X-Files 20 anni dopo – La tv è cambiata, ma cerca ancora la verità

X-Files 20 anni dopo - La tv è cambiata, ma cerca ancora la veritàAl Roma Fiction Festival, il produttore Frank Spotnitz ci racconta la genesi del suo capolavoro televisivo e di come esso ha influenzato le serie degli anni 2000. Non solo, ci parla di Breaking Bad e dell’amico Vince Gilligan (che lui fece esordire proprio con X-Files), mentre sulla tv di oggi, un po’ a sorpresa, rivela: “È la migliore di sempre, ma ha perso un po’ di magia“.

Il 10 settembre 1993 esordiva sugli schermi americani X-Files. Da quel giorno, il mondo seriale non sarebbe più stato lo stesso. 20 anni dopo, uno dei suoi storici produttori, Frank Spotnitz (entrato nella seconda stagione come collaboratore del creatore Chris Carter), si trova a fare il giro del mondo per parlare ancora del suo “fenomeno televisivo di massa“.

Di molte grandi serie tv, è nota ai più anche la storia della loro genesi. Ci può dire come è davvero nato X-Files?

X-Files 20 anni dopo - La tv è cambiata, ma cerca ancora la veritàÈ nato come tutte le grandi serie tv: da una follia. C’era questo gruppo di scrittori terribilmente ambiziosi e competitivi, che si erano prefissati un solo scopo: non creare una serie che piacesse alla gente, ma creare una serie di cui la gente avrebbe continuato a parlare negli anni a venire. Ed eccoci qua, 20 anni dopo. L’idea iniziale fu di un signore chiamato Chris Carter, che un giorno si chiese: “Cos’è che manca in questa televisione?” e la risposta fu: “Qualcosa che fa paura“. Ecco come nasce X-Files: volevamo una serie che spaventasse la gente. Magari oggi l’effetto non è più quello, ma credetemi, 20 anni faceva davvero paura.

E qual è stato il segreto del successo planetario della serie?

X-Files 20 anni dopo - La tv è cambiata, ma cerca ancora la veritàDiverse cose secondo me. Inizialmente, abbiamo preso una struttura da crime procedurale e una mitologia basata su una cospirazione governativa molto realistica, entrambe cose che piacciono molto agli spettatori. Dentro, vi abbiamo inserito il sovrannaturale, la fantascienza, qualcosa che nessuno si sarebbe mai sognato di fare, visto che non è certo un genere per il grande pubblico. Il segreto fu inserire un personaggio come Scully, che rappresentava lo spettatore contrario allo sci-fi, cinica, razionale, con i piedi per terra. Fu incredibile come Mulder catalizzò tutti gli amanti del genere e lei tutto il resto della platea. Incredibilmente, riuscimmo ad unire due mondi agli antipodi in un’esperienza unica nel suo genere.

Al Roma Fiction Festival, è stato anche proiettato l’episodio Memento Mori (in italiano “Il Male Oscuro“), uno dei più famosi della serie, quello in cui si scopre che uno dei protagonisti è malato di cancro. Pur essendo profondamente radicato nella mitologia, è uno degli episodi maggiormente incentrati sul rapporto tra Mulder e Scully.

Come è stato dunque creare e scrivere questi due personaggi?

X-Files 20 anni dopo - La tv è cambiata, ma cerca ancora la veritàÈ stata una sfida affascinante. Quello che volevamo per la nostra serie erano due personaggi che fossero intelligenti. Conosco molto bene il trucchetto di creare protagonisti “stupidi”, ti facilita le cose: lo spettatore si sente più furbo e tu autore puoi mettere i personaggi più facilmente in difficoltà. Noi volevamo invece che fossero estremamente intelligenti. E la difficoltà maggiore fu che erano così ferrei nelle loro convinzioni e così integerrimi, che era difficile lavorarli, trovare loro delle sfumature per portarli avanti negli anni. Non c’è un episodio, mitologico o meno che fosse, nato con la domanda: “Cosa raccontiamo oggi?“. La domanda era sempre: “Come scardiniamo oggi le certezze di Mulder e Scully?“. È questo alla fine che li ha resi così reali agli occhi del pubblico. C’erano alieni, intrighi, cospirazioni, ma il centro di tutto era sempre questo rapporto sottilissimo dal punto di vista emotivo e sentimentale.

Guardando Memento Mori, non si può fare a meno di notare che è stato scritto a sei mani: Frank Spotnitz, Vince Gilligan e John Shiban, questi ultimi due poi creatore e produttore di Breaking Bad. Come è stata questa collaborazione?

