Ray Donovan – 1×01 The Bag or The Bat

Ray Donovan - 1x01 The Bag or The BatTra i vari pilot proposti in questa estate spicca sicuramente l’ultimo prodotto di casa Showtime: Ray Donovan. Creato da Ann Biderman (autrice di Southland) e accolto da critiche molto positive, lo show racconta la storia di un “fixer” di Hollywood, impegnato nel lavoro come nel risolvere i propri problemi personali.

Il ruolo di Ray Donovan è stato affidato a Liev Schreiber, che interpreta un personaggio il cui lavoro consiste appunto in quello del “problem solver” delle celebrità di Hollywood. Possiamo infatti subito vederlo in azione, alle prese con un campione di basket che si ritrova una ragazza morta nel letto, o con un attore beccato in compagnia di un travestito; quello che ci viene presentato è un personaggio quasi infallibile nel proprio mestiere, un vero e proprio duro, che però deve fare fronte a numerosi problemi nella propria vita privata.

Ray Donovan - 1x01 The Bag or The BatMa quali sono questi problemi che Ray si porta dietro? Sicuramente quelli coniugali con la moglie Abby, a causa dalle pretese di lei e dei tradimenti di lui, e quelli con i loro figli, che però ci vengono presentati solo limitatamente. A questi si aggiungono due fratelli problematici, Terry, malato di Parkinson, e Bunchy, un alcolizzato che da piccolo ha subito abusi da parte di un prete. Ma l’evento centrale che muoverà tutti i fili della serie è quello che ci viene mostrato nei primi minuti del pilot: la scarcerazione del padre di Ray, Mickey (Jon Voight), cinque anni prima del previsto. Il protagonista si è trasferito da Boston a Los Angeles per tenere i suoi bambini a distanza di sicurezza dal nonno delinquente e manipolatore, ma Mickey è determinato a conoscere i nipoti e capiamo subito che non sarà facile farlo desistere.

Ray Donovan - 1x01 The Bag or The BatAd una prima visione di questa puntata, la sensazione che si ha è quello di guardare un prodotto forse un po’ troppo stereotipato. Abbiamo infatti un protagonista “forte”, che centralizza molto l’attenzione su di sé, eccezionale nel risolvere i problemi dei suoi assistiti – forse un po’ troppo – con problemi privati che sanno un po’ di già visto, come le tensioni con la moglie o i problemi padre/figlio. Dando però uno sguardo un po’ più in profondità, possiamo capire quali sono le potenzialità emerse in questi primi cinquanta minuti. Se Liev Schreiber è sembrato un po’ freddo nella recitazione, ma questo è dovuto più che altro al tipo di personaggio che interpreta, Jon Voight ha risposto con una grande interpretazione, sembrando capace di poter dare una marcia in più alla serie. L’universo hollywoodiano attorno al quale ruotano le vicende intrattiene molto bene il pubblico, e i personaggi secondari – tantissimi, anche se solamente abbozzati – potrebbero avere le caratteristiche giuste per interagire al meglio con i protagonisti. Tra di loro spiccano alcuni nomi molto noti, come Elliot Gould, che interpreta il mentore di Ray, Ezra Goodman, oppure James Woods, nelle vesti di Patrick Sullivan, un “cliente” poco soddisfatto, ma anche Peter Jacobson (House M.D), qui nel ruolo di Lee Drexler, socio in affari di Ray ed Ezra.


Ray Donovan - 1x01 The Bag or The BatQuello che è certo è che tutto ruoterà attorno al delicato rapporto Ray/Mickey.
Dovrebbe essere questo, almeno secondo gli autori, il vero punto di forza dello show: si tratta infatti di due personaggi molto ben caratterizzati e l’essere interpretati da attori di valore non può far che bene. Il figlio Ray, pur svolgendo un lavoro che lo porta spesso a sporcarsi le mani, ci viene presentato come la parte onesta della famiglia Donovan, colui che ha sempre provveduto ai problematici fratelli e che si fa carico di numerose responsabilità. Fu proprio lui infatti ad incastrare suo padre vent’anni prima pur di tenerlo lontano, e sarà proprio lui a doversene occupare di nuovo, per cercare di salvaguardare il delicato equilibrio famiglia/lavoro. Mickey invece altri non è che il classico delinquente senza scrupoli, abile manipolatore e padre disastroso: il chiaro segnale della sua pericolosità ci viene fornito nella scena successiva a quella della sua scarcerazione, dove regola i conti con il prete che abusò di Bunchy, freddandolo senza troppi indugi. Il suo ritorno sarà solamente dovuto al tentativo di redenzione, o qualche motivo più profondo avrà spinto il vecchio a cercare di recuperare i logori rapporti con il figlio?

Questo primo episodio ha messo subito tantissima carne al fuoco, cercando contemporaneamente di iniziare un percorso all’interno delle vite dei protagonisti che non sappiamo ancora dove ci porterà. Ray Donovan ha cominciato così la sua avventura, forte di alcune potenzialità ma purtroppo non esente da difetti. Solo il proseguire delle puntate e lo snocciolamento della trama daranno il responso sull’effettiva qualità della serie, che, se gestita saggiamente, possiede i presupposti per diventare un buon prodotto. Per il momento, si può solo concedere fiducia e sperare che non deluda le aspettative.

Voto: 7

Note:

– Il pilot di Ray Donovan è stato il miglior esordio di sempre per una serie tv su Showtime, che con i suoi 1,3 milioni supera persino la premiere di Homeland.

 

2 Risposte

  1. M.O.P. scrive:

    Mi è piaciuto molto questo pilot: una storia davvero intrigante, buone interpretazioni da parte degli attori ed una buona regia ad orchestrare tutto. Sicuramente una serie con un grande potenziale (per me è un 7.5, in attesa ovviamente dei prossimi episodi).

     
  2. Attilio Palmieri scrive:

    Cara Showtime, bellissime le inquadratura, belli i camera-car, L.A., musica figa, ma una domanda: cosa di preciso dovrebbe interessarmi di questa storia?
    Quasi nulla, tranne John Voight che, come sempre, buca lo schermo. L’attore protagonista ha una faccia alla quale non mi affezionerò mai, ma vedrò il secondo episodio perché il finale di questo mi ha incuriosito e spero gli distrugga tutta la famiglia.

     

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