The Killing – 3×08 Try

The Killing - 3x08 TrySin dall’inizio, anche da quella prima e criticata stagione che ha dato il via alla vicenda Rosie Larsen, The Killing ha sempre messo in chiaro il suo obiettivo principale: non l’indagine, che anzi ha spesso sofferto della “sindrome da cliffhanger esagerato e continuato”, ma l’analisi della psicologia e dell’emotività di personaggi capaci di entrare sotto la nostra pelle e di rimanerci a lungo. 

 

È così che una puntata come questa Try, che si gioca per tre quarti sulla questione del rapimento della Linden e sul confronto tra lei e il prete, non pesa affatto nel suo essere un momento di pausa nelle indagini: è anzi una sospensione quasi necessaria, che serve per guardare un po’ più da vicino questa vicenda così difficile, non tanto e non solo per gli omicidi delle ragazze, quanto per l’ambiente degradato in cui ha preso corpo. In quel mondo a parte che è la macchina di Sarah si analizzano innocenze e sensi di colpa, ingenuità perdute e speranze ormai morte e sepolte; si affrontano in definitiva la solitudine e la fiducia, temi portanti d questa ottava puntata.

I do what no one else wants to do. Deigns to do. And I end up with a target on my back for it.

The Killing - 3x08 TryCome ormai avevamo già capito, il pastore Mike non è il colpevole, ma questo non gli impedisce di mettersi nella giusta condizione per diventarlo. Cosa spinge quindi un innocente ad agire in questo modo?
Il motivo per cui i ragazzi di strada non riescono a fidarsi di nessuno, e per cui la gente tende a non fidarsi di loro, è quello che spinge il prete a comportarsi esattamente come una persona colpevole: non c’è via di scampo in un mondo fatto di pregiudizi e preconcetti, dove basta un’accusa infamante – la ragazza di Tempe – per mandare in rovina un’intera vita dedicata solo a quei ragazzi che, oltre a lui, non hanno nessun altro.

Se nell’omicidio Larsen i presunti colpevoli erano stati individuati in mezza Seattle e ogni puntata non faceva che smentire l’accusato di turno dell’episodio precedente, qui la stessa tecnica appare smorzata: si decide di dedicare più tempo ai motivi che stanno dietro l’azione di padre Mike, come a dire che l’importante non è che non sia lui il colpevole, ma che quello che si nasconde dentro di lui è un fardello di sensazioni comuni. Mentre Mike parla di tutti quei bambini cresciuti ai quali nessuno dedica più attenzione, sentiamo non solo la solitudine dei ragazzi ma anche la sua, quella di un uomo costretto a combattere da solo contro un sistema marcio in partenza; il senso di colpa che ne deriva, quello di chi vorrebbe fare di più ma non può, lo porta a compiere azioni avventate (come quella di portare Angie dal veterinario) e la totale mancanza di fiducia nelle istituzioni è ciò che lo ha portato lì, su quella macchina con una pistola contro Sarah.
The Killing - 3x08 TryLa nostra Linden non è da meno: la decisione iniziale di aprirsi a Mike, volta a guadagnarsi la sua fiducia come puntualmente notato dal prete, diventa vera e propria confessione. Dirà Sarah ad un fragilissimo Holder che stare in macchina e vedere solo gli occhi del prete è stato come identificarsi con le giovani vittime; ma non dimentichiamo che uno dei punti sollevati contro Mike proprio sulla visuale da specchietto retrovisore era l’effetto “confessionale”, e stupisce vedere come sia proprio Sarah a rivelare i suoi “peccati” in un momento così delicato. La solitudine di Mike diventa la sua, quella di una donna che per quanto si sforzi non è in grado di stare con una persona in modo normale; ma emerge anche il senso di colpa, quello derivato dal non saper dare a suo figlio più di quello che ha, e che nella sua mente è pochissimo; e infine troviamo la fiducia, quella che tanto le è mancata quando vagava tra una casa di affidamento e l’altra, ma sulla quale punta tutto quando si tratta di far capire a Holder dove siano diretti.

