Mad Men – 6×13 In Care Of

Mad Men - 6x13 In Care Of“Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.”
L’odio (La Haine), Mathieu Kassovitz, 1995. 

Nel corso delle sei stagioni di Mad Men abbiamo imparato che l’omino in caduta libera dell’ormai celebre sigla era proprio il nostro Don, e più si andava avanti con la visione della serie e più ci è sembrato di vederlo con i nostri occhi, quest’uomo dalla doppia identità che cade sempre più giù, tra donne, alcol e pubblicità, senza arrivare mai a toccare il fondo. Quante volte abbiamo pensato che il nuovo punto raggiunto fosse davvero l’ultimo, lo schianto, l’inevitabile e doloroso atterraggio?
Mad Men - 6x13 In Care OfQuando si cade non ci si rende conto esattamente di cosa stia succedendo: è un limbo, si soffre, ma non si è ancora per terra; stando dentro alla metafora, possiamo dire che fino all’ultimo istante dell’ultimo secondo ci sia ancora la possibilità di rialzarsi. E’ difficile, anzi, è sempre peggio, perché la gravità aumenta la velocità ed è come se una mano sempre più potente ci schiacciasse verso il punto di non ritorno: più si aspetta, più forze ci vorranno per risalire; e più ci avviciniamo a quel punto e più percepiamo lo schianto – la morte – come unica e assoluta liberazione da ogni male.

Fino a qui, tutto bene. Fino a quando, quasi all’improvviso, ci accorgiamo che il tempo rimasto è pochissimo, che l’odore della fine è proprio lì, sotto il naso, e che in quella selva oscura la retta via è smarrita, come Don recita proprio nella premiere di questa stagione. E’ un viaggio brevissimo ma terribilmente intenso quello che Don inizia a percorrere con The Doorway, a partire dalla presa di coscienza “I don’t want to do this anymore”: ed è necessaria tutta la sua forza – e la sua sofferenza, spesso vestita da cattiveria gratuita – per dare quell’ultimo colpo di reni e invertire il senso di rotta, per tentare almeno di uscire da quell’inferno e provare a riveder le stelle.

It’s my only chance, Don. I’ve got kids. I can’t throw this away.

Solo arrivando alla fine di questa stagione si riesce a percepire la completezza di ciò che abbiamo visto nel corso delle ultime tredici puntate; un’annata terribilmente cupa, introspettiva – in alcuni casi fin troppo, se pensiamo ai flashback –, intrisa di segnali di morte e al contempo di liberazione dalla sofferenza (il famoso rituale hawaiano, ma anche l’intera ambientazione storico-sociale, che ci fa passare dalle morti celebri, anche in questa puntata ricordate da Don, alle atmosfere hippy di fine anni ‘60). E’ la storia ad influenzare il percorso delle persone o è semplicemente lo specchio di ciò che siamo? Difficile dirlo. Il racconto di Don, come già spiegato in altre occasioni, esula dalla sua epoca proprio perché è lui stesso ad essere fuori dal tempo; eppure c’è in Mad Men una capacità unica di disegnare le evoluzioni del suo protagonista in un modo che è sì autonomo, ma che non stona per nulla con l’ambiente in cui è inserito.

Mad Men - 6x13 In Care OfSpesso la serie è andata oltre il mero racconto storico dell’epoca ed è andata più a fondo, trattando la morte dei padri e la crescita (complicata, sconclusionata) dei proprio figli –  basti pensare allo scorso season finale, o anche alla stessa The Crash. Questa puntata rappresenta una svolta fondamentale non solo per Don, ma per la narrazione stessa: abbiamo una nuova generazione di persone di cui tenere conto (Sally e i fratelli, i figli di Ted, la nipote di Roger, il piccolo Kevin, la figlia di Pete) che, pur comparendo pochissimo, influenzano in modo totalizzante le azioni dei genitori, che a loro volta subiscono ancora quelle delle loro figure paterne e materne.


