American Horror Story – 3×07 The Dead

American Horror Story – 3x07 The DeadLa visionarietà di Ryan Murphy non conosce limiti. Finora non se ne sono visti e su questa si regge tutto il meglio di questo Coven. Ma dove la stagione continua a peccare è nella solidità della narrazione che, invece, non riesce a stare di pari passo con le immagini che la mente di Murphy partorisce.

American Horror Story è forse l’espressione più cristallina e riuscita di tutte le ossessioni del suo creatore, che girano sempre intorno a degli stilemi molto chiari: uso e riciclo degli stereotipi, il corpo come merce, la musica pop, la dissacrazione delle tradizioni e della famiglia, la costante ricerca di un modo per allontanare la decadenza e la morte, la vendetta. E dove riesce ad essere davvero efficace è quando tocca ciascuno di questi temi come veri nuclei tematici, riuscendo ad inquadrare con un semplice focus monografico il personaggio in questione e, assieme a questo, lo stereotipo da mettere alla berlina. Cucire insieme l’enorme Frankenstein di visioni/ossessioni è invece molto più complicato.

“They call us “the Global Generation”. We are known for our entitlement and narcissism.”

American Horror Story – 3x07 The Dead

La puntata si apre con un significativo flashback su Kyle prima della sua morte e resurrezione: è il tipico adolescente medio, belloccio, atletico, membro di una confraternita ma che, diversamente dai neo-tatuati compagni di sbronze, ha già un’idea concreta sul futuro – I got one life, and I’m not wasting it. Gli indelebili marchi dei suoi compagni sono ora riconoscibili segni del suo corpo, frutto dell’egoismo di una streghetta alle prime armi così narciso da voler creare la bellezza, come nel mito greco di Zeus, unendo le parti migliori di corpi diversi. E questo si è rivelato il suo opposto: un moderno mostro gotico, senza nessun controllo, incapace di esprimersi.

Specularmente appare Madison. Per quanto sembrino lontani e in contrapposizione, Kyle e Madison incarnano davvero la totalità della nostra Generazione Globale, frutto dei social network, degli incoraggiamenti gratuiti, dell’onnipresente televisione, di questa «era visuale»: il vuoto che Madison percepisce appartiene anche al Kyle che sogna di diventare ingegnere ispirandosi agli eventi avvenuti dopo l’uragano Katrina. Siamo tutti nati tra l’avvento dell’AIDS e la caduta delle Torri Gemelle, e siamo tutti figli dell’indolenza generata dall’ovatta che ci è stata costruita intorno dal mondo delle meraviglie che è l’Occidente. Quello che ci rende o dei Kyle o dei Madison è come decidiamo di rispondere all’irrompere della realtà e dell’età adulta nelle nostre vite: prefiggendoci uno scopo per scongiurare la vacuità dei desideri che ci comandano di avere, o addormentando artificialmente il malessere che viene dal dolore costante della pochezza della propria esistenza, scegliendo di essere sostanzialmente “morto”? Murphy sembra rispondere che non esistono seconde scelte o mezze misure: basta andare alla festa sbagliata e non riuscirai più a tornare indietro per vivere a pieno la vita – dolore compreso. How can anything be worse than this eternal silence inside of me?

“Kill her once, kill her good, kill her dead.”

American Horror Story – 3x07 The DeadTra Kyle e Madison, il mezzo narrativo è sostanzialmente Zoe, legata alle loro vite e, ancora di più, alle loro seconde vite. I due redivivi si scoprono alleati: forse due “mezze vite” riescono a colmare le due “mezze morti” che li costituiscono; ma manca ancora qualcosa, perciò viene chiamata in causa (e nel letto) Zoe. Il personaggio non brilla certamente in questo enorme cast, nonostante la si continui a immettere nei frangenti più interessanti. E’ innegabile che abbia ricevuto una certa dose di vitalità e sfrontatezza negli ultimi episodi, eppure è come se le azioni continuassero a stonare con il suo viso mono-espressivo. L’alleanza con Cordelia è l’ennesimo di questi ottimi momenti che la vedono coinvolta, ma la nuova Cordelia, dal volto sfigurato e risorta a nuova vista, è la protagonista indiscussa di qualsiasi scena in cui appare. Ora che ha scoperto le azioni meschine compiute da Fiona è necessario fare fronte comune e spodestarla; il piano è chiaro, lineare, semplice: we’re going to kill my mother. Questo nuovo asse Cordelia-Zoe mette subito in moto gli ingranaggi e il primo a dover soccombere è Spalding, ma non prima di aver sentito da lui chi ha davvero ucciso Madison. Anche se logicamente inutile (bastavano le visioni di Cordelia, insomma), la scena rientra sicuramente nel novero di quelle funzionali al rafforzamento del personaggio di Taissa Farmiga e a mostrare la crescita esponenziale delle doti magiche; ciò non toglie che, in qualsiasi caso, un maggiordomo, che ha di nuovo una lingua oltretutto, poteva sempre far comodo (e poi, le sue bambole senza di lui che fine faranno?).

