Sons of Anarchy – 6×13 A Mother’s Work

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's WorkDifficile scrivere una recensione quando una serie tv riesce a rendere inutile un qualsivoglia commento. Kurt Sutter termina una stagione straordinaria (la migliore?) con un episodio maestoso e che ha il sapore di un series finale. Perché quello che vedremo il prossimo anno sarà solo un epilogo a questa grande storia; ormai “the day is gone, the day is gone.

Una colomba uccisa. Il volto di una Madonna in lacrime. Le tombe di Donna, di Opie, di Clay. Un monologo recitato con voce dimessa che suona come un lungo epitaffio. A partire da una sequenza d’apertura già gigantesca di suo, Sons of Anarchy sfodera l’episodio più crudo, doloroso e straziante che potesse mai regalarci, segnando il punto di non ritorno per una storia di cui ci rimane ora da scoprire solo il tragico esito.

“Love, camaraderie, freedom… all the things I want from this life are lost in the din.”

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's WorkNon esiste tragedia vera se prima non esiste la speranza di poterla evitare. Non c’è sconfitta vera senza l’illusione di poter vincere. Non c’è dolore vero, senza coscienza della sua ineluttabilità, una consapevolezza, quest’ultima, che per due stagioni ha mosso le azioni di Jax. Non a caso, in questo episodio, il Prez utilizza nel giro di pochi minuti una stessa espressione, rivolta prima al futuro nei confronti di Tara (“We do what we have to do“), e poi rivolta al passato nel dialogo con Alvarez (“I did what I had to do”). Come traspare anche dal suo monologo, tutto diventa più facile quando la violenza trova una giustificazione come necessità, piuttosto che come scelta.

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's WorkEd infatti, la scrittura sottile di Sutter non manca di far tornare quelle stesse parole anche nella bocca di Gemma, che dopo essersi lasciata andare al gesto più folle che potesse compiere, non può far altro che ripetere in stato di shock: “It has to be done“. Dalla morte di Opie, Jax si è abbandonato alla violenza come forma di nichilismo, a tal punto che quando dice a Tara di non avere intenzione di ucciderla, è lei la prima a non crederci, convinta che “that’s all there is. There is no other ending.” Ma qualcuno aveva poco prima bussato alla porta di Jax, una “madre” inaspettata, che lo ha guardato dritto negli occhi e gli ha pronunciato un perentorio: “Own your place”.

“You’re a Husband… and a Father… and a Man… before all of this.”

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's WorkIl dialogo tra Jax e la Patterson è una delle tante vette raggiunte da questo episodio, non fosse altro perché avviene tra due mondi distanti (divisi da un campo/controcampo con due intensissimi primi piani finali), che si ritrovano improvvisamente uniti da un legame che trascende ogni appartenenza, trasformandosi in qualcosa di più intimo e umano. “Our ties seem to be getting deeper” esordisce al suo ingresso la Patterson, che si rivolge all’uomo che ha di fronte con estrema naturalità, prima chiamandolo Jackson e poi “son”, come a voler rompere quelle barriere e lasciare che sia la sincerità di una madre a parlargli.

“What you are is crashing in who you are.”

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's WorkLa Patterson si presena come “l’altra madre”, colei che invece di assecondare il figlio in nome in una non ben definita “Family”, preferisce mettere da parte se stessa e parlare col cuore: “Are you willing to let your family pay the price for your mistakes? Is that what a good man would do? Because if that happens, I promise you, son, it’s gonna destroy you and everything else you love”. E lo sguardo di Jax (con un Charlie Hunnam bravissimo a lavorare sulle sfumature del volto) torna per la prima volta dopo tanto tempo quello di un ragazzino bisognoso di una vera figura genitoriale, quella che, sul fronte maschile, aveva trovato in Nero, prima che anche questo rapporto si rovinasse del tutto.

“It comes back. And when it does… it makes you pay.”

