Scandal – Olivia Pope e i Gladiators in Suits

Scandal - Olivia Pope e i Gladiators in SuitsDopo essersi fatta conoscere al grande pubblico come creatrice e autrice di Grey’s Anatomy e dello spin off Private Practice (di Off The Map fu solo produttrice esecutiva), Shonda Rhimes ha deciso di sfatare il mito del “non c’è due senza tre” arrivando a creare un prodotto di successo che nulla ha a che spartire con le sue due precedenti fatiche.

 

Non è solo l’ambientazione a cambiare – via dagli ospedali, dagli ascensori maledetti che fanno accoppiare gente improbabile, dalle sfighe catastrofiche – ma l’intera struttura della nuova serie.
Scandal nasce nel 2011 come procedurale che si insinua tra le pieghe del legal e del political drama e lo fa con una stagione brevissima (7 episodi) che si configura sin da subito come godibilissimo intrattenimento televisivo senza troppe pretese: Olivia Pope, ex direttrice delle comunicazioni per la Casa Bianca, per motivi non meglio precisati ha deciso di abbandonare il suo lavoro e di fondare la Pope & Associates, una società che si occupa di crisis management – nome molto cool che sta a significate “unità di crisi a cui l’elite di Washington si rivolge quando ha bisogno di uscire pulita da vicende brutte-brutte-brutte”.
Le cose cambiano di molto durante la seconda stagione, ma ne parleremo più avanti: ciò che conta e che Shonda decide di creare una storia di tutt’altro genere rispetto ai suoi soliti canoni e per di più basandosi su una storia vera.

Chi è davvero Olivia Pope?

Scandal - Olivia Pope e i Gladiators in SuitsEra il 2009 quando Shonda Rhimes si recò alla NBC per un appuntamento con la vice-presidente delle comunicazioni Judy Smith: un incontro che, secondo le cronache, doveva durare mezz’ora e che invece andò avanti per ben 3 ore. Le due, che inspiegabilmente non avevano passato il tempo a parlare dei capelli di Patrick Dempsey, si erano attardate a discutere così tanto proprio della vita della signora Smith, la quale, prima di lavorare come responsabile di “news, sport and entertainment”, era stata niente di meno che la vicecapo ufficio stampa del Presidente Bush Senior, posizione in seguito abbandonata per fondare – pensate un po’ – la Smith & Company, società di gestione di situazioni di crisi (giusto per intenderci, la Smith fu l’avvocato di Monica Lewinski ai tempi di Bill Clinton e del suo comicissimo “I did not have sexual relations with that woman”).
L’idea che una serie del genere – che fa del dettaglio politico una delle sue migliori caratteristiche – sia basata sulla storia vera di una persona in carne ed ossa, e che questa donna sia co-executive producer e consulente tecnica della serie, dà al prodotto stesso una faccia nuova rispetto ai precedenti prodotti della Rhimes; certo, il marchio di fabbrica ogni tanto si riconosce, e poi non c’è trama politica che non trascini con sé una romantica storia d’amore, ma quello che troviamo con questa serie è qualcosa di ancora diverso.

Gladiators in suits.

Scandal inizia con l’introduzione in agenzia di Quinn Perkins, giovane volto della giurisprudenza, che viene contatta proprio da Olivia Pope per unirsi al suo gruppo di fixer: “to fix” – sistemare, aggiustare – dà esattamente l’idea di quello che queste persone fanno di mestiere. La scusa della nuova leva è chiaramente utile a noi spettatori per farci conoscere questo nuovo e elettrizzante mondo, che sulle prime battute lascia spiazzati sia per la complessità dei casi, sia per le scelte registiche con cui questi vengono messi in scena: dialoghi serratissimi, riprese rapide – soprattutto durante le indagini –, montaggi che aumentano ancora di più la sensazione del tempo che passa, e che ovviamente non è mai abbastanza.

