Homeland – 3×01 Tin Man Is Down

Homeland - 3x01 Tin Man Is DownA seguito del pre-air da noi già trattato, ripubblichiamo la recensione di Tin Man Is Down per coloro che hanno seguito la corretta programmazione. L’aggiunta dei dettagli mancanti (alcuni effetti speciali, musiche, sigla e poco altro) non modifica in alcun modo il giudizio e il voto di questo episodio. 

Con Tin Man Is Down si decide in modo saggio di posizionarsi cronologicamente un po’ più avanti rispetto agli eventi dello scorso season finale, a circa un paio di mesi dall’esplosione che causò 219 morti a Langley. La puntata, per nulla simile alle altre premiere, si prende del tempo per analizzare quanto accaduto e soprattutto i nuovi giochi di potere, nonché le nuove relazioni, che si sono instaurati tra i vari personaggi. Questo, unito alla totale assenza di Brody dal racconto, rappresenta uno dei punti di forza dell’episodio: decidere di non correre e di non lanciarsi alla disperata ricerca del ritmo alto a tutti i costi (cosa che ha caratterizzato la seconda stagione) è segno di una giusta riflessione, che ha tenuto in considerazione gli effetti – fisici, psicologici e metaforici – dell’esplosione di una bomba. Agire con un ritmo minore e riposizionare i propri tasselli, preparare il terreno per la prossima onda in arrivo (che ci sarà, non ci sono dubbi a riguardo) e tutto senza Brody, per metterci nella stessa posizione di chi vive la sua assenza.
L’unica domanda è questa: sono riusciti a disporre per bene le carte sul tavolo? La risposta è ni.

A win would be nice, but a fuck-up would be fatal.

Homeland - 3x01 Tin Man Is DownTin Man Is Down concentra il suo racconto (sia dal titolo che dalle prime sequenze) sull’attacco ai sei responsabili della bomba alla CIA, evidentemente individuati nel corso dei due mesi trascorsi con Saul a capo dell’agenzia. Nonostante la centralità dell’azione, e nonostante una buona costruzione della scena relativa all’attacco simultaneo, la storia non coinvolge con l’effetto sperato: portarci in medias res è più facile se l’argomento è Dana e il suo tentato suicidio, ma lo è meno se si passa da un’accusa che verte su Brody alla ricerca di questi fantomatici responsabili di cui non sappiamo assolutamente nulla, se non che devono morire tutti insieme.
L’azione è sicuramente funzionale alla costruzione del personaggio di Saul, la quale trae vantaggio da una situazione critica per mostrarci un uomo non ancora a suo agio nei panni del capo, timoroso di compiere anche un solo gesto che potrebbe risultare fatale per l’agenzia stessa. Certo, capiamo tutti quanto la situazione sia delicata, ma anche dal confronto con Mira emerge un Saul distrutto e che prende decisioni in base al “meno peggio”. Con l’attacco ai sei va bene – e davvero per pochissimo, con la beffa per Quinn di aver ucciso comunque il bambino che gli aveva fatto rimandare l’azione; ma anche con la questione Carrie, Saul opta sul finale per il danno minore, e a questo proposito è difficile prevedere come andranno le cose.

Brody was your mission!

Carrie si ritrova a funzionare da parafulmine per l’agenzia e ad essere interrogata dalla Commissione, ma anche qui risulta poco chiaro quale sia la posizione della CIA nei confronti di Brody: cosa sanno? La frase “Nobody wants to hear it” dell’avvocato di Carrie relativamente alla dichiarazione per cui Brody è innocente, ma anche il supporto che manifesta Saul nei confronti della sua ex-pupilla (“There’s about a thousand people in this building standing with you right now”), fanno pensare che la CIA stessa, nonostante cerchi di difendersi da diverse accuse, abbia comunque idea di cosa sia davvero successo prima, durante e forse dopo l’esplosione.
Certo, in questo caso ci sarebbe da fare due domande a chi si è inventato l’alibi orrendo delle 14 ore in bagno (chiunque può aver visto Carrie e Brody insieme, come infatti viene puntualmente notato), ma la situazione risulta complicata maggiormente dalla presenza della famosa talpa.

