Homeland – 3×09 One Last Time

Homeland – 3x09 One Last TimeA quattro episodi dal finale, Homeland delinea i bordi dell’intricato puzzle che ci ha condotti fin qui. Con ancora lo sgomento in gola per le storture a cui questa prima parte di stagione ci ha fatto assistere, ci rendiamo conto, però, che adesso tutto torna, anche se in lontananza si sente ancora lo stridere di un meccanismo narrativo che si muove senza fluidità. 

Alla luce della rivelazione della big idea di Saul, gran parte dei punti interrogativi che imperterriti hanno accompagnato la visione degli ultimi episodi trovano una spiegazione; ogni tassello, compreso il più irrilevante, converge verso un’unica direzione: far sì che il piano di Saul venga realizzato. Secondo questa nuova visuale interpretativa, tutto lo screentime dedicato a Mira e a Dana acquista una rilevanza narrativa ben più considerevole. Per quanto riguarda Mira, i suoi dubbi sul matrimonio, conditi dalla costante presenza del giovane amante francese, sono il ponte di collegamento con la scoperta del legame tra i servizi segreti israeliani e Lockhart, grazie al quale Saul ottiene il tempo necessario ad un’ottimale riabilitazione di Brody. Nonostante la linearità con cui, adesso, ogni cosa ci appare, il peso dello stacco è ancora forte: Mira manca di caratterizzazione drammatica, perché il suo ruolo narrativo è sempre stato funzionale all’interessante fruizione della dimensione privata di Saul. La sua vicenda si è inserita nell’apparato diegetico senza mai riuscire ad esserne parte integrante: proprio per questo la rivelazione della reale identità di Alain sortisce un effetto sorpresa gelido come il marmo.

«I had to see you» «Okay. You have»

Homeland – 3x09 One Last TimeBen più complicato è il discorso su Dana. Saul non credeva di ritrovare Brody in condizioni tanto disastrate, e ad ogni modo era convinto che per convincerlo a partecipare alla missione avrebbe potuto far leva sulla gloria del suo passato da marine. Quando si rende conto di trovarsi al cospetto di un uomo senza alcun desiderio di lottare per la sua sopravvivenza, non può far altro che cedere e chiamare Carrie, inizialmente esclusa dall’“Operazione Brody”. La donna sa benissimo quali corde smuovere per far risuonare nuovamente il cuore di Nicholas: l’affetto per la figlia, che era già riuscito a far tentennare quel dito pronto a schiacciare il bottone d’innesco di una bomba che avrebbe distrutto i vertici dello stato americano. Dana diventa così la molla che aziona la volontà di Brody ad intraprendere la via predefinita da Saul. In molti avremmo preferito una stagione completamente priva della presenza della piccola Brody; però, senza tutte le tragiche vicissitudini di cui si è fatta protagonista la rinata Miss Lazaro, l’iconicità del ruolo di input per Brody, affidatole dagli sceneggiatori, sarebbe stato ancora meno efficace di quanto, in parte, è tuttora. Come già detto riguardo alla storyline di Mira, anche qui l’inserimento (molto più cospicuo e fastidioso) delle turbolenze adolescenziali della ragazza è sembrato una vera e propria digressione narrativa di cui non se ne sentiva il bisogno.

Per sortire un effetto drammatico di maggiore pregnanza, a mio parere, sarebbe stato necessario rappresentare il personaggio di Dana con una maggiore carica empatica. È come se ci fosse qualcosa che non funziona nella sua caratterizzazione: suo padre è accusato di terrorismo, lei è in piena crisi esistenziale e ha persino tentato il suicidio, ma al di là dello schermo traspare solo fastidio e noia. Non so fino a che punto ciò possa imputarsi solo alla performance, non proprio brillante, della giovane Morgan Saylor; credo che gran parte del danno sia anche dovuto alla scrittura stessa del suo personaggio. A mio avviso se la rappresentazione del dolore fosse stata più netta e senza eccessivi fronzoli – d’interpretazione, come il passare alla voce di testa ogni volta che completa una frase –, il confronto padre/figlia avrebbe acquisito un’intensità maggiore.

«From the halls of Montezuma to the shores of Tripoli. We fight our country’s battles in air, on land and sea»

Homeland – 3x09 One Last TimeIl ritorno di Brody porta con sé grandi momenti d’intensità interpretativa: le scene della crisi di astinenza e le successive allucinazioni dovute all’Ibogaine sono di una potenza visiva sconcertante. Il flashback con Abu Nazir, montato in sequenza parallela, ha il compito di intensificare la natura vittimistica che il personaggio di Brody ha assunto negli ultimi episodi. Non possiamo non provare pena per quello che ha passato, che sta passando e che passerà ancora, ma nel momento in cui l’empatia sale al livello più alto, sia Saul che Carrie ci ricordano che Brody non è innocente. L’ansia di Carrie di “scagionare Brody” ci ha fatto quasi dimenticare che l’innocenza di Nick per l’attento di Langley non lo discolpa dalle altre brutalità commesse – your transgressions don’t begin or end there. […] We both know what you’ve done. We both know what you are. Il cambiamento repentino del punto di vista, da cui lo spettatore è chiamato ad osservare la scena, attua quel senso di vago smarrimento tipico di quel buon vecchio Homeland che siamo stati abituati ad amare.

Do what Saul is asking. If not for your sake, then for Dana’s. Otherwise, telling her you’re innocent is just one more lie.

Homeland – 3x09 One Last TimeClaire Danes e Damian Lewis, insieme, riescono quasi a far vibrare lo schermo. Quando Carrie entra in quella stanza buia e in silenzio si siede ad osservare Brody che giace sul letto sdraiato di schiena, l’icasticità perfetta della messa in scena (la lentezza, la musica, il silenzio) crea una sospensione temporale che veicola lo stato d’animo della donna con più eloquenza di mille parole. Ancora una volta Carrie non sa dove finisce l’amore e comincia il lavoro: quello che chiede di fare all’uomo coincide con il suo bene? O il bene della nazione è più importante del bene di Brody – l’uomo che ama e il padre del figlio che porta in grembo? A mio parere neanche Carrie riuscirebbe a rispondere a queste domande.

In conclusione, One Last Time è un buon episodio, sicuramente uno dei migliori della stagione, soprattutto per la sua importanza strategica. Il piano ci è stato rivelato, ma la sua realizzazione è tutt’altro che priva di dubbi e timori. Brody tenta di essere fiducioso  (I will come back from Tehran, and not just for her) e il bonus gravidanza non è ancora stato speso: tutto lascia presagire un rush finale dal sapore adrenalinico. Speriamo sia davvero così.

Voto: 8

 

7 Risposte

  1. Mark May scrive:

    A mani basse il miglior episodio della stagione… Avevo detto di come l’assenza di Brody non si fosse sentita più di tanto in questa terza stagione ma dopo quello che abbiam visto (soprattutto nella prima parte durante la crisi d’astinenza) faccio fatica ad esser d’accordo con me stesso xD
    è proprio vero, quando la Danes e Lewis sono insieme nello schermo tutto il resto si blocca e tutto diventa etereo…
    Sulla questione Mira e Dana: su Mira io non ho trovato l’effetto sorpresa sul suo amante semplicemente perché si era capito subito che fosse Lockhart il mandatario de “l’amante” di Mira e la confessione non ha avuto alcun tipo di riscontro emotivo… Su Dana concordo con la recensione (anche se non sono tra quelli che vorrebbe Dana fuori dal telefilm perchè, soprattutto nelle prime 2 stagioni, è stata caratterizzata molto bene) e credo che tutta questa anaffettività nei suoi confronti nasca dal fatto che noi NON abbiamo visto nulla del suo periodo buio; focalizzare l’attenzione spostando temporalmente l’azione ha aiutato la vicenda spionistica ma ha fortemente indebolito la vicenda Dana, che si è ritrovata a comportarsi in maniera pressoché inspiegabile senza che noi avessimo i mezzi per poter comprendere quell’atteggiamento; credo che questo l’abbia molto penalizzata ai fini della storia ma spero che non sia lei a doverne pagare lo scotto…
    Ps:Fossi il figlio maschio di Brody tenterei il suicidio pure io per la totale indifferenza che mio padre prova nei miei confronti xD

     
  2. Penny Lane scrive:

    Complimenti per la bella recensione. Condivido le luci e le ombre sulla puntata, che comunque resta l’episodio di svolta della stagione.

