The Good Wife – 5×09 Whack-A-Mole

The Good Wife - 5x09 Whack-A-MoleNon c’è più tempo per analizzare le conseguenze di ciò che è accaduto: dopo gli episodi in cui si parlava del giorno, della settimana e persino del mese successivo alla scissione, è necessario buttarsi a capofitto nel lavoro e vedere come le due nuove squadre sapranno fronteggiarsi nella vera arena a cui sono interessati: il tribunale. 

La realtà è ovviamente un po’ più complicata di così, e la puntata non fa che evidenziarlo: se entrambi gli studi iniziano le loro riunioni col più nobile degli intenti – “We can’t keep obsessing about Florrick/Agos”, ma anche “We need new clients. We can’t keep looking to Lockhart/Gardner” –, in qualche modo finiscono entrambi per cercare di prevalere sull’altro, un po’ per caso e un po’ per astuzia.

“Will, just because someone is wrong for us doesn’t make him right.”

The Good Wife - 5x09 Whack-A-MoleParole sante, quelle di Diane: perché Will, tra una donna che definire bizzarra sarebbe poco e discutibili assunzioni portate avanti senza il supporto dello studio, sta evidentemente mostrando i segni delle ferite inferte dal tradimento di Alicia. L’arrivo di Damian Boyle, tuttavia, suona per certi versi stonato rispetto al resto del racconto: non solo la sua presentazione risulta pesante – cos’è stata tutta quell’attesa di mostrarne il volto? –, ma il suo stesso personaggio appare per ora fin troppo sopra le righe. La mossa di portare via i mobili allo studio di Alicia e Cary forse dovrebbe servire ad inquadrarne meglio il carattere, insieme alle frecciatine lanciate ad una Kalinda che sarebbe meglio non provocare, ma per ora nessuno di questi elementi si configura come davvero importante per il racconto: la sua presenza, che avrà un seguito ovviamente tutto da scoprire, in questo episodio assume importanza solo in funzione degli altri personaggi – mostrare la crisi di Will e portare Scabbit come cliente – e stupisce proprio perché se c’è una cosa che The Good Wife ha sempre saputo fare è stato presentare qualunque personaggio in modo ben più sfaccettato di questo.

“And how did you know this about Zayeed?”
How did I know it? I didn’t. It’s my opinion.”

Il caso invece, come da classica tradizione della serie, unisce gli aspetti legali più tradizionali a quelli più contemporanei: non è forse diritto di chiunque potersi difendere scampando al pubblico ludibrio? Ma cosa diventa tutto questo in un’epoca in cui il 2.0 sembra aver dato libertà a tutti di dire qualunque nefandezza in nome del proprio libero pensiero?
Il terrorismo viene dunque osservato da un punto di vista insolito, che unisce razzismo e complottismo declinandoli secondo uno schema a ripetizione continua, un loop da cui non è possibile uscire perché ad ogni thread chiuso ne seguirà sempre un altro, e un altro ancora, come nel celebre gioco citato nel titolo dell’episodio.

The Good Wife - 5x09 Whack-A-MoleÈ nel confronto tra i due studi che però si manifesta la parte più interessante dell’episodio: è stato il caso, travestito da Boyle, a condurre la Scabbit alla L/G, ma è l’astuzia che vede la Florrick & Agos vincere sugli avversari e che li pone nella condizione di affermare “We used to work for you. There are always three offers before the final offer”. Il boccone per Will e Diane è stato molto amaro, seppur per motivi diversi: se per il primo la componente emotiva si mescola a quella di gelosia lavorativa – vedere Alicia in tribunale sorridere per le vittorie perseguite da sola non deve essere stato facile –, l’onestà di Diane nel riconoscere al nuovo studio quella stessa freschezza che aveva caratterizzato il loro mette insieme il tradimento, un po’ di sana invidia e – perché no? – magari un po’ di orgoglio per i suoi ex dipendenti.

“You are an awful women”
“Yes. I am.”

Mettere Jackie e Eli in una stanza è sempre un’idea brillante, ma mai come in questo caso abbiamo potuto vedere il punto più basso e al contempo la fragilità mostrati da entrambi. Non credo sia una coincidenza aver scoperto solo ora che il tradimento è evidentemente una caratteristica dei maschi Florrick: proprio nella puntata in cui per la prima volta vediamo Alicia splendere davvero (non solo nelle intenzioni), da sola e senza alcuna ombra ad oscurarla, ecco che scopriamo cosa voglia dire vivere quello stesso tormento e tacere, non ribellarsi, non cercare di puntare i piedi per ottenere il più basico dei rispetti. Certo, i due casi sono differenti – chissà cosa avrebbe fatto la buona moglie se il caso non fosse diventato pubblico –, ma è innegabile che questo aspetto della vita di Jackie si accosti con grande eleganza all’ascesa dell’altra signora Florrick, donna indipendente e completamente trasformata da quello che è stato l’evento più traumatico della sua vita.

The Good Wife - 5x09 Whack-A-MoleVediamo Eli minacciare Jackie pur provando sincero dispiacere per lei – Alan Cumming, per quanto riguarda le ambivalenze caratteriali, risulta sempre eccelso –, e anche Jackie, nella sua sofferenza e vulnerabilità, si mostra perfida come non mai, sapendo giocare le sue carte al momento giusto senza lasciare alcuna impronta. “Sarebbe diventata così Alicia se non si fosse riscattata, se non avesse scelto se stessa?” è la domanda con cui questo confronto ci lascia; e la risposta forse non è nemmeno importante, perché siamo dove siamo sempre grazie alle scelte intraprese – tutte, anche le più controverse –, e Alicia ora ha un nuovo progetto che sì, la tiene lontana da Will, ma soprattutto che la fa sentire affermata come essere umano.

Whack-a-mole non delude nel mostrare il primo vero confronto L/G vs Florrick/Agos e si dimostra capace come sempre di intrecciare trama orizzontale e verticale senza cali narrativi. La vicenda Boyle non ha avuto la stessa fortuna, e quel finale bizzarro – il giudice Kluger e il suo invito a prendere un caffè – rimane in attesa di giudizio, sperando davvero nel suo “please don’t take this the wrong way”.

Voto: 7 ½ 

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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