Sons of Anarchy – 6×05 The Mad King

Sons of Anarchy - 6x05 The Mad KingToe to toe, back to back, let’s go my love: it’s very late. Till morning comes, let’s tessellate.
C’è una sensazione costante che sovrasta questa stagione di SOA, che non è tanto un senso di chiusura, di fine, quanto un senso di sgretolamento. Ogni episodio è stato, fino ad ora, puntellato di avvenimenti che si sono rivelati superati solo apparentemente. Dopo questo episodio, invece, di quell’apparenza non è rimasto (quasi) nulla.

Il mosaico, evocato dalla bellissima canzone che accompagna il montaggio musicale d’apertura, è l’immagine più calzante del mondo in cui si sta muovendo Jax: tanti, troppi sono i fronti che continuano a non volersi incastrare tra loro mentre lui ne è praticamente prigioniero, regista incapace e mero osservatore di una macchina sempre più grande per lui.

“I loved you, Wendy. A lot. You’re a good fit for Jax.”

Sons of Anarchy - 6x05 The Mad King

Chi è sempre a suo agio, invece, nel dirigere le cose è Gemma. Mentre Jax si trova perennemente all’esterno a correre dietro agli eventi, la regina si muove splendida tra i suoi sudditi, ignara di quanto in realtà sta accadendo alle sue spalle. Ormai conosciamo il gioco di Tara e il suo accordo con Wendy non è più un segreto: battere la Madre con le sue stesse armi – l’inganno, la manipolazione – sul campo di battaglia che l’ha sempre vista vincitrice – la famiglia. Da un lato del campo c’è Gemma, dall’altro Tara, e Wendy è lo strumento da usare per aggiudicarsi il primo premio: Thomas ed Able. Nonostante l’inconsapevolezza assoluta, Gemma riesce ad azzeccare sempre le sue mosse mettendo in crisi Wendy. Il suo personaggio ha sempre vagato anonimo in questa serie, ripescato dal cilindro da Sutter in varie occasioni ma senza che ci si preoccupasse di costruirle dello spessore addosso. Forse è uno dei motivi per cui a questa storyline delle “Daughters of Anarchy” manca quel mordente in più per intrigare davvero: il piano di Tara ha sulla carta tutto il necessario per essere il primo vero filone al femminile di questa serie, che ha sempre peccato di una schiacciante centralità di testosterone. C’è tutto: un gioco a più strati in cui ogni parola detta pesa come un macigno e un continuo rimbalzo di dialoghi serrati e mirati, come quello tra Tara e Jax, per continuare a seminare dubbi. Basta però l’inaspettata gentilezza (al limite con la ruffianeria) di Gemma per veder crollare Wendy. Tara si trova così nella posizione di doverla rinfrancare e pronuncia le fatidiche parole che ci fanno presagire il peggio (e sentire brividi di ribrezzo): you need to think big picture here, greater good. Quante volte Jax ha proferito le stesse parole? E forse il problema è proprio questo: limitarsi a tante parole, senza nessuna manovra ancora significativa.

“This partnership, this is the thing that is gonna end the violence.”

Sons of Anarchy - 6x05 The Mad KingJax, invece, sembra ormai aver dimenticato la sua famiglia: molti sono i momenti in cui è chiaro come il sole quanto sia ormai la sopravvivenza dei suoi interessi finanziari ad occupare le sue giornate – Who’s with Tara today? Oh, shit. Get one of the Tacoma guys to come watch them – giusto per dirne una.

Ma tutto quello che può offrire a Nero, cioè colui che ha più da rimettere in questa situazione, sono ancora promesse su promesse per far sì che non si allontani: you don’t have to believe me. Just don’t bail on me. Assieme a lui, però, ci sono altri partner da tenere buoni e su tutti svetta il buon Barosky che ha qualsiasi elemento dalla sua per non avere fiducia in Jax, e vedere lo sceriffo appostato fuori dal bordello di Colette non aiuta. Tutta questa precarietà è il quadro esterno e più lucido per capire come sia Jax stesso ad essere totalmente frammentato, disorientato. Qui è l’altro inghippo: dove finisce la volontà di descriverlo così per calcolata arguzia e dove inizia, invece, l’errore di fondo circa la scrittura stessa del personaggio? Jax è perennemente immobile, in bilico, mentre corre da un guaio all’altro senza sosta e, nonostante tutto, vede crollare l’intero mondo intorno a sé. Che i personaggi veramente forti della serie siano altri è cosa certa: ma con Tig sempre più in ombra, Bobby fuori dai giochi e un Clay che pare tornare sui suoi passi, quel senso iniziale di sgretolamento si avverte proprio in questi centri nevralgici.

