The Sopranos – La famiglia che ha cambiato la storia della Tv

The Sopranos - La famiglia che ha cambiato la storia della TvLa morte di James Gandolfini ha lasciato a bocca aperta un’intera, vastissima comunità di amanti del cinema e della televisione.
Un lutto del genere colpisce duramente quelli che, come chi scrive, sono cresciuti con The Sopranos e successivamente l’hanno studiata. Consigliarla è il modo migliore per renderle omaggio.

Nonostante sia una delle serie televisive più analizzate di sempre (forse seconda solo a Buffy), le ultime generazioni di spettatori televisivi la conoscono ancora troppo poco. Tuttavia, James Gandolfini era e rimarrà per tutti soprattutto (se non solo) Tony Soprano, anche per quelli che della serie non hanno mai visto neanche un intero episodio. La sua corporatura, il suo sguardo, il suo accento italoamericano, ancora lievemente partenopeo – in diverse interviste racconta che da bambino a casa si parlava solo italiano e spesso in dialetto napoletano – hanno reso indelebile nella memoria collettiva un personaggio bigger than life, unico, straripante.

The Sopranos - La famiglia che ha cambiato la storia della TvLa potenza iconica di Gandolfini ha consentito anche ai non appassionati di gangster movie di vedere The Sopranos, di avvicinarvisi e non lasciarla più fino alla fine. Perché la serie è molto di più di un film gangster esteso, bensì la vera e propria creazione di un mondo, di un universo ammobiliato autosufficiente all’interno del quale ogni singolo dettaglio assurge al rango di culto, dalla piscina in giardino agli ziti al forno di Carmela, dalla vestaglia di Tony alle imprecazioni della madre, dalla voce rauca della psicanalista Jennifer Melfi a Steven Van Zandt (che in realtà si chiama Steven Lento, originario di Lamezia), la cui fama per il personaggio di Silvio Dante ha superato quella da chitarrista di Bruce Springsteen. Un affresco storico e sociologico che affianca al realismo documentale (gli attori sono quasi tutti italoamericani) una dimensione idealizzante in grado di generare una vera mitologia.

Con la morte di James Gandolfini si può guardare ancora una volta tutto retrospettivamente e avere chiaro che senza The Sopranos la televisione non sarebbe stata la stessa. Le cosiddette serie serializzate hanno trovato nel lavoro creato da David Chase la loro cassa di risonanza, così come un certo tipo di racconto che non ha nulla da invidiare a quello cinematografico, per i contenuti trattati così come per il linguaggio utilizzato per metterli in scena, ha portato gli studiosi a parlare dalla fine degli anni Novanta di “quality tv” e di “modello HBO”.

The Sopranos - La famiglia che ha cambiato la storia della TvNell’ambito della quality television e in particolare di quella prodotta sotto il marchio dell’HBO, è fuor di dubbio che The Sopranos giochi un ruolo di primaria importanza. Che sia per il tasso di bad words utilizzate, che sia per la mostrazione quasi rituale e senza compromessi dell’erotismo, oppure, osservando lo show da un altro punto di vista, per la complessità narrativa, per il racconto multistrand, per l’approfondimento capillare effettuato su ogni singolo personaggio o per le originali soluzioni visive utilizzate, la serie creata da David Chase non può non essere presa in esame quando ci si confronta con la produzione televisiva a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila.

Tra le peculiarità che immediatamente saltano all’occhio, c’è senza dubbio la gestione degli archi drammatici dei singoli personaggi all’interno di una narrazione complessiva che bilancia perfettamente il dipanarsi delle loro rispettive storie e i reciproci incroci narrativi. Di particolare interesse è come personaggi apparentemente secondari possano svolgere il ruolo di agenti narrativi indiretti nei confronti di personaggi di maggior rilievo, ma contemporaneamente portare avanti percorsi propri che puntualmente trovano l’occasione di manifestarsi in tutta la loro compiutezza in un secondo momento.

The Sopranos - La famiglia che ha cambiato la storia della TvLa sintassi narrativa in questa serie va di pari passo, in quanto a complessità, con l’audacia e la sfrontatezza linguistica utilizzata: l’ambientazione contemporanea della serie la rende ancora più realistica rispetto ai gangster movie del passato, che pure rappresentano un referente fondamentale, se non addirittura il principale. Sono queste caratteristiche che spingono gli studiosi di televisione a parlare del quality drama come genere a se stante, ovvero come formula che non ha nella qualità intesa come giudizio di valore, come apprezzamento critico la sua costante, ma che possiede delle ricorrenze produttive, estetiche e narrative riscontrabili in diverse serie tv statunitensi dagli anni Novanta in poi e che vede in The Sopranos una delle sue manifestazioni più compiute.

