Mad Men – 6×05 The Flood

Mad Men – 6x05 The Flood“The Flood”: il Diluvio Universale di biblica memoria, più in generale l’alluvione, l’inondazione, ma anche la catastrofe, quella improvvisa, che ha la dimensione dell’evento, che ti lascia impietrito perché imprevedibile e inaspettata. Cosa si fa in questi casi? Come si reagisce? Come si sopravvive?

Il quinto episodio della sesta stagione di Mad Men si schianta sugli spettatori con la violenza di un treno in corsa, sebbene tale distruttività sia solo una parte di quella che si abbatte sui personaggi. Uno dei massimi filosofi del Novecento, il francese Jacques Derrida, ha teorizzato la definizione di evento spiegando che non si tratta solo di qualcosa che raccoglie un’attenzione collettiva quantitativamente considerevole, ma anche e soprattutto di quell’accadimento che «ti sorprende e ti sospende». “The Flood” ruota attorno all’omicidio di Martin Luther King, uno degli Eventi per antonomasia, che ti sorprende per la sua imprevedibilità e per la sua ostinazione nell’obbligarti a fare i conti con la morte, e ti sospende grazie ai suoi riverberi sociali – per quanto riguarda la dimensione collettiva – e al suo impatto sulla messa in discussione delle identità personali – per quanto concerne, invece, quella individuale.

I need binoculars”

Mad Men – 6x05 The FloodIl perno dell’episodio risiede nel momento e nel luogo in cui si apprende la tragica notizia. L’agenzia di Don e quella di Peggy si recano a una serata di gala dove tra le candidature è presente anche Megan, la quale finirà per vincere il premio quando non conterà più nulla. A un certo punto sul palco sale Paul Newman (naturalmente a parlare non è veramente l’attore di Furia selvaggia: Billy Kid, ma noi spettatori, così come i protagonisti, siamo troppo lontani per poterlo capire davvero) che dice di essere stato chiamato a presenziare non in quanto attore, bensì in quanto sostenitore della candidatura di Eugene McCarthy alle elezioni primarie del Partito Democratico contro Lyndon B. Johnson per la presidenza degli Stati Uniti. Proprio in questo momento, la Storia come un’alluvione inonda le singole storie che legano i personaggi, relegandole nella più totale irrilevanza. A un certo punto, infatti, un uomo dalle ultime file urlando chiede a Newman cosa abbia da dire in merito all’assassinio di Martin Luther King ed è in quel momento che tutti apprendono della tragedia, attimo dopo il quale nella sala, come nel resto del paese, nulla sarà più come prima. Indipendentemente dall’interesse per le vicende legate al leader afroamericano, qualsiasi personaggio rimane travolto dalla notizia e le reazioni dei singoli sono il motore narrativo di questo straordinario episodio. Le conseguenti rivolte, nelle strade protagoniste delle principali città americane, scuotono e traumatizzano la popolazione di colore, tanto che Dawn chiede in tutti i modi di poter rimanere in ufficio anche fuori dal proprio turno di lavoro perché terrorizzata da ciò che c’è fuori. Quando tutto sta andando a fondo, chi è quello più dotato per rimanere in vita? Chi riesce a salire sull’Arca di Noé? Chi, insomma, si salva dalla catastrofe?

That man had wife and childern”

