Doctor Who Christmas Special 2013 – The Time of The Doctor

Doctor Who Christmas Special 2013 - The Time of The DoctorDa quando ha preso il posto di Russel T. Davies alla guida di Doctor Who, di passi falsi Steven Moffat ne ha fatti tanti, ma oggi sappiamo che ognuno di essi era parte di un piano che ci ha portato dritti a questo superbo, e complicato, speciale. Verrebbe da chiedersi: può un singolo episodio farci dimenticare tutte le incongruenze delle stagioni che lo hanno preceduto?

I problemi della gestione Moffat non si limitavano certo alla mancanza di una solida struttura narrativa, dunque la risposta è no: non sono magicamente scomparsi. Ma è innegabile che questo episodio imponga una riflessione sul passato della serie e ce la faccia guardare con occhi diversi. Ma soprattuto non si può negare che sia un successo sotto più di un punto di vista: non solo per quanto riguarda la risoluzione delle storyline lasciate in sospeso ma anche per la caratterizzazione dei personaggi e la componente più propriamente emozionale, spesso trascurata o mal gestita in passato.

I knew. I always knew it wasn’t over

Doctor Who Christmas Special 2013 - The Time of The DoctorL’esplosione del Tardis, le crepe nell’universo, la folle missione di Madame Kovarian e perfino il congelamento di Gallifrey a cui abbiamo assistito poco più di un mese fa: erano tutti pezzi di un diabolico puzzle che inglobava ben 3 stagioni, un puzzle che Moffat decide di completare solo con il Christmas Special, tutto d’un fiato. Una simile operazione non poteva che ripercuotersi sulla struttura dell’episodio, inevitabilmente frammentata e confusa, ma tutto sommato (inaspettatamente) coerente. E’ difficile tenere il passo con gli eventi che si susseguono uno dopo l’altro e più di una volta ci si ritrova spaesati, ma Moffat è stato accorto nell’inserire qua e là dei necessari momenti facciamo il punto, magari un po’ sgamati ma molto utili. Grazie a questi accorgimenti, dunque, si arriva a fine episodio con le idee abbastanza chiare e qualche certezza in più.

Ma concentriamoci sul contenuto di queste rivelazioni, più che sulle modalità della loro messa in scena.

Moffat è il re del timey wimey, la stessa definizione è opera sua, ma non sempre è stato in grado di sfruttare questa componente – se vogliamo intrinseca – della serie nel migliore dei modi. La sesta stagione si potrebbe tranquillamente definire un pastrocchio temporale e non pochi sono i dubbi sul concetto di time can be rewritten, spesso buttato lì secondo la convenienza del momento. In questo contesto, osservare come tutto finisca per combaciare alla perfezione è quasi spiazzante, ma in senso positivo. Madame Kovarian torna indietro nel tempo per impedire al Dottore di raggiungere Trenzalore e, facendo esplodere il Tardis, genera la crepa nell’universo dalla quale i Time Lord faranno passare il loro messaggio: non sembra anche a voi di essere tornati ai tempi di Blink? Unico dubbio: i preti confessori, i Silenti, esistevano anche prima dell’unscheduled faith change che Tasha Lem impone alla Chiesa del Mainframe Papale? O li vediamo fuori dalla sua stanza solo perché stanno cercando ancora una volta di fermare il Dottore prima che raggiunga Trenzalore? Probabilmente non lo sparemo mai con certezza, ma in effetti, per una volta, poco importa.

From this moment on, I dedicate this church to one cause: Silence

Doctor Who Christmas Special 2013 - The Time of The DoctorMoffat rimedia all’assenza di River Song (ricordata comunque dal Dottore – e poteva essere altrimenti?) con il personaggio di Tasha Lem, la cui personalità è stata chiaramente modellata sul prototipo dell’archeologa più flirty dell’universo. Anche questo episodio, infatti, affida all’elemento tensione sessuale (prima con Clara, poi con Tasha) gran parte del comic relief necessario a non appesantire la narrazione, con un risultato godibilissimo. Che piaccia o meno lo stile di Moffat, sul fronte intrattenimento è sempre ben equipaggiato e Matt Smith è altrettanto sul pezzo. Ma Tasha non è solo un contrappunto comico, anzi in quanto capo del Papal Mainframe rappresenta uno dei personaggi chiave della vicenda. L’idea di una chiesa evolutasi in esercito e organo di sicurezza interplanetario era stata abbozzata già in The Time of Angels e riproposta in A Good Man goes to War, ma trova piena compiutezza in questa occasione. Il tema della religione, inoltre, ha sempre avuto un posto in New Who e Moffat riesce ad affrontarlo senza tradire l’impostazione illuministica della serie ma nemmeno presentandocelo in chiave totalmente negativa. Una via di mezzo troppo semplicistica? Forse, ma il fatto che il Dottore e il Silenzio finiscano per collaborare alla salvezza di Trenzalore, pur essendo una soluzione squisitamente natalizia, non risulta né stucchevole, né incoerente. Questo perché il Moff è riuscito a conciliare meglio che in qualunque altra occasione le due anime dello show: la dimensione favolistica e quella più adulta. Il risultato è perfetto per uno special natalizio, perché si tratta di una tipologia di episodio con regole proprie, da valutare secondo i canoni di riferimento interni più che come episodio di Doctor Who tout court.

