Sons of Anarchy – 6×02 One One Six

Sons of Anarchy – 6x02 One One SixSons of Anarchy è tornato. Come sempre SAMCRO porta con sé una marea di conflitti, da quelli personali a quelli generazionali, da quelli politici a quelli etici – questi ultimi escono dallo schermo e si tuffano nei media americani per via della contestatissima e bellissima scena finale dello scorso episodio.

La status quo con cui ha preso avvio la sesta stagione vedeva Gemma come regina incontrastata del parco personaggi della serie, prima che questo secondo episodio arrivasse a metterle i bastoni tra le ruote. Con Clay e Tara in prigione l’old lady ha potuto far valere il proprio carisma tra i membri del club e al contempo fare da madre ai figli di Jax, ruolo che ha sempre sognato perché lei prima di ogni altra cosa è LA madre della serie.

I know why you did it. Even when it was all going down… you, Juice, the gun… I saw it. I got it. It was like watching the other shoe drop in slow motion”

Sons of Anarchy – 6x02 One One SixBasta quest’episodio a metterla all’angolo, ad attaccarla su più fronti e a levarle il terreno che con fatica aveva messo sotto i piedi. Tara è uscita di prigione e non ha nessuna intenzione di lasciare alla suocera l’affidamento dei propri figli. Clay, bestia invincibile, personaggio dai contorni mitologici per la sua capacità di rigenerarsi sempre e comunque, appena capito che in carcere non troverà vita facile decide di patteggiare con Lee Toric la sua salvezza in cambio della fine di SAMCRO, cosa che gli consentirebbe una scottante vendetta su Jax e Gemma, ovvero coloro che gli hanno voltato le spalle. Il suo orgoglio, il suo passato, non gli consentono di farlo a cuor leggero, tanto che vuole guardare negli occhi i suoi nemici prima di distruggerli definitivamente. Se Jax riesce a trovare il modo di saltare il faccia a faccia, Gemma non può esimersi, dando vita a un dialogo di rara intensità dove ogni ruga del volto di Ron Perlman comunica tutta la sua sofferenza, e ogni smorfia di Katy Sagal lascia intendere la complessità della sua condizione e il tumulto interiore che deve domare. Il tradimento però è una brutta bestia, anche per Clay, che nel momento in cui si rende conto di star buttando giù tutto quello che ha costruito in una vita, mostra uno sguardo carico di paura e (forse) pentimento.

You, Mr. Toric, are a risk. Your… jacket reads like a bad detective novel. Volatile, recalcitrant”

Sons of Anarchy – 6x02 One One SixDopo Damon Pope, Lee Toric si candida a pieno titolo come villain d’eccellenza della serie. Un personaggio non facile da incasellare, dagli affascinanti estremismi e segnato da profondissimi traumi, proprio come piacciono a Kurt Sutter. Ex U.S. Marshall in pensione, vendicatore solitario, corporatura dai contorni animaleschi, eroinomane ma dalla ferrea volontà: questi i contorni di quella che per molti versi è l’altra faccia di Clay Morrow, crudo, violento, spietato, cinico, calcolatore. Non è un caso se nel momento in cui firma la lettera a nome di Clay sono proprio le sue mani (proprio come le mani dell’ex leader di SAMCRO) a dargli più problemi, mani il cui tremolio, causato dalla crisi d’astinenza, riesce a domare grazie a un’ostinata determinazione e a terribili botte sul tavolo. I contatti con la politica, la cattiveria operata sul corpo di Otto, lo strategico coinvolgimento di Tara, la paura innestata nella testa di Gemma e l’abilità nel manipolare Clay, fanno di Toric la vera scheggia impazzita di questa stagione, contro cui sarà difficile per tutti trovare contromisure.

Don’t matter what the risk is. We don’t hurt people like that”

Sons of Anarchy – 6x02 One One SixCosa dire di Jax? Il pubblico di Sons of Anarchy si divide tra sostenitori incalliti del biondo leader del gruppo e chi invece ne canta, ormai da stagioni, la stupidità, specie dopo tutte le cose che ha scoperto o a cui ha dovuto assistere, dalle lettere del padre alla morte di Piney, dall’attentato a Tara alla morte di Opie. Tutte queste cose non hanno mai portato Jax alla reazione che tanti aspettavano, ma ne hanno sempre più ingarbugliato il pensiero, portandolo verso il lato oscuro, in barba a tutti i valori che gli avrebbe potuto trasmettere il padre, ma piuttosto verso quella personalità alla quale sempre più intensamente si avvicina, quella di Clay, padre putativo nonché figura da uccidere per antonomasia.

