Sons Of Anarchy – 6×03 Poenitentia

Sons Of Anarchy - 6x03 PoenitentiaKurt Sutter non ha mai viziato i suoi spettatori: in sei stagioni ci ha crudelmente spinti a guardare la disgregazione di un’idea – quella di papà Teller – che, mentre si fa spazio nella realtà, non resiste all’impatto e si condanna a morte. E il suo decorso è tutt’altro che finito.

Ad aprire la puntata non sentiamo la solita voce di Jax: le sue memorie, gli appunti che prende ininterrottamente per i suoi figli, lasciano il posto alle parole del procuratore distrettuale Patterson, e fanno da opposto speculare. Non c’è nessuno sguardo al futuro questa volta, ma solo l’enorme dolore di un presente negativo, creato collateralmente proprio dalle azioni dell’MC di Charming.

“I guess I’ve been doing it for so long… I’m afraid how bad it gets if I stop.”

Sons Of Anarchy - 6x03 Poenitentia

Non a caso la puntata è intitolata pentimento, e la scelta del latino conferisce quella solennità e sacralità che si deve ad un sentimento così facile da percepire ma troppo difficile da espiare. L’unico a fare un “vero” tentativo è Nero: il suo è un personaggio complesso, che si è imposto come punto di riferimento soprattutto per la lealtà che lo contraddistingue, lealtà che ha prima verso se stesso e che di conseguenza ha verso chi gli sta intorno. In questo senso è facile capire come in poco tempo abbia attirato a sé le due anime più bisognose di stabilità del gruppo, Jax e Gemma, dopo il vuoto lasciato da Clay. Ma il padre per antonomasia non è morto: Clay c’è e continua a far sentire la propria ingombrante presenza anche da dietro le sbarre. Il suo pentimento non ha nulla di disinteressato (come il, seppur incompleto, tentativo di Nero): Clay vuole l’incontro con Jax, gli dice di Lee Toric e ritratta la sua posizione con l’ex Marshall, ma tutto grida manipolazione, ambiguità, una sorta di ennesimo ricatto morale – they’ll send me back to gen pop. And that’ll play out like expcted. Ma Jax non si scompone – I don’t give a shit what you do to him -, rimane impassibile difronte al corpo accasciato di Clay, in pieno contrasto con le azioni successive, e parla direttamente con Toric, in una delle sequenze più belle della puntata. Jax guarda se stesso nello specchio, non vede l’ex Marshall negli occhi e alle sue spalle rimane giusto la proiezione di Clay ormai in disparte: un dialogo che ha le fattezze di un monologo interiore. Eppure le parole su Otto che lo descrivono come un uomo solo, ormai spezzato e vicino alla pazzia, recano qualcosa di doppiamente sinistro: le stesse si adattano perfettamente a Toric e gli ri-creano uno specchio involontario, aiutate da una regia secca, che passa dal profilo dell’uno al profilo dell’altro come a dichiarare ormai guerra aperta.

“Come on, Clay. I know how much you want to hurt them.”

Sons Of Anarchy - 6x03 PoenitentiaLee Toric ha tutte le potenzialità per essere il miglior villain passato per SOA: machiavellico certo, come lo sono stati altri prima di lui, ma con questo personaggio Sutter ha osato ancora di più che in passato. Un tratto fondamentale della serie è ed è sempre stato l’uso spasmodico e crudele del corpo: basta guardare gli attori stessi, con tratti somatici netti, fondati (su tutti il volto di Gemma, la cicatrice di Chibs); la scelta stessa di marchiare a fuoco la loro pelle con quel simbolo che li deve distinguere sempre e ovunque; la violenza bruta, essenziale, mai estetizzata ma volutamente disturbante. E Lee Toric entra perfettamente in questo quadro perché ci viene mostrato in privato, nella sua intimità: il corpo è un mezzo per raccontare, a noi spettatori, chi abbiamo davanti. E’ il racconto di un uomo dimidiato, incontrollabile, che gioca sul filo della legge in uno scarso equilibrio sospeso tra la volontà di ottenere la fiducia della Patterson e i suoi sadici metodi di persuasione – siano essi fisici (i due dei Byz-Lat) o verbali (Clay). Questa sua complessità ben si collega all’involontario omicidio della prostituta del Diosa, poi impiegata come corpo del reato contro Nero. Lascia però qualche perplessità la riuscita di questa mossa, soprattutto perché nello scorso episodio Toric si aggirava proprio per il Diosa lasciando tovagliolini con recapito e biglietti da visita. Vedremo.

“I love you, brother.” “Love you, too.”

Sons Of Anarchy - 6x03 PoenitentiaL’altra anima inquieta della serie è Jax. Soprattutto in questo inizio di stagione, l’impressione è che il suo personaggio continui ad accartocciarsi sempre su se stesso, schiacciato tra le mille diverse aspettative che gli altri hanno su di lui e le aspettative che ripone invece lui negli altri. Barosky, poliziotto corrotto e senza scrupoli, è un’altra nuova entrata di questa stagione e si profila come l’anima nera che il biondo motociclista non si arrende ad essere: esemplare come mette fuori gioco il fratello iraniano rimasto, Amir. Finora però questa storyline risulta essere la più debole, ma conoscendo SOA non lo rimarrà molto a lungo: in ballo c’è infatti l’omicidio di Kia Ghanezi che Tig si guarda bene dal confessare a Jax – ma il dubbio si insinua e l’abbraccio tra i due appare un pessimo segno.