Mad Men - 6x13 In Care OfE’ per i figli
che Ted decide di troncare la relazione appena nata con Peggy, perché a differenza di Don non è in grado di rovinare la loro vita. “She’s from a broken home”, dice una Betty per la prima volta davvero sconvolta per Sally, evidenziando quello che ormai aleggiava nell’aria già da tempo: la similitudine che lega Don a sua figlia, qui sottolineata da una descrizione terribile di Sally che, ubriaca, al centro dell’attenzione delle amiche e con una falsa identità, sfoga così il trauma della delusione inflittale dal padre, finendo col rappresentarlo inconsapevolmente.
Ted e Don
rappresentano due reazioni diverse ad una vita che è stata in modo differente ingiusta con loro: se di Ted scopriamo pochissimo, ma con una capacità di sintesi encomiabile (“Will you have a drink before the meeting? My father was… you can’t stop cold like that”), di Don sappiamo già tutto. Quali e quante possibilità ha un figlio di non ripetere gli stessi errori dei propri genitori? Siamo condannati – di nuovo, la condanna – a non uscire da questo loop perché non siamo in grado di imparare da noi stessi?

Trudy: “You’re free of everything”
Pete: “It’s not the way I wanted it”
Trudy: “Now you know that”.

Mad Men - 6x13 In Care OfUna stagione cupa come questa inverte la rotta – proprio come Don, all’ultimo secondo prima dello schianto – e apre una speranza verso il futuro.
Roger
– un uomo che ha iniziato questa annata nel modo peggiore, non sentendo più niente per nessuno o quasi – riesce a chiuderla in compagnia di un figlio che certo non ha cercato, ma verso il quale sente la necessità di avere un legame, al punto da percepire Benson come una minaccia. Ha sicuramente compiuto degli errori con la figlia – e a giudicare da quanto Margaret sia insopportabile, direi parecchi – ma forse persino per uno come lui, convinto di aver ormai vissuto ed esperito tutto, c’è ancora una possibilità di rivalsa.

Mad Men - 6x13 In Care OfPete conquista la libertà ma a caro prezzo: la morte di una madre capace di dire al figlio You’ve always been unlovable! non perde per questo il suo peso, e una svolta professionale e di vita come quella di trasferirsi dall’altra parte dell’America non può che portare con sé la punizione dell’allontanamento da Tammy; eppure la differenza che troviamo tra il suo ruolo di figlio e quello di genitore è lampante, come la scena sul finire della puntata vuole suggerirci.
Questa stagione sembrava lasciar presagire solo pericoli imminenti, morti impreviste e deliranti perdite di punti di riferimento; e invece scopriamo come tutto – anche le cose peggiori – abbia contribuito ad un generale riassestamento positivo delle diverse storie, in cui i vari elementi di sofferenza sono tuttavia funzionali ad una, seppur dolorosissima, rinascita.

Because I realized it’s gotten out of control.
I’ve gotten out of control.

L’autocoscienza di Don, la comprensione della sua situazione, è stata accennata più volte in questa stagione, ma è solo ora che il nostro protagonista compie quel colpo di reni di cui sopra che lo può salvare dallo schianto finale. Sono molti gli spunti che Don riceve in questa puntata e che gli fanno capire quanto sia necessario rivedere le sue scelte in un’ottica nuova, non necessariamente la migliore sotto certi profili – ed infatti sia Megan che la SC&P decideranno di allontanarlo – ma di sicuro la più adatta a permettergli di salvare se stesso e i suoi figli.
Mad Men - 6x13 In Care OfLo scontro padre-figlia era ormai in atto da tempo, e ben prima della scoperta di Sylvia: non è un caso che in questa puntata torni un riferimento alla questione del furto, a seguito del quale Sally aveva preso atto di quanto non conoscesse minimamente il padre; e allo stesso modo è lei a fare un parallelo tra le due vicende, con quel “You know what? Why don’t you just tell them what I saw?” che con la sua doppia valenza equipara proprio quei due momenti in cui la figura paterna è ufficialmente crollata.

L’idea di Don di andare via da New York subisce però una serie di battute d’arresto dopo le quali si può dire che la sua non sia affatto una scelta semplice, ma che sia piuttosto un concorso di cause: un insieme di risposte a domande diversissime che però lo portano tutte nella stessa direzione.
Al primo posto c’è proprio Sally che, come detto prima, è destinata a seguire il destino del padre se qualcuno non interromperà il circolo vizioso con qualcosa di importante ed eclatante – in questo caso, la verità.
Mad Men - 6x13 In Care OfPoi c’è Ted, la sua volontà di non ferire i figli e forse la necessità di riscatto dello stesso Don nel vedere un altro uomo riuscire dove lui ha fallito. C’è Peggy, che di fatto viene salvata proprio dal suo ex mentore/amico: Don infatti le impedisce di diventare la sua versione peggiore, l’amante coinvolta in un triangolo distruggi-famiglie, e inconsapevolmente le permette di identificarsi con lui solo sotto l’aspetto migliore. Diventare capo del settore creativo seppur temporaneamente dipinge Peggy di nuovo come l’alter-ego di Don, e quei pantaloni (indossati per la prima volta) e la testa ripresa da dietro come nella sigla non fanno che sottolineare questa identificazione.

