True Blood – 6×06 Don’t You Feel Me

True Blood – 6x06 Don’t You Feel MeGiusto qualche giorno fa, in occasione del Comic Con di San Diego, lo showrunner Bruckner, accompagnato da gran parte del cast, ha donato ai fan della serie un confuso e breve trailer: ma già con questo episodio molte delle sue parti diventano (tristemente) più chiare.

“I see you, Steve Newlin!”

La scorsa puntata si chiudeva con un faccia a faccia capitale: Eric contro Pam sotto i sadici occhi della Burrell-crew. Accontentati gli spettatori con una levitazione di matrixiana memoria, i due evitano sapientemente lo scontro con un silenzioso accordo per attaccare le due guardie nascoste e ribadiscono così il loro legame e affiatamento, confermando lo stato di salute di Eric, che quest’anno svetta inarrestabile su tutti gli altri personaggi. Ma è doveroso citare ancora la coppia Newlin che, sempre e in qualsiasi frangente vengano inseriti, sono un vero punto di forza, sorretti da una poderosa scrittura che assegna loro le migliori battute: dal you were always a pussy di Sarah al I had nothing to do with this. They made me! di Steve.

“Jason Stackhouse?” “The one and only.”

Altro personaggio ritrovato è sicuramente Jason. Gran parte del merito va all’intelligente mossa di aver scelto per lui un’involuzione al Jason delle prime stagioni: cioè l’ingenuo, lo stupido ma anche il buono.

True Blood – 6x06 Don’t You Feel MeQuesta bontà naif che torna in scena si inserisce perfetta nel menage à trois con Jessica e Sarah: incapace di controllare gli istinti sessuali – tipico vizio di famiglia – si ritrova, per contrappasso, a creare situazioni di disagio che sceglie quindi di risolvere, in questo caso infiltrandosi nei LAVTF – e alla Jason maniera, ovviamente. E qui sta il tutto: se si trova l’equilibrio tra il Jason buono e il Jason imbecille, beh, il risultato è assicurato. Inoltre, i due personaggi femminili sono sì parte importantissima di questo “gioco”, ma anche prese singolarmente funzionano benissimo: Jessica, preda dei suoi sensi di colpa, ha riacquisito tutto il suo fascino – ormai ben lontana dalle risse al Fangtasia con Tara della scorsa stagione. L’essere dilaniata – I’m not a person – il fin troppo facile arrendersi alle perverse macchinazioni della ex sign. Newlin sono tutt’altro che stucchevoli, anzi ne rivelano una bellissima parabola di de-costruzione vampiresca che reca in sé il merito di farci conoscere ancora meglio il personaggio stesso.

“All you need to know is that you’re a father, a stepfather, a husband and a cook.”

True Blood – 6x06 Don’t You Feel Me

E per dare ragione a quanto detto all’inizio, arriviamo alla prima morte di questo episodio: Terry Bellefleur. Ora, ad onor del vero, di segnali ce ne sono stati molti e, giusto per citarne uno, la fin troppo esplicita richiesta di Terry ad un ex soldato, con lui durante la guerra, di ucciderlo. Sarà che era veramente troppo facile e banale, ma credo che in pochi avrebbero davvero scommesso sulla realizzazione di questo strampalato omicidio – immaginando magari un qualche escamotage vampiresco, o un salvataggio in extremis, o un deus ex machina di qualsiasi forma arrivato dal nulla, ma di certo qualcosa che avrebbe salvato Terry; e invece no: dobbiamo ricrederci ed imparare che in questa stagione davvero nessuno è più al sicuro. Ovvio che Arlene poteva anche provare a chiamare un’ambulanza, ma è inezia poco utile rispetto alla bella costruzione, quasi depistante, che questa morte ha avuto: dalla visita a LaFayette – you actin’ real strange, even for Terry – al tentativo di Arlene ed Holly di farlo ammaliare, che, proprio perché così riuscito, rende il momento fatale ancora più toccante. Che la rosa dei protagonisti debba essere sfoltita è ormai chiaro, ma partire da Terry non è corretto, soprattutto quando c’è ancora Tara in giro.

“I come seeking answers and you just give me riddles.”

True Blood – 6x06 Don’t You Feel MeE poi arrivò Bill Compton. La persistente sensazione è che Bill stia nascendo adesso: il suo personaggio, sin dall’inizio ammantato di quel moralismo/buonismo decisamente inutile, ha maggior senso ora che sembra quasi snaturato. Vero è che anche in questo caso i suoi intenti sono più che nobili – in fondo deve solo salvare tutti i vampiri – ma già lo scambio di battute con Lilith diventa momento significativo per capire quanto sia diverso dagli inizi. In più è merito non da poco il fatto di averlo Eric-hizzato senza scimmiottare il modello: la scena finale con l’uscita al sole dopo aver bevuto il sangue di Warlow più immunità da pallottole in stile Terminator ha decisamente il suo perché.