X-Files 20 anni dopo - La tv è cambiata, ma cerca ancora la veritàCon Vince non siamo solo colleghi, ma grandi amici. Memento Mori è uno degli episodi più personali che abbiamo scritto e c’è dentro anche tutta la sua sensibilità per i personaggi. Abbiamo per anni condiviso l’ossessione per questi due protagonisti. Abbiamo cercato di lavorare ancora insieme, ma prima io sono stato impegnato col cinema, e poi, quando mi sono liberato, lui aveva già iniziato Breaking Bad. Mi chiese anche di dirigere un episodio, ma ero occupato in quel periodo e poi non se ne è fatto più niente. È stata la persona giusta per la serie giusta, ha potuto mostrare tutto il suo talento. Come tanti, anche io sono pazzo di Breaking Bad. Pensate che mi sono visto il finale in albergo prima di venire qui, perché non potevo resistere. L’ho trovato semplicemente perfetto. Sono contento per Vince, si merita tutto il successo che ha avuto.

Non c’è dubbio che X-Files abbia influenzato la tv degli anni 2000. C’è chi, ad esempio, definisce scherzosamente i personaggi di Fringe come i pronipoti di Mulder e Scully. In che cosa avete influenzato il futuro della serialità?

X-Files 20 anni dopo - La tv è cambiata, ma cerca ancora la veritàMi imbarazza sempre sentirmi dire che abbiamo influenzato la tv di oggi e non so dire nemmeno se è vero. Forse è più corretto dire che abbiamo anticipato molte cose, soprattuto a livello di scrittura. Chris Carter ha creato un format senza precedenti all’epoca: c’era una mitologia complessissima e non c’erano forum, blog, social network nel 1993. Eppure il pubblico ci seguiva con una tale attenzione al dettaglio e all’indizio, che per noi divenne una sfida. In alcuni episodi, davamo risposte e inserivamo due o tre indizi che decidevamo di sciogliere magari due anni dopo. Era una cosa che nessuno prima aveva mai provato. E poi, credo sia innegabile la qualità cinematografica di X-Files. Prendemmo i migliori tecnici. Dal montaggio, alla regia, alla fotografia, creammo qualcosa che in tv non si era mai visto prima.

A proposito di fenomeno di massa, si era creata una sorta di vera e propria mania negli anni Novanta verso la mitologia di X-Files e la ricerca della Verità. Citando la famosa tagline della serie “The Truth is out there“, le chiediamo: qual è alla fine questa Verità?

X-Files 20 anni dopo - La tv è cambiata, ma cerca ancora la veritàLa Verità sono Mulder e Scully. La verità non sono gli alieni, non è la cospirazione. Scully e Mulder scoprono alla fine che “credono nella stessa cosa“. Ecco, l’incontro tra fede e razionalità, questa è la verità, la magia di un incontro impossibile. Proprio come nella vita, la verità non è là fuori, ma dentro di noi. X-Files è il viaggio di due protagonisti, che attraverso la ricerca di qualcosa, finiscono per trovare loro stessi. Una storia non può prescindere da questo, altrimenti diventa ridicola. Non c’è trama che tenga.

E che cosa pensa della tv di oggi, con il boom del mondo seriale?

X-Files 20 anni dopo - La tv è cambiata, ma cerca ancora la veritàIndubbiamente la tv recente non ha precedenti: è la migliore che sia mai esistita. Ma è diventata anche estremamente frammentaria. Ci sono serie di grande successo, ma c’è comunque un gruppo che segue Mad Men, un altro Breaking Bad, un altro Game of Thrones. Manca quel fenomeno di massa mondiale, quel fenomeno di immedesimazione totale tra autori, personaggi e spettatori. Quello che abbiamo creato noi era un’unione magica, che andava oltre la visione e diventava esperienza. Non ci sono più le condizioni per ricreare una cosa simile perché è diventato tutto troppo spezzettato, abbondante, disincantato. Credo si sia persa un po’ di magia. Non fraintendetemi, la qualità è altissima ed è fantastico, ma lasciatemi anche guardare al passato con un po’ di nostalgia.

A proposito, qual è il ricordo più emozionante dei suoi 9 anni passati con X-Files?

X-Files 20 anni dopo - La tv è cambiata, ma cerca ancora la veritàParadossalmente è legato al film più che alla tv. Quando lavori sul piccolo schermo, è più difficile vedere le reazioni del pubblico, senza contare che noi non avevamo forum o blog all’inizio da andare a vedere. Sapevamo solo che la serie era un grande successo. Quando uscì il primo film, io e Chris Carter ci trovammo in questo enorme cinema di Los Angeles, per vedere per la prima volta le reazioni della gente. Al momento del “quasi-bacio” tra Mulder e Scully, abbiamo visto persone alzarsi in piedi, dimenarsi, urlare di gioia. Erano tutti impazziti. Ci arrivò addosso per la prima volta tutta la passione, l’immedesimazione, il trasporto verso qualcosa che avevamo creato noi. E che non immaginavamo così totale. Fu una sensazione indescrivibile, qualcosa che non dimenticherò mai.

 

2 Risposte

  1. Tuco scrive:

    lacrime

     
  2. madshouse scrive:

    bellissimo articolo, da pelle d’oca veramente!

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *