#SerialFight: Broadchurch Vs The Killing

#SerialFight: Broadchurch Vs The KillingNegli ultimi anni il crime drama sta prendendo nuove forme, in cui, a fronte di una sempre presente traccia investigativa con tutti i crismi, troviamo un costante aumento di interesse verso la psicologia dei personaggi. Non più il classico whodunit, che si preoccupa “solo” di scovare il colpevole, ma anche e soprattutto l’analisi di quanto questi omicidi colpiscano coloro che rimangono, siano esse le famiglie o anche semplicemente la comunità del posto in cui si verificano tali episodi. Per questo motivo il confronto seriale di questa settimana vedrà sfidarsi due serie regine di tale filone: The Killing e Broadchurch

Prima di iniziare, una doverosa premessa.
E’ chiaro che le due serie siano su due piani diversi già a partire dalla durata – The Killing ha ultimato la terza stagione e il secondo caso, Broadchurch ha avuto solo otto episodi – senza contare che la prima è un remake del danese Forbrydelsen, la seconda un prodotto originale inglese.
Tuttavia, proprio per le loro peculiari caratteristiche, abbiamo ritenuto opportuno sottolineare una somiglianza che è già stata sollevata dalla critica negli ultimi mesi e grazie alla quale tenteremo di mettere a confronto categorie generiche per osservare quale dei due prodotti se la sia cavata meglio.
Attenzione! L’articolo contiene spoiler rilevanti su entrambe le serie.


Analisi psicologica dei personaggi.

Partiamo subito dalla caratteristica che rende questi due prodotti così diversi dagli altri e così simili tra di loro. Entrambe le serie sono state in grado di mettere in scena degli omicidi emotivamente importanti e sempre a danno di minori – Danny Latimer per Broadchurch, Rosie Larsen e le ragazze della terza stagione per The Killing – e questo è già di per sé un notevole punto a favore di entrambe. Non è mai facile affrontare la morte di bambini e ragazzi, soprattutto quando si insinuano orrende ipotesi (lo sfruttamento minorile per Rosie, l’abuso per le ragazze di Seattle e per Danny); e forse, proprio per il fatto che questa tematica sia così ostica e complicata persino da raccontare, è facile cadere nei cliché sia per quanto riguarda le vittime che i loro carnefici. Le due serie in esame si sono entrambe distinte, seppur in modi diversi.

#SerialFight: Broadchurch Vs The KillingThe Killing ha saputo sfruttare, forse anche a causa del maggior tempo a disposizione, la personalità delle vittime in gioco: parte fondamentale sia dell’indagine che del racconto stesso, l’identità di Rosie Larsen è stata scandagliata attraverso racconti, ricordi, eventi che l’hanno vista coinvolta in vicende dubbie e spesso più grandi di lei. Allo stesso modo, le vittime della terza stagione vengono presentate in modo diretto e pre-morte, così da far sentire al pubblico un attaccamento che non risparmia nessuno – e del resto chi può sentirsi immune davanti alle storie terribili di persone come Bullet e Seward?

#SerialFight: Broadchurch Vs The KillingBroadchurch non ha avuto la stessa accortezza: il personaggio di Danny, pur suscitando fortissima empatia, lo fa solo attraverso il dolore degli altri, e anche quando lo vediamo nel flashback esplicativo della sua morte non possiamo che provare un coinvolgimento minore rispetto al celebre filmato del secondo season finale di The Killing. Osservare Rosie ancora in vita è una pugnalata al cuore, proprio perché la vediamo per la prima volta in vita pur sapendo che il suo destino è già segnato; con Danny l’effetto risulta leggermente inferiore.
Tuttavia, per quanto riguarda gli altri personaggi, ciò che si trova in otto puntate di Broadchurch stupisce proprio per la capacità di condensare in poco tempo dei personaggi perfettamente disegnati: Jack Marshall, giornalaio della cittadina e capro espiatorio della sofferenza di un’intera comunità, è l’esempio più emblematico di questa qualità. La serie disegna con poche pennellate un’identità devastata dal dramma, che – come Broadchurch stesso ci insegna – si nasconde dietro ognuno di noi.

Entrambe le serie, pur in modi differenti, hanno saputo scandagliare a fondo l’animo umano portandone alla luce dolori e contraddizioni: per questo motivo il primo voto è un pareggio.

Ambientazione.