Mad Men – 6x05 The FloodPete Campbell ormai da tempo non è più il giovane rampante dell’agenzia, né tantomeno quella fastidiosa macchietta che inizialmente poteva sembrare, bensì uno dei personaggi principali sia in ambito lavorativo, sia rispetto alla serie tout court. Per tale motivo in questa stagione, come già dalla scorsa, le sue vicende sono al centro della narrazione principale, al pari di quelle di un personaggio fondamentale come Peggy e seconde solo a quelle di Don. In “Collaborators” gli autori hanno avuto modo di dare un’intensa quanto incisiva sferzata alle sue vicende, sia per quanto riguarda la sua condizione individuale che per quella coniugale. Il sentimento di morte che pervade quest’episodio travolge anche Pete, facendolo sprofondare in tutta la sua solitudine, condizione con la quale fa un’estrema fatica a convivere. La telefonata con la moglie esemplifica in maniera perfetta questo concetto, donando a quest’ultima anche un’altra meritata rivincita. Pete non ha quella forza di digerire bocconi amari e rospi avvelenati che ha Don, ergo ci mette pochissimo ad esplodere, mostrando in maniera estremamente trasparente tutto ciò che ha dentro. Il litigio con Harry riflette perfettamente questa condizione: mostrato come una situazione già vista, ovvero come la riedizione speculare del diverbio avuto con Lane della scorsa stagione, questo momento appare ancora più potente proprio per l’inversione dei ruoli che porta con sé. Questa volta è Harry a recitare la parte che l’anno scorso era di Pete (egoista, arrogante ed egoriferito), mentre è Pete a denunciare attraverso l’alterco la propria sofferenza, sottolineando soprattutto la condizione familiare di Martin Luther King, identificandola con la propria.

You’re in my life. You’re part of my life”

Mad Men – 6x05 The FloodNon è un caso se “The Flood” inizia con un’inquadratura con al centro Peggy di spalle dietro un’enorme finestra, questa volta priva delle veneziane chiuse che davano quella particolare sensazione di claustrofobia presente nella speculare inquadratura di Don in “The Doorway”. Una tragedia di proporzioni inaspettate sta per abbattersi sui personaggi e Peggy, individuo solare e positivo se ce n’è uno, è chiamata a dimostrare la sua crescita e la sua maturità, dando così un volto a quella nuca che compare nella prima immagine dell’episodio. Dall’intersezione tra il rapporto con la sua carriera e quello sentimentale con Abe emergono le conclusioni più interessanti circa lo stato dell’arte della crescita di Peggy. Come spesso si è detto, la giovane creativa è destinata ad arrivare in alto e buona parte della montagna l’ha già scalata. Questo ambizioso destino, ancorché alla sua portata, non è però privo di pressioni, anche per una persona come lei: Peggy vuole essere come un uomo, sia quanto a riconoscimento sociale, sia per il traguardo lavorativo che vede all’orizzonte. Tra i condizionamenti sociali di quest’ambizione c’è quello di comprare un appartamento nell’Upper East Side, proprio come farebbe un uomo del suo rango, proprio come ha fatto Don Draper. Tuttavia la vera Peggy probabilmente non farebbe la stessa scelta: la vera Peggy non condivide la vita con un uomo altolocato della New York alto-borghese, bensì con Abe, giornalista politicamente impegnato, pienamente dentro al proprio tempo, proprio come vorrebbe essere lei. Abe è, nonostante la sua reticenza, la bussola di Peggy, ciò che la fa sentire diversa dagli uomini e dalle donne che frequenta; colui che le fa capire, per esempio, che non le serve un appartamento nell’Upper East Side per dimostrare il proprio talento e che, in fondo, sarebbe molto più coerente con il suo essere se vivesse in un quartiere multiculturale, sull’onda dei cambiamenti sociali degli ultimi anni.

Let’s watch inside. Maybe we can fall asleep”

Mad Men – 6x05 The FloodE Don e Megan? La tragedia in corso e le conseguenti street riots mettono in evidenza le reali priorità di Don. Prima che tutto ciò avvenga, precisamente nella seconda sequenza dell’episodio, Don e Megan incontrano Arnie e Sylvia nell’atrio del palazzo che condividono: entrambe le coppie sono in partenza; Don è visibilmente a disagio in una situazione del genere, difficoltà che è solo il preludio alla scoperta di ciò che prova per Sylvia, sentimento mai davvero accettato fino a ora ed emerso inevitabilmente tramite l’assenza della donna. Per gran parte delle scene in cui è protagonista, Don guarda le news sulle rivolte alla televisione, è preoccupato per i gli incidenti a Washington, teme che possa essere successo qualcosa a Sylvia. La sua impotenza lo condanna a sperare (a pregare se avesse fede), tentando finanche goffamente di chiamare Arnie per poi riattaccare immediatamente, certificando un sentimento fino a quel momento forzatamente celato, e tuttora non totalmente affrontato.

La televisione è al centro del triangolo Don-Megan-Sylvia e assume in questo episodio la doppia funzione di collegare Don con i due vertici di questo potenziale poligono. Il dispositivo è certamente la fonte delle notizie su Washington, il tramite tra la casa e l’esterno, ciò che acuisce la sofferenza di Don. Tuttavia questi è e rimane un uomo fuori dal suo tempo, per certi un individuo passato, per altri transtemporale, che in entrambi i casi ha costruito la propria identità in un universo di valori dove la televisione si è affermata storicamente come il medium dell’entertainment per eccellenza, motivo per cui per distrarsi dalle notizie sulle rivolte sceglie di andare a letto a vedere la televisione, come l’ha sempre intesa.

Why are you destroying this house?”

Mad Men – 6x05 The FloodC’è chi si rinchiude nel proprio ego (Pete) e chi si nasconde dietro il lavoro (Peggy); chi trova in una relazione sentimentale l’unica ragione di vita (Megan) e chi invece nella militanza politica o giornalistica fatica a vedere il resto (Abe). C’è infine chi, come Betty e la sua ormai non più tanto nuova famiglia, tenta di costruirsi un’artefatta felicità operando rimozioni su rimozioni, del passato come del presente, nascondendo se stessa e la propria famiglia dietro il guscio di una felicità costruita sotto un tetto che prima o poi potrebbe perdere la propria impermeabilità. Mentre fuori il mondo esplode, questa corazza inizia a cedere, e l’asimmetria della carta da parati nella camera del piccolo Bobby è la lampante prova simbolica che qualcosa non va. La casa non è solo minata dall’esterno, ma anche dall’interno: il gesto di strappare la carta da parati che non si incastra perfettamente è il sintomo di un altro figlio, dopo Sally, divenuto ormai troppo grande per credere alle favole, ormai capace di capire quando gli si sta dicendo una bugia o la verità e, soprattutto, ormai in grado di porre domande alle quali è sempre più difficile per Betty e Henry dare risposte. Betty lo sa, vorrebbe reagire, potrebbe reagire, ma ha ancora bisogno di qualcosa per convincersi a farlo. La possibilità di Henry di diventare senatore per il partito repubblicano e la probabile ipotesi di trasferirsi a Washington, potrebbero essere la miccia definitiva in grado di innescare in Betty un colpo di coda che le faccia riprendere in mano la propria vita, il proprio corpo e la propria famiglia. Nel finale, l’inquadratura che la mostra specchiarsi in modo riflessivo lascia più che qualche speranza.

You don’t have Marx, you’ve got a bottle”

Mad Men – 6x05 The FloodLo scenario apocalittico di “The Flood”, investendo Don con imprevedibile potenza, non fa emergere solamente un legame tra questi e Sylvia più forte di quanto molti avrebbero potuto immaginare, ma scatena anche riflessioni più profonde e radicate nel tempo, che salgono a galla nel finale grazie all’interazione con Bobby. Quando Don rimane solo col figlio scopre che tra le cose che gli sono state proibite dalla madre c’è la televisione, ovvero esattamente quella cosa che, soprattutto in quest’episodio, rappresenta il tramite tra l’interno e l’esterno. Di tutta risposta il padre lo porta al cinema a vedere un film, finzione certo, spettacolo certo, ma dalla portata simbolica notevolissima e in intenso collegamento con gli eventi al di fuori della sala, così come con il sentire comune della gente. Il film è infatti Il pianeta delle scimmie, lungometraggio di fantascienza di Franklin J. Shaffner, una delle prime e più impressionanti narrazioni cinematografiche a sfondo apocalittico, in diretto dialogo con l’atmosfera da “fine del mondo” che si respira negli Stati Uniti nelle ore successive alla morte di Martin Luther King. Padre e figlio trovano nel cinema una bolla d’ossigeno, una sacca di resistenza contro le avversità che combattono, ciascuno a suo modo, nella vita reale. Sono talmente felici che al termine dello spettacolo decidono di rimanere in sala per rivedere il film. Nell’intervallo la battuta del figlio (“Everybody likes to go to the movies when they’re sad”) a un impiegato di colore del cinema risuona alle orecchie di Don come una vera e propria epifania.