The town is Christmas, that’s what it’s called

Doctor Who Christmas Special 2013 - The Time of The DoctorL’intero episodio è dunque tarato sul Natale, e Christmas stesso ricorda tantissimo un presepe innevato. Il Dottore più giovane e quello più maturo si integrano entrambi senza problemi in questa deliziosa replica di un ridente villaggio ottocentesco: un paesello in cui ogni giorno assomiglia alla vigilia di Natale, un paesello che con il tempo trasforma anche Eleven in un personaggio quasi dickensiano. All that pain and misery… and loneliness… and it just made it kind dice Amy in the Beast Below riferendosi alla Star Whale ma in realtà al Dottore, che non riusciva a sopportare la vista di un bimbo in lacrime. E dove poteva finire il suo viaggio se non qui, circondato da bambini a cui riparare i giocattoli rotti? a cui insegnare il ballo della giraffa ubriaca? Quando il Dottore la incontra, Amy è solo una bambina ed è questo che resterà per sempre ai suoi occhi, anche quando in un certo senso gli farà da madre. Saranno sempre i bambini, stavolta quelli di Galilfrey, a fargli cambiare idea al momento di premere il big red button in The Day of the Doctor. Coerentemente, dunque, Eleven termina la sua corsa assumendo il ruolo che in fondo è sempre stato parte della sua personalità, quello del nonno. Infantile proprio perché vecchio, senza peli sulla lingua, ma in fondo dolce e premuroso con le persone a cui tiene: non è questa l’icononografia classica del nonno, anche nell’universo di Doctor Who? Nell’anno del Cinquantesimo, Moffat ci riporta alle origini, riuscendo a parlarci con il cuore tanto di Eleven quanto della serie stessa.

If you love him, and you should, help him!

Doctor Who Christmas Special 2013 - The Time of The DoctorSe ripensiamo a The Name of The Doctor, il season finale di quest’anno, non possiamo che riconoscere la genialità del colpo di scena con cui Moffat decise di risolvere il mistero di Clara. Eppure il percorso che ci aveva condotti al plot twist continuava a non convincerci tutti, forse perché il legame che si era sviluppato tra Clara e il Dottore, ma anche tra Clara e il pubblico, non sembrava così forte da sorreggerlo (per non parlare della Great Intelligence moffattiana, uno dei cattivi meno incisivi del nuovo ciclo di Doctor Who– ma questa è un’altra storia).
Quei tempi oggi sembrano lontanissimi, sebbene a conti fatti stiamo parlando di soli due episodi fa. La Clara di The Time of the Doctor non è solo the impossible girl ma molto di più: una compagna devota ma non per questo adorante, forte e indipendente, mai fuori posto, donna e bambina allo stesso tempo. E la Coleman regge egregiamente il confronto con Smith, riuscendo con la sua interpretazione a mettere in luce le differenze tra Clara ed Amy e a dare forma al suo personaggio ancora meglio di quanto abbia fatto la stessa scrittura. I’ll keep you safe. One last victory. Allow me that, give me that: Eleven cerca di tenere al sicuro la sua protetta, e lei rispetta il momento, capisce che è giusto lasciarlo andare e farsi da parte. Declinato in questa toccante sequenza, ancora una volta, c’è il tema del Dottore come nonno, ormai arresosi al destino. Ma in Doctor Who non c’è spazio per la commiserazione e così la palla passa nella mani della companion, che con l’ingenuità e la forza della sua giovane età, chiede ai Signori del Tempo di intervenire. Ed essi lo fanno, risolvendo il problema del ciclo di rigenerazioni con un colpo di mano fin troppo approssimativo ma per una volta estraneo alle logiche complicate con cui Moffat ha strutturato la serie, e forse proprio per questo vincente. Anche Journey’s End, uno degli episodi più emozionanti di New Who, è in fin dei conti molto semplicistico nella risoluzione delle vicende. Ciò non toglie che riesca a coinvolgere lo spettatore, che in quanto fan del Dottore sa di trovarsi di fronte a una serie magica e dal linguaggio unico, alle volte infantile, ma non per questo necessariamente superficiale. The Time of the Doctor si inserisce con disinvoltura in questa tradizione fatta di leggerezza mista a intense riflessioni sui rapporti umani, e in quanto tale rappresenta un eccezionale addio a Eleven e Matt Smith.