#SerialFight: Broadchurch Vs The KillingBroadchurch, cittadina fittizia della zona di Dorset nel sud ovest della Gran Bretagna, fa degli spazi aperti uno dei suoi veri punti di forza: non a caso l’omicidio di Danny avviene al di sotto di una scogliera che domina incontrastata moltissime scene della serie. Il paese stesso assume un’identità propria, con i negozi e le attività che sorgono all’interno di essa; ma è nel contatto con una natura quasi primitiva che ritroviamo gran parte delle riprese, quasi a dirci che siamo in realtà davanti ad un racconto senza tempo e senza luogo, che potrebbe accadere ovunque proprio perché il male è sempre dove non ce lo si aspetta, e in genere troppo vicino per essere messo a fuoco subito.
Questo sembra comunicarci Broadchurch: un paese marittimo che conserva nei suoi spazi vuoti e nei suoi silenzi una calma che inquieta ancora di più alla luce di ciò che dentro a quei luoghi si nasconde.

#SerialFight: Broadchurch Vs The KillingThe Killing non sarebbe la stessa serie se non avesse dalla sua Seattle e l’immancabile pioggia che colpisce i protagonisti senza soluzione di continuità, diventando essa stessa personaggio attivo all’interno della storia. Luci spente, grigio, umido: quella sensazione di disagio che pervade le lunghe giornate di pioggia è la stessa che si insinua all’interno dei casi trattati, facendo sentire tutti – spettatori compresi – vulnerabili e mai al sicuro. La terza stagione sfrutta ancora di più questo potenziale spostandosi nella periferia e trattando casi di ragazzi che non hanno un tetto sopra la testa per proteggersi da quei temporali, che tutto lavano e tutto si portano via. La pioggia di Seattle è parte integrante dell’umore dei personaggi: si insinua in tutte le pieghe del corpo e dell’anima, non lasciando mai spazio ad un raggio di sole che dia un po’ di speranza.

Luci calde contro luci fredde, le assolate scogliere inglesi contro la celebre “Rain City”: Seattle si pone al centro della narrazione, portando alla vittoria The Killing.

L’indagine.

La cosa più difficile per un crime drama sta nel raffigurare il più possibile la realtà, cercando allo stesso tempo di renderla accattivante grazie a tempi televisivi che non sono riscontrabili, se non in rari casi, nella realtà. L’assassino non si può trovare subito, non può essere scontato ma neanche sconosciuto, e in tutto questo bisogna mantenere sempre alta la tensione senza esagerare con i colpi di scena.

#SerialFight: Broadchurch Vs The KillingBroadchurch in questo è stata maestra. Ha certamente avuto dalla sua la breve durata, che ha permesso di condensare gli eventuali sospettati in poche puntate, ma ciò che emerge è la precisione presente nell’intreccio delle storie. Come detto prima, l’aspetto psicologico e il passato dei personaggi si rivelano fondamentali in questi casi e Broadchurch è stata in grado di seminare piccoli indizi che tuttavia si rivelano coerenti e solidi quando, alla fine, si scopre il colpevole. La stessa risoluzione del caso, lungi dal consegnare semplicemente l’assassino, si sofferma con un lunghissimo flashback sulla spiegazione di ogni piccolo dettaglio, e cerca di mostrarci nei fatti – ma anche nell’indicibile dramma che si cela dietro ad essi – cosa sia davvero accaduto.

#SerialFight: Broadchurch Vs The KillingThe Killing ha saputo migliorarsi negli anni, correggendo molti errori già durante la seconda stagione e giungendo alla terza annata con una nuova consapevolezza, che le ha permesso di trattare il nuovo caso in un modo più sensato e meno sensazionale. Non si possono però dimenticare i numerosi errori, soprattutto nella prima stagione, in cui ad ogni cliffhanger di fine puntata seguiva puntuale la smentita, e in cui praticamente qualunque persona coinvolta è stata accusata anche solo col pensiero almeno una volta. Il recupero del finale ha sicuramente apportato un miglioramento considerevole – la colpevolezza di Terry pesa anche per lei, che scopre solo successivamente di essere stata la causa della morte della nipote; ma troppe dita sono state puntate in due stagioni, troppe anche per un mondo di finzione. La terza stagione, benché migliorata, non ha portato ad un adeguato sviluppo della sezione investigativa: la risoluzione del caso non passa attraverso prove ed indagini, ma si svela all’ultima puntata quasi per caso, senza aver provato a rendere il pubblico partecipe dell’indagine stessa.

La sfida a colpi di prove e di indizi viene vinta senza dubbio da Broadchurch.

Coppia investigativa.