Mad Men – 6x05 The FloodTornato a casa Don cade in una profonda crisi, prima di tutto d’identità, accorgendosi che quel momento è stato solo l’inizio di un processo d’identificazione col figlio in grado di detonare riflessioni sulla propria persona da troppo tempo cancellate o annegate in fondo al proprio animo. Grazie alla rimozione dei tradizionali freni inibitori provocata dall’alcol, Don è in preda a una crisi esistenziale delle più forti e si sfoga con Megan rispetto a quanto nella sua esistenza sia stato costretto – o condannato – a fingere, e il rapporto con i propri figli risuona come il punto apicale di questa finzione e del senso di colpa al contempo. Solo l’epifania avvenuta al cinema, solo il sincero momento di gioia per aver visto la propria creatura fare un ragionamento inaspettato ha generato in Don tale consapevolezza; una sensazione che però porta con sé anche quella dell’abbandono, che è allo stesso tempo sia quello nei confronti dei suoi figli, sia quello di se stesso bambino abbandonato dai propri genitori, condizione che lo pone in stretta sovrapposizione con il figlio Bobby. Come se non bastasse, nel finale, mentre la voglia di riscatto verso il figlio lo spinge a stargli sinceramente vicino, riceve proprio da quest’ultimo una pugnalata quasi letale: mentre sono insieme nel letto del bambino, Bobby gli confessa di non riuscire a dormire perché teme che possa succedere qualcosa a Henry, un sentimento che a Don suona inappropriato e doloroso – ma in fondo nulla di diverso, né di più sbagliato di ciò che egli prova per Sylvia – al quale reagisce quasi stizzito. La generale condizione di condanna di questa stagione lo porta a fuggire anche da quel letto, che sentiva come l’unico sinceramente immacolato, per andare sul terrazzo, e rimanere solo tra i grattacieli a fumare la sua immancabile sigaretta, chiudendo l’episodio con una scena che sembra preludere al tuffo verso il basso mostrato, seppur in maniera stilizzata, dalla sigla.

Voto: 9

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

5 Risposte

  1. sara scrive:

    bellissima recensione, davvero. è sinceramente perfetta e su un episodio così complesso oltretutto! bella bella bella!

     
  2. sasà scrive:

    Eugene McCarthy era Democratico

     
  3. Attilio Palmieri scrive:

    Grazie sasà! Quando ho sentito che l’avversario di McCarthy era Johnson, ho dato per scontato che fosse repubblicano, quando invece servono le primarie. Il bello dei siti come questo è la possibilità di integrare contenuti grazie alla partecipazione degli utenti.

    Grazie anche a te sara! Se MLK muore, Mad Men non può che rispondere con un episodio eccellente.

     
  4. sasà scrive:

    Figurati… neanch’io lo conoscevo. Su wikipedia italiano non c’è neanche :-)
    Ho capito che fosse democratico perchè sapevo che Paul Newman lo era :-)

     
  5. Joy Black scrive:

    Mad Men sforna un altro episodio maestoso, questa serie riesce sempre nell’impresa di riuscire a migliorare ancora di più con gli anni.

    L’annuncio della morte MLK mi ha davvero travolto come un treno, neanche fossi lì. Ma la scena finale con Don sul balcone, dopo il dialogo con Bobby, è davvero da brividi. La morte continua a fare capolino nella vita di Don Draper…

    Grandissima recensione come sempre Attilio.

     

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