Scandal - Olivia Pope e i Gladiators in SuitsTutti coloro che lavorano con Olivia le devono in qualche modo la vita: per molti di loro si capirà solo più avanti fino a che livello, ma ciò che conta è che tutti – nessuno escluso – hanno nei confronti della loro capa-mentore una devozione totale, che anche noi riusciamo a cogliere in pochissime puntate. Olivia è una persona che non sempre ha fatto o farà le scelte giuste, ma che ha in sé un concetto di giusto e sbagliato ben preciso; la linea di demarcazione è netta, e se lei la oltrepassa lo fa in modo pienamente consapevole, accettandone le conseguenze anche quando queste possono essere pesanti come macigni.
In questo, i suoi dipendenti la seguono a ruota, proclamandosi insieme a lei gladiator in a suit, gladiatori in giacca e cravatta: perché non importa se la tua è una vera arena, una stazione di polizia o un tribunale, dovrai sempre lottare con le unghie e con i denti contro ciò che ti si parerà davanti.

The White House.

Scandal - Olivia Pope e i Gladiators in SuitsI legami con la Casa Bianca non sono facili da raccontare se si vogliono evitare spoiler di qualunque tipo: basti sapere che Olivia conosce da molto tempo sia il presidente Grant (repubblicano, ma di vedute così ampie che a volte sembra un democratico travestito), sia la moglie Mellie, sia il capo di gabinetto Cyrus. I casi che coinvolgeranno la presidenza saranno più prevedibili in prima stagione e molto, molto più complicati durante la seconda; è infatti ormai noto a chiunque guardi la serie che “Scandal – prima stagione” c’entri poco o nulla con la seconda annata e la differenza è presto detta.
Se infatti i primi sette episodi si basano su casi generici e su un filo conduttore – ovviamente legato al Presidente, e con Judy Smith a supervisionare non è difficile capire di che tipo – a fare da collante per tutte le puntate, è solo con la seconda che si abbandonano i toni drama classici per approdare a quelli, ben più interessanti, del thriller politico. In questa seconda annata (22 episodi) si passa attraverso cospirazioni ai più alti livelli del governo, omicidi, torture, segreti di Stato-che-più-segreti-non-si-può, e gli ascolti hanno premiato questa svolta: non solo è diventato uno dei drama di punta di casa ABC, ma per diverse settimane è stato lo show più visto nella sua fascia oraria, arrivando con il season finale 2013 a totalizzare oltre 9 milioni di spettatori e battendo tutta una serie di record per i quali i nerd dei rating vanno in brodo di giuggiole.

Scandal - Olivia Pope e i Gladiators in SuitsIl merito è chiaramente della sceneggiatura, che non si tira indietro davanti a tematiche scomode come ad esempio la tortura – vedere una serie generalista che mette l’avviso pre-puntata per scene ed immagini crude fa sempre effetto –, ma è innegabile che il cast abbia fatto la sua parte: la protagonista assoluta è la bravissima Kerry Washington, capace di stendere qualunque avvocato o forza dell’ordine con una dialettica incredibile e soprattutto con dei tailleur giacca-pantalone che come li porta lei, nessuno mai. Abbiamo nella prima stagione anche Henry Ian Cusick (il sempre caro Desmond di Lost) e in generale un cast che regge benissimo sulle proprie spalle il ritmo della narrazione.

Scandal colpisce proprio perché ad una serie del genere, sulla carta, non si darebbero due lire: anzi, si possono avere dei dubbi persino con la prima stagione, che risulta godibilissima (la classica serie da birra e pop corn sul divano) ma non molto di più. Se la iniziate, abbiate pazienza: la seconda stagione si rivelerà una sequela di puntate al cardiopalma, e alla fine vi ritroverete anche voi a voler essere a gladiator in a suit.

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

3 Risposte

  1. September scrive:

    Tra una serie e l’altra una puntata di bb e di fringe di soa e justified tra zombie e filantropi creatori di macchine super intelligenti ho trovato il tempo di rrilassami con questa serie e devo dire che e stata molto godibile soprattutto on una srconda stagione da vero thriller politico.

    Voto7 e per una serir di shonda rhymes e un vero miracolo
    Piacevole sororesa

    Peccato per la partenza di cusick

     
  2. FrancescoMaria scrive:

    Peccato che dalla terza stagione è diventata una soap opera! :(

     

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