    Lo screen time riservato a Dana serviva per giustificare questa reazione?? Really? Sarebbe bastata la metà della metà per ottenere lo stesso identico risultato…e magari dare più spazio a Mira, come dicevi giustamente nella rece, che mi sembra anche potenzialmente un personaggio molto interessante, se non fosse che esiste solo e soltanto in funzione di Saul.

    Il piano di Saul è però talmente ambizioso che siamo ai limiti dell’assurdo. A parte il fatto che parlano di rovesciare il regime iraniano con una missione partorita in pochi mesi e messa in atto in ancora meno tempo (escludendo il tempo per far ritornare Brody un super marine dopo che è stato un eroinomane), quello che davvero non mi torna è Javadi. Non abbiamo assolutamente nessun elemento per capire quanto sia affidabile (anzi per ora tutto farebbe pensare che non lo sia affatto), eppure è lui la vera chiave dell’intera missione. Sappiamo solo che Saul “knows the man”…ah beh allora tutto apposto 😀 Mah… ho molte perplessità, la missione si fa troppo grande e impegnativa rispetto alle stagioni precedenti e temo che la macchina narrativa ne possa risentire anche verso il finale.

     
    • sara scrive:

      Mi unisco ai complimenti per la recensione e ai dubbi di Penny Lane.

      Dopo tutto il bordello messo su con Carrie (prima sputtanata davanti a tutti, poi rinchiusa in manicomio, che si becca persino una pallottola da Quinn), dopo tutto il baraccone fatto per accalappiare Javadi (che nel frattempo ha ucciso due persone) il fine ultimo quale sarebbe? la pace nel mondo? e basta? cioè, è assolutamente lodevole che qualcuno sprechi la sua vita per la sicurezza nazionale e non solo, ma davvero abbiamo assistito a tutto questo per il big picture (decisamente megalomane) di un uomo che è semplicemente….buono? e, per finire, come suggerisce penny lane, la buona riuscita poggerebbe quindi su due scommesse: Brody che speriamo riesca ad uccidere il n. 1 iraniano e Javadi che speriamo farà poi il bravo cagnolino degli americani. Ma davvero? bah bah bah

      Homeland continua a non convincermi! per quanto la puntata in sè possa essere riuscita (e anche qui avrei da ridire) per me il patto narrativo è rotto. non voglio credere che Saul stia facendo tutto questo per gratuito altruismo, spero che qualcosa di molto più losco, un secondo fine arrivi e mi faccia ricredere. Ma così no. Sarà cinismo, non so, ma motivare le azioni fatte fino ad adesso per ottenere la pace e immaginare lui che se ne va in pensione beato, senza neanche pretendere dei riconoscimenti mi pare veramente insopportabile. Credo che se il suo fine ultimo fosse stato quello dello stronzo egoista che mette su il suo personale riscatto per prendersi ciò che sente suo, cioè la CIA, l’avrei apprezzato molto di più!

      Sono considerazioni personali e lasciano il tempo che trovano ma le storture di questa stagione rimangono comunque innegabili.

       
      • Francesca Anelli scrive:

        Non sono d’accordo. La rappresentazione di Saul fino ad ora ci ha mostrato un uomo tutt’altro che buono, anzi decisamente ambiguo nelle intenzioni e nei fatti. Tutta la CIA e a ben vedere gli USA vengono rappresentati allo stesso modo. E aspetterei prima di identificare le motivazioni di Saul, che a me sembrano tutt’altro che semplicisticamente “buone”. In queste ultime due puntate è stato chiarissimo l’intento di problematizzare la missione civilizzatrice degli Stati Uniti e i metodi stessi che le agenzie governative applicano per raggiungere i propri, onorevoli o no, fini. Chiaro, Homeland è fantapolitica e non è la serie migliore per fare analisi approfondite sulla politica estera americana, ma nel suo piccolo e sfruttando al meglio i personaggi sta contribuendo in maniera significativa ad una rilettura di certe problematiche. Splendido il confronto tra.Carrie e Brody, sempre su questa linea. Insomma, a me sta piacendo tantissimo questa svolta, pur con tutti i dubbi che si porta dietro.

         
        • Penny Lane scrive:

          Su Saul sono d’accordo con Francesca. Non lo definirei assolutamente un “buono”, questo episodio non spazza via l’ambiguità che permea ogni sua azione, per non parlare delle motivazioni, tutt’altro che scontate per il momento. L’alternativa era che fosse la talpa e che stesse lavorando contro l’interesse americano, ipotesi che ho sempre scartato a priori perché avrebbe fatto crollare l’intera caratterizzazione del personaggio (quella sì che sarebbe stata una presa in giro per gli spettatori…). Il piano ambizioso e megalomane, se da un lato presenta numerosi dubbi in quanto a veridicità e fattibilità, dall’altro è lo specchio di quello che Saul vuole lasciare dietro di sé: un segno sull’operato dell’agenzia, una conferma della buona riuscita di anni e anni di spionaggio sul campo e della licenza di utilizzare tecniche al di sopra delle leggi (e quindi della democrazia e dei diritti umani, di cui gli USA si ergono a difensori e esportatori nel mondo utilizzando la faccia buona e pubblica del presidente e dell’apparato politico). Saul fa agire il braccio invisibile del potere americano alla vecchia maniera, sfruttando senza scrupoli un marine americano già “broken” da quegli stessi terroristi che sono i nemici ufficiali, e mettendo in serio rischio la sanità mentale e psicologica della sua pupilla…il limite morale insuperabile per Saul ancora non è stato definito, e credo che questa linea sia ben più lontana di quanto possa farci supporre la sua aria rassicurante e i modi sempre pacati.

          Il tema è, semplificando al massimo, il fine giustifica i mezzi? Questa terza stagione è molto più ambiziosa delle altre a mio avviso, e, con tutti i difetti, apprezzo davvero il tentativo. Vedremo a fine stagione se riuscito o meno e in quale misura.

           
        • Steppenwolf scrive:

          Anch’io non condivido il giudizio di Sara. E’ dall’inizio di questa stagione che molti continuano a dare addosso all’aspetto credibilità della serie (e non che sia mai stato questo il suo punto di forza), ma il più delle volte questo sacrosanto diritto a storcere il naso, a rifiutare il cosiddetto patto narrativo (che poi, quale sarebbe?), viene esercitato criticando l’ennesimo piano di Saul che, come all’inizio di questa stagione, potrebbe però essere assai diverso da quello che a parole ci viene spiegato. Ma che ne sappiamo noi se il vero obiettivo di Saul è quello di favorire gli accordi di pace, come racconta a Brody e a Carrie per convinvercerli ad entrare nel suo gioco, o piuttosto un piano pieno di variabili che non si è certo in grado di potrebbe controllare, ma il cui risultato dovrebbe comunque essere quello di riuscire alla fine a conservare il proprio posto?

          Poi, francamente, non so che puntata abbia visto chi ha recensito, ma tutto possiamo dire del personaggio di Dana, e sono anch’io tra quelle che la prenderebbe a schiaffi (ma questa è solo una fissa mia, da Sally Draper a Grace Florrick al bambino di Once Upon a Time, non c’è uno che salvo, del resto è proprio quello il ruolo dei teenger dei telefilm, quello di rompere le scatole, finendo per starci sulle scatole soprattutto per questo) ma che la sua recitazione di Morgan Saylor in questo episodio non sia stata granchè brillante, non mi pare proprio.

           
  3. xfaith84 scrive:

    che Saul sia buono o cattivo, rimane che questo piano, più che essere ambizioso, è una cosa al limite dell’utopia! Quando spiega tutto il piano a Carrie e finisce col dire “Tell me it’s not worth your time” a me stava venendo quasi da ridere. Per carità, ogni grande rivoluzione e ogni grande ribaltamento partono pur sempre da un’idea, però concordo con Penny Lane quando dice che non abbiamo assolutamente alcuna certezza sul comportamento di Javadi. Ok, è una serie tv, ok, non è la realtà, ma evidenzio davvero l’ovvio se dico che forse un po’ di minuti in meno a Dana e un po’ di più a Javadi sarebbero serviti a qualcosa?!
    Questa seconda parte di stagione sta andando decisamente meglio della prima, ma le basi sono così fragili che non ho tutto questo interesse, ecco.
    Concordo con la recensione su Dana, il suo personaggio e l’interpretazione si muovono tra noia e fastidio: dall’incontro col padre mi aspettavo di più, ma molto molto di più! umpfh.

     

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