The Sopranos - La famiglia che ha cambiato la storia della TvLe qualità della serie non hanno smesso di mostrarsi al pubblico anche dopo la sua conclusione: i suoi lasciti infatti proseguono fino ai giorni nostri, grazie a due personalità intimamente legate a The Sopranos che oggi giocano un ruolo da protagonisti nel panorama televisivo statunitense. Sia Matthew Weiner, sia Terrence Winter sono cresciuti all’interno della grande famiglia dei Soprano, prima come assistenti alle sceneggiature, poi come sceneggiatori principali e infine, nelle ultime due stagioni, come executive producers prendendo in mano lo show. I due pupilli di David Chase hanno poi fatto il grande salto, creando le loro prime serie originali, dando vita rispettivamente a Mad Men e Boardwalk Empire, dimostrando, ancora una volta, quanto fosse ricco il parco autori di The Sopranos.

Per ricordare James Gandolfini non c’è niente di meglio che vedere o rivedere interamente la serie, senza dubbio uno dei capolavori della contemporaneità.

Voto: 10

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

8 Risposte

  1. 88 scrive:

    recensione da brividi.. il 10 finale poi l’apoteosi

     
  2. September scrive:

    Serie perfetta x e grazie ad un persojaggio eterno interpretato da un vero gigante

     
  3. September scrive:

    Recensione da brividi concordo.

     
  4. Tuco scrive:

    Recensione di ottima qualità, leggerla è stato una grande esperienza.
    Lancio l’idea, forse il sogno, di una serie di recensioni, non per episodio, ma almeno per ogni stagione di questa incredibile serie.

     
  5. September scrive:

    Appoggio in pieno la proposta di tuco.
    Un sito di ottima qualità come seriangolo merita di annoverare fra le proprie recensioni la serie di ottima qualità per eccellenza.
    Grande James grandissimo
    stasera rivedendo su rai 4 una puntata dei soprano ò’effetto è stato strano.

     
  6. fafner scrive:

    Un po’ tutti si sono dati all’eulogia in morte di Gandolfini. Io l’ho sempre trovato un onesto caratterista, al posto giusto in The Sopranos.

    La serie è di grande qualità. Ma si dimentica sempre una certa discontinuità, le molte cose lasciate sempre in sospeso, e scelte narrative molto più consolatorie di quanto alla critica piaccia vedere. Signori, nel ’97 è iniziata Oz: quella è stata una rivoluzione, tanto che non ha trovato imitatori.

     
  7. September scrive:

    Non ho vosto oz purtroppo quindi non saprei fare confronti.
    è innegabile che soprano e the wire stanno alle serie drama come lost sta allo sy fy e come il padrino sta ai hangstar movie.
    gandolfini poi credo che insieme a bryan cranston sia l attorone seriale x eccellenza.
    morire a quell età fara di lui goustamente una leggenda proprio come se domani dovesse morire messi nel calcio de niro nel cinema o chris martin nella musica

     
  8. Sbremph scrive:

    Ciao a tutti,

    Io sto finalmente recuperando questa serie, dopo anni di faccie sorprese alla scoperta che io, amante di serie televisive, non avessi mai visto The Sopranos.

    Sono a metà della quarta stagione e devo ammettere che (probabilmente complice l’effetto maratona, che non aiuta mai il pieno apprezzamento della qualità della serie) mi aspettavo molto di più.

    Scrivo per avere il parere degli altri frequentatori di questo spazio così ben curato e per farmi aiutare dai recensori a capire perché non vedo il capolavoro di cui tutti parlano. Si tratta forse di una questione di contesto temporale? Nel 1999 non c’era nulla di simile? Eppure E.R. è partita nel ’94 e, francamente, mi ha preso molto di più e l’ho trovata molto più attenta alla continuità, alla crescita dei personaggi, alla coerenza tra le stagioni.

    In particolare, sono rimasto più volte sorpreso da certe scelte narrative per cui non trovo assolutamente che i personaggi “imparino” dalle esperienze vissute. Anche peggio, certi personaggi cambiano completamente atteggiamento, morale, emozioni verso altri personaggi, in modo assolutamente funzionale agli archi conclusivi in ogni stagione.

    Forse, semplicemente, le aspettative erano state pompate così tanto da aspettarmi un capolavoro privo di difetti, impossibilitato a superare l’esame della realtà. O forse mi mancano le nozioni per guardare questa serie con le lenti giuste. Mi aiutate? Ho due stagioni e mezzo per scoprire il capolavoro di cui tutti parlano.

     

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