“Our history with the Sons of Anarchy has come to an end.”

Sons of Anarchy - 6x05 The Mad King

Con l’uscita di scena di Lee Toric e il posto di villain principale lasciato vacante, a raccogliere questa pesante eredità ci pensano gli Irlandesi – e anche con immensa facilità. Non sapremo mai cosa ci avrebbe riservato il Marshall, perciò tanto vale archiviarlo con una punta di rammarico e concentrarsi su Gaalan e i Re. La fissazione di Jax nell’abbandonare il traffico di armi per concentrarsi sulla prostituzione aveva molto più senso quando la voglia di riscatto era supportata dall’idea concreta di migliorare la sua vita e, di conseguenza, quella della sua famiglia. A conti fatti, invece, questo è ciò che gli sta rovinando ogni cosa. Continuare a farlo combattere per questo ideale di legalità che sa sempre più di illusione rimanda direttamente a quanto detto in precedenza: è una motivazione ormai debole e si riflette, ovviamente, sul suo personaggio. Insomma, caro Jax, hai smesso di funzionare da un po’ e dobbiamo arrenderci all’evidenza. Clay, dal canto suo, ritorna nuovamente ad essere indispensabile: avverte Gemma, e quindi Jax, delle vere intenzioni degli Irlandesi e diventa il collegamento necessario con e per l’I.R.A. Ma la sua vita a Stockton non può essere facile, così Sutter pensa bene di immergere gli ancora coniugi Morrow in uno spettacolino privato per due secondini voyeur – tanto per gradire. Continua ad esserci una sorta di accanimento anti-terapeutico sul corpo di Gemma da molto tempo a questa parte.

Dopo aver assistito inermi per cinquanta minuti all’annaspare di Jax, al nuovo Clay (che speriamo nasconda un doppio fine), al tortuoso logoramento tra Tara e Gemma, quel maledetto di Sutter ti sconvolge proprio alla fine. La telefonata di Jax direttamente al tavolo dei Re è stato forse l’unico momento in cui da una manovra pensata è nata un’iniziativa altrettanto pensata – anche se male, come Chibs gli fa notare. Ma anche qui è il nemico a vedere più lungo: alle venti in punto un’enorme esplosione fa saltare in aria l’officina dove erano accampati tutti quelli vicini all’MC. In più, puntuale, arriva anche l’arresto di Nero. Lo sgretolamento inarrestabile pone in questo enorme scoppio il suo simbolo più tangibile: nulla potrà essere più come prima. E, sebbene la puntata sia stata strana, quasi rivelatrice di molti dubbi prima sotterranei, è innegabile che la tensione, il climax finale siano stati eccezionali – sempre supportati da un grande pezzo in chiusura.

A questo punto tutto dovrebbe cominciare a viaggiare alla velocità della luce e i pezzi del mosaico dovrebbero sovrapporsi gli uni sugli altri: tutto fa pensare che non ci sarà un lieto fine, ma solo il polverizzarsi di ogni singolo pezzo.

Voto episodio: 8-

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

1 Risposta

  1. SerialFiller scrive:

    La morte di Otto Delaney ci avava preannunciato che i Sons of Anarchy oramai non esistevano più. L’esplosione finale non fa altro che mettere un gigantesco punto esclamativo su questa sensazione.
    La stagione sta volando altissimo non nascondiamolo, se è vero che in questi casi cìè sempre il rischio che poi si imploda su se stessi è anche vero che bisogna pur sempre riuscire a scrivere e girare cio che Kurt Sutter sta scrivendo e girando. Io sono uno spettatore felicissimo di assistere a questo show e per ora voglio solo godermelo senza chiedermi cosa succederà.

     

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