You got there. You found me.

The Killing - 3x08 TryIl legame tra Holder e Linden, rafforzato da una fiducia che forse ancora stupisce entrambi, è strettamente legato alla situazione tra Bullet e Lyric, rapporto opposto e speculare. Una sempre più fragile Sarah – interpretata da una Mireille Enos in questa occasione ancor più brava – trova il modo per stare in piedi proprio perché può appoggiarsi all’introverso eppure fedelissimo Stephen: un uomo che non esita a credere sulla parola a Bullet spostando tutte le indagini verso i boschi, con la conseguenza straziante di rimanere senza benzina per gli elicotteri proprio quando scopre che la Linden è stata rapita. Ma è una Bullet ancora più fragile quella che mente al suo amico Bugs: la scomparsa di Lyric, il terrore che faccia la stessa fine di Kallie e – di nuovo – una scarsissima fiducia per le istituzioni, la portano ad inventarsi una storia che la farà allontanare da Holder, e presumibilmente la metterà in pericolo come vediamo a fine puntata, per poi essere puntualmente delusa quando Lyric la rimetterà al suo posto, prendendo le distanze con una serie di frasi che sono per lei solo pugni in faccia.

The Killing - 3x08 TrySono tutti soli sotto il cielo piovoso e grigio di Seattle: tutti vulnerabili e proprio per questo tutti – o quasi – pronti a difendersi al minimo attacco, perché stare soli fa più paura e un’armatura si rende costantemente necessaria. E’ solo quando si riesce a trovare qualcuno a cui appoggiarsi che la vita e il proprio passato diventano più facili da affrontare: Linden e Holder seduti a tavola, a parlare di quello che provano e dei loro sensi di colpa, si trovano lì perché hanno deciso entrambi di allontanarsi dalla stazione di polizia in cui tutti si chiedono come stiano, ma in cui nessuno si preoccupa davvero. E’ invece l’immagine di Bullet che mangia da sola, con il pericolo imminente alle sue spalle, a fare da contraltare a questa scena: le due persone che si appoggiano l’una all’altra, quasi sussurrando confessioni e paure, si oppongono ad una ragazza che urla a gran voce per un menù solo per non sentire il vuoto di essere rimasta, di nuovo, da sola.

I don’t want to hang. I’ll take injection.

The Killing - 3x08 TryUn altro grande indiziato, quel Seward che spaccò la testa ad un prete durante il primo giorno di braccio della morte, risulta sempre di più vittima di un sistema che lo isola costantemente, a partire dal suo avvocato. La sua unica speranza è Sarah, perché le persone che lo circondano non sono così trasparenti come sembrano: è interessante notare come nella puntata in cui la moglie di Becker evidenzia l’assenza prolungata del marito da casa – anche se poi ci prova con Gabe davanti al figlio, il che fa dubitare delle sue buone intenzioni –, lui invece aiuti proprio Seward durante un attacco di panico, mostrando un’umanità fino a qui mai espressa e anzi ben nascosta sotto quintali di abuso di potere. Chi dovrebbe proteggerlo lo respinge, chi lo ha sempre maltrattato lo aiuta: e a lui, giocoforza, non rimane che Linden.

La serie ha sempre giocato sulle varie sfaccettature dei personaggi e forse in alcuni casi persino in modo meccanico: la necessità di avere più sospettati prima di individuare il vero colpevole è una costante nel dramma investigativo, eppure non sempre The Killing se l’è cavata bene. In questa stagione le cose sembrano essere migliorate molto e l’aspetto psicologico ne risulta ancora più approfondito: personaggi come il prete Mike o lo stesso Seward, complice un’ottima interpretazione di Peter Sarsgaard, hanno rappresentato alla perfezione i vari strati che compongono una persona, e lo hanno fatto in un modo naturale, senza che desse l’impressione di essere artificioso o troppo repentino.
Questa puntata ne è la manifestazione migliore.