Condanna. È questa forse la sensazione prevalente quando si cerca di guardare con oggettività al suo personaggio. Una condanna però quantomeno in parte ricercata, perseguita, verso la quale è andato incontro a viso aperto sulla scia di quel big picture che ogni volta gli ha fatto digerire una scelta sbagliata in favore di un presunto bene superiore. È così che ha perso diversi membri del club, Bobby in primis; è così che sta perdendo la sua famiglia; è così che sta perdendo, cosa più importante di tutte, se stesso. Quel sistema valoriale tanto perseguito da Jax nel corso delle stagioni precedenti ormai non esiste più, tanto che anche un partner fedele e eticamente irreprensibile può essere tradito su due piedi, per un illusorio bene comune che diventa sempre più vicino al suo. La vicenda che lo lega a Nero in questa puntata assume poi i contorni della vigliaccheria fatta e finita, con l’uccisione della compagna di Arcadio ordinata da Jax, ma operata da Juice, a fare da emblema di un ipocrisia ormai diffusa, simbolo dell’illusione di uscirne colpevole a metà, senza le mani sporche di sangue. L’unico neo di quest’episodio è forse proprio la mancanza di approfondimento circa la decisione di questa esecuzione, rispetto alla quale non sappiamo come sia maturata nella testa di Jax e perché non si sia fatto alcuno scrupolo.

RICO’s dead. Clay’s gone. I’m gonna start moving the club in the right direction”

Sons of Anarchy – 6x02 One One SixIl principe dei bikers è ormai in balia degli eventi, vittima di un’esistenza che lo annichilisce, levandogli quasi completamente il libero arbitrio, lasciandogli solo lo spazio della reazione violenta, priva di ogni minima lucidità. La sensazione di condanna a una passività perenne si percepisce guardando il Jax gangster quanto il Jax marito. Fa specie vederlo ricattato dal capo degli irlandesi, senza che opponga alcuna resistenza a condizioni inaccettabili, opposte ai suoi propositi iniziali. Non si può non pensare a quando il leader del club era Clay, il miglior Clay, a quanto carisma possedeva e a come riusciva a infonderlo in tutti i membri; non si può non convincersi che Jax non riesce minimamente a reggere il paragone, non riesce a sostenere un ruolo nel quale i troppi interessi in ballo, le troppe esigenze che possiede e l’illusione di accontentarle, nessuna esclusa, lo portano a non soddisfarne nessuna e venire travolto da tutte. Non sono tanto diversi il Jax marito e il Jax padre: vorrebbe essere una guida per i propri figli, ma la sua assenza prima o poi si farà sentire e il bambino che compie la sparatoria nella premiere è il peggiore dei presagi; vorrebbe essere un marito ideale, ma come spesso è successo in passato non riesce a evitare il tradimento. Se a questo si aggiunge la possibile gravidanza di Tara e il divorzio forzato in arrivo, la scena di sesso finale si carica ancora di più di malinconia, tristezza e desolazione.

Dopo due episodi sono molte le domande che Kurt Sutter ci lascia: quando Juice inizierà esplodere per il senso di colpa e per il fango ingoiato? Quanto ancora Chibs potrà sopportare la condotta di Jax? Cosa ne sarà del futuro di Tig? Come prenderà Jax il divorzio? Per ora l’autore ci lascia con l’ennesimo bellissimo montaggio musicale e dopo la chiusura della scorsa stagione con Simpathy for the Devil sceglie nuovamente i Rolling Stones, usando la loro prima composizione originale, As Tears Go By, nella versione eseguita da Noah Gundersen & The Forest Rangers.

Voto: 8

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

3 Risposte

  1. September scrive:

    Complimenti per la recensione.
    I sons son tornati….

     
  2. Aragorn86 scrive:

    Altra grande puntata, stagione partita alla grande! Curiosità e ansia a mille per il futuro.
    Vorrei sottolineare anche l’ingresso nel cast di CHH Pounder di The Shield. Spero abbia molto spazio nella stagione, il suo rapporto con Lee Toric potrebbe essere molto interessante.

    Anche secondo me l’unico neo è stato l’assassinio della compagna di Arcadio (e anche di Arcadio stesso). Un po’ tutto frettoloso e, appunto, non preparato adeguatamente.
    Ottima l’analisi che hai fatto di Jax, e vorrei sottolineare che il confronto con l’irlandese mi ha ricordato molto quello dello scorso episodio con il vice di Damon Pope che vuole Tig morto: in entrambi i casi Jax cerca di rifiutare, ma alla fine accetta tutte le condizioni imposte senza se e senza ma. è vero, in questo momento Jax vuole essere tutto e accontentare tutti, ma non riesce ad essere in realtà un bel niente. Scena finale tra lui e Tara: una tristezza infinita.

     
    • Namaste scrive:

      Non solo CCH Pounder from “The Shield”, ma anche quella simpatica canaglia di Dewey/C. Thomas Howell, da “Southland”, parziale ricompensa per la prematura dipartita di Semaire Armstrong, che avrei personalmente gradito per ancora una paio di episodi. Comunque sì, con le special guest, quest’anno SoA ci sta dando alla grande! Comincio a sospettare che, come nel caso di Stephen King, siano gli stessi attori/attrici a premere anche solo per un breve cameo.

      Solo una scarna considerazione: se Jax avesse usato lo stesso polso dittatoriale “se non ne usciamo fuori non ci sarà più nessun tavolo su cui sedersi!” per la faccenda di Clay, invece di affidarsi alla presunta democrazia all’interno del club, a quest’ora un paio di casini di quelli verranno, avrebbe potuto tranquillamente evitarseli. Sì, sono uno di quelli che, ad un certo punto, ha dovuto cantarne la sua stupidità. Clay Morrow ancora in vita è una di quelle forzature che non ho mai digerito…

       

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