I will always remember when the Doctor was me

Doctor Who Christmas Special 2013 - The Time of The DoctorSebbene possa sembrare a molti un’eresia, ritengo che l’ultimo saluto di Moffat alla sua creatura sia ancora più riuscito di quello che RTD ha confezionato per Ten. Ciò che rende questo addio così perfetto è il paradosso di sembrare il più sincero dei due pur essendo ancora più meta del primo. L’ I don’t want to go di Tennant ha problematizzato il processo della rigenerazione puntando i riflettori sul dolore che questa trasformazione comporta per il personaggio, ma l’ha fatto in un modo forse un po’ costruito, e pensato appositamente per il fandom. Una soluzione che strideva un po’ con l’approccio di RTD al personaggio, molto diverso da quello di Moffat, e per questo percepito come posticcio. Invece, nel Doctor Who 2.0, dove tutto è in un certo senso fanservice, questo addio è stato contemporanemente intimo ed epicizzante, perfettamente coerente con il suo universo di riferimento e, quindi, più toccante. Al di là delle commoventi parole di Eleven, è il ritorno di Amy Pond, the first face this face saw, l’esempio più calzante: si tratta di una strizzatina d’occhio ai fan, ma anche di un momento molto intenso a livello puramente intra-narrativo. Il sorriso e la carezza che i due si scambiano è l’immagine più evocativa dell’intera puntata, e sicuramente una delle più forti dell’intero ciclo 2005 a prescindere dalle dinamiche di fandom che una serie come questa innesca inevitabilmente.
E’ invece troppo presto per commentare l’ingresso in scena – molto à la Eleven – di Peter Capaldi, che fino ad ora ci ha soltanto dato l’impressione un uomo di mezza età un po’ svitato. Ci vorrà del tempo perché l’attore scozzese e il suo personaggio si facciano strada nel cuore dei fan, specie dopo uno special e un addio così potenti e emozionanti, con i quali abbiamo salutato per sempre uno dei Dottori più amati e complessi della storia.

Raggedy man, goodnight.

Voto: 10

NOTE:

– Come il 50th Special questo è stato un episodio celebrativo, stavolta dell’era di Eleven, ed è con questa chiave che vanno interpretate le apparizioni di cattivi come i Weeping Angels e i Sontaran, o il già citato riferimento a River Song.

– L’inserimento della pelata di Matt Smith nella storia (che si è tagliato i capelli per il film in lavorazione How to Catch a Monster, regia di Ryan Gosling) è stato forse il colpo di genio più assurdo della puntata.

– Curiosità: l‘isolato in cui vive Clara è lo stesso di Rose Tyler (o almeno è stata utilizzata la stessa location).

– Nei Seriangolo Awards di quest’anno c’è una categoria interamente dedicata al Doctor Who: miglior episodio della serie (dalla sua ripartenza nel 2005). Qui è possibile votare.

 

Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

10 Risposte

  1. andrea scrive:

    Io sono rimasto scioccato dall’ultima frase di Capaldi che dice che non sa far funzionare il tardis….Eleven è stato quasi all altezza di Ten mancherá molto

     
  2. Michele Hume scrive:

    Tutta l’era Moffat è stata caratterizzata da una trama complessa e poco chiara che finalmente ha trovato soluzione in questo episodio. Speciale che va rivisto almeno due volte per essere capito a fondo e dopo il quale è quasi necessario un rewatch delle stagioni 5 e 6 😀

    Ottima recensione, chiarifica diversi punti e mette in risalto la bravura e cura di autori e attori. Non vedo l’ora di vedere Capaldi all’opera.

    PS:
    @andrea: se non sbaglio è normale che dopo una rigenerazione, per alcuni secondi, non si ricordino alcune cose. Poi in questo caso, visto il reset, è una sorta di “prima vita” per il dottore.

     
  3. bart scrive:

    Più che il fatto che non sa come fala funzionare a preoccuparmi è stato che l’ha chiamata “Thing”!

     
  4. Joy Black scrive:

    BEllissima recensione di una speciale stratosferico, sicuramente tra i migliori episodi dell’era Moffat. Il buon Steven alla fine ce l’ha un cuore e l’ha messo tutto per scrivere questo episodio e si vede.

