American Horror Story – 3×09 Head

American Horror Story – 3x09 HeadDopo un discreto avvio di stagione, American Horror Story chiude il 2013 in piena curva discendente. La mancanza di solidità nella struttura narrativa comincia a corrodere anche la forza dell’impianto visuale, che a poco a poco si svuota di quella carica disturbante e disorientante a cui il prodotto di Ryan Murphy ci ha abituati.

Mancano quattro episodi al finale di stagione e la trama va avanti senza creare nel corpo dello spettatore quel sussulto emotivo che, misto a fastidio e orrore, ci ha legati alla sedia in Asylum. La carica antagonistica dei cacciatori di streghe è flebile come rugiada in una mattina di primavera; la premessa di un conflitto imminente ha il solo merito di creare quei presupposti che porteranno all’alleanza tra Fiona e Marie Laveau – elemento che potrebbe cambiare in positivo l’epilogo di una stagione che pare arenata in un limbo di piatta rassegnazione. I vari personaggi, imprigionati in contorni schematici come ombre cinesi proiettate sullo sfondo, vengono spinti verso l’azione senza la giusta carica ossessiva e dissacrante che un ambient come quello mostrato richiama ed esige.

The hunt isn’t only about the kill

American Horror Story – 3x09 HeadIl personaggio di Hank si è subito presentato come avvolto da una costante e fastidiosa stonatura che ha reso difficile cogliere l’importanza narrativa della sua ambiguità: da accorato marito a fedifrago omicida, da alleato di Marie Laveau a Cacciatore di streghe – «I’m part of a Sacred Order. A soldier in a shadow war». Il graduale dipanarsi della sua identità è stato inserito nell’intreccio in maniera quasi meccanica: ogni tassello è arrivato al momento giusto a scardinare ciò che credevamo fosse il punto di arrivo definitivo. L’arco di caratterizzazione ha raggiunto il culmine in questo episodio, che ci mostra anche tutte le sfaccettature sottostanti al suo comportamento: il rito d’iniziazione del flashback iniziale chiarisce quanto sia ampia la distanza tra la volontà del ragazzo e il destino che gli è toccato in sorte. Ciò avviene anche attraverso un simbolismo ricco di sottili rimandi: il giorno in cui avrebbe dovuto uccidere la sua prima “preda” Hank assaggia per la prima volta il caffè; quell’amaro sapore nella sua mente sarà sempre legato al calore del fuoco che ha ustionato la mano del padre. Se al caffè si può dire di no – «Coffee?» «No, thanks. Never acquired a taste for it» –, l’amore paterno si misura in termini di proiettili d’argento. Ed ecco che Hank, proprio nell’episodio che ne decreta la fine, ci mostra quell’immagine che più chiaramente lo rappresenta: un figlio, un uomo, un marito che per accettare il suo destino cerca di esserne artefice incappando in iniziative che sa benissimo lo distruggeranno. Purtroppo, nel percorso che lo ha visto narrativamente protagonista non sono stati disseminati quegli elementi necessari a far sì che tali riflessioni non siano solo il prodotto di una summa a posteriori, quasi di commiato. Qualcosa nella caratterizzazione drammatica del personaggio non ha funzionato e la discutibile prova d’attore di Josh Hamilton contribuisce a vanificarne anche il precipuo ruolo diegetico.

The generous donors wish to remain anonymous.

American Horror Story – 3x09 HeadRinvigorita dalla comunione con le fiamme del rogo, Myrtle pare staccarsi dalla stagnante fissità che ha caratterizzato il suo esordio. Frances Conroy, che più di altre è riuscita ad incarnare in ogni stagione un’essenza diversa, ci regala una sfumatura sadica che eleva il suo personaggio da vittima a carnefice. Anziché soffermarsi sul lato oscuro della devota madre di Luke – frammento narrativo che, più degli altri, ci appare come una digressione fine a se stessa -, sarebbe stato interessante indugiare con ancora più veemenza sull’ultima cena di Pembie e Quentin o sul rito con cui Myrtle riporta Cordelia a godere della luce del sole. Spesso Coven pecca proprio in questo: tutto si consuma troppo velocemente lasciandoci con in bocca quel ferreo sapore di sangue, troppo fresco per esser ricacciato via.

Why don’t you just throw my head in that fire pit? I wanna die!

American Horror Story – 3x09 HeadSacrificando due terzi del suo corpo – e tre quarti della bravura – Kathy Bates  viene ridotta ad essere una testa appoggiata su una mensola. Il trattamento quasi sommario del personaggio di Delphine è una delle peggiori conseguenze della frammentarietà narrativa di questa stagione. La Bates poteva essere l’asso nella manica di questo Coven, l’unica che, per carisma e presenza scenica, avrebbe potuto dar man forte ad una Jessica Lange, ancora una volta, catalizzatrice assoluta degli sguardi, anche quando, come in questo episodio, non dà che un esiguo contributo narrativo. Aspettiamo con ansia che arrivi Misty Day, con il suo fango miracoloso, a “mettere la testa a posto” alla sadica Madame LaLaurie, elemento di (dis-) accordo che arricchirebbe non poco l’alleanza tra Salem e ilVoodoo.

Nonostante la sua struttura compositiva metta in luce molti dei difetti che penalizzano Coven, Head, ai fini dell’economia dello show, rappresenta comunque un importante snodo narrativo: la dicotomia iniziale si rovescia a favore di un’alleanza verso un nemico comune e, se è vero che l’unione fa la forza, potremmo ancora ritrovarci, a cavallo tra fuoco e sangue, a vagare per gli antri più oscuri della nostra anima e a godere di un conturbante finale degno della capacità visionaria di Ryan Murphy.

Voto: 6 

 

1 Risposta

  1. xfaith84 scrive:

    Concordo con la recensione. E’ chiaro che questa puntata sia un momento importantissimo nel riequilibrio delle forze in gioco, ma il modo con cui questo delicato passaggio è stato trattato non ha giocato a favore della puntata.
    A costo di ripetermi, anche Asylum si basava su un continuo moltiplicarsi delle storie, ma la base comune e il filo conduttore (Lana Banana, quanto ci manchi!) c’erano ed erano ben saldi.
    Qui ad ogni puntata si apre una questione diversa e non vedo quella coesione delle precedenti stagioni (persino la prima, non eccelsa, aveva una natura molto più compatta)
    Ma qui cosa abbiamo? L’esempio lampante è proprio Hank, che è stato proposto sotto un milione di luci diverse ma senza quella suspence che fa passare da uno stupore ad un altro, bensì con una continua sovrapposizione di informazioni che ad un certo punto annoiano invece di interessare.
    Bah

     

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