The Fall – Detail, Detail… and Detail Again

The Fall - Detail, Detail... and Detail AgainDopo il successo del danese The Killing, il crime made in Europe ha iniziato a sfornare gioielli su gioielli, in grado di rinnovare un genere che si era forse arenato su schemi seriali troppo classici. Non fa eccezione The Fall, piccolo capolavoro inglese che rompe le regole e gioca a carte scoperte: già sappiamo tutto, non c’è mistero da risolvere, se non uno, quello più grande, il mistero esistenziale dell’interiorità umana.

A 20 anni esatti dal lancio negli USA di X-Files, Gillian Anderson rompe il digiuno dalla serialità televisiva e accetta di nuovo un ruolo da protagonista. Pur avendo rifiutato, come da lei dichiarato, ruoli in Downton Abbey e Game of Thrones, l’attrice non ha potuto dire di no a Stella Gibson. E a giudicare dal risultato, possiamo immaginare perché.

“Between the Idea and the Reality, Between the Motion and the Act, falls the Shadow.”

The Fall - Detail, Detail... and Detail AgainCosì scrive T.S. Eliot in “Gli Uomini Vuoti“. Del resto, The Fall, ancor prima di essere un crime, è innanzitutto la storia di una lenta discesa verso l’Ombra, verso un’oscurità che spaventa ma da cui siamo inevitabilmente anche attratti. La serie prende due figure archetipiche in netta opposizione, il detective e il killer, la Legge e il Crimine, per metterli in dialogo attraverso il montaggio (i due protagonisti non si incontrano mai), sviscerando maniacalmente, dettaglio per dettaglio, le loro esistenze e la loro quotidianità, alla ricerca di ciò che incredibilmente li accomuna: l’ossessione per il controllo e il potere, nonché il desiderio di andare oltre. Fin dall’inizio, che sia da dietro una porta o direttamente in sogggetiva, entriamo come voyeur nelle loro vite, talmente in profondità che l’osservazione finisce per diventare più forte del racconto stesso.

“No one knows what’s going on in someone else’s mind. Life would be intolerable if we did.”

The Fall - Detail, Detail... and Detail AgainThe Fall è una storia, appunto, di “uomini vuoti”, un racconto per certi versi anti-narrativo, la cui pecularità è l’accumulo incessante di dettagli, nonché la contradditorietà di elementi che si propongono più volte ma con differenti significati, senza concedere quindi mai punti di riferimento. Più che la solita storia di una caccia al serial killer, The Fall ci mostra come due figure che lo schermo ha imparato a imporci come antitetiche, annaspino in realtà allo stesso modo sulla superficie dell’acqua, tentando di nuotare, di dare ordine e ritmo al proprio corpo per non sprofondare nell’abisso, provando a gestire la propria psiche turbata dal richiamo dell’Ombra, la quale destabilizza proprio come il montaggio fa con lo spettatore, procedendo a strappi, sincopato, anomalo.

The Fall - Detail, Detail... and Detail AgainAttraverso la lenta messa a fuoco dell’esistenza di Stella Gibson e Paul Spector (un sorprendente Jamie Dornan, lontano dai panni del bel Cacciatore di Once Upon a Time), emerge il ritratto di una società che fatica a rimanere a galla, che per sopravvivere deve mostrare una faccia ben definita, poiché ciò che in realtà si nasconde dietro di essa è insopportabile. Del resto, base stessa della Civiltà, scriveva Freud, è proprio la repressione delle pulsioni più intime del nostro essere, la cui non soddisfazione ci condanna però ad un’inesorabile infelicità. Ecco perché quegli stessi istinti tentano comunque di riaffiorare a galla, non attraverso grandi eventi, bensì nei più minuscoli particolari (“The Devil, Ladies and Gentlemen, is in the Detail“). Il loro richiamo è troppo forte e, per colmare il vuoto dentro di noi, essi finiscono per assumere forme proibite: per Stella è il passare una notte di sesso con uno sconosciuto, per Paul è l’omicidio e il rituale che ne segue. Eros e Thanatos si incrociano senza soluzione, pulsione di vita e pulsione di morte, bisogno di amore e desiderio di distruzione.

Men and women express grief differently. Try not to make comparisons.”

The Fall - Detail, Detail... and Detail AgainSono pulsioni alle quali uomo e donna reagiscono in modo differente. Mentre Paul diventa simbolo del Maschio che può aggirarsi indisturbato nell’ombra (“He moves around on his own, in the darkness“), Stella, la Donna, è costretta a vivere sotto i riflettori, controllata, rimproverata per ogni suo minimo comportamento fuori dalla norma (“You have to show high levels of personal integrity, professional, etichal and moral standards, and some self-control“). Nelle rispettive solitudini, la misoginia di Paul sfila sullo schermo accanto alla latente androfobia di Stella, con entrambi impegnati a superare paure che si giocano sui territori neutri del sesso, un atto, come dice Sarah Kay, in sospeso tra “need” e “desire“. Stella tenta di porsi come “subject” in un modo che la vede come “object“, mentre Paul affronta il suo terrore trasformandolo in arte pornografica (attraverso foto e disegni), un modo per identificarsi con la propria fantasia, vivendola però con distacco e conservando il controllo su di essa.

