Mad Men – 6×12 The Quality of Mercy

Mad Men – 6x12 The Quality of MercyThe quality of mercy is not strained.

It droppeth as the gentle rain from heaven

Upon the place beneath. It is twice blessed:

It blesseth him that gives and him that takes.”

(The Merchant of Venice – William Shakespeare)

Per l’ennesima volta Mad Men punta in alto, questa volta arrivando fino al canone per eccellenza, al “Bardo dell’Avon” che in una delle sue opere teatrali più famose, Il mercante di Venezia, mette in bocca a una ricca ereditiera di nome Porzia alcuni dei suoi versi più illuminanti, citati dal titolo della penultima puntata della sesta stagione della serie di Weiner. La natura della misericordia impone una spontaneità estranea ai personaggi della serie, specie se come in questa stagione i loro lati luminosi sono sovrastati e relativizzati da una quantità indicibile di gesti ripugnanti, meschinità e atteggiamenti che meritano tutto fuorché la shakespeariana “doppia benedizione”. Da Don a Betty, da Sally a Megan, da Roger a Peggy, come in tutto l’universo Mad Men, non esiste favore senza ricompensa, ignorando in ogni sua parte senza eccezioni la quality of mercy.

He’s from West Virginia, parents are brother and sister or something”

Mad Men – 6x12 The Quality of MercyNon solo la misericordia sembra essere sconosciuta a Pete Campbell, ma questi sembra difettare abbondantemente di sensibilità e comprensione del prossimo da sé, come tra l’altro ci era stato dato modo di capire nel corso di queste puntate e di questi anni. Il dialogo con Ken circa lo scambio al lavoro offre la cifra di quanto la dimensione utilitaristica pervada i rapporti personali nella serie. Ken abbandona il suo impegno a Detroit perché finito ormai nella morsa di un gruppo di bifolchi che non fa altro che mettere a repentaglio la sua vita e passa la mano a Pete che, viceversa, non ha bisogno d’altro: proprio come i soldati che si arruolano per fuggire da una quotidianità infelice, Pete cerca quell’incarico, perché a differenza di Ken non ha una moglie e dei figli da cui andare la sera e perché una nuova sfida sul lavoro è l’unica cosa che può rimetterlo in sesto. Difficile però, da spettatori, rimanere insensibili di fronte al deficit culturale di Pete circa la questione Bob Benson e più in generale quella dell’omosessualità: quest’ultimo, sebbene non sia la più trasparente delle persone (ma in questa serie non ce ne sono tanti di personaggi legittimati a dargli lezioni), non merita l’accanimento con cui gli viene dato del malato o addirittura figlio di due fratelli e non può che spingere lo spettatore a prendere le sue parti, nonostante il velo di mistero che si cela dietro la sua persona.

My father has never given me anything”

Mad Men – 6x12 The Quality of MercyTutti sapevano che Don era un pessimo marito e nelle ultime stagioni è divenuto lampante quanto sia anche un pessimo uomo. Pochi invece erano pronti ad affrontare il suo essere un pessimo padre, soprattutto lui che ha nei rapporti genitori/figli alcuni dei traumi più profondi della sua vita. Indelebile resterà nella sua memoria e in quella degli spettatori il “You make me sick!” urlatogli dalla figlia sul finale di “Favors”, specie perché arrivato al termine di un episodio che cominciava con un litigio tra Sally e la madre in cui questa esprimeva un’esplicita preferenza per il padre, per via della sua maggiore sensibilità e apertura nei confronti dei desideri della figlia. Ora Sally, dopo aver saggiato con i propri occhi l’ennesimo adulterio del padre, vuole fare di tutto per non vederlo più, tanto da chiedere di andare in collegio. Questa dimensione di parziale isolamento permette di vedere Sally come poche volte l’abbiamo vista in passato, verificarne la crescita e stringere con lei un rapporto da tempo trascurato. Non è un caso se torna in campo Glenn, suo compagno e amante da sempre, carico di una centralità indiscutibile nella sua crescita e, soprattutto, l’esatto opposto dei suoi genitori e non a caso una delle persone che da loro è stata più violentemente osteggiata. Questo segmento, sebbene non essenziale alle vicende cardinali della stagione, permette di vedere Sally alle prese con l’adolescenza, di confrontarsi con una questione che probabilmente meriterebbe più spazio.

– “I wanna make you a real breakfast, you look terrible”

– “So are you”

Mad Men – 6x12 The Quality of MercyDifficile capire cosa possa aiutare Don Draper in questo momento. La sesta stagione è probabilmente quella in cui tocca il punto più basso, quella dove l’umiliazione, la sfortuna, la fiducia in se stesso, la gestione della propria famiglia, la possibilità di realizzare i propri desideri, lavorano tutti nella direzione dell’annichilimento del personaggio. La famiglia è senza dubbio l’emblema del suo knock out, quantomeno relativamente alla dimensione privata, ed è proprio in a questo regime che “The Quality of Mercy” dedica il suo disperatissimo incipit. Don e Megan, quella che fu una coppia felice, vengono mostrati come la più triste delle relazioni, lo scontro tra due caratteri che si cercano poco e niente e si incontrano quasi mai. Due momenti sono indelebili di quest’inizio: Don che in condizioni disastrose, appena sveglio, mette dell’alcol nel succo di frutta a colazione; ormai insofferente anche al silenzio, si cimenta in uno zapping in cui si susseguono lo spot elettorale di Nixon, la soap opera interpretata da Megan e le immagini in bianco e nero (simbolo della nostalgia di qualcosa di lontano e irraggiungibile) di un film classico.

You are not thinking with your head”

Mad Men – 6x12 The Quality of MercyÈ nella dialettica famiglia/lavoro e nella conseguente privato/pubblico che viene fuori la condizione di estrema sofferenza e fragilità attuale in cui è avvolto Don, binomio sottolineato dalla stessa posizione (quasi fetale) nella quale questi riposa, a casa come in ufficio, che va ad aprire e chiudere il suo arco narrativo episodico, con una ciclicità e una coerenza inattaccabili. Il triangolo Don/PeggyTed è sempre più esplosivo e, se qualche episodio fa la ragazza era costantemente costretta di fronte a un bivio, ora sembra aver scelto definitivamente, naturalmente a scapito di Don. L’evidente alchimia e attrazione tra Peggy e Ted fa imbestialire e ingelosire Don, che perde completamente la bussola e comincia a giocare sporco. Sebbene l’immenso talento per il suo lavoro riesca a fare in modo che la tattica risulti vincente ai fini produttivi, la malafede e la cattiveria con cui ridicolizza inaspettatamente Ted di fronte a tutti non viene e non gli sarà perdonata, soprattutto dalla persona che più teme di perdere, Peggy. L’inquadratura con cui si congeda, così come quella con cui entra in scena, esprime proprio questo sentimento di spaesamento, di completa confusione, misti a un bisogno di attenzione e d’amore ormai atavico.

Voto: 8

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

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