    Finalone! Non so quante volte l’ho rivisto. Forse il migliore dell’era Moffat.

    Io non mi sorprenderei di vedere la battaglia di Tranzalore nel finale dell’Ottava stagione quando Moffat finirà il suo ciclo.

    Comunque non definirei egoistico il fatto che il Dottore non dica il nome, lui sapeva cosa c’era lì dentro e quanto ciò poteva essere pericoloso per tutto l’universo. River dice il nome perchè invece è convinta che li dentro ci sia qualcosa di inutile.

     
  2. Joy Black scrive:

    Scena finale.

    Per quanto riguarda le teorie sull’identità di John Hurt, io sono per la rigenerazione tra l’ottavo e il nono Dottore, colui che ha posto fine alla guerra temporale, sterminando i Time Lord e i Dalek (anche se loro sono “in-sterminabili” xD). E non porta come nome “Dottore”, ma usa il nome vero (per questo è fuori dalla numerazione).

     
    • alessala scrive:

      Sì, è, diciamo così, la soluzione più “ovvia” (anche se non poco avvincente). Io spero però in qualcosa di più folle, spero che Moffat mi stupisca 😉

       
      • Joy Black scrive:

        Spiegherebbe anche la questione nel nome nel libro della Time War.

        Comunque una soluzione “ovvia” non vuol dire “brutta”, ed una più “folle” non per forza porta a qualcosa di positivo. Vedremo.

         
        • alessala scrive:

          Bè sì, sono d’accordo. Dovevo mettere “ovvia” tra mille virgolette…diciamo che è la più pensabile, ma questo non significa che possa essere ottima 😉

           
  3. M-arcB scrive:

    Bellissimo episodio, veramente splendido,emozionante e commovente,l’ho adorato.

     
  4. SerialFiller scrive:

    Wow wow wow che puntatona!!!
    Moffat è un genio e questa è una puntata straordianaria e mi fa piacere si sia dato quel votone assolutamente meritato. Questo vuol dire osare, questo vuol dire fare fantascienza e non guardare in faccia a nessuno. Oltre alla bellezza narrativa ed estetica di questa puntata c’è da dire che Moffat ha saputo incastrare alla meraviglia 2 domande veramente di difficile risposta : il nome del dottore e la storia della ragazza impossibile.
    Riesce a rispondere ad entrambe mantenendo però ancora un segreto (il nome) e dedicando a Clara una origine del personaggio davvero sorprendente e ben articolata.
    In più arriva John Hurt ed in più c’è River Song e quando c’è lei tutto è più interessante.
    Puntata che conferma come Moffat sia molto più idoneo di Davis come shorunner e come Matt Smith checchè se ne dica sia il miglior dottore della nuova era.
    Su Clara resto ancora in stand by al momento, troppo affezionato ancora ad Amy Pond e Rose Tyler per sbilanciarmi.
    Vedremo…

     
    • Joy Black scrive:

      Io sinceramente non capisco perchè il discorso deve per forza andare lì: Davies vs Moffat, Smith vs Tennant, questo è migliore di quello ect. Non dico che sia un discorso che non si possa fare (alla fine sono due autori e due attori che si approcciano allo stesso personaggio, è inevitabile), ma è a mio parere dal punto di vista “meglio-peggio” è qualcosa che lascia il tempo che trova, “aria fritta”.
      Posso capire ci sia una preferenza personale su uno e sull’altro, che è insindacabile, per “questo o quel motivo”, ma non parliamo cortesemente di “idoneità”, per questo termine include appunto l’essere adatto al proprio compito che si sta svolgendo, e che se ne dica lo sono entrambi.
      Sono due sceneggiatori, nel caso di Moffat e Davies, che hanno caratteristiche diverse che hanno scelto due modi diversi di raccontare il Dottore, anche perché partivano con obbiettivi diversi da punti completamente differenti: Davies ha dovuto riavviare tutto e creare un Dottore collegamento fra il vecchio e il nuovo; Moffat aveva di per sè la strada spianata da questo punto di vista, ma ha dovuto confermare il successo e modernizzando nuovamente la serie, esplorando strade che Davies non ha (volutamente) esplorato. Ognuno di loro ha dei difetti e dei pregi: Moffat a volte esagera con i suoi “ingaburgliamenti” mentali, con i riferimenti continui al fandom, con un citazionismo a volte fine a se stesso, capita che faccia delle scelte narrative prevedibili (River figlia di Amy e Rory) e il suo ciclo non ha quella drammaticità e quei picchi emotivi che ha quello di Davies (anche quando li cerca di ottenere solo poche volte ci riesce). Dall’altro canto però Moffat è un genio scoppiettante, che sa osare e sorprendere come pochi, che scrivere dei dialoghi frizzanti e brillanti, stimola la fantasia dei fan e sà restare fedele ad un’opera anche stravolgendola. Davies dall’altra parte a volte si abbandona a risoluzioni narrative un po’ saltate dal nulla ed è un po’ trashoso, ma in compenso, l’arco narrativo del suo Dottore è qualcosa di tanto coerente quanto straordinario ed intenso, le sue trame hanno – come detto sopra – dei picchi emotivi raggiunti solo raramente da Moffat, riuscendo a migliorarsi esponenzialmente stagione dopo stagione concludendo lasciando quando è arrivato al suo massimo (Moffat credo firmerebbe per avere una conclusione bella la metà di quella).