Homeland - 3x01 Tin Man Is DownQualunque sia la sua identità, Saul sostiene Carrie su tutta la linea per l’intero episodio e non solo all’inizio si rifiuta di sacrificarla per salvare l’agenzia, ma addirittura le riconosce di avere ragione nonostante la sfuriata di lei – e soprattutto nonostante gli ricordi che tutta la vicenda Brody era una sua responsabilità; proprio per questo il finale risulta straniante, e non nel modo che ci si aspetterebbe. Al di là delle ragioni e dei torti – non mi soffermerò a discutere su chi abbia ragione tra Saul e Carrie perché non è questo il punto –, è la puntata stessa a non aver costruito il climax adatto; si potrà sicuramente obiettare che proprio perché ci stupisce allora si tratta di una buona idea, ma personalmente non credo che il colpo di scena debba essere superiore alla credibilità di ciò che osserviamo. E ciò che abbiamo visto per 50 minuti è stato un Saul distrutto dal senso di colpa almeno quanto Carrie, un uomo preoccupato per il destino della CIA ma non meno per la donna che (pur con le sue colpe) sta andando ad affrontare una vera caccia alle streghe, per un attentato di cui però non è l’unica responsabile; vedere solo ed unicamente supporto fino all’ultimo (“She’s right, you know”) rende un po’ sbilanciata quella reazione finale, quella decisione di ribaltare tutto il piano fino ad allora perseguito senza nemmeno essersi accordato con la donna precedentemente.
Su una puntata che voleva (e doveva) fermarsi a raccogliere i pezzi, la necessità della sorpresa finale sembra aver avuto la meglio sulla scrittura stessa.

What did the optimist say as he was jumping off a building?
So far, so good.

Homeland - 3x01 Tin Man Is DownRimettere insieme i pezzi dopo l’esplosione significa anche affrontare il fatto che un’intera famiglia sia rimasta senza padre e marito, e con un’eredità di “familiare di terrorista” difficilmente sopportabile, soprattutto per dei figli. Considerato che Chris non ha alcun ruolo all’interno della serie se non quello di guardare la tv e mangiare a tavola, il punto di vista della distruzione della famiglia passa proprio attraverso quella Dana che, unica tra tutti, aveva provato a capire il padre persino nelle differenze, basandosi su un legame creato dal nulla ma che era stato in grado di unire in modo profondo due solitudini molto diverse. Non stupisce il tentato suicidio della ragazza e nemmeno la reazione di Jessica, una donna che per tenere in piedi ciò che è rimasto della famiglia decide di guardare solo all’aspetto pratico della vicenda (i soldi, il lavoro) e di ignorare il resto –“You can’t afford to be in denial”, dice il medico toccando un evidente nervo scoperto; eppure in una puntata in cui ci sarebbe stato molto altro da dire, il tempo dedicato alla vicenda risulta essere fin troppo. Non è possibile dire dalla premiere quanto questa storyline influenzerà tutto il resto, ma è lecito domandarsi se questa farà la stessa fine della vicenda con Finn, dell’incidente e di tutto il resto; ed è giusto aspettarsi un minutaggio così alto su qualcosa che avrà poi effettivamente un senso. Ovviamente, per questi motivi, il giudizio sulla sezione dedicata a Dana, che pure risulta ben scritto, rimane sospeso.

E’ stata una puntata decentrata, che ha trovato proprio nell’assenza di Brody la possibilità di scrutare tutti i campi d’azione e di portarli – qualcuno di più, qualcuno di meno – ad un nuovo punto di partenza. Tutte le storyline hanno però risentito di momenti non proprio azzeccati (l’ennesima scena di sesso random di Carrie ce la si poteva anche evitare) o mancanti di qualcosa che ha impedito la realizzazione più completa delle storyline. Al di là di questo, la struttura di per sé ha retto: non ci resta che attendere per scoprire quale direzione questa terza stagione abbia intenzione di prendere.