Fra i tanti da accontentare, il giovane Teller ha soprattutto il successore di Damon Pope, August, che continua rivendicare proprio la vita di Tig: qui si compie il grande passo avanti della puntata rispetto alle due precedenti. Jax vende Tig ad August per assicurarsi la vita di Clay affinché questo lo aiuti a recidere il legame con gli irlandesi; Clay, a sua volta, deve uccidere il capo dei bianchi della prigione per non essere ucciso dalla fazione di colore: come nella migliore tradizione della serie, abbiamo merce in cambio di merce che produce altra merce e altro sangue, altre vittime e danni collaterali. La puntata si chiude con Tig nelle mani di August, ma sarà meglio non fare ipotesi: come dicevamo, Sutter non ci ha ci certo viziati.

“ [It’s] Not about me anymore.”

Sons Of Anarchy - 6x03 PoenitentiaAll’esterno i nemici si danno il cambio tra loro da tempo, ma la novità è che ora anche il focolare domestico è contaminato, cioè da quando Tara è stata direttamente travolta dagli eventi dell’MC. Jax si troverà quindi a dover combattere un’altra battaglia, che però è totalmente inaspettata. Alla fine del primo episodio si era buttato tra le braccia di Colette perché trascurato da Tara, ma gli basta vederla “a lavoro” per realizzare che qualsiasi idea avesse su di lei era una misera illusione e che forse la concretezza dell’assenza di Tara andava calcolata meglio. Inoltre rientra in gioco anche Wendy: le sue mosse non sono ancora chiare, ma sappiamo che sta fingendo un’aggressione e tutto fa pensare che lei si voglia riavvicinare a quella che è (dopotutto) anche la sua famiglia. Vendetta contro Jax? Pentimento per aver rinunciato ad Able? O, e come sarebbe più interessante, c’è in atto un asse Tara-Wendy per spodestare mamma/nonna Gemma e portare finalmente via i due bambini dal tossico ambiente di Charming? C’è da collocare anche la gravidanza di Tara che, a questo punto, potrebbe anche essere una subdola mossa di un accurato piano. Fatto sta che mai come adesso Tara è al centro della nostra attenzione.

Tantissima carne al fuoco, tanti personaggi e tante storie, tutto trabocca di potenzialità e non potremmo chiedere di meglio ad un terzo episodio, oscillante tra preparazione e azione, e che si chiude con un cliffhanger enorme sul destino di Tig, sullo sguardo triste ed emblematico di Tara, su Lee Toric che prepara l’inferno per Nero. Grazie Kurt, come sarebbero i nostri incubi senza di te?

Voto episodio: 8

– Last but not least, Bobby: il suo progetto di rimettere in piedi i Nomads farà il suo corso e sarà inevitabile vederlo scontrarsi con Jax. Bene, noi aspettiamo quel momento; nel frattempo la cosa più importante è vedere ogni tanto il suo faccione.

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

5 Risposte

  1. Aragorn86 scrive:

    A me è sfuggito un passaggio: ma Toric avrebbe comunque ammazzato la prostituta perché faceva parte del piano contro Nero o, come sembra, ha escogitato questo piano dopo che accidentalmente ha sparato alla tipa? A me il modo in cui hanno girato la scena è parso un po’ una forzatura, con lui che entra in ansia per il procuratore a tal punto da finire per sparare alla prostituta… boh! Per il resto sono perfettamente d’accordo, altra grande puntata. Voto per l’asse Wendy-Tara, il cui obiettivo sarà prima di tutto Gemmona.

     
    • September scrive:

      Anche a me quella scena ha fatto storcere il naso di brutto. Troppo caricata troppo forzata davvero.
      Per il resto tutto come al solito perfettamente inserito nel solito vortice di vicende di questa strepitosa serie.

       
  2. sara scrive:

    anche a me ha dato la stessa sensazione di forzatura, senza trascurare che – come ho scritto – anche la risoluzione mi è sembrata grossolana per un tipo strategico come Toric. Cioè: bene il voler usare un proprio errore a proprio vantaggio (scusate la cacofonia) ma ce lo ricordiamo tutti Toric al Diosa mentre si aggira indisturbato a far sapere chi è. Capisco che bisogna disseminare passi falsi dell’antagonista perché prima o poi verrà scoperto, ma il tutto è stato un po’ frettoloso. L’unica cosa che mi ha fatto giustificare il gesto di Toric è che, in un certo qual modo, è coerente a come ce lo hanno presentato: crudele ma afflitto da mooolti disturbi (mentali, probabilmente) che passano anche per le sue mani, tremolanti ed instabili. Visto così in parte giustifico la forzatura del “oh perbacco, mi è partito un colpo”.

     
  3. Stefano scrive:

    Esatto, concordo. Quella scena è davvero troppo forzata e facilona. Per creare scheletri nell’armadio di Toric e modi di attaccare Nero, si poteva sicuramente fare di meglio. Per il resto d’accordo con la recensione, per me la cosa che riserverà più sorprese inaspettate sarà la questione-Bobby.

     
  4. Aragorn86 scrive:

    Infatti avevo provato ad autoconvincermi che tutto sommato lo avesse fatto di proposito, anche perché se se la fossero giocata così (uccide volontariamente la tipa per incastrare Nero) sarebbe stato molto meglio e ancora più folle.
    Certo, non è questo che comunque intacca la qualità indiscussa del villain (sebbene per me, l’unico vero e inarrivabile villain della serie è e rimarrà sempre Jule Stahl, le cui mitiche espressioni da psicopatica ancora porto nel cuore)!

     

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