      Su Tennant e Smith non spenderò molte parole. Sono perfetti entrambi, dire che uno è più idoneo dell’altro a fare il Dottore (i loro Dottori, poi, che sono molto diversi) diventa automaticamente un insulto al lavoro di quello che è ipoteticamente ritenuto meno idoneo.: Tennant è semplicemente un attore di una bravura gigantesca e il suo Dottore è non a caso è il più amato al pari, o almeno poco dietro, di quello di Tom Baker; Smith dall’altro canto E’ NATO per fare l’undicesimo Dottore, ha una tale padronanza del suo ruolo che sembra scritto nel suo DNA. Poi ripeto è insindacabile che possa piacere di più uno rispetto all’altro, ma entrambi non solo più che idonei, ma numeri 1 assoluti in quel che hanno fatto.

      In sintesi, più che concentrami sul dire cosa è meglio, cerco sempre di concentrarmi sulle peculiarità dei due cicli, su quello che volevano raggiungere e che hanno effettivamente raggiunto o meno. E godermi volta dopo volta, episodio dopo episodio, questa avventura lunghissima tra spazio e tempo.

       
      • SerialFiller scrive:

        Assolutamente daccordo con te.
        Io ci tengo a spingere Smith perchè leggendo a volte sulla gara a chi fosse il miglior dottore ho sempre avuto come unica risposta Tennant ed avendo visto doctor who negli ultimi 2 mesi ero sinceramente preoccupato di vedere 5-6-7 stagione in maniera abbandonata a causa di un dottore non idoneo come molti dicono. Invece ho scoperto uno Smith scoppiettante ed dottore davvero esaltante. Ecco perchè mi piace sottolineare questa cosa sempre, perchè credo che a Eleven non sia stata fatta giustizia negli anni.
        Se poi vuoi un mio giudizio su Tennant ti dirò che come attore è fenomenale e che ha impersonato il dottore di transizione in maniera eccelsa.

         
        • Joy Black scrive:

          Credo che sono in pochi a non vedere la bravura di Matt Smith e l’eccellenza del suo lavoro sul proprio Dottore. Ten e Tennant restano i miei preferiti, resta il mio Dottore, ma questo non toglie nulla a Smith che è stato un grande Dottore, che è su quel livello, non più in basso. Ripeto è nato per essere l’undicesimo dottore.

          Non concordo però su una cosa che hai detto, non so se lo hai definito così in seguito alla questione del ciclo Davies che ha fatto da ponte tra il vecchio il nuovo, ma io Ten lo definirei tutt’altro che un “Dottore di transizione”, anzi è un Dottore fondamentale, fatto e finito, che se ne andato al suo massimo. Ten ha chiuso un ciclo sul personaggio, così come Smith ne ha aperto un altro.

           
        • SerialFiller scrive:

          Mi riferivo assolutamente alla transizione fra i 2 cicli vecchio e nuovo del dottore e non alla caratura del personaggio.
          Come dici tu sono stati entrambi, seppur diversamente, 2 straordinari dottori.
          Sento e leggo sempre in giro critiche a Smith ecco perchè sottolineo la sua bravura, ma tennant è di un livello eccezionale ovviamente.

           
  5. Attilio Palmieri scrive:

    Un finale bellissimo dopo una seconda parte di stagione molto deludente. Purtroppo o per fortuna in questa stagione si è sentita molto forte la differenza tra gli episodi scritti da Moffat e gli altri, così come tra il primo blocco di 5 episodi, molto più coerente nella sua storyline e l’avanzamento lento verso il finale dei restanti episodi, quasi tutti autoconclusivi e volti a omaggiare (a volte in maniera ottima, altre invece meno dignitosa) la serie classica. Il personaggio di Clara alla luce di questo finale è essenziale oltre che coinvolgente, ma solo dopo il finale. Prima invece è un continuo procrastinare e poco più. Eccetto il primo episodio e il christmas special di metà stagione.
    Ora mi preparo a vedere il gran finale convinto che nelle mani di Moffat non potrà che essere straordinario.

     

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