This is where I grew up.

Ma soprattutto c’è la totale incapacità di mentire ancora. Davanti ai rappresentanti della Hershey’s, Don mette in scena il suo solito spettacolino, quello dell’uomo che potrebbe vendere frigoriferi al Polo Nord; il suo falsissimo racconto di un’infanzia dorata in cui il padre premia il figlio con quello che è “a currency of affection” diventa però per la prima volta impossibile da sopportare. E’ difficile dire se sia solo questo il motivo, o se possa aver influito anche il discorso del padre alcolista di Ted associato alla sua mano tremante; ma il risultato è che Don esplode, e a noi, che pure sappiamo tutto, sembra di sentirlo per la prima volta.
Mad Men - 6x13 In Care OfDon sente un’urgenza non più frenabile di rivelare la vera parte di sé, di riunire le sue due parti più distanti (Don Draper e Dick Whitman) e di farlo proprio sul tema del padre assente, sull’essere solo, sull’atrocità di dover rubare durante un atto di prostituzione per poter poi ricevere “un simbolo d’amore” dall’unica persona che almeno un po’ di affetto gliel’ha riservato – anche se è poi la stessa ad aver abusato di lui. E’ un Don senza freni quello che parla alla riunione, perché ormai le difese sono crollate e non ci sono più un dentro e un fuori da tenere separati (“You shit the bed in there”/ “I don’t care”).

In qualunque altra occasione Don avrebbe scelto l’autodistruzione, del resto l’ha fatto persino alla fine della scorsa stagione, dopo aver passato tredici puntate a fingere di essere l’uomo più felice del mondo; ma è stato lì, e solo lì, che si è accorto di quanto il tentativo fosse falso, e di quanto non si trovasse affatto fermo su un piano, ma ancora in caduta libera, prossimo allo schianto.
Mad Men - 6x13 In Care OfE’ per questo che nonostante Megan lo abbandoni e i suoi colleghi siano pronti a sostituirlo, lui decide di portare a termine quello che ha iniziato: “Both Sides Now” è la canzone che chiude questo finale, ed entrambi i suoi lati sono quelli che porta davanti a quei figli la cui salvezza è strettamente legata alla sua. Don porta i suoi figli a vedere dove Dick è cresciuto e non importa cosa succederà da qui in poi, perché di sicuro niente sarà più lo stesso.

Si tratta di una puntata importantissima per il personaggio di Don e per l’intera serie: non abbiamo ancora la certezza di come andranno le vicende nella prossima e presumibilmente ultima annata, ma per ora possiamo dire che la caduta libera e sempre più tragica di Don Draper, protrattasi per cinque lunghe stagioni, pare aver frenato la sua corsa. E’ stata una dolorosa e rapida risalita e forse questa necessità di velocità ha fatto sì che la stagione stessa sia stata un po’ più “meccanica” per certi versi e meno compatta rispetto all’incredibile quinta annata. Qualche errore è stato fatto e forse, nel tentativo di mostrare tutti questi dettagli – non solo di Don, ma anche delle vite degli altri personaggi e degli eventi storici, tantissimi nel ’68 –, si è persa un po’ di coesione nello schema complessivo. Ciò che però ora conta è che Don, nell’arco di una stagione, ha bruciato tutti i ponti possibili, e che proprio la rapidità di questi eventi è ciò che l’ha costretto a compiere scelte altrettanto rapide per garantire la sua salvezza. Il primo passo è sicuramente stato fatto, con un season finale che tocca vette altissime; ora non resta che vedere dove porterà l’ultima parte del viaggio di Dick Whitman e di Don Draper.

Voto puntata: 9 ½
Voto stagione: 9-


 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

5 Risposte

  1. nic scrive:

    Puntata meravigliosa…ma cosa c’è meglio di Mad Men??? Stagione leggermente inferiore alla precedente….ma scritta benissimo come sempre!!! Aspetto con ansia il prossimo anno per la caduta definitativa di Don e di tutto!!! Poi vorrei una serie sul personaggio di Sally!!!