Voto: 7-

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

3 Risposte

  1. Attilio Palmieri scrive:

    Sebbene la puntata abbia un certo ritmo, anche per via dell’abilità dei registi e degli sceneggiatori della serie, alcuni grandi errori rovinano tutto. In primis il finale, assolutamente fuori personaggio. Non esistono alibi strategici che tengano, Saul non può fare una cosa del genere. Ancor di più se uno degli scopi di questo twist è infliggere l’ennesima complicazione a Carrie, l’ennesimo macigno sulla sua testa. Infine ovviamente lo spazio offerto a Dana. Homeland è un’altra cosa, i suoi punti di forza sono un’altra cosa e sebbene questa sia stata forse la storyline con meno errori, non è il cuore dell’interesse della serie.
    Una cosa su Brody: io apprezzo il tentativo di diluire la sua entrata in scena nella stagione, ma secondo me se non hai materiale la serie la chiudi, non mandi via Brody, perché è evidente a tutti che la forza di Homeland sono Carrie e Brody sullo schermo insieme e non è un caso che gli episodi migliori dell’anno scorso siano stati quelli con loro due protagonisti, specie “Q&A”.

     
  2. Mark May scrive:

    Quoto l’ultima frase di Attilio ed è già dalla “rivelazione” dell’amore fra i 2 l’anno scorso che avevo nutrito dubbi sul prosieguo della serie o su quanto sarebbe riuscito a tenere nello stesso modo incollati allo schermo dopo che i 2 avessero tolto la maschera sul loro amore… Secondo me si è vista la mancanza di interazione fra Brody e Carrie ma soprattutto per tutto il pilot si è avuto una sensazione di estraneità dal contesto… Non so se è una impressione solo mia, ma mi sembrava di guardare qualcos’altro e non Homeland… Sono d’accordo con la recensione che afferma che questa è stata solo un’apparecchiatura in attesa del piatto forte però mi è sembrato che si sia cambiata troppo rotta rispetto al passato ed è una cosa alla quale ancora mi devo abituare. Sul finale non so sinceramente cosa dire; probabilmente Saul era stato messo alle strette dal senatore ma come hai spiegato bene nella recensione non è stato creato il giusto climax al “tradimento” (aggiungeteci tutte le virgolette del caso perchè questo finale può avere ancora altre interpretazioni). Anche qui ho avuto come la sensazione che Saul si sia ritrovato in situazioni ben peggiori rispetto a questa e che abbia cmq deciso di salvaguardare Carrie, per cui se per lui era così importante sacrificare Carrie per salvare la CIA avrebbero dovuto mostrarci di più e meglio il tormento interiore di Saul, che invece sembrava più preoccupato per l’operazione dei 6 che per il futuro di Carrie. Detto questo mi sento vicino al voto della recensione, io ho sentito che è mancato qualcosa per renderla una puntata appetibile, sono sicuro al 100% che sapranno riprendersi al meglio ma per il momento il mio giudizio rimane sospeso perché non mi sento soddisfatto o appagato da questa premiere.

     
  3. xfaith84 scrive:

    mah, io non ho affatto pensato all’entrata in scena di Brody in ritardo come ad una cosa sintomatica del poco materiale, anzi. Io l’ho vista come una scelta stilistica precisa, e che per questo ho apprezzato: non c’è Brody, nessuno sa dove sia? Bene, non lo saprete nemmeno voi spettatori. E’ destabilizzante non avere quello che è il protagonista, e io proprio in questo ci vedo una punta di ingegno notevole. Probabilmente la cosa che io penso è dovuta anche ad un altro fattore: pur amando i momenti Brody/Carrie soprattutto nella scorsa stagione, ho trovato che la centralizzazione su di loro (e l’ottima costruzione del loro personaggi) abbia penalizzato moltissimi altri personaggi. Credo che una serie non possa permettersi il lusso di essere ottima con alcuni personaggi e mediocre con altri; credo debba tratteggiare i personaggi secondari con una simile (se non la stessa) minuzia, se la possiede, e homeland mi dispiace ma si è sempre dimostrata molto parca in questo. Dunque apprezzo l’idea di spostare temporaneamente l’asse narrativo, di più, la trovo una scelta estremamente coraggiosa: chiaro è che a questo debba seguire un impegno ben preciso sulle altre storyline, ed è il motivo per cui la questione di Dana è stata volutamente lasciata con giudizio sospeso. Prego che non faccia la fine di quella dell’anno scorso.

     

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