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's WorkNero è il padre tradito, il genitore deluso da un figlio che pensava poter essere diverso. Anche dal suo di lato, arriva infatti il premonitore monito sul ruolo che “something greater” potrebbe giocare. Del resto, il cuore della tragedia shakesperiana sta nell’inevitabilità della sua funerea risoluzione, punizione divina per il male interiore che l’umanità non riesce a combattere. Anche Nero, come Jax e Tara, coltiva il suo sogno di felicità, ma Gemma gli volta le spalle, perché non si può abbandonare Charming (esemplare il dialogo successivo tra Unser e Wendy), non si può fuggire dal buco nero che ti risucchia ogni giorno. Come in Shakespeare, la tragedia allora trascende la storia e i personaggi, diventando un’universale rappresentazione della “dipendenza” dal male, del bisogno che si ha sa di esso. Come dice Jax nel suo monologo: “I thrive on it. I crave it. I need the rush of terror to get me out of the bed in the morning.

Non per altro, la serie terminerà come era iniziata: una guerra tra bande di strada che ha il sapore non solo di chiusura del cerchio, ma anche di eterno ritorno di una situaziona irrisolvibile.

“All I see are the lies and the violence, and how it’s changed you. Turned you into a monster.”

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's Work

Non basta però la Patterson, non basta Nero, non basta Opie, né Piney prima di lui. Ad aprire gli occhi a Jax è alla fine la più indigesta delle verità, l’amore della sua vita che, senza giri di parole, lo definisce un mostro, un uomo capace di fare solo del male e causare dolore, nonché il più grande errore della sua vita. È il più grande fallimento per lui, che proprio in virtù di quell’amore aveva iniziato il suo percorso, e che ora si trova di fronte solo la disperazione di una donna terrorizzata da lui (mastodontica Maggie Siff). E lì scatta finalmente qualcosa. In un gesto puramente istintivo (paradossalmente come quello folle successivo di Gemma), Jax afferra la mano ancora fasciata di Tara (l’attenzione ai dettagli di Sutter è maniacale) e per un momento sembra riaccendersi la speranza.

– “Where you at with working off the damage?”  – “Not as good as you. You reek of bleach.”

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's WorkNessuno dei due ha però realizzato che l’unico modo per sopravvivere e non venire sopraffatti dal cancro di Charming è proprio l’accettazione del male (“Vulnerability is liability“). Lo sa bene Gemma, la madre di tutte le madri, non solo di Jax, non solo dei Sons, ma anche di Unser, di Wendy (che reagisce con comprensibile disgusto alla sola idea) e del mondo intero di Charming, la sovrana in grado di ripulirsi dopo ogni deprecabile azione perpetrata in ragione del suo essere Madre. È lei il vero mostro, il vero villain di Sons of Anarchy. Ed infatti, nel momento in cui si sente minacciata per l’ennesima volta, ecco mostrare tutta la sua più viscerale natura nella sequenza forse più feroce di tutta la serie. L’omicidio di Tara è qualcosa di spaventosamente primitivo (verrebbe da dire “naturale”), qualcosa che porta all’apice la riflessione di Sutter sul male e sulla violenza.

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's WorkNon siamo di fronte alla morte di Donna, incindentale, o a quella di Piney, intenzionale, né a quella di Opie, quasi cercata dalla vittima stessa, o a quella di Clay, a lungo premeditata. La morte di Tara è il frutto di un gesto di rabbia ceca, totalmente istintiva, irrazionale, che proprio per questo mette in evidenza in maniera potentissima tutta la ferocia e l’oscurità dell’animo umano che ogni tragedia vuole e deve mettere in risalto. Non è la vittoria di Gemma, né la sconfitta di Tara. È il fallimento dell’essere umano, il punto da cui non si tornerà più indietro. Come avevamo scritto in precedenza, non esiste Jax senza Tara, né Tara senza Jax. Il futuro erano loro due, il progetto erano loro due, il sogno erano loro due. Ecco perché, in un certo senso, Sons of Anarchy finisce qui. Ci sarà un finale, è vero, ma quanto si doveva dire lo si è già detto: la fine di Jax&Tara è la fine di tutto.

“Take it back / I would take it back / For just another minute / Just another chance with you “

Sons of Anarchy - 6x13 A Mother's WorkE come l’episodio precedente si era concluso con l’appello “musicale” di Tara per una nuova alba (“You’ll never know, dear, how much I love you, please don’t take my sunshine away”), questa puntata termina con il tramonto più nero che ci sia, il lamento straziante di un uomo sconfitto:

“And now I see my most constant mistake,

is I don’t know what I love till it’s gone.