     
    • xfaith84 scrive:

      Io non credo ci sarà un’ulteriore caduta di Don, anzi: questo finale, nelle stesse parole di Weiner, doveva trasmettere “joy and hope” e a mio avviso c’è riuscito. Certo, è una gioia vestita da sofferenza, ma per giungere in paradiso bisogna sempre morire, come dice Don proprio nella premiere.
      Sally è un personaggio meraviglioso e Kiernan Shipka è bravissima!

       
  2. September scrive:

    Come riscrivere l’inferno dantesco nel ventunesimo secolo e portarlo in tv.
    Questo è l anno in cui mad men a mio avviso ha dato di più.
    Puntatr sempre ricche si spunti e contrappassi.
    Sono riuscito qd immedisimarmi praticamente in ogni personaggio.
    L anno prossino credo proprio che don inizierà a salire forte della nuova consapevolezza mostrata in quest anno.

     
  3. Sbremph scrive:

    Ho finalmente visto Mad Men.
    Nel giro di tre settimane ho visto le sei stagioni. Quattro anni fa la prima puntata di questa serie di cui alcuni amici parlavano benissimo non mi aveva colpito più di tanto, per cui mi dedicai a Lost, altra grande serie di cui non avevo seguito il racconto.

    Innanzitutto, devo ammettere che come sempre le vostre recensioni mi hanno permesso di vedere sfumature e dettagli che, altrimenti, nel rapido susseguirsi della visione di un fiato di tutte le puntate una dietro l’altra, mi sarei perso. Grazie, in particolare, a Xfaith. Come qualcun altro ha scritto in un commento a una tua recensione, tu sei brava, ma con Mad Men sei straordinaria.

    Detto questo, ho finalmente capito come mai tutti amano questa serie e, soprattutto, molte amiche. Questa è una storia di e su uomini e di donne che hanno successo se e solo se si comportano da uomini (unica eccezione è Joan, ma neanche troppo, dato che spesso accetta le regole che i maschi del suo universo hanno dettato, facendo buon (bellissimo) viso a cattivo gioco). Allo stesso tempo, l’introspezione straordinaria dei personaggi è talmente accurata e sofisticata che non ho paura di definirla femminea. Non ho avuto ancora tempo di leggere tutto quello che esiste sugli scrittori e sul creatore di questa serie, ma augoro loro lunga vita.

    Qui c’è tanta, anche troppa roba… storie che a raccontarle sono talmente noiose che non ci si crede che diventano avvincenti, l’esplorazione delicatissima dei personaggi nelle loro vicende individuali e l’analisi offerta dal racconto stesso delle loro personalità, dei loro demoni e delle loro evoluzioni. La ricostruzione di un decennio che fa venire una incredibile nostalgia di epoche mai vissute. La sorpresa davanti alla quantità di cose che si possono mettere in meno di 50 minuti in cui, a prima vista, non succede niente. Ma, soprattutto, per me, c’è un simbolismo è un’attenzione semplicemente terrificante ai dettagli e all’estetica che può far discutere di ogni puntata per almeno due mesi. Io sono senza parole. Ho appena visto l’ultima puntata della sesta stagione e non vedo l’ora che arrivi la settima (si sa qualcosa?). Nel frattempo penserò spesso a certe inquadrature o ai significati di scene di quattro secondi senza dialoghi. Terrificante, a volte, è tanta bellezza.

     
    • xfaith84 scrive:

      Grazie, grazie davvero per le tue parole! Mad Men è in grado di fornire un mondo così profondo e così ricco di spunti da rappresentare per chi scrive recensioni un’occasione davvero unica. A volte personalmente ci perdo quasi la testa, ma è davvero una bellissima esperienza.

      Quando dici “storie che a raccontarle sono talmente noiose che non ci si crede che diventano avvincenti” cogli esattamente il punto: se si consiglia Mad Men, la risposta alla domanda “di cosa parla?” è difficilissima, proprio perché la trama risulta riduttiva rispetto alla bellezza (sì, a volte terrificante, persino dolorosa) che ci si para davanti agli occhi.
      La settima e ultima stagione, come è già stato fatto da amc con Breaking Bad, sarà divisa in due parti che andranno in onda nel 2014 (pare in primavera) e il 2015. Non ci resta che aspettare! Ma sono sicura che il risultato non ci deluderà.
      Grazie ancora!

       

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