Mad Men – 6×07 Man With A Plan

Mad Men – 6x07 Man With A PlanDopo il brusco cambiamento proposto con l’episodio precedente, Mad Men si ferma a riflettere sulle conseguenze delle sue azioni con una puntata ricca di velate introspezioni e di confronti, che mettono un personaggio davanti all’altro alla ricerca della vera unione che dovrebbe automaticamente generarsi da una fusione. 

Per costruire il nuovo, tutto ciò che era usuale o vecchio deve essere incanalato lungo un percorso che tenga conto di quello che c’era armonizzandolo con quello che sarà, con lo scopo di costruire una prospettiva che ha l’obbligo di essere – o quantomeno di sembrare – migliore. L’area di confusione e incertezza che apre quest’episodio gronda della ricerca imperante e concreta di tutto ciò che di migliore possa derivare dalla fusione tra SCDP e CGC. L’entusiasmo che ha smosso i portabandiera della decisione – Ted e Don – non sembra trovare riscontro nella massa che arriva e in quella che viene invasa, tra tutti Peggy e Pete, che non nascondono il timore di perdere la posizione che hanno duramente consolidato negli ultimi tempi. È la prima notte di nozze, una agenzia riscopre l’altra, ma subito lo sguardo si allontana dall’euforia iniziale e comincia a posarsi verso quegli stilemi propri all’uno e all’altro metodo di lavoro, con il costante interrogativo: “Quale dei due sarà più efficace?” Il concetto di unione si altera fino a prendere in prestito il significato di lotta e contrapposizione.

Why did you do it at all if there are sides?

Mad Men – 6x07 Man With A PlanL’incontro tra Don e Ted a livello creativo sembra esaurirsi nella semplice dicotomia tra Istinto e Razionalità; in Mad Men, però, niente è semplice. Il genio di Don, sorretto se vogliamo da una forma di sregolatezza, è come una superstite goccia di vitalità scampata alle tenebre che rinchiudono la sua anima. Ciò che lo tiene ancorato alla fiducia nel suo genio è proprio il fatto che fugge al suo controllo, non sa quando e (a volte) come giungerà all’idea, ma sa che ci riuscirà. Se dovesse controllare questo processo, oltre a svuotarlo della peculiarità che lo sostiene, dovrebbe innanzitutto controllare se stesso e in questo momento, più che in altri, si sente un uomo alla deriva imprigionato in corsi e ricorsi storici di cui sente il peso dell’inevitabilità. Tale condizione, che nel corso di questa nuova stagione va acuendosi sempre di più, sta trascinando con sé quasi ogni aspetto della sua vita e il suo lavoro ne viene immancabilmente investito. Come inserirsi in quell’ordine metodico di Ted? Inevitabilmente Don cerca di portare Ted nel suo universo creativo e, a suon di whisky, lo trascina nei suoi metodi di induzione artistica. In ospedale da Frank Gleason, Ted rivela di aver ben compreso il tentativo di prevaricazione di Draper – He seems more interested in me than he is in the work . Chi lo ha percepito ancora più chiaramente è PeggyI hoped he would rub off on you, not the other way around –, che nell’ordine e nella razionalità del lavoro di Ted aveva trovato la sua autonomia creativa e adesso si ritrova lì, da dove era partita, a capo di un gruppo di creativi che se riescono a vedere un capo in lei è un coffee chief.

I need you and nothing else will do

Mad Men – 6x07 Man With A PlanSul versante privato un altro punto di svolta, con un più aspro sapore di chiusura, si fa spazio: la relazione tra Don e Sylvia giunge al capolinea. Nel corso delle puntate precedenti molte sono state le avvisaglie sulla pericolosità della loro relazione; paradossalmente nessuno dei pericoli aveva come oggetto diretto i rispettivi coniugi. Il pericolo di innamorarsi è stato trattato come un allarme a sé stante, come se, sia per Don che per Sylvia, il vero pericolo fosse innamorarsi davvero e non farlo di qualcuno che non è la persona con cui si è sposati. Quell’insostituibilità con cui Sylvia fa precipitare Don al suo cospetto ha in lui molto peso, pare richiamare alla sua memoria quel desiderio di autenticità che il fantasma di Dick inconsciamente distrugge. L’associazione mentale che porta Don a considerarsi autentico perché insostituibile è un volo pindarico che però riesce a dare un senso più ampio all’atterraggio che ne consegue: la voglia o il bisogno di avere il controllo su di lei. Anche stavolta occorre andare al di là della superficie: il gioco di potere in camera da letto è qualcosa di più complesso di un surrogato del dominio che Mr Draper ha paura di perdere in ufficio. Se proprio volessimo vederlo come una compensazione, dovremmo allora legarlo all’incapacità di Don di prevedere ed incanalare gli eventi nella giusta direzione o alla difficoltà di controllare il flusso creativo del suo genio. Don non è alla ricerca di potere, il potere gli si scaglia tra le mani senza che lui faccia nulla, è la sua stessa essenza magnetica che lo catalizza. Quello che gli manca è il controllo, non sugli altri, ma su se stesso con gli altri, la capacità di creare quelle condizioni in cui ciò che accade è ciò che lui voleva che accadesse. Sylvia si è gradualmente discostata dal microcosmo che la rendeva diversa: urla al marito, si lamenta del figlio. E più quest’immagine si evolve, più Don si sente stretto nella morsa del dejà vu; ma adesso, forte di quell’insostituibilità che – almeno tra quelle quattro mura – lo rende autentico, mette in atto un gioco che gli dia quantomeno l’impressione di essere pilota degli eventi e delle azioni. Paradossalmente, l’asetticità dell’esperimento, a cui fa da eco l’anonima stanza d’albergo, rivela di colpo la vacuità su cui si fonda la loro relazioneIt’s easy to give up something when you’re ashamed. Il gelo in ascensore e Sylvia che va via senza nemmeno voltarsi indietro è una scossa che rinsangua il senso di disorientamento di un Don in completo isolamento emotivo.

Maybe we could go to Honolulu again

Mad Men – 6x07 Man With A PlanA pagare il prezzo più alto dell’impenetrabilità di Don è certamente Megan, personaggio stagliato nello spazio con la consistenza di un’ombra. Il suo ruolo sta nell’essere il simbolo concreto dell’insoddisfazione del marito. Quello sguardo assente, perso in meandri sconosciuti, crea un abisso tra lui e le parole della moglie; un abisso che, esasperato dalla ripresa in soggettiva, ci mostra Megan attraverso gli occhi di Don: monotona e molto meno bella di quanto non sia realmente (snervante il particolare sul sorriso, parte del viso che lei stessa ha più volte definito disarmonica). Il vento dei prossimi venturi anni ’70 soffia impetuoso tra i fotogrammi di Mad Men, si scorgono i primi cambiamenti: nella moda, nella mentalità di donne come di uomini, ma niente di tutto ciò sembra toccare Donald Draper, imprigionato in uno spazio/tempo immobile. La sua ostilità verso il fluire del tempo si traduce in uno scontro generazionale con la vitalità di Megan, che, con lo sguardo rivolto al futuro, non trova un varco di comunicazione con un marito inchiodato in un passato troppo presente per essere definito tale. In questo minuetto tra passato e futuro si scaglia prepotentemente il presente con l’omicidio di Bobby Kennedy. Attraverso l’utilizzo della malattia della madre di Pete, questo avvenimento punta ancora una volta la lente sulla ciclicità degli eventi, stavolta secondo una prospettiva storica. Megan in lacrime davanti alla TV e Don, seduto sul letto in direzione diametralmente opposta, danno all’accaduto una drammaticità che da sociale diventa privata, fino a tingersi di grottesco nel suo sfumare tra le note di Reach Out of the Darkness  dei Friend&Lover. Man with a plan è un buon episodio di transizione che continua la discesa negli inferi, metaforicamente iniziata con il pilot di questa stagione, e ci mostra i fallimenti di Don nella ricerca di quel Virgilio che possa guidarlo in questo viaggio tra le tenebre, che prende sempre più concretamente le sembianze di un Inferno interiore.

Voto: 8½

 

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