Mad Men – 6×06 For Immediate Release

Mad Men - 6x06 For Immediate ReleaseNew York City. 17 Maggio 1968: emettere subito comunicato stampa. La voce fuori campo di Peggy chiude così il sesto episodio di Mad Men che, in barba alle accuse di immobilismo, fluttua su se stesso in un vortice di cambiamenti. E per cinquanta minuti ne siamo letteralmente investiti.

Il primo ed evidente cambiamento è esterno alla narrazione: è il registro stesso dell’episodio a scostarsi dai precedenti. Sorvolati finora da una generale aura di introspezione e di tristezza, come ad evidenziare l’enorme abisso dietro le apparenze, questa volta si ha come la sensazione di tornare in superficie. For Immediate Release non è un racconto sull’uomo che cade, ma è sul Donald Draper seduto a pensare, sull’uomo di spalle alla fine della sigla.

“It’s a common mistake to no ask questions when you want something because you’re afraid of the answers.”

Mad Men - 6x06 For Immediate Release

La SCDP torna al centro dell’azione e, di conseguenza, le trame personali ne diventano parte integrante invece che le sole protagoniste. Nello scorso episodio la morte di Martin Luther King, la Storia, faceva da collante alle vite dei vari personaggi, incastrandosi perfettamente nelle loro singole situazioni. Qui, invece, è ciò che accade all’interno dell’agenzia (e non solo) a restituire il caos che si prefigura fuori da quegli uffici: è il 1968, l’anno più importante di quell’enorme movimento di protesta e rivolta degli studenti che si sta diffondendo in tutto il mondo. Dall’altra parte dell’oceano, in Francia, milioni di studenti marciano in strada: non a caso, troppo innocentemente, Arnold chiede a Marie se deve fermare il figlio desideroso di andare a Parigi e di addentrarsi, magari, nel cuore del cambiamento. E’ il Mother’s Day e lo sconosciuto figlio di Rosen, Mitchell, tiene lontana mamma Sylvia da Don che ospita sotto il suo tetto Marie, appunto, la madre di Megan. Ogni ricorrenza è un punto fermo del calendario e porta con sé tradizioni fisse: è uno dei contrappesi usati e poi dimenticati nel corso della narrazione; infatti Marie è la prima a scongiurare l’addentrarsi nel solco delle tradizioni, con uno humor tanto divertente quanto crudele – do you want my flower? I’m quite done with them.

“Just once I would like to hear you use the word we.”

Mad Men - 6x06 For Immediate ReleaseNel frattempo, Pete e Joan, assieme al vecchio Cooper, sono impegnati a saggiare l’opportunità di poter cambiare davvero le loro vite, quotando in borsa la SCDP. E già da qui iniziano i parallelismi con The Other Woman: i due episodi sono doppiamente legati, perché For Immediate Release non solo sembra andare a completarne la storia, ma arriva persino a ribaltarla. Entrambi gli episodi si concentrano infatti sulle stesse tre donne, Joan/Peggy/Megan, e su un unico oggetto del desidero che, sul finire della quinta stagione, era ottenere la Jaguar, questa volta la Chevy. L’indimenticato sacrificio di Joan l’ha resa parte della società ed ora, con quest’offerta pubblica in corso, pare aver avuto ragione e lungimiranza: se quell’umiliazione è servita a qualcosa, ecco arrivare la giusta ricompensa. Mentre da un lato scorrono i sogni di Pete e Joan, dall’altra parte questi vengono inconsapevolmente infranti da Don che licenzia la Jaguar. Parlare di egoismo per Don significa limitarne la complessità: la voragine di oscurità che si trascina dentro lo porta ad essere perennemente insoddisfatto e impenetrabile, alla continua ricerca di stabilità in chi lo circonda. L’enorme problema è che si tratta di ricerche senza fine, che riprendono sempre ed instancabili: è inevitabile quindi che lasci dietro di sé un indefinito numero di amanti e di avventure. A questa regola era sfuggita Joan: così dignitosamente e apparentemente sicura di sé da essere paragonabile proprio a Don, e da questo deriva probabilmente il loro essere legati da stima e rispetto; sentimenti che crollano proprio quando la maschera del troppo sicuro Don non si ferma a riflettere. In quel never felt better in my life di benservito all’odiato Herb Rennet si annida tutta la cecità di Don: quel sacrificio, il volontario concedersi di Joan vengono praticamente vanificati dall’alterità di Don, e senza alcun pentimento. Se su quel balcone, alla fine di The Flood si riesce a guardare per un attimo all’umanità di Don, lì nel suo studio, in mezzo al suo team, la faccia ne tradisce il lato machiavellico, quasi diabolico e senza scrupoli – nonostante la sfuriata di Joan.

“Don’t dress like his wife.”

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L’impenetrabilità di Don ha come effetto, su chi gli sta intorno, una fascinazione immediata, un innamoramento non facile ma profondo, a differenza sua che invece si precipita ovunque vuole, ma per andare via sempre troppo presto. Questa inversione è ormai crudelmente palese con Megan, non solo a causa di Sylvia, ma per quella distanza che è la stessa moglie a provare e a confessare alla madre. Megan è probabilmente il personaggio più fragile, a tratti quasi adolescenziale. In The Other Woman il rapporto era praticamente all’opposto: un eventuale allontanamento per lavoro di Megan aveva incontrato la netta opposizione di Don; qui, non solo la preoccupazione di Don è per Arnold e Mitchell troppo presenti in casa Rosen, ma è centrale il disperato tentativo di Megan di riconquistare il marito. Riesce comunque a sortire l’effetto desiderato e non solo per l’abito troppo corto o la mancanza dell’amante, ma anche grazie alla volgarità dell’odiato Herb Rennet – per apprezzare ciò che si ha, bisogna (ri)vederlo tramite altri occhi, anche se disprezzati. Il percorso di Megan, avverato il suo sogno di attrice, pare ora avviarsi al contrario, nel cercare un ri-cambio per ri-ottenere quello che aveva all’inizio: la vicinanza a Don, non solo dopo qualche bicchiere di troppo. And I want to do whatever I can to make sure you do not fail. Then you can jump from the balcony and fly to work like superman.

“Why don’t you look in the mirror?”

Mad Men - 6x06 For Immediate ReleaseIn questa sesta stagione, impossibile ma vero, uno dei migliori personaggi si rivela essere il perfido Pete Cambpell. L’irraggiungibile mito Don Draper si sta sgretolando per lui pezzo dopo pezzo: lo abbiamo sempre visto perseverare obiettivi con qualsiasi mezzuccio, sforzarsi di giocare la parte del dongiovanni o dell’intellettuale, sottilmente votato a ricalcare le gesta del protagonista. L’insaziabilità di Don, la stessa che ha caratterizzato lui fino ad ora, sembra aver trovato pace; you’re Tarzan, swinging from vine to vine – dice infatti a Don. E sebbene ricada nei vecchi cliché festeggiando il recente successo in una casa chiusa, il bieco bigottismo del suocero, strenuo paladino della sua famiglia, ha ora dell’assurdo nell’usare due pesi e due misure. Pete non è cambiato sposandosi, ha sì tentato facendo il padre, ma sembra volerlo solo adesso che sta perdendo tutto: il gesto di dire a Trudy tutta la verità sa di disperato e di comodo, ma ne palesa l’innegabile evoluzione. Continuando i parallelismi con The Other Woman, si vede come lì il suo malessere fosse dato dalla schiacciante oppressione delle mura casalinghe, mentre ad oggi è l’assenza (apparentemente definitiva) di queste a fargli confessare tutto, come a sperare dignitosamente nel perdono, senza avere un piano di riserva o un escamotage pronto all’uso; a questo punto, invece, c’è tutta la sfiducia di Trudy, che preferisce difendere il padre piuttosto che ascoltare le parole di Pete.

“It’s one thing to want something, it’s another to need it.”

Il vortice di cambiamenti non riguarda solo la SCDP, ma coinvolge anche la CGC – l’agenzia in cui lavora Peggy. Quando Ted Chaough scopre che Frank Gleason, il suo socio creativo e controparte negativa, ha il cancro, ne vediamo crollare anche l’onnipresente ottimismo. Non serve essere oscuri come Don o senza scrupoli come Pete per aver bisogno di una spalla, anzi questo nuovo vuoto per Ted è ancora più difficile da colmare.

