The Killing – 3×03 Seventeen

The Killing – 3x03 SeventeenBlack windows of paint

I scratched with my nails

I see others just like me

Why do they not try to escape?”

(Paper Cuts – Nirvana)

Così cantavano i Nirvana nel 1989 in uno dei pezzi più belli del loro album d’esordio. Da quel momento gli anni Novanta non furono più gli stessi, ma soprattutto Seattle assunse un’identità di cui è ancora pregna. Già consacrata nella storia della musica per aver dato i natali a Jimi Hendrix, la capitale dello stato di Washington sembra emanare ancora tutta la disperazione e il disagio giovanile cantato da Cobain, e questi primi episodi di The Killing si pongono come referente perfetto di quel messaggio, quasi come se in alcuni spaccati di vita ci fosse una traslazione da una forma artistica all’altra. Una delle differenze più nette tra questa stagione e le due precedenti sta nella capacità di creare un mondo molto più compatto, dove le facce del prisma narrativo si completano ma non si escludono e dove, narrativamente, la continuità del racconto si impone più che in passato. Non a caso questo episodio comincia in medias res, proprio dove era terminata la premiere della settimana scorsa, sui cadaveri delle diciassette ragazze.

The Killing – 3x03 SeventeenNon c’è bisogno di essere fan sfegatati di The Wire per ricordare l’immagine del divano arancione in mezzo alla strada tra le case popolari di Baltimora; un’idea prima di tutto visiva che per molti è arrivata addirittura a essere la sintesi visiva dell’intera serie, oltre che la location di riferimento della prima parte dello show. Quasi la stessa funzione sembra iniziare a ricoprire il marciapiede sul quale sostano e lavorano le adolescenti al centro di questa terza stagione di The Killing, assurgendo così a luogo geografico e antropologico dalla forte portata simbolica, spazio sociale dal quale si diramano le maglie di un racconto policentrico e sfaccettato. Proprio su questi binari si colloca il parallelo con The Wire, serie con cui la terza stagione di The Killing condivide la capacità di creare prima di tutto un universo narrativo complesso e organico. In questo mondo non è possibile individuare il corso d’acqua principale, bensì prevale l’accumularsi di affluenti, di identità e di storie che, nel loro sovrapporsi incessantemente, generano un microcosmo magmatico e per certi versi indecifrabile. Figure come la ragazzina trovata morta nella premiere, Kellie e la sua scomparsa, Goldie, il tassista che abusa delle adolescenti, Twitch e il suo sogno, il nuovo partner di Holder, Skinner e il suo passato, Lyric e la sua sospetta ingenuità, la madre di Kelly, Ray Seward e la sua presunta colpevolezza, i traumi di Bullet, quelli ancor più profondi di Adrian, il secondino di Seward e, naturalmente, i due protagonisti, sono le pedine di uno scacchiere estremamente più complesso, le cui evoluzioni sono oggi imprevedibili e accattivanti. Se le scorse due stagioni ci presentavano un quadro centrifugo dove dalla scena del crimine si arrivava a tutto ciò che a questa era collegato, in questo caso il tutto appare avere un movimento centripeto, dove l‘ecosistema organico viene prima di tutto e il serial killer è solo la naturale conseguenza.

The Killing – 3x03 SeventeenAll’interno di questa complessa rete di personaggi e dei loro rapporti di forza si inserisce la speciale relazione tra Holder e Bullet, già a questo momento della serie molto più che un rapporto in fase embrionale, ma senza dubbio dalle potenzialità ancora inespresse. A prima vista il loro legame potrebbe apparire perfettamente aderente a uno degli stereotipi narrativi più consueti dei crime drama, ovvero quello per cui il detective stringe i contatti con un personaggio vicino alle vicende su cui sta indagando, indipendentemente che questi faccia da informatore o semplicemente da vettore per la risoluzione del caso. Holder e Bullet però sembrano avere molto di più da dire perché hanno molto di più in comune: entrambi personaggi borderline, personalità molto forti ma dalle fragilità profonde e radicate nel tempo (con le debite proporzioni), due drop out capaci di farsi strada nei rispettivi mondi con la forza della ribellione e del talento. A tutto ciò si aggiungono due fondamentali fattori che amplificano ancor di più la potenza del loro rapporto: la capacità di ‘entrare in contatto’ con le persone, che Holder ha imparato da Linden; l’alchimia perfetta tra Joel Kinnaman e Bex Taylor-Klaus.

The Killing – 3x03 SeventeenIl nuovo modello narrativo di questa terza stagione passa anche per una location ricontestualizzata e tutta da scoprire: sono lontani i grattacieli del centro di Seattle, niente più Space Needle, prima presente in quasi ogni inquadratura di transizione; l’attenzione è posta sui contorni, della città così come della società, lì dove vengono messi da parte gli scarti, che siano questi sociali (adolescenti costrette a prostituirsi) o edilizi (strutture urbanistiche fatiscenti). Non si farebbe però onore a questo nuovo modello narrativo se si dimenticasse completamente il perno della serie, Sarah Linden. L’eccellente trovata narrativa di quest’anno sta nel riportare alla luce tutta la precarietà emotiva del personaggio senza che questa appaia posticcia o riscaldata. L’annoso conflitto tra pubblico e privato insito nel suo personaggio è questa volta ancora più denso grazie alla presenza di Skinner, capo della polizia con il quale pare avere avuto una relazione in passato. Appunto, il passato. Proprio nel movimento di vai e viene tra il passato e il presente risiede l’idea forte della caratterizzazione del personaggio di Linden: il caso Seward, che l’ha profondamente traumatizzata e portata a vivere la sua professione come un gioco al massacro sadomasochista, è profondamente intrecciato con il caso di questa stagione, tanto da porre la vicenda di Rosie Larsen sotto una nuova luce. La sensazione è che il personaggio di Linden possa essere capito fino in fondo solo ora, come se le due annate del caso Larsen fossero servite soprattutto a farci conoscere chi è veramente Sarah, e che solo ora si possa iniziare a fare sul serio, andando in profondità nel suo trauma.

Un terzo episodio che conferma tutte le potenzialità positive emerse nella premiere, avanzando a lunghe falcate verso la scoperta dell’intricata matassa che domina questa stagione.

Voto: 8,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

1 Risposta

  1. xfaith84 scrive:

    è proprio vero, stanno creando un mondo fatto di persone difficili da raggiungere, eppure con le quali è facilissimo sentirsi in empatia. Linden per certi versi sembra un nuovo personaggio, forse quasi più insicura da un punto di vista emotivo (penso ai suoi scambi con Skinner) ma in modo quasi adolescenziale.. non saprei dire bene, ci vuole qualche puntata in più, ma sembra quasi esserci stato un ribaltamento tra Holder e Linden, esattamente come quasi ribaltati sono ora i loro ruoli nelle indagini (basti pensare alla ricerca di Bullet).
    In ogni caso, un ottimo inizio.

     

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