Nel frattempo, all’interno del nazi-camp per Vampiri, le cose sembrano volgere al meglio e, per quanto le magistrali azioni di Eric non siano più sorpresa, ad attirare l’attenzione arriva la piccola Willa: la sua faccia pulita ricorda la prima Jessica, dove però in questo caso manca la paranoia della famiglia. Willa ha infatti voluto ed accettato di buon grado la sua nuova identità e il “passaggio” di padre – well done, baby vampire –, entusiasta di iniziare la sua educazione anti-sentimentale aiutata persino da Tara. Per quanto sia difficile ammetterlo, i trenta secondi netti a lei dedicati non sono stati affatto sprecati, ma probabilmente il merito è di averla messa davanti a Forza4. Willa, Eric e Nora riescono ad eludere la sicurezza e scoprono così il vero intento del governatore: contaminare il True Blood con un nuovo virus, tale Epatite V, iniettato in via sperimentale proprio su Nora. Non sanno ancora che il caro Burrell è ormai storia o, meglio, una semplice testa, ma in giro c’è ancora Sarah e non è detto che Willa accetti le azioni di Bill.

“They call me a danger whore.”

True Blood – 6x06 Don’t You Feel MeAnche per questa puntata, la ciliegina sulla torta è di nuovo Sookie che sì, si è spogliata, e sì, le abbiamo visto le tette e contato le costole, ma l’ha fatto con una spregiudicatezza e una certa dose di menefreghismo che continuano a far alzare le sue quotazioni. Nessuno, neanche lontanamente, ha creduto che ci si potesse sbarazzare della bionda così facilmente e credo fosse scontato anche chi l’avrebbe salvata: da lì all’arrivo di Warlow fino all’atteso “strappami i vestiti” con tanto di ennesime dichiarazioni d’amore millenarie, il passo era davvero breve. Quello che non potevamo immaginare era la portata di questo felice incontro: uno sprigionarsi di luce fatata sin dalle pudenda con tanto di tipica ambientazione bucolica e vagamente sadomaso. Insomma, non so cosa si possa chiedere di meglio a True Blood.

Il cerchio si sta chiudendo e la puntata scorre velocissima, nonostante lo spazio più ampio dato ad Alcide e Sam che chiudono a loro volta il dilemma Emma: la piccola torna da nonna lupo e Big Jim Alcide bandisce la nuova coppietta da Bon Temps. Troppo poco: ci vorrà ben altro per liberarci di questi pesi morti, ovvero la fine della serie. Fatto sta che Bruckner non ha davvero mentito nelle sue intenzioni, cioè compattare tutte le storie e riportarle sotto il tetto dell’amata Bon Temps; c’è un’altra stagione da riempire quindi la speranza è che si continui a lavorare in questa specifica direzione che sa sempre di più di una sorta di antropologia del vampiro, di indagine antifrastica e dissacratoria di quello che è anche il nostro mondo. Ma in realtà non erano proprie queste le premesse fatte da Alan Ball ormai sei anni fa?

Voto episodio: 8-

 

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

2 Risposte

  1. xfaith84 scrive:

    Io ho trovato la puntata interessante sotto il profilo vampiresco, ma totalmente assurda per quanto riguarda la storia di Terry, non tanto per la sua fine, quanto proprio per la messa in scena.

    Arlene reagisce come se il tutto fosse stato assolutamente prevedibile, quando anzi, dovrebbe essere stupita perché a) chiaramente non è un suicidio e b) pure un suicidio non avrebbe avuto senso, visto che gli era stata resettata la memoria.
    Invece ha avuto questa reazione strana, quasi di rassegnazione – a cui si unisce la scelta wtf di non chiamare l’ambulanza O_O – che mi ha fatto pensare per lunghi secondi che fosse tutto un sogno/incubo di uno dei due.

    Per il resto… va beh, Sookie e Warlow erano prevedibili, ma almeno a ‘sto giro Sookie la dà via senza fare la santarellina come al solito quindi va bene XD

     
  2. sara scrive:

    a me è piaciuto, col senno di poi (cioè quando ho visto la puntata per la seconda volta), il fatto che fosse costruita in maniera poco chiara, nel senso che davvero mi aspettavo qualcosa di miracoloso che salvasse Terry o , e che si accordava con i personaggi implicati: in fondo lui e Arlene hanno sempre “sorretto” la linea più comica e assurda della serie, quindi ho accettato di buon grado quello che ci hanno voluto propinare, compresa l’inutilissima nenia finale.

    e Sookie mi sta davvero sconvolgendo in questa stagione! quasi quasi mi piace e, credimi, mai mai mai avrei pensato di dire queste parole!

     

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