But it’s too late to go back,

I can see the darkness trough the cracks.

Daylight fading, I curse the breaking,

The day is gone,

The day is gone.”

Voto 6×13: 10

Voto stagione: 9+

Note:

 – Con un 2.8 di ratings, A Mother’s work è il finale più seguito di sempre sul canale FX. Sons of Anarchy si conferma così il terzo show della tv cable più visto dell’anno, dietro solo a The Walking Dead e Breaking Bad.

– Ecco i commenti di Katey Sagal (Gemma) e Maggie Siff (Tara), che hanno visto insieme l’episodio, commuovendosi entrambe. La Sagal ha ammesso di aver sperato fino all’ultimo che il marito cambiasse idea. Dopo la visione dell’episodio, gli ha detto: “E’ meraviglioso, tesoro. Ma è difficile da guardare, davvero difficile da guardare.” Maggie Siff ha apprezzato che sia comunque stato reso onore al legame tra Tara e Jax: “La scena più difficile da girare non è stata la mia morte, ma quando Jax mi ritrova. Pensavo che avrei pianto perché.era la mia ultima scena in SOA, ma alla fine mi sono ritrovata a piangere per Jax. E’ stato devastante.

– Le parole di Sutter sulla morte di Tara: “Sapevo dalla prima stagione che sarebbe morta nella sesta, mi serviva per l’ultimo atto del viaggio di Jax. Mi sono ispirato a Romeo e Giulietta. Volevo che fosse ugualmente viscerale e fottutamente straziante. Adoro Maggie, sin dai tempi di Mad Men. La ringrazio per avermi reso uno scrittore migliore“. Sul perché abbia lasciato in vita solo Jax e Gemma per la stagione finale, ha rivelato: “ll legame madre-figlio è il catalizzatore di tutte le dinamiche familiari della serie. Mi sembrava giusto lasciare il gran finale a questi due personaggi.”

 – Confermati per la prossima stagione sia Jimmy Smits (Nero Padilla), che Peter Weller (Charles Baroski), mentre sono ancora in corso le trattative con Kim Dickens (Colette Jane) e CCH Pounder (Tyne Patterson), quest’ultima forse per un ruolo ancora più centrale.

 

11 Risposte

  1. Sara scrive:

    Difficile è trovare le parole per dire quanto è bella la recensione! L’ho letta e mi sono commossa di nuovo, come se rivedessi la puntata.
    E poi, l’unica cosa che mi viene da aggiungere è: esistono le serie e poi esiste SOA che ti accompagna da sei anni, di cui conosci ogni minimo dettaglio, che ti costringe ad appassionarti ai suoi personaggi come fossero i tuoi amici. Così quando tra capo e collo arriva un finale come questo rimani spiazzato e paralizzato perché, razionalmente, ti rendi conto che stai vedendo una delle cose più belle in circolazione ma, irrazionalmente, vorresti prendere un aereo, un manuale di torture medievali e arrivare a casa Sutter-Segal e fare una strage. Io credo che tutto questo sia vero amore.

     
  2. SerialFiller scrive:

    Applausi solo applausi.
    Applausi a sutter.
    Applausi agli attori.
    Applausi alla recensione.
    Voto 10 meritatissimo e voglio sottolineare come solo forse il maestoso”Ozymandias” di breking bad abbia ricevuto tale onore a memoria.
    La scena dell uccisione di tara mi torna in mente da 3 giorni ormai ad ogni angolo in ogni istante. Davvero un potentissimo calcio allo stomaco.
    Che meravogliosa serie

     
  3. Attilio Palmieri scrive:

    Bellissima recensione, episodio terribile, di un dolore insostenibile. Per certi versi Sutter fa quello che ha fatto Dostoevskij in letteratura, partendo da figure e concetti shakespeariani. Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma non lo è, perché Kurt Sutter è uno dei massimi narratori della contemporaneità e lo è sia sul piano estetico formale che su quello narrativo. La riflessione sulla violenza, sul dolore, sulla sofferenza è di una profondità e di una visceralità disarmante soprattutto perché unisce una costruzione delle emozioni esplosiva a una mostrazione delle stesse che le amplifica in maniera esponenziale.

    Quanto fa male questo finale, