The Good Wife – 4×22 What’s In The Box?

The Good Wife - 4x22 What's In The Box?Per l’ultima puntata di questa stagione tutti i filoni che ci hanno accompagnato fino ad ora si uniscono e culminano nelle – fin troppo attese – elezioni a Governatore dell’Illinois. Il caso della settimana ovviamente è collegato alla trama principale, ma non perde occasione di evidenziare le contraddizioni e le follie non solo del sistema giudiziario, ma anche della professione di avvocato. 

Il concetto “due pesi, due misure” ha trovato applicazione diverse volte all’interno della serie e noi stessi a volte tendiamo a giustificare o condannare un’azione a seconda che l’abbia commessa la difesa o l’accusa. Mai come in questo caso assistiamo ad un vero e proprio ribaltamento dei punti di vista e della morale, e a quel “fine che giustifica i mezzi” che sembra applicarsi sempre senza un vero limite.

What’s in the box?

La domanda che fa da titolo a questa puntata è esattamente il punto più importante attorno al quale si sviluppa l’episodio. Un’urna elettorale con sigillo rotto è un segnale univoco di corruzione? O lo è solo fino a quando si pensa che stia danneggiando la nostra parte?
The Good Wife - 4x22 What's In The Box?La scoperta di Zach e la denuncia di quanto sta accadendo, complice la scarsa fiducia nei confronti di un Kresteva che non si è mai comportato come un avversario leale, portano alla cieca convinzione che il broglio sui voti sia proprio da collegare al politico interpretato da Matthew Perry (ma non si poteva metterlo in scena almeno per il gran finale?).
E’ solo quando la verità viene a galla che assistiamo al ribaltamento totale dei ruoli: la L/G da una parte e la sempre meravigliosa Patti Nyholm (accompagnata come al solito da quei figli di cui lei stessa ha perso il conto) si scambiano punti di vista, frasi e opinioni in un modo così evidente e macchinoso da non permettere più alcuna incertezza riguardo alle loro intenzioni. Non che ci fosse mai stato il dubbio, ovviamente, ma questo cambiamento, così evidente e ipocrita, infastidisce proprio perché mette in piazza ciò che in molti pensiamo ma che nessuno ha il coraggio di ammettere: quasi sempre usiamo due pesi e due misure; la differenza è che se sei un avvocato hai gli strumenti per sostenere tutto e il contrario di tutto con la stessa, identica, passione e professionalità.

E’ questo ciò che maggiormente colpisce del caso analizzato, che sì, viene alleggerito come sempre dagli aspetti più comici dei vari interpreti (il giudice itinerante Abernathy e il ritorno di “In my opinion”), ma che per la prima volta mette in scena la verità nuda e cruda. A farne le spese sono le persone che si trovano nel mezzo del fuoco incrociato: Zach, denunciando l’accaduto, si ritrova a dover riaffrontare il caso di mala giustizia che lo ha coinvolto e che viene risollevato ogni volta che si vuole mettere in discussione la sua posizione (emblematico in tal senso l’ultimo tentativo di Patti che, dopo averlo attaccato e poi giustificato, cerca di metterlo di nuovo in difficoltà, incontrando questa volta l’opposizione del giudice che pone fine ad una situazione davvero insostenibile).
The Good Wife - 4x22 What's In The Box?Poi c’è la povera Nana Joe, la cui anzianità viene usata e sfruttata a proprio vantaggio per avvalorare una certa credibilità della testimonianza, o una totale incapacità di discernimento dovuta all’età. Prima la vista, poi la memoria: non c’è pietà da nessuna delle due parti, e questo accentua per contrasto la gentilezza mostrata poco prima (o poco dopo, a seconda della tesi sostenuta) da entrambe le parti. L’ipocrisia giunge all’apice quando la L/G vince il caso, perché è solo in quel momento che abbiamo l’assoluta conferma dei voti corrotti dalla campagna Florrick.
E’ qui che si trova la magia di The Good Wife: l’insopportabile comportamento di Patti è esattamente lo stesso dei nostri protagonisti. Non c’è alleggerimento, non c’è indulgenza: nell’occhio degli autori non esistono “due pesi, due misure”.

I’m in.

The Good Wife - 4x22 What's In The Box?Il processo attraverso il quale Alicia arriverà a pronunciare queste parole, ad un inatteso (eppure col senno di poi prevedibilissimo) Cary alla sua porta, parte da molto lontano. La prospettiva “Florrick, Agos & associates” aleggiava ormai da molto tempo, troppo per non far prevedere un concreto sviluppo proprio sul finale di questa stagione; eppure i King se la sono giocata bene, inserendo proprio in questo episodio il riavvicinamento consapevole tra Alicia e Will. Quel “To hell with bad timing, we talk”, che trova la sua risposta speculare nel “Do you still want to talk?” detto da Alicia al telefono, è stato messo lì apposta per farci pensare che fosse proprio Will a bussare a quella porta. Gli attacchi d’ansia di Alicia delle precedenti puntate, l’allucinazione avuta in questa, l’incapacità di stare persino nella stessa macchina senza provare qualcosa; e poi la certezza di un marito che la ama, l’inizio di una nuova vita da First Lady dell’Illinois, che richiama concetti come “ruolo istituzionale”, “ruolo di moglie”, “ruolo di mamma”; tutto questo porta Alicia all’unica decisione possibile per lasciarsi Will alle spalle, tagliando definitivamente qualunque ponte con lui, lavoro compreso.
Avrebbe compiuto la stessa scelta se Peter avesse perso? Difficile a dirsi. Forse sì, forse gli sarebbe stata accanto ancora di più per aiutarlo ad uscire dalla delusione dell’elezione andata male; o forse no, non ci sarebbe stato quel così forte richiamo a rimettersi l’armatura della Good Wife per tornare in battaglia, e quindi si sarebbe lasciata andare a quel sentimento che percepisce come sbagliato, ma che la collega sempre a Will.

The Good Wife - 4x22 What's In The Box?Una nuova sfida è forse quello che ci vuole per far ripartire la vita di Alicia, che, quasi a chiudere un cerchio, si ritrova davanti allo stesso specchio a distanza di ormai due stagioni: se allora aspettava che Will arrivasse da lei e che le stravolgesse la vita, ora c’è un altro uomo con il quale cambierà completamente, anche se sotto un aspetto ovviamente diverso. Sarà una nuova sfida, dicevo, e non solo per Alicia: anche la serie necessitava di uscire da questo stallo, e il confronto Peter/Will della puntata non ha fatto altro che evidenziare la stanchezza di questo triangolo; il dialogo tra i due mostra la corda di una storia che doveva essere chiusa tempo fa, che forse è andata troppo avanti per suscitare davvero ancora interesse.

Si prospetta una rinnovata e sorprendente annata per la serie: un nuovo personaggio da sfruttare, Robyn, una Kalinda finalmente tornata badass dopo un inizio stagione che l’ha vista galleggiare in una miseria narrativa imbarazzante, una nuova vita per Cary e Alicia, ma anche per Will, che si troverà di colpo senza la donna che ama e la socia di una vita, ormai avviata alla Corte Suprema. La puntata risulta ottima, come tutti i finali di stagione; affollata di guest star (questa volta abbiamo addirittura il sindaco Bloomberg), di cavilli legali e di critiche ad una società sempre più arrovellata a creare vuoti legislativi solo per poter sguazzarci dentro a seconda della convenienza; ma soprattutto ricca di nuovi dettagli che fanno del personaggio di Alicia Florrick uno dei migliori della serialità televisiva di oggi.

Voto puntata: 8 ½
Voto stagione: 7 ½
(purtroppo la parentesi Kalinda ha pesato sul giudizio finale.)

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

1 Risposta

  1. Penny Lane scrive:

    Bel finale, stagione che si è ripresa alla grande. Gioisco per l’Alicia&Agos, ho tifato per questa soluzione non appena è stata messa in gioco. Non so perché, ma ho sempre dato quasi per scontato che Alicia non sarebbe tornata con Will, e non credo che la vittoria di Peter c’entri qualcosa. Il tutto però è stato gestito con grande stile, as usual.

    Mi è piaciuto il caso proprio perché, come dici tu, fa apparire in maniera lampante la totale affinità tra i protagonisti e gli antagonisti, per la prima volta davvero uguali nell’usare la legge e le tattiche esclusivamente per un vantaggio personale. Gli interessi del cliente (Peter, anche se implicito) combaciavano con quelli dei suoi avvocati, la grande differenza è che in gioco non c’era la parcella ma la carriera di Diane da un lato e l’evidente interesse personale di Alicia dall’altro; questo ha reso il capovolgimento della linea difensiva al limite della decenza agli occhi di noi spettatori, abituati a tifare per il team di casa, nonostante le ambiguità morali che da sempre hanno fatto da sfondo a molte vicende legali.

     

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