Voto: 8/9

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

7 Risposte

  1. Ambrosia scrive:

    Io adoro questo telefilm, Linden, Holder e in questo caso Bullet. La ragazza è meravigliosa, l’attrice incredibile. Chi è? Che altro ha fatto?
    Avete notato il realismo delle scene? Gli attori qui hanno i capelli sporchi, i vestiti laceri….. era quello che sottolineavo in The Following tempo fa (lasciamo stare le due serie, nemmeno da paragonarle) dove la moglie di Carroll, dopo il rapimento del figlio, è sempre truccatissima, pettinatissima, in tiro.
    Questo è realismo gente! (anche in TWD nn andiamo male in quanto a vestiti zozzi) Forse per altri telespettatori non è un punto importante, ma per me è una di quelle cose che contribuisce a farmi appassionare o meno ad una serie.
    Applausi!

     
    • xfaith84 scrive:

      certo! realismo incredibile e nessuna intenzione di far apparire i personaggi meglio di quello che dovrebbero essere. La Enos in questo episodio è la versione struccata e devastata della normale Linden, eppure in ogni ripresa io l’ho trovata sempre bellissima… pazzesco.
      L’attrice che fa Bullet si chiama Bex Taylor-Klaus ed è al suo primo ruolo, ha 19 anni.

       
  2. Aragorn86 scrive:

    @Ambrosia: Credo che l’attrice che fa Bullet sia al suo esordio assoluto in una serie tv, ma non mi vorrei sbagliare.

    Comunque Episodio migliore della stagione! Mi ha ricordato tanto “Missing” della prima stagione. Straordinaria come sempre Mireille Enos: la sua interpretazione in questa puntata rende ancora più inutile discutere degli Emmy.
    La struttura del “sospettato di turno” non mi ha mai dato fastidio (del resto, siamo in un thriller da 12/13 episodi), ma è vero che ora è gestita molto meglio (come anche la scorsa stagione, secondo me). Prossimo sospettato: la guardia carceraria “cattiva”… anche se io punterei di più sul collega (Chied Tyrol di Battlestar Galactica, insomma).

    Unico difettuccio della puntata: invece di dire solo “so chi è l’assassino, ti devo parlare”, Bullet non poteva dire direttamente il nome in segreteria a Holder? XD Vabbè, inezie comunque.

     
    • xfaith84 scrive:

      Va beh ma quella è la sindrome del cliffhangerone esagerato, ogni tanto deve venire fuori! eheh
      Comunque sì, come scrivevo prima Bex Taylor-Klaus è alla prima esperienza.
      In realtà la guardia cattiva, Becker, secondo me è già un sospettato e da un bel pezzo, anche se questa puntata ha voluto metterne in luce un aspetto più positivo. Invece Gabe (sì, Tyrol XD) mi lascia abbastanza indifferente… non lo capisco. bah.

       
      • Aragorn86 scrive:

        Sì, ho visto dopo il tuo commento XD

        La regola seconco dui l’assassino è sempre il più insospettabile mi fa propendere per Gabe (su internet gira il nome del capo di Linden, però non so, non mi convince).
        Devo dire che, però, al momento le questioni più interessanti sono se troveranno mai Kallie viva (io non lo darei così per scontato) e che fine abbia fatto l’amante della madre.

         
  3. dezzie86 scrive:

    Puntata straordinaria, la migliore della stagione e una delle migliori in assoluto.
    Io sospetto da 3/4 puntate di Becker, ma a questo punto sembra troppo facile…

     
  4. Ambrosia scrive:

    Questo perché siamo portati a sospettare che l’assassino sia un personaggio già presentato nella serie (memori della zia di Rosie Larsen)…. e se invece fosse uno sconosciuto?
    Insomma, qualcosa deve pur centrare con Seward, no? L’omicidio di sua moglie e delle ragazze sono – apparentemente – realizzati dalla stessa persona, per cui le guardie le escluderei a priori (in quanto che collegamento avrebbero con la moglie di Seward?)
    Forse sì, uno della polizia, ma preferirei che stavolta non seguissero lo stesso copione della prima stagione :)

     

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