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La vita di Peggy ha subito anch’essa il cambiamento che tanto aveva desiderato, seppur imperfetto: ha comprato un appartamento, ma non nell’ Upper East Side, e continua a vivere con l’idealista Abe. Le esistenze di Peggy e Ted continuano a sfiorarsi impercettibilmente sin dal loro primo vero incontro (non a caso, in The Other Woman) fino allo scontro serale nell’atteso bacio. Questo singolo istante diventa fondamentale a questo punto e non per la semplice infatuazione in sé, quanto come chiaro (ed ennesimo) segnale che urla a Peggy di riappropriarsi della sua intera vita, di fare quello che vuole: lei vede e sente Ted sul letto, lo immagina leggere l’inesistente “Something” di R. W. Emerson, quando la realtà invece ci fa vedere tutt’altro. E’ in un appartamento che non desiderava così, che ha pagato ma non ha scelto: è come se riuscisse costantemente a guardare con gli occhi altrui e mai con i suoi, mentre nel prendere le distanze da Don si era messa alla ricerca di quella autonomia, almeno sul lavoro. I looked at your book and I saw somebody who was writing like every production was for them – così parlava Ted a Peggy e in ciò lei ascoltava tutto quello che aveva gridato con i fatti a Don, ma che lui non le aveva mai detto. Col senno di poi, quelle parole sull’occhio di Emerson e sulla capacità di Peggy nel vedere verso l’esterno racchiudono, paradossalmente, anche il suo più grande limite. E proprio quando sentiva di essersi sganciata da quell’ingombrante mentore di negatività ecco che, colpo di coda finale, ritrova Don nell’ufficio di Ted che torna ad essere il suo capo: è la fusione tra SCDP e la CGC. Peggy, che aveva cercato il cambiamento, lo aveva trovato ed ora ne pretendeva lo stabilizzarsi, si ritrova a subire condizioni che non aveva assolutamente chiesto – I don’t like change. I want everything to stay the way it was.

Mad Men - 6x06 For Immediate ReleaseLa bravura di Roger Sterling, l’insonnia notturna di Don e l’incontro fortuito con Ted, che rivela la truffa della Chevy, sono solo i contingenti interni che portano a questo risultato, ma a chiamare questa svolta è il potere costante e mai banale della serie di cambiare ogni cosa in maniera così convincente da sembrare persino necessaria. We don’t have a name yet, but make it sound like the agency you want to work for – dice Don a Peggy, lasciandoci in attesa del nome, dell’identità, dell’anima che questa nuova compagnia avrà.

Voto episodio: 9

Note:

due momenti topici e assolutamente indimenticabili dell’episodio sono la caduta dalle scale di Pete e la cena con Rennet e consorte, Peaches: oltre al francese di Marie e il suo “She’s the apple that goes in the pig’s mouth” al telefono con Roger, memorabile è “I love puppies” di Don.

 

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

3 Risposte

  1. xfaith84 scrive:

    bellissima puntata e bellissima recensione! credo che la capacità con cui Mad Men utilizza le festività (in questo caso la festa della mamma, nel season finale scorso c’era la Pasqua, per non parlare del Natale) sia qualcosa di davvero raro. Non sono mai modi per sottolineare in modo didascalico i comportamenti dei personaggi, ma diventano davvero parte integrante del racconto stando allo stesso tempo solo di sfondo. Impagabile.

    Questa nuova fusione è assolutamente imprevista, imprevedibile eppure necessaria, hai ragione tu; e vedere Peggy in crisi per questa prospettiva porterà, credo molto presto, ad un nuovo incontro/scontro tra lei e Don.

     
  2. Attilio Palmieri scrive:

    Complimenti Sara! L’episodio, non mi aveva convinto fino in fondo, ma la tua recensione è stata una lettura stimolante e arricchente.
    Peggy è andata via dalla SCDP anche perché voleva dimostrare a Don di poter essere come lui, anzi, era arrivato il momento di dimostrare a Don di poter essere migliore di lui. Ora si trova nuovamente ad averlo come capo.
    Non credo che sarà così facile far funzionare la nuova situazione lavorativa.
    Poi Don, ormai anche sul lavoro, è talmente allo sbando che perderebbe una gara con chiunque, anche con Sal (I miss Sal!)

     
    • Sara scrive:

      Appena ho visto Frank, il socio di Ted, ho subito pensato a Sal! Continuo a sperare in un suo ritorno in grande stile. Le chiamate alla madre in italiano sono fra i tanti momenti topici di Mad Men.

       

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