True Blood – 6×02 The Sun

True Blood - 6x02 The SunPartiamo da un assunto: a Bon Temps non si è mai in troppi. Dopo cinque stagioni, un nuovo showrunner e litri e litri di “sangue” spesi, la regola rimane sempre la stessa. E se siamo ancora qui, nel bene o nel male, è perché lo abbiamo da tempo accettato.

Quasi compiuta la lunga notte della quinta stagione nel precedente episodio, True Blood pare prendere il via con The Sun, ma senza alcuno scatto alla partenza. Infatti è palese il pieno carattere preparatorio di una puntata con pochi sviluppi concreti e molti (moltissimi) elementi nuovi.

“I’m your fuc*ing faerie grandfather.”

True Blood - 6x02 The Sun

Avevamo lasciato Jason, alla fine dello scorso episodio, accanto al presunto Warlow, su un’auto ad incontrollata velocità. Bene: prima che il sole sorga, scopriamo che a dare un “passaggio” a Jason non è stato l’oldest vampire still walking Warlow ma Naill Stackhouse – ultimo sopravvissuto della vera stirpe delle Fate, arrivato giusto in tempo per testare il livello di affidabilità del nipote. Il personaggio, interpretato da Rutger Hauer (e che basti questo a qualificarlo), si aggiunge quindi al cast e sembra rinforzare la storyline-Stackhouse, che quest’anno promette di essere al centro dell’azione.

Ma non bisogna dimenticarsi di un altro assunto fondamentale della serie: dove c’è Sookie deve necessariamente esserci testosterone; e se Eric, Bill e Alcide sono momentaneamente non disponibili, ecco che la provvidenza procura un nuovo bellimbusto pronto a far girare la testa alla protagonista. Ben Flynn è una fata come Sookie, anzi una mezza fata nomade per l’esattezza, e oltre a presentarsi come potenziale nuovo amore di Sookie, il loro incontro non aggiunge granché ai già risaputi dubbi della ragazza riguardo la sua vita segnata dalla presenza dei suoi poteri e quindi dei vampiri – I’m sick of being different. Ma c’è qualcosa di troppo banale, persino per True Blood, nella modalità stessa con cui viene introdotto Ben e che non può non destare almeno un minimo di sospetto circa una eventuale vera identità/vere intenzioni del nuovo arrivato.

“If the humans want war, we’ll give them war.”

True Blood - 6x02 The SunSul fronte vampiri non potrebbe andare peggio. La nuova coalizione Eric-Nora-Pam-Tara, in un deserto Fangtasia, fatica a fare fronte comune, soprattutto dopo aver assistito alla trasformazione di Bill in Billith (grazie Pam) e alle chiare dichiarazioni di guerra da parte degli umani, forti di nuove potentissime armi. I nuovi proiettili d’argento a raggi ultravioletti, che non riescono comunque ad uccidere Tara, e le nuove lenti anti-abbaglio colgono i quattro totalmente impreparati e ciò li divide ancora di più. Eric decide così di andare, solo e senza un piano preventivo, dall’altro (oltre Warlow) antagonista della stagione: il senatore Truman Burrell. E nei panni, troppo piccoli, di un attivista delle Politiche Ittiche e Forestali – about the whooping crane –, Eric tenta la sua fallimentare mossa per mettere fuorigioco il senatore. Ancora al Fangtasia, Nora invece cerca delle risposte su Billith nel Book of the Vampyr. Il tema della lotta uomini contro vampiri, che si trovano anche a dover fronteggiare le loro spaccature interne, si profila azzeccato soprattutto pensando che la serie si trova alla sua sesta stagione: affrontare un tema che ha il sapore dell’origine, dell’ancestrale, reca anche il vantaggio di poter proporre una narrazione non finalizzata alla sola stagione in sé.

“I can feel all of them, all of their pain. All of the vampires.”

True Blood - 6x02 The SunSe l’impressione dello scorso episodio sul nuovo Billith era di una creatura se non malvagia, almeno non totalmente positiva, se ne chiariscono meglio i propri confini e potenzialità. Infatti Bill, che continua ad esistere accanto a Lilith, è chiamato a colloquio dal vampiro stesso in un no place all’interno di se stesso: un non-luogo immerso nella natura e nella luce solare. Lilith, (credo) per la prima volta vestita, parla come un oracolo e, in poche frasi ad effetto, ci informa che Bill non è un dio – there is no god but God – così come non lo è lei, ma che è diventato una sorta di reincarnazione del messia, un salvatore del mondo dei vampiri, dopo aver bevuto il suo sangue. Il tema del potere si rovescia quindi nella sua diretta conseguenza: l’enorme responsabilità che deriva da un enorme potere, sancita perfettamente dalla simpatia che Bill ha acquisito con il dolore di tutti i vampiri. Il sincretismo cristiano/pagano, immerso nel grande mare del trash e dello splatter cui la serie ci ha abituato, è così a metà strada tra il blasfemo e il geniale che non ci si può esimere da fare un plauso preventivo a Brian Bruckner. Il lato “pagano” dell’operazione ha il suo corrispettivo simbolico nella preveggenza di Bill – I can see the future – che va a chiudere la puntata: in un’asettica stanza vediamo tutti i protagonisti vampiri riuniti e lasciati ad arrostire al sole.

True Blood - 6x02 The SunIl concetto di sole, luce, che dà appunto il nome all’episodio, ricorre infatti in più momenti: in chiusura, appunto, nella solita accezione distruttiva; per Sookie si delinea invece come doppia arma di salvezza perché, con il suo luminoso potere – it’s more powerful than the sun -, potrà sì annientare il nuovo arrivato Warlow, ma cessare anche di essere fata. Collegando però le parole che Nora prende dal Vangelo di Lilith – and so it was that the people let Lilith to the sun and so it shall be again – e l’incontro di Bill con Lilith in pieno giorno, il sole sembra diventare il fine stesso del compito assegnato al nuovo messia.

Dove la serie continua a peccare e che conferma la regola in incipit, è il numero di sottotrame e personaggi che gravitano intorno ai nuclei principali, a partire dal filone mutaforma vs lupi mannari impantanato nel litigio a mo’ di guerra civile su chi deve crescere Emma. Come se non bastasse, arrivano anche i rinforzi: pseudo attivisti della nuova Vampire Unity Society – chissà perché, ma l’arrivo di altri “buoni” sa sempre di evitabile.

Insomma: The Sun è un buon secondo episodio, in pieno stile True Blood, fin troppo zelante nel suo compito di introduzione certo, ma anche questo rientra nel pieno stile della serie.

Voto episodio: 6,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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