Melissa Bernstein, produttrice di Breaking Bad, si racconta al Roma Fiction Fest

Melissa Bernstein, produttrice di Breaking Bad, si racconta al Roma Fiction FestUno degli eventi di punta in questa edizione del Roma Fiction Fest è stata sicuramente l’interessante Masterclass con Melissa Bernstein, executive producer di Breaking Bad e Rectify, alla quale non potevamo certo mancare.

La giovane produttrice ci ha raccontato in cosa consiste il suo lavoro e diversi retroscena riguardo Breaking Bad.

Come ha iniziato a fare questo lavoro?

Dopo l’università mi sono trasferita in California, frequentando studi e produzioni per capire cosa volessi fare. Non trovando l’ingresso, ho iniziato con le pubbliche relazioni nel settore della tecnologia. Poi sono rimasta attratta dal cinema, e ho iniziato con dei cortometraggi. Ho iniziato proprio con un corto con protagonista Aaron Paul. Entrando in questo mondo ho capito che non volevo fare l’agente, ma la produttrice.

Melissa Bernstein, produttrice di Breaking Bad, si racconta al Roma Fiction FestCome si lavora su una serie come Breaking Bad o Rectify? Qual è il suo lavoro?

È un lavoro quotidiano, inizio con lo sviluppo, mi assicuro che il copione, le idee e le immagini siano al meglio per venderle alle emittenti. Ogni singola parte della produzione passa per le mie mani, compreso il casting. Il mio obiettivo è che tutti i collaboratori rispettino una determinata visione d’insieme della storia, perché è questo che rende uno show unico.
Come produttrice ogni giorno mi trovo a risolvere problemi, quando gli sceneggiatori scrivono non va tutto bene, ci sono sempre problemi da risolvere e nuove sfide. Anche solo un cambio meteorologico può far cambiare il programma di produzione, ed è importante saper improvvisare e provare qualcosa di diverso.

Quando ci è stata chiesta la scena dove Walter fa esplodere l’auto sportiva, è stata una bella sfida. Avevamo non pochi problemi per trovare l’auto da fare esplodere e come farla esplodere. Fortunatamente abbiamo contattato la Chrysler che, dopo aver accennato la scena, si è mostrata disponibile a farci usare la loro auto per farla saltare in aria.

Qual è il rapporto col regista? Come mettete insieme le differenti sensibilità?

In tv c’è un regista diverso per ogni episodio, ed è importante che io spieghi al regista quale sia la situazione attuale e i piani del futuro. È il mio mestiere condurre i registi verso cosa interessa agli showrunner. Lo showrunner è di solito chi scrive il copione e crea personaggi\situazioni con degli scrittori per molti mesi prima dell’inizio della produzione. Sedimentano le scelte creative che vengono poi intraprese.

Avevate già chiara la direzione dello show dalla prima stagione, o vi siete lasciati influenzare da ciò che succedeva intorno? Quanto è cambiato Breaking Bad dall’idea iniziale?

Quello che vedi è abbastanza fedele all’inizio. Con Breaking Bad si è avuto un pitch iniziale, si sono discusse le varie idee e quella di trasformare Mr chips in Scarface è piaciuta immediatamente. Il buono in cattivo. La tv di solito tiene il buono sempre buono  o il cattivo sempre cattivo. Vince fin dall’inizio voleva raccontare una storia diversa e ci siamo messi a lavorare sul personaggio. Riguardo Jesse, Vince voleva farlo morire alla fine della prima stagione, come conseguenza delle cose orribili che aveva fatto. Ma poi abbiamo realizzato che unire i temi diversi attraversati da Walt e Jesse avrebbe prodotto qualcosa di magico, e abbiamo cambiato rotta soprattutto per la grande forza e alchimia degli attori che li impersonano.

Melissa Bernstein, produttrice di Breaking Bad, si racconta al Roma Fiction FestAvete reinventato Bryan Cranston.

Bryan ha un gran talento. Mi era venuto in mente sin dall’inizio perché aveva già lavorato in un episodio di X-Files. Con Vince volevamo un attore che riusciva ad essere sia comico che drammatico, e Bryan era perfetto. Nella clip mostrata (la scena della morte di Jane, ndr) c’è un punto di svolta per il personaggio. Inizialmente Vince aveva scritto che Jane era su un lato e Bryan la spinge; ma cosi era troppo forte per il network. Allora abbiamo aperto un dialogo e siamo arrivati a questa versione in cui lui non fa niente e lei muore da sola. Nonostante non ci sia dialogo, si vede il senso di colpa nel suo volto e la decisione presa, tutto grazie ad uno straordinario Bryan.

Come avete fatto a far accettare allo studio scene come quella del disastro aereo?

Di quella scena ne avevamo già discusso nel pitch iniziale della stagione, e Sony e Amc sono state coraggiose ad accettarla; ma già l’idea di partenza del malato di cancro che entra nella criminalità ha rappresentato un atto di audacia da parte loro.

La tv è cambiata tanto e mostra molta più violenza. Qual è il limite secondo lei?

È vero, ma per quanto ci riguarda non vogliamo una violenza fine a se stessa ma deve essere funzionale alla storia. E il cambiamento di Walt comporta la violenza.

Che rapporto avete con le reazioni del pubblico?

Vince è interessato al pubblico e si impegna molto per fare cose che sa che piacciono, ma che al contempo possano sorprenderlo anche. Non legge recensioni per non fissarsi sulle critiche negative e farsi condizionare: vuole piacere al pubblico, ma nel modo che vuole lui.

Melissa Bernstein, produttrice di Breaking Bad, si racconta al Roma Fiction FestCosa ci può dire del prequel di Better Call Saul? Sarà coinvolta anche lei? Vedremo vecchi personaggi?

Si, sarò coinvolta in questo progetto. Sarà più comedy che drama, ma saranno comunque episodi di un’ora. Ci piacerebbe molto mettere personaggi vecchi di Breaking Bad nello spin off.

Come avete reagito al finale di serie? Siete soddisfatti?

L’anno scorso avevamo deciso di fare 16 episodi per arrivare a un finale già deciso. Volevamo farla finire prima che stancasse. Nessuno era pronto per l’addio, hanno lavorato cosi tanto ognuno a fianco all’altro, ma quando gli attori hanno visto lo script hanno ammirato le scelte di Vince. Noi le abbiamo trovate perfette e speravamo che anche il pubblico le trovasse cosi.

Ha solo 30 anni ed ha già alle spalle due serie come Breaking Bad e Rectify. Cosa si aspetta dal futuro?

Personalmente sono molto fiera di Breaking Bad, spero che rimanga nel tempo. Per il mio futuro spero di trovare sempre scrittori e creatori originali. Voglio cambiare storie e provare cose nuove, producendole nella maniera migliore. Storie diverse, che abbiano personaggi irresistibili, complessi, non convenzionali.

Quali sono secondo lei le serie che hanno cambiato la televisione?
Al primo posto metto I Soprano, davvero una pietra miliare della TV. Poi metto Friday Night Lights, cosi vivo. E infine Mad Men, una serie che si fonda più sui personaggi che sulla trama.

 

 

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