#SerialFight: Broadchurch Vs The KillingEntrambe le serie si distinguono con una coppia di poliziotti uomo-donna molto ben delineata e caratterizzata.
Broadchurch, con l’ispettore Alec Hardy e il sergente Ellie Miller, crea subito i presupposti per uno scontro tra i due, non solo da un punto di vista caratteriale ma anche lavorativo: Ellie viene declassata proprio quando il caso trattato va a toccare persone che conosce e questo non può che irritarla; Hardy, d’altro canto, non sembra voler spendere del tempo a stare dietro alla questione, dimostrandosi – a ragion veduta – molto più attento al caso che non a scaramucce interne. Sarà proprio questo conflitto a rendere perfetto il loro avvicinamento con il passare delle puntate, fino al rispettoso affetto con cui l’uomo deciderà di affrontare con Ellie la questione risolutiva del caso.

#SerialFight: Broadchurch Vs The KillingThe Killing, tuttavia, ha in Stephan Holder e in Sarah Linden i due assoluti protagonisti, due personaggi che non hanno mai deluso nonostante l’andamento non proprio stabile del prodotto. Al di là della durata delle due serie, che chiaramente privilegia The Killing su Broadchurch da un punto di vista di approfondimento, Holder e Linden risultano ben assortiti sin da subito: entrambi vengono da vite, seppur per diversi motivi, complicate e dolorose, ed entrambi hanno esperito il vuoto affettivo e il senso della perdita. L’abbandono è la vera tematica che li accomuna: Sarah, con la sua infanzia passata tra case di affidamento, è l’emblema della donna in fuga da se stessa, mentre Stephen si porta sempre dietro quella vita da tossico che per un dipendente come lui non è mai davvero alle spalle. Due anime spezzate, che dal loro incontro traggono un affetto indicibile e per questo sempre mostrato in modo quasi timido, come se solo tra di loro potessero essere davvero loro stessi.

Per questa incredibile affinità, il confronto viene vinto da The Killing, ma non di molto: sebbene Mireille Enos e Joel Kinnaman siano assolutamente perfetti nell’interpretazione dei loro personaggi, è impossibile non rimanere affascinati dalla coppia Tennant/Colman, che si trova costretta in pochissime puntate ad affrontare un’incredibile varietà di situazioni e di conseguenti emozioni.

IL NOSTRO RISULTATO

La sfida è stata difficile: sia The Killing che Broadchurch hanno dimostrato di saper affrontare in modo più moderno e approfondito il dramma che si cela alle spalle di omicidi perpetuati ai danni di minori. Seppure di pochissimo, vince questo confronto The Killing per 3 a 2.

IL VOSTRO RISULTATO

Anche in questa occasione il vostro risultato e il nostro coincidono: i voti di Facebook, Twitter e del blog portano The Killing alla vittoria con il 60,7% dei voti, mentre Broadchurch porta a casa solo il 39,3% dei voti.

IL PROSSIMO CONFRONTO

Durante la prossima settimana metteremo a confronto due serie che hanno fatto dello spionaggio e della patria due concetti fondamentali per il loro racconto, che mette in scena fughe costanti e terrore di essere scoperti: stiamo parlando di Homeland e di The Americans.
Da lunedì, come per le precedenti settimane, sarà possibile votare per la vostra serie preferita, mentre venerdì verrà pubblicato il nostro articolo di confronto.

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

10 Risposte

  1. alessandro scrive:

    buonasera federica

    stasera sono indeciso se iniziare a vedere broadchurch o american crime

    il problema è che ho già visto the killing, ecco vorrei sapere se broadchurch ha stessa identica trama e sviluppo di the killing, perchè se così fosse è inutile guardarla

     
    • Travolta scrive:

      Broadchurch e The killing non hanno la stessa identica trama e per me alla fin fine neppure si somigliano moltissimo insomma io li ho visti entrambi senza problemi :-)
      American Crime l’ho trovato quasi perfetto ed e’ splendido.

       
    • Federica Barbera scrive:

      Ciao alessandro,
      come ti ha già detto Travolta, le serie sono molto diverse e il mio consiglio è di recuperare assolutamente la prima stagione di Broadchurch. La “sfida” di questo articolo faceva parte di una rubrica estiva di due anni fa in cui mettevamo a confronto serie che avevano punti in comune, ma non necessariamente – anzi, direi mai – al punto di essere identiche. Per quanto riguarda invece American Crime, puoi leggere qui la recensione spoiler free del pilot per farti un’idea

      http://www.seriangolo.it/2014/09/18/american-crime-1×01-pilot-anteprima/

      A presto! 😉

       
      • alessandro scrive:

        grazie, non fraintendermi, non è che abbia interpretato male la tua recensione ( che ancora non ho letto), semplicemente qualcuno mi aveva detto che fossero pressochè identiche

        ps. a proposito, è uscita gracepoint, questa è proprio la serie remake di broadchurch, così dice la critica, non so se vale la pena guardarla però, fin ora ho appreso solo che i personaggi siano un pò più piatti, non mi chiedere cosa significa :)

         
        • alessandro scrive:

          american crime ho iniziato a vederla ieri sera, mi ha preso subito, a differenza di the fall che ho trovato terribilmente noiosa nella regia sia dalle prime inquadrature

           
        • Federica Barbera scrive:

          Abbiamo seguito anche Gracepoint, trovi la recensione spoiler free del pilot qui
          http://www.seriangolo.it/2014/10/08/49133/

          Ti posso dire che almeno per quel che concerne l’inizio è assolutamente identica a Broadchurch, con la differenza che la qualità è decisamente inferiore, quindi il mio consiglio spassionato è di vedere Broadchurch e lasciare perdere il remake.
          Comunque non sono assolutamente identiche Broadchurch e The Killing, credimi!

          Per quanto riguarda le altre serie da te citate, se vuoi commenta pure sotto gli articoli specifici di ognuna. E non demordere con The Fall… 😉

           
  2. alessandro scrive:

    mi pare che the fall sia una serie inglese

    la differenza tra le serie anglossassoni e americane è enorme, non parlo di qualità, solo di diversità

    nelle inglesi noto proprio una regia meno serrata, dai ritmi più lenti, riflessivi, non so se è solo una mia impressione ma già ci avevo fatto caso in in the flesh e utopia, altre due serie made in england

     
    • Federica Barbera scrive:

      The fall è una serie inglese e irlandese. Le serie inglesi sono generalmente molto diverse da quelle americane (anzi, lo sono proprio quelle europee, basti pensare alla francese Les Revenants). Chiaro che si parli poi di gusti personali e lì c’è poco da commentare, però diciamo che se si parla di qualità vera e propria gli inglesi hanno tantissimo da insegnare a certa televisione americana – che pure ha sfornato e sforna capolavori, ma a cui a volte manca proprio la classe che hanno i britannici.
      Rimanendo in topic, basta vedere il paragone tra Broadchurch e Gracepoint, in cui il fatto che la trama soprattutto all’inizio sia assolutamente IDENTICA (pensa, hanno anche lo stesso attore protagonista, David Tennant) non ha comunque impedito al remake americano di essere una copia ipersbiadita dell’originale, in cui anche lo stesso Tennant ne esce in modo completamente diverso.
      Non è sempre così, ovviamente, The kiling ha ad esempio fatto un buon lavoro (fino a punte ottime, ma non sempre) come remake della danese Forbrydelsen.
      In ogni caso, consiglio di provare a cimentarsi con qualcosa di inglese magari un po’ più appetibile, come lo Sherlock di Moffat o l’imperdibile Black Mirror.

       
      • alessandro scrive:

        per suspance, capovolgimenti e nodi alla gola ( citando hitchcock) reputo la prima serie di the killing un assoluto capolavoro del genere, la seconda sempre molto bella anche se non al livello della prima, poi piano piano, a mio avviso è andata scemando e abbiamo assistito a una parabola discendente, terza serie buona ma niente di paragonabile ai ritmi serrati e ribaltamenti di scena delle prime due e il classico serial killer sapeva troppo di già visto, la quarta secondo me è assolutamente da dimenticare, ma ei parliamo sempre di pareri personali ovvio. Credo sia proprio il finale ad averla rovinata, troppo poco credibile, troppo forzato così come di conseguenza tutte le dinamiche che ci hanno portato all’epilogo ( mi riferisco al movente dell’omicidio o ad esempio alla disinibizione ai confini della realtà della madre per citarne una)

         
  3. Ellis scrive:

    La prima stagione di Broadchurch nel mio cuore batte the Kipling. I personaggi sono pennellati in pochi minuti, li ami, e l’intuito è meno telefonato. E poi – gusto assolutamente personale – per quanto la fotografia di The Kipling renda magistralmente Seattle, c’è un delizioso ma non stucchevole stile British che rende le faccende intense e delicate insieme. E poi, scusate, David Tennant…parliamone! Vittoria a Broadchurch!

     

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