True Blood – 6×04 At Last

True Blood - 6x04 At LastSono puntate come questa che ti fanno esattamente ricordare perché True Blood esiste ancora. Se qualche episodio fa abbiamo parlato di una sorta di rassegnazione, con At Last, invece, ri-scopriamo tutto quello che di meglio c’è in questa serie.

Ma andiamo per gradi.

“Know all your questions about shifters and how we do it? Here’s your answer.”

Partiamo innanzitutto da ciò che è immutabile da anni: Sam Merlotte, vale a dire la quintessenza della sfortuna.

True Blood - 6x04 At Last

Se precedentemente sarebbe stato da annoverare (assieme a Tara, intendiamoci) come uno dei più irritanti personaggi di sempre, alla luce di questa puntata si palesa chiarissimo che il suo ruolo è in realtà quello di una costante X qualsiasi: i fattori intorno a lui possono mutare, evolvere, regredire, ma non lui. Sam Merlotte è costantemente alle prese con problemi non suoi, in cui si addentra volontariamente, e lo vediamo sempre barcamenarsi in mille guai diversi senza oltretutto essere mai parte del fulcro dell’azione. Si dimena da anni e nessuno sembra essersene accorto; perciò gli sceneggiatori gli rifilano un nuovo amore a stagione che, male che vada, alla fine muore. A questo giro tocca ad Alex, la (ormai ex) convintissima attivista della Vampire Unite Society, che è rimasta sola senza i suoi brothers and sisters, certo, ma che è riuscita a guadagnarsi in compenso una sana sbronza e Sam – appunto.

“I’m really old and I can totally control myself.”

Altro fondamentale punto a favore di questa sesta stagione continua ad essere l’aver riportato il piano della battaglia tra umani e vampiri, quindi – come già detto – ad una storia che ha il sapore dell’origine. Ad avvalorare questa tesi, e a farla avanzare nella migliore delle direzioni, è la frammentazione (strano ma vero) delle varie storyline per nuclei familiari. Riuscire a vedere, nella miriade di personaggi protagonisti, un’organizzazione sensata, che aiuti anche ad avere connessioni non forzate tra una storia e l’altra, ha del miracoloso.

True Blood - 6x04 At Last

Dopo il rifiuto di Sookie, Bill e Jessica decidono di arrangiarsi per la caccia al sangue di fata e rapiscono quindi le quattro figlie di Andy Bellefleur – four caucasian females, between four and seven feet all and between the ages of 10, and, I don’t know, 50 – balzate, nel giro di qualche minuto, alla terribile età di 16 anni. Ecco uno dei primi frangenti in cui la puntata è al meglio: quattro neo Arlene, neo adolescenti, neo ribelli che comprano birra e cercano festa, adescate da una vampira adolescente. Quello che si chiede a True Blood è di non annoiare, ma creare situazioni verosimili immerse nel paradossale mondo condiviso tra umani e vampiri; quando la serie ha perso di mordente, è stato quando ha appunto smarrito la retta via vampiresca, dove riposano infatti tutte le sue maggiori potenzialità. Perciò il rapimento del dott. Takahashi, il fascino machiavellico di un nuovo Bill (cioè uno Stephen Moyer meno mono-espressivo del solito) e una ritrovata e seducente Jessica, concorrono a quel grande gioco di intrattenimento che è (e deve essere) questa serie; serie che ha pur sempre avuto dalla sua il tocco dello splatter, di quello che non ci dispiace mai. L’esplosione irrazionale di Jessica che beve il sangue delle quattro fate non è però fine a se stessa e si collega direttamente ad un tema fondamentale: il rapporto padri/figli che attraversa tutto l’episodio. Persa nell’imperativo di aiutare Bill, Jessica fa alla fine l’esatto opposto – I was so worried it was gonna be you, but it was me.

