Hell on Wheels – 3×01/02 Big Bad Wolf & Eminent Domain

Hell on Wheels – 3x01/02 Big Bad Wolf & Eminent DomainDopo due stagioni di buon livello, Hell on Wheels arriva alla terza con le stimmate della qualità, ovvero con una 2 hours premiere d’apertura. Ciò detto, la serie continua a essere ignorata da gran parte della critica nazionale e internazionale, nonostante le sue indubbie e sorprendenti qualità.

 

Il suo insuccesso va attribuito a una doppia e pesantissima eredità, di carattere sia estetico, sia produttivo. Innanzitutto Hell on Wheels paga la quasi assenza di serie di genere western, fatta eccezione per la scomodissima Deadwood, cioè una delle serie più importanti e innovative della televisione contemporanea. Sin dalle prime scene del primo episodio la critica si è sbizzarrita in inevitabili paragoni con la serie creata da David Milch, sottolineando con la penna rossa ovunque non ci fosse la stessa perfezione estetico-narrativa. L’altra eredità, altrettanto gravosa, è quella che lega Hell on Wheels al suo canale, AMC: a seguito di successi di pubblico e critica come Mad Men e Breaking Bad erano ormai in troppi che non aspettavano altro che l’occasione per segnalare un passaggio a vuoto.

Hell on Wheels – 3x01/02 Big Bad Wolf & Eminent DomainQuesto doppio episodio d’avvio parte senza timore, con una sequenza al contempo coraggiosa ed epica, volta a omaggiare il suo protagonista e a riportarlo in auge, come una fenice che risorge dalle proprie ceneri. Si tratta tuttavia di una leggera libertà che gli autori si prendono, una forzatura rispetto a uno schema che è stato fino ad oggi la forza e la debolezza della serie. Hell on Wheels infatti, nelle due stagioni precedenti, ha basato la sua narrazione (cosa che ha suscitato non poche perplessità) sua una esasperata coralità narrativa, tale da esplorare una cospicua molteplicità di punti di vista, concentrati all’interno di un universo verosimile – da qui la difficile identificazione con un protagonista forte, nonostante la sigla tenti in tutti i modi di affermare il contrario. Lo show è anche l’esempio di come si possa fare Storia attraverso un racconto finzionale, di come la fondazione degli Stati Uniti d’America possa essere raccontata attraverso i suoi cardini sostanziali, non dimenticando alcun paletto costitutivo di quella straordinaria epoca che va dalla Guerra di Secessione all’inizio del Secolo Breve e della quale si è nutrito per anni il western.


Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi: la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare di lato e cadere.” (Bufalo Bill – Francesco De Gregori)

Hell on Wheels – 3x01/02 Big Bad Wolf & Eminent DomainQuesti versi di una delle più belle canzoni di De Gregori potrebbero essere l’estrema sintesi di Hell on Wheels. Ci si chiederà: ma non sarebbero ideali per racchiudere il senso profondo del western tutto? Probabilmente sì, ma è proprio questa la forza della serie, essere una sorta di dizionario seriale dei codici di un genere, prima narrativo, poi cinematografico, quindi televisivo. Si tratta dell’eterna lotta tra uomo e natura, l’atavica dicotomia tra tame e wild, dove la frontiera non è più ciò che delimita un paese da un altro, bensì un confine mobile che separa due idee di civiltà, due idee di uomo. Da questo punto di vista il prologo di “Big Bad Wolf” è esemplare: Cullen Bohannon è riparato in un vecchio rudere in attesa che l’inverno passi: ha le allucinazioni, sta perdendo la ragione e stanno prendendo corpo tutti i suoi fantasmi. Tuttavia non si dà per vinto: prima affronta un lupo, poi mette in moto una locomotiva, simbolo della civiltà per antonomasia nel selvaggio west, e infine parte verso lidi più antropizzati. L’uomo e il treno contro la furia della natura con le sue bestie e le sue insidie climatiche.

Hell on Wheels – 3x01/02 Big Bad Wolf & Eminent Domain“Big Bad Wolf” e “Eminent Domain”, se si eccettua il prologo, portano avanti il racconto in stretta sintonia col passato, fatto cioè di personaggi che prima ancora che agenti della trama sono dei veri e propri detonatori tematici. Se Cullen è il pistolero di poche parole simbolo di tanti racconti di genere, Elam (interpretato dal rapper Common) è il nero che trova nell’emancipazione sociale la sua ragion d’essere. Durant rappresenta l’uomo bianco, l’anglosassone dell’est, del Massachusetts, che con il potere dell’oro e dei libri va alla conquista, spietata, dell’America; allo stesso modo gli indiani non sono mai dei nativi qualsiasi, ma i testimoni di un intero popolo, di una condizione fatta di fatica, sofferenza, stragi e sacrifici umani. Hell on Wheels è in questo senso anche un’atlante degli Stati Uniti, dove si incrociano le direttrici est-ovest e nord-sud: la prima definisce l’avanzamento della civilizzazione sul territorio selvaggio e le relative forme di relazioni umane; la seconda stabilisce le gerarchie tra gli uomini, con quelli del nord – in particolare degli stati orientali – a sedere nei posti di comando e quelli del sud, con il delta del Mississippi a fare da riferimento geografico preferenziale, simbolo di un’umanità eternamente subordinata, uomini fintamente liberi al servizio del capitalismo e alla ricerca di un’autodeterminazione individuale ancora lontana dal compiersi.

Hell on Wheels – 3x01/02 Big Bad Wolf & Eminent DomainSatelliti fondamentali di una serie (e di un genere) come questa, prevalentemente maschile, sono le donne. Che siano prostitute, insegnanti, suore, mogli di ricchi mecenati o moderne e intraprendenti intellettuali, esse rappresentano il termometro che sottolinea il livello di civiltà del mondo raccontato dalla serie. La pluralità di figure femminili di Hell on Wheels è una sorta di radiografia della figura della donna in America a fine Ottocento. Non è un caso se nelle prime due stagioni le due donne più importanti sono una prostituta e una giovane e bella nobile, due facce opposte della stessa medaglia, contrasti che scandiscono l’ancora precaria posizione del genere femminile in quegli anni. In questa premiere entra in scena anche un nuovo personaggio che pare essere ben avviato ad avere un ruolo decisivo per il prosieguo della stagione. Si tratta di una giovane giornalista, una donna atipica, che non è abbastanza ricca per avere potere contrattuale in un mondo di uomini, né abbastanza lasciva per guadagnarsi una posizione di protezione sotto qualche uomo locale. Tuttavia sembra poter scompaginare le carte in tavola, portando un’idea di donna nuova, una giornalista colta e intraprendente, tanto da spiazzare i maschi della serie, primo tra tutti il tenebroso Cullen Bohannon.

Non si sa ancora se riuscirà ad affermarsi o meno, sarà solo il resto della stagione a dircelo, ma per il momento possiamo dare la nostra benedizione a Hell on Wheels, una serie il cui nome sta per l’omonima città itinerante, non un luogo fisico ma mentale, un’idea di mondo ancora in fieri e tutt’altro che noiosa.

Voto: 7,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

1 Risposta

  1. maria rita scrive:

    La trovo una bella serie, e concordo nel dire che è stata ingiustamente ignorata. Non ho ancora finito di vedere la terza stagione, per ora non c’è stato un solo episodio che mi abbia deluso.

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *