Low Winter Sun – Pilot

Low Winter Sun - PilotPer anni (su per giù dall’inizio di Mad Men) si è detto e scritto che l’AMC è la nuova HBO, fino a quando una più o meno fisiologica crisi creativa ha spinto l’emittente a tirare i remi in barca e a capitalizzare gli incassi dei propri show di successo attualmente in onda. Non si può vivere sempre di rendita però, e anche loro hanno iniziato a capirlo. 

 Low Winter Sun - Pilot

Dopo il boom di lodi arrivato a seguito della prima stagione di Mad Men e l’affermazione di Breaking Bad era chiaro a tutti che la AMC stesse cercando di comportarsi come un canale premium pur essendo solamente un basic cable. Come sempre accade, questo tipo di comportamento ha una doppia faccia con i relativi esiti positivi e negativi, per i quali però non possiamo dilungarci in questa sede e rimandiamo dunque ai commenti per chi fosse interessato. In ogni caso è fuori di dubbio che i prodotti che hanno seguito i primi due lavori non hanno avuto la stessa sorteThe Killing spicca per essere stato cancellata e subito dopo resuscitata; Hell on Wheels (pur sempre un’ottima serie) è seguita soprattutto dagli appassionati di western e poco altro; Rubicon, una sorta di paranoia movie serializzato, è stata addirittura cancellata dopo la prima stagione, cosa anomala per la tv via cavo. Unica eccezione è quella di The Walking Dead che però non è esattamente il quality drama a cui un’emittente come AMC sembrava di voler e poter ambire.

Low Winter Sun - PilotUn altro dato strettamente numerico e per questo indiscutibile è che l’AMC da due anni non lancia una serie tv originale, periodo in cui è stata trasmessa la prima stagione di Hell on Wheels. A ciò si aggiunge il fatto che quest’autunno uno dei suoi show più seguiti arriverà alla conclusione e che Mad Men, la serie che ha modellato l’identità della rete, si avvia ormai alla sua settima e molto probabilmente conclusiva annata. Low Winter Sun arriva così come il prodotto della speranza da un lato e quello della certezza dall’altro: della speranza perché l’emittente ripone in esso tutte le sue più alte aspettative, tanto da lanciarne il pilot in coda alla premiere di Breaking Bad; della certezza per via delle modalità di produzione con cui la serie ha visto la luce.

Low Winter Sun - PilotIl procedimento è lo stesso utilizzato da Showtime per Shameless: prendere un prodotto britannico di elevata qualità, comprarne i diritti e farne una serie originale propria. Nello specifico il testo di partenza è una miniserie in due episodi, trasmessa da Channel 4, ovvero il canale indipendente per eccellenza. L’operazione ha numerosi motivi d’interesse, tali da calamitare a sé gli appassionati e gli studiosi di serialità televisiva anche prima di aver visto un solo minuto dell’episodio pilota. Innanzitutto il cambio di formato: passare da una dittico di circa due ore complessive a una stagione (per ora) di dieci episodi da 45 minuti non è uno scherzo e, se da un lato può prestare il fianco a facili scivoloni, dall’altro presenta numerose potenzialità. L’altro fronte è rappresentato dal cast – come sempre impeccabile nelle produzioni AMC – concentrato attorno alla figura di Mark Strong, stesso interprete della miniserie britannica di partenza. Al suo fianco spiccano due figure come Lennie James (interprete inglese protagonista del recente ed eccezionale Run, sempre per Channel 4) e David Costabile (che molti ricorderanno per il ruolo di Gale Boetticher in Breaking Bad) che mettono fin dal primo episodio un marchio di garanzia su questo nuovo show dell’AMC.

Low Winter Sun - PilotIl prologo dell’episodio ha subito diversi motivi d’interesse grazie a una colonna sonora magnifica che incornicia sinesteticamente il primissimo piano di Mark Strong, quasi a sottolineare il ritorno del suo volto ma all’interno di un altro formato televisivo. Un’inquadratura che dopo pochi secondi diventa una sguardo in macchina dei più intensi, dove dagli occhi dell’attore spunta una lacrima che è sia il preludio alle vicende in arrivo, sia il messaggio di condanna di un volto che pare non riuscire a uscire dal proprio personaggio. Immediatamente dopo quest’esordio quasi extradiegetico, sospeso nel tempo e nello spazio, facciamo conoscenza con quelli che saranno i due protagonisti di questo noir metropolitano dai toni cupi come raramente si è visto in tv: Frank (Strong) e Joe (James), poliziotti borderline come vuole il perfetto manuale del noir classico. Per suggellare un cold open fantastico, gli autori mettono in bocca a Joe un monologo memorabile che funge anche da dichiarazione d’intenti:

Folks talk about morality like it’s black and white. Or maybe they think they’re smarter or they’re at a cocktail party acting all pretentious and than they say it’s gray. But you know what it really is? It’s a damn strobe. Flashing back and forth and back and forth all the time. So all we can do… all we can do is try to figure out how to see straight enough to keep from getting our heads bashed in.”

Low Winter Sun - PilotIn soldoni e senza troppi spoiler, la storia racconta di un poliziotto, Frank, che insieme a un suo collega (Joe) uccide un altro poliziotto ritenendolo, senza particolari prove, il responsabile dell’omicidio dell’amata. Da una vendetta privata il racconto si allarga, riverberando attraverso cerchi concentrici prima all’interno della polizia, con l’intervento degli Affari Interni, poi nel magma cittadino di una Detroit sempre più nera, fatta di bande criminali che si contendono il potere a colpi di lotte generazionali e poliziotti corrotti che vi collaborano. Tutto però nasce dall’intimo di un cuore infranto immerso in un universo fatto di alcol, solitudine e ombre, dove la strada che separa il rancore dall’omicidio è sempre più breve.

L’episodio è diviso in due parti prive di ogni proporzione: prima il momento dell’evento, poi quello della decantazione dello stesso e della messa sul piatto delle conseguenze. L’assassinio è vissuto in maniera estremamente partecipata, dai protagonisti come dallo spettatore, tanto da metterli sulla stessa lunghezza d’onda per i minuti successivi: l’indagine che subitaneamente scatta sull’omicidio stringe nella stessa morsa personaggi e spettatore, e, proprio come il noir hollywoodiano classico ha insegnato (Double Indemnity), eleva in maniera esponenziale la tensione del racconto. L’empatia ha il doppio e fondamentale compito di iniettare suspense nella storia e di innalzare la partecipazione dello spettatore verso il crescente senso di colpa del protagonista.

Low Winter Sun - PilotIl cuore della trama, la vicenda personale di Frank, rimane abbastanza fedele alla versione inglese, conservando integralmente anche diverse scene e/o situazioni visivamente cruciali, come la sequenza di Frank che va nel bagno del dipartimento di polizia a vomitare, sintomo di un crescente senso di colpa. Il lavoro fatto sull’espansione testuale emerge ai limiti del racconto, allargando e approfondendo il contesto all’interno del quale le storie vivono. Innanzitutto quello lavorativo in cui David Costabile si presenta con un personaggio altamente carismatico che si nutre del contrasto con il Gale di Breaking Bad: duro, ironico, spesso indecifrabile, potenzialmente spietato. Le maglie del racconto però raggiungono l’intera città, facendo di una storia particolare una storia come tante altre, elevando così il suo potere metaforico. Vengono in questo modo trattati temi universali del genere come il rapporto tra la legge e chi la deve far rispettare o la disgregazione morale del contesto sociale, seguendo in maniera precisa le tracce del pattern estetico e narrativo del noir-poliziesco, ormai consolidato da anni di cinema e serie tv.

Alla fine di un bellissimo episodio pilota rimane una Detroit fatta di criminalità, pizzo da pagare, bande di giovani delinquenti e vecchi capobastone, poliziotti corrotti e altri apparentemente integerrimi. Rimangono i due protagonisti per i quali risuonano nuovamente le parole del monologo iniziale di Joe. Molte cose sono ancora oscure, allo spettatore come ai personaggi: l’unico modo per saperlo è proseguire la visione di questa serie che consigliamo caldamente.

Voto: 8,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

3 Risposte

  1. September scrive:

    In lutto per l’imminente fine di breaking bad tutti noi credo speriamo di trovare un surrogato della serie di vince gilligan.
    AMC ci tende una mano con questo angosciante e misterioso thriller noir.
    Pilot ottimo, premesse ottime, cast sontuoso.
    Non avremo trovato il surrogato perchè breaking bad è al pari della data di nascita di ognuno di noi qualcosa di insostituibile, non scambiabile ma sicuramente abbiamo trovato una giovane serie di belle speranze che credo e spero possa regalarci anni di buona tv

     
  2. davide.ca scrive:

    Io non sono stato colpito in modo positivo dal pilota. Sinceramente l’ho trovato anche difficile da capire (magari sono stato disattento io): la storyline dei ragazzi che irrompono nella villetta per rubare la droga l’ho trovata poco chiara proprio nel modo in cui è stata raccontata. Anche la storyline principale sarebbe potuta essere sviluppata un po’ di più: sulla ragazza morta si è detto poco niente, il piano inscenato davanti alle telecamere di sorveglianza è piombato dal nulla, i vari personaggi secondari hanno anche parlato poco. Lunghi monologhi, forse epici, forse un po’ noiosetti. Anche la città è stata mostrata poco, siamo rimasti quasi esclusivamente nel ristorante ad inizio puntata, nel commissariato, nel molo con la macchina ripescata. Sarà che poi io non mastico bene il genere noir e forse non ho gli strumenti per capirlo. Comunque continuerò a vederlo nella speranza che mi faccia cambiare idea.

     
  3. Vincenzo_ scrive:

    Non male,tanta carne al fuoco e grande cast.
    Anche se ad una prima occhiata,non mi dà l’impressione di poter reggere il confronto con i MOSTRI SACRI “AMC”..
    come Breaking Bad e Mad Men,ma qua parliamo di un altro pianeta..
    L’ho trovato anch’io poco chiaro,ma credo faccia parte della costruzione della serie.
    Un aggettivo?
    MOLTO MOLTO SPORCO!

     

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