Orange Is The New Black – 1×01 I Wasn’t Ready

Orange Is The New Black – 1x01 I Wasn't ReadyNetflix, Netflix e ancora Netflix. Non c’è storia, la cosa più importante della stagione televisiva statunitense è l’avvento delle original series targate Netflix. Dopo il terremoto provocato con House of Cards, il discreto successo dell’adolescenziale Helmock Grove e il nostalgico quanto efficace ritorno di Arrested Development, anche l’estate televisiva sarà segnata da un nuovo prodotto originale della rete.

Il successo dei primi tre lavori homemade ha sicuramente dato fiducia ai massimi dirigenti di Netflix che, dopo un’orgia di complimenti e aspettative, si sono trovati di fronte al rischio di non riuscire a rientrare economicamente a seguito dei troppi investimenti effettuati per produrre così tante serie televisive. Arrested Development è piaciuto praticamente a tutti ed è riuscito a delineare la rete non solo come un emulo delle cable television, ma anche come quel player del mercato televisivo in grado di resuscitare serie molto amate dal grande pubblico e troppo prematuramente cancellate. Lo stesso trattamento è stato infatti riservato a The Killing, cancellata dalla AMC e riportata in vita grazie a un accordo tra la stessa emittente madre e Netflix.

Orange Is The New Black – 1x01 I Wasn't ReadyOrange Is The New Black è tra i prodotti più attesi dell’anno anche perché fondamentale alla definizione dell’identità della sua emittente. In prima istanza abbiamo un racconto televisivo basato su un adattamento e segnatamente su un testo letterario autobiografico. Piper Kerman è l’autrice del libro in cui racconta la propria esperienza carceraria, la cui protagonista nel passaggio in televisione cambia il cognome in Chapman. Piper è una bionda e dolce ragazza in attesa di sposarsi col suo amato (Jason Biggs) quando improvvisamente scopre di dover passare 14 mesi in carcere per un reato commesso una decina d’anni prima. Questa, senza troppi spoiler, la premessa narrativa iniziale, dalla quale il racconto parte e va avanti non discostandosi particolarmente, ma anzi tornando ripetutamente sui propri personaggi, alla ricerca del loro passato e delle loro identità. Tale approfondimento crea un forte contrasto con la sensazione di debutto provata dalla protagonista all’entrata nel carcere, nonché dallo spettatore la cui focalizzazione è spesso allineata a quella di Piper.

Orange Is The New Black – 1x01 I Wasn't ReadyIl trailer della serie è stato senza dubbio motivo di curiosità, aspettative, fraintendimenti e chi più ne ha più ne metta. Se gli appassionati di serie tv sono rimasti sorpresi dopo il pilot è perché probabilmente si sono posti la domanda sbagliata: invece di “cosa sarà OITNB?” avrebbero dovuto chiedersi “cosa dovrebbe essere OITNB?”. Questo perché la serie è prima di tutto l’ennesima rampa di lancio per Netflix e al contempo l’opportunità per consolidare la sua pur giovane fama. Ciò che si sapeva era che OITNB sarebbe stato un one hour drama, ma dai contenuti promozionali sembrava molto di meno o molto di più. Di sicuro qualcosa di diverso e il punto è proprio questo. Cosa è oggi la qualità nella serialità televisiva? “Quality is to be different” risponderebbero gli addetti ai lavori e non si sbaglierebbero. Netflix – al pari di emittenti come HBO, FX e Showtime – ha bisogno di essere differente, di rompere le regole, sia per essere riconoscibile, sia per essere valutata con parametri che possano mettere in luce un’eccezionalità, qualsiasi essa sia. OITNB si presenta subito in maniera dirompente come un one hour dramedy, seguendo un modello narrativo e stilistico che non ha tanti precedenti nella tv contemporanea se non quello di Shameless, non a caso apprezzato per la sua originalità.

Orange Is The New Black – 1x01 I Wasn't ReadyNell’improvvisa tragedia di una donna dalla struttura fragile e dal viso gentile irrompe la commedia, con i suoi equivoci e i suoi paradossi, ma soprattutto con i suoi grimaldelli retorici, in grado di lavorare sugli stereotipi approfondendo i personaggi senza appesantire il racconto. La storia d’amore di Piper è al contempo anche una storia di separazione che, come quasi tutte le tappe di quest’episodio pilota, viene osservata da entrambi i punti di vista, realizzando un interessante contrasto di stili. Stesso discorso per il suo passato, responsabile della attuale condizione di prigionia: nulla viene dato per scontato, bensì ogni cosa viene scoperta pian piano, mostrandone al contempo il lato drammatico così come quello comico. Della commedia OITNB possiede anche quella particolare consapevolezza che le permette di essere sufficientemente autoriflessiva, quanto basta per non far perdere di vista gli obiettivi imposti dal dramma. In questo senso abbondano le citazioni dei prodotti di cultura di massa così come delle serie tv di riferimento, prima tra tutti Oz. Dal paragone con la serie ideata da Tom Fontana, OITNB non può certamente prescindere e di conseguenza opta per la referenzialità più smaccata, cercando il più possibile di strizzare l’occhio allo spettatore con un gioco di stereotipi sul genere carcerario, ma declinati al femminile, che si rivelano molto più di semplici e strumentali situazioni bidimensionali.

Un episodio pilota coinvolgente e divertente, che tiene lo spettatore perennemente legato alla storia e lo incoraggia a proseguire la visione della stagione.

Voto: 7,5

Note:

  • La serie è stata già rinnovata a busta chiusa per una seconda stagione, cosa che denota la fiducia che l’emittente ha in questo prodotto.

  • Per quanto riguarda noi, poiché la serie è già completamente disponibile come succede per ogni prodotto Netflix, così come è accaduto per House of Cards faremo una recensione dell’intera prima stagione, ma solo tra qualche settimana in modo da dare prima la possibilità agli spettatori più o meno voraci di vederla tutta.

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

2 Risposte

  1. xfaith84 scrive:

    appena visto il pilot e devo dire molto molto buono. La calma e la gentilezza riscontrate nel carcere sono già preludio dell’inversione di rotta sul finale, e il tutto è gestito molto bene, con un ottimo climax fino alla scena finale.
    Domanda, ma solo a me la protagonista ricorda incredibilmente Paola Cortellesi?!

     
  2. Attilio Palmieri scrive:

    Anche a me l’ha ricordata, in alcune espressioni è uguale.
    Ottimo pilot confermato anche dagli episodi successivi.
    A mio parere con The Bridge la serie dell’estate, non a caso già rinnovata per la seconda stagione.

     

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