    Su Matt Smith dico solo che gli voglio tanto bene. L’Undicesimo Dottore è stato uno dei migliori di sempre e come hai detto tu anche uno dei più complessi. In ogni caso nel suo canto del cigno Matt ha tirato fuori una prestazione meravigliosa e toccante.
    Il discorso d’addio è tra le scene migliori della serie, il “one day” di questa generazioni di fan.

    PEr quanto riguarda il confronto fra i due addii, io li considero su pari livello emozionale. Entrambi due degne chiusure agli archi narrativi dei due Dottori, e sinceramente non so scegliere. Tante sensazioni in entrambi i casi. Per me sono pari.

    Tante finezze in questo episodio, e come il suo solito Moffat sa pescare a piene mani dai suoi vecchi lavori riproponendo vecchie sue idee ma ribaltate, delle perle non gratuite ma anzi perfettamente integrate nel percorso dell’episodio: su tutti il riproporre a parti invertite tra Dottore e companion, lo sfasamento temporale visto in The girl in the fireplace e in The Eleventh Hour, soprattutto quest’ultimo, con questa volta il Dottore che invecchia bloccato nella strada più lunga e Clara sulla strada più corta. Un accorgimento che rende ancora più perfetto e sensato l’inserimento della visione finale di Amy.

    Poi anche io ho apprezzato tantissimo il ritorno al Dottore nonno, come il primo dottore (di fatto lui è anche il primo del nuovo ciclo se ci pensiamo bene), ma anche un po’ Babbo Natale, così come era ispirato anche il personaggio dato ad Hartnell nel 63. Le scene con i bambini sono perfette, anche questo perfettamente integrato con il cammino nell’11esimo che già nella 5×02, aveva dimostrato un particolare affetto per i bambini (e poi c’è la questione del 50esimo da te nominata). Poi la scena con Clara con il Dottore vecchio fa davvero tenerezza e ispira commozione. Notare anche la citazione, nella stessa scena, dell’addio a Rose del Nono Dottore: “One last victory. Allow me that, give me that”, più o meno le stesse parole, se non proprio le stesse.

    Ho letto in giro poi alcune critiche su cui non concordo e elenco:
    – “I Time lord che decidono solo grazie alle parole di Clara”. Sicuramente quelle avranno aiutato, ma i Time Lord avevano diverse ragioni valide per il salvare il dottore a prescinedere: 1) è l’unico che può tirarli fuori da lì (e rispondere alla domanda), 2) dopo tutto gli devono la vita.
    – “Rigenerazione=Onda Energetica”. Per me ci sta, sono tipo un nuovo ciclo, quindi l’energia di 12 rigenerazioni tutte in una volta e poi come dice il Dottore, c’è bisogno di un rodaggio.

    p.s.
    Sono sempre più convinto che Tasha e River sia in qualche modo legate. Che Tasha abbia dentro di sè, il backup di River. Quella frase “Hai combattuto uno psicopatico/a dentro di te per tutta la vita” non è casuale. Vedremo.

     
    • Joy Black scrive:

      Ah… “Do you happen to know how to fly this thing?” è da quote of the year. I primi secondi di Capaldi ampiamente promossi.

       
    • Francesca Anelli scrive:

      Grazie Joy! Hai puntualizzato alcune cose a cui io non avevo pensato. Con Doctor Who capita sempre di scovare piccoli particolari di cui altri non si accorgono :) è anche per questo che riguardare gli episodi è sempre bello.

       
      • Francesca Anelli scrive:

        Comunque sulla storia Tasha/River non sono molto convinta… Io quella frase l’ho interpretata come un ” sei stata unasacerdotessa -quindi una fanatica pazzoide- per tutta la vita e sei riuscita comunque ad essere una persona ragionevole, adesso combatti il dalek dentro di te”. Certo, con Moffat tutto è possibile….

         
  5. SerialFiller scrive:

    wow wow e ancora wow!!!
    E Eleven si congeda da noi in maniera E-S-E-M-P-L-A-R-E!!!
    Quanto emozionante e toccante è stata questa puntata?
    Il dottore invecchia e combatte fino alla fine, viene salvato dal quel suo popolo che fino ad una puntata fa credevamo fosse stato ucciso proprio da lui, si congeda al mondo con una riflessione da brividi che strizza l’occhio ai fan in ogni lettera e il tutto condito da quel Goodnight di Amy Pond che racchiude l’addio di tutti i fan simbolcamente.
    Se per Tennant c’era stato n commiato perfetto anche per Smith non hanno scherzato anzi a livello di pure vibrazioni questo è stato l’episodio èiù emozionante nonostante l’assenza di River Song.
    Goodnight Doctor.

     
  6. Attilio Palmieri scrive:

    Devastante. Moffat e Smith perfetti. Finale pieno di lacrime. Non dimenticheremo mai che il dottore era Lui.

     

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