“It’s about Power, and Control. And the Thrill.”

The Fall - Detail, Detail... and Detail AgainUno smalto rosso, biancheria intima, ciondoli, ciocche di capelli, manichini e fotografie, diventano tutti feticci per sublimare una fantasia che non si può possedere. Stella crede che Paul has things entirely under his control, ma presto scoprirà che non è così. Ciò che infatti muove un serial killer è la ricerca di un’euforia e di un’eccitazione che però non trova mai soddisfazione, destinata a svanire una volta risaliti in superficie, dove di essa rimangono solo delle tracce (preservativi usati, incubi notturni, immagini). Non c’è appagamento nel caos, ma solo perdizione e dipendenza.

The Fall - Detail, Detail... and Detail AgainNella sua lentezza quasi esasperata, The Fall evidenzia così la precarietà e la fragilità dell’esistenza, nonché l’impossibilità di mettere etichette (come Stella sottolinea, rimproverando la tendenza a distinguere le donne in “innocents“, “professionals“, “angels” o “whores“). E così, le mani di una madre che accarezzano un neonato si alternano alle mani che analizzano un corpo morto; le parole di un padre al riconoscimento del cadavere della figlia ritornano gentili fra le labbra di una madre che rassicura il figlio; un bambino muore, ma i suoi organi ne salveranno altri; un uomo infligge di notte il dolore e il giorno aiuta a razionalizzarlo. Sono alcune delle contraddizioni che il montaggio ci pone davanti, dandoci un quadro terrificante dell’esistenza e della sua impossibilità di essere definita, catalogata, compresa.

The Fall - Detail, Detail... and Detail AgainLa grandezza di The Fall non nasce dal mistero, dall’intreccio narrativo, dall’originalità dei personaggi: nasce invece dalla capacità di andare in profondità di quello che già conosciamo, rivelando che, invece, non conosciamo proprio niente. Ambientato in una città, Belfast, espressione di una civiltà in continuo sgretolamento, The Fall ci presenta “l’Ultimo Uomo” (come recita la citazione di Nietzche), talmente risucchiato dalle sue pulsioni, da continuare a vivere la sua normalità senza avere nemmeno più disprezzo per se stesso. E’ una Caduta inesorabile e senza fine dell’Uomo, e ciò che è peggio è che non esiste un fondo. Come conclude Eliot la sua poesia “Gli Uomini Vuoti”:

E’ così il modo in cui finisce il mondo. Non già con uno schianto, bensì con un lamento“.

Voto: 9

 

4 Risposte

  1. Michele Hume scrive:

    Visto il Pilot.
    Davvero notevole, non vedo l’ora di guardare le altre :)

     
  2. MarkMay scrive:

    Beh chi non inizia a guardare questo telefilm dopo aver letto questa recensione deve aver dei problemi… La inizierò quanto prima e complimentoni per la recensione, si vede che questa serie merita particolarmente 😉

     
  3. sara scrive:

    serie vista in poche ore, divorata letteralmente. la Anderson è perfetta all’inverosimile per questo ruolo (a tratti ho faticato per non identificarla in toto con Stella Gibson).

    e la recensione è altrettanto perfetta! ma su un punto non sono d’accordo: “Uno smalto rosso, biancheria intima, ciondoli, ciocche di capelli, manichini e fotografie, diventano tutti feticci per sublimare una fantasia che non si può possedere” – io credo sia esattamente l’opposto: se il marxismo e quel disastro del postmodernismo ci hanno insegnato qualcosa è che la mercificazione dell’uomo ha sostituito i principi di vita e morte. Non esiste più differenza perché abbiamo sostituito il desiderio con la possessione e questa ha necessariamente bisogno di un oggetto per compiersi, ha bisogno di avere un apporto fisico-tattile per avere luogo. L’attenzione millimetrica al dettaglio e all’accumulo del protagonista rinvia significativamente a questo disperato bisogno di ripassare ogni volta i propri oggetti perturbanti così da “creare la sua pornografia” personale. Lui possiede la fantasia che lo caratterizza attraverso gli oggetti che “ruba” ogni volta alle sue vittime.

    vabè, a parte questo attacco di teoria e critica, ancora complimenti per un’analisi davvero puntuale per un prodotto così bello e (come tutte le cose belle) complesso.

     
  4. Macz scrive:

    La prima stagione si può guardare con piacere anche se non è un capolavoro … la seconda stagione è una ciofeca un vero insulto all’inteligenza … cose ovvie che qualunque detective farebbe e che il protagonista non fa … cose che non stanno in piedi ….

     

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