“What’s the worst thing you ever did?”

American Horror Story – 3x07 The Dead

Altro fronte interessante è quello tribale, selvatico ed affascinante incarnato dalla meravigliosa Marie Laveau. Credo che guardando questa storyline si possa capire meglio la frammentazione narrativa di cui soffre Coven: prendendo singolarmente ciascun episodio e volendo estrapolare da ognuno di questi i nuclei riguardanti un personaggio o un tema, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta per decretarne i migliori; delineare invece una storia per legarli tra loro è invece molto complicato. Sicuramente American Horror Story non è per statuto una serie che deve necessariamente raccontare e dipanare un intreccio, ma, ripensando ad Asylum, anche solo l’abbozzo di un arco narrativo aiuterebbe a consolidarne la grande architettura visiva. In questo senso è interpretabile il passaggio di Queenie al dark side, mossa sempre dallo stesso istinto di farsi accettare, tradendo l’unica che non l’ha manipolata, ma che l’ha sempre maltrattata a viso aperto: Madame Delphine LaLaurie. Per lei i defunti risorgono ancora e, questa volta, non sono le sue figlie in versione zombie, ma le vittime che ha seviziato e che la puniscono nel peggiore dei modi: per legge del contrappasso, perpetrara dalla nemica giurata. E’ geniale e, appunto, visivamente impeccabile l’inquadratura finale sul viso di Marie mentre fa il verso alla boriosa Madame con tanto di beautiful verso la telecamera usata come specchio.

Il personaggio di Kathy Bates, però, continua a non convincere fino in fondo: chissà se, dopo essere stata usata come lasciapassare, non si ravveda e torni la spietata razzista retrograda che ogni tanto ci lasciano vedere. Dando per scontato che Marie non l’abbia uccisa subito nella fretta di vendicarsi, questo momento potrebbe davvero rappresentare la chiave di volta per sprigionare le potenzialità di una grande attrice come la Bates. Fatto sta, appunto, che il voltafaccia di Queenie avvicina in campo aperto le due dimore, baluardi di due magie diverse, simboli di due tradizioni diverse: lo scontro a sfondo razziale che (si spera) si andrà a sovrapporre ai piani per eliminare Fiona orditi dalla sua stessa prole. E non dimentichiamo che Myrtle Snow deve tornare fra noi.

American Horror Story – 3x07 The DeadThe Dead declina in vari modi il tema della morte, le sue vittime e il nulla che ne consegue: non c’è nessuna luce in fondo al tunnel o un altro mondo in cui entrare, lamenta Madison; se conosci la magia, si può al massimo tornare dimidiati (o peggio) nello stesso identico posto che ti ha già ucciso. Il più fortunato sembra, a questo punto, l’ultimo in ordine di apparizione: l’Axeman liberato da Zoe, impegnato in un duetto talmente intenso con Fiona da fagocitare tutto il resto. Solo chiudere la Lange e il nuovo Danny Huston in una stanza tanto lurida quanto claustrofobica potrebbe bastare per un’intera puntata, ma la loro declinazione di “defunto” è anche la migliore proposta: un uomo morto, ucciso e imprigionato dai suoi sicari, segue l’intero arco di un’altra vita mentre splende giovane e potente; si congiungeranno solo quando uno sarà libero e immortale e l’altra allo sfiorire della vita, mentre cerca di dimenticare che non c’è alcun rimedio.

The Dead è l’ennesimo buon episodio della Congrega immaginata da Murphy ma che ancora non riesce a colmare quei buchi narrativi che ne inficiano la resa: aspettiamo quindi (e speriamo) che i vari piani, fin troppo funzionanti autonomamente, finiscano per sovrapporsi, mischiarsi, confondersi.

Voto episodio: 7,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

1 Risposta

  1. Draper scrive:

    Wow,che recensione!
    Forse meglio della puntata,che sinceramente dopo quella di transizione (la precedente) avrebbe dovuto aprire i giochi…
    A Questa stagione manca quel passo,un piccolo passo in più per fare la differenza!
    E così la creatura di Murphy assomiglia metaforicamente a Kyle 2.0.

     

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