“You deserve to be one of us”

True Blood - 6x04 At LastIl vero, grande ritorno, sancito da questo episodio, è in assoluto quello di Eric lo stratega, l’algido vichingo dalle chiare intenzioni e dai sentimenti ben nascosti e dominati. In sostanza, sia Bill che Eric, una volta sganciati veramente da Sookie, hanno ritrovato nuovo vigore; e come celebrare al meglio questo ritorno se non azzannando al collo Tara? Bentornato Eric, insomma. Anche la scelta di trasformare Willa Burrell in vampiro rientra perfettamente nel carattere rinnovato del personaggio, che diventa così padre per la seconda volta. Il tema della progenie è infatti centrale, ma non solo nell’episodio: ad una nuova figlia che (ri)sorge al mondo delle tenebre – the world you knew as a human was a sliver of what you’ll be feeling now – corrisponde, però, una più antica, Pam, che cade in mano nemica, sotto gli occhi inermi (e inutili) della sua, di progenie, Tara. Qualsiasi deriva era immaginabile per Pam, tranne quella di morire sotto i colpi di noia che la presenza di Tara infligge regolarmente. Willa vampirizzata lega in maniera ormai inossidabile Eric e il governatore Burrell, a cui viene appunto rimandata, ma sotto nuove spoglie, quella che non è più totalmente sangue del suo sangue, in accordo col sottile gioco iniziato da Eric per scongiurare una battaglia campale contro gli umani – prove to your father that you’re not a monster. Il giro di “vite” che si consuma intorno alla trasformazione (probabilmente una delle più belle di sei intere stagioni) di Willa riesce ad avvolgere agevolmente ben tre sottotrame e preparare il terreno per futuri sviluppi. Giusto per non farci mancare niente, riappare Sarah Newlin come amante e complice del governatore Burrell – mentre coltiviamo la non proprio segreta speranza di un nuovo incontro con Jason.

“Get the fuck off me or die, Warlow.”

True Blood - 6x04 At LastE per concludere, non resta che parlare del nucleo Stackhouse: probabilmente nessuno avrebbe più scommesso su di loro, una volta allontanati i vampiri; eppure la regola della distanza, che sta giovando a Bill ed Eric, vale anche per Sookie e Jason. Senza trascinarla per le lunghe, abbiamo già ad inizio puntata la certezza sulla vera identità di Ben: il bellone di turno è Warlow. Certo è che concentrare il tasso di virilità nel villain tanto atteso è un colpo di originalità non indifferente per la serie, che ci ha abituati ad identificare il bello con il buono, o almeno con il salvatore di turno. In più c’è la dualità di cui si fa carico Ben/Warlow – the darkness in me, it battles with the light every second of my being – a rendere ancora più interessante il suo personaggio: dopo la trasformazione, che lo ha reso un ibrido fata/vampiro, ha risparmiato la progenie reale delle fate, Niall, ottenendo in cambio di avere per sé una fata con cui continuare la specie. E come per la trasformazione di Willa, anche questo svelamento riesce ad avvitare per bene i vari personaggi, su cui svetta innanzitutto Jason, tornato ai fasti dei primi tempi ma con qualche preoccupazione virile in più. Poi c’è Sookie che intuisce – badate bene, da sola e senza didascaliche spiegazioni – che Ben è Warlow: l’At last di Etta James, prestato come nome alla puntata, è il meritato grido di trionfo per Sookie Stackhouse e il nuovo dono della perspicacia. Non sappiamo se durerà o sarà solo una fuggevole illusione, ma anche per quest’unico colpo da maestra Sookie merita finalmente il nostro rispetto.

Spero di non dovermene pentire, ma:

Voto episodio: 8

 

Note:

– ovviamente, deve pur sempre rimanere qualcuno fuori anche in episodi pregevoli come questo: parliamo di Alcide e quindi dei lupi mannari. Quando capiremo come riuscire a collocarli con le altre storyline e Alcide smetterà di fare la parte del culturista sotto anabolizzanti, potremo tornare a parlare anche di loro.

– Niall Stackhouse, aspettiamo fiduciosi il tuo ritorno.

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

3 Risposte

  1. Simona scrive:

    vero, parlando dell’attuale stagione, questa puntata fa parzialmente dimenticare gli errori delle precedenti!

     
  2. xfaith84 scrive:

    considerato che in quella precedente ho praticamente dormito per tutto il tempo, in questa si sono fatti passi da gigante! bene!

     
  3. sasà scrive:

    recensione perfetta e miglior episodio dalla 4a stagione. Speriamo non si riveli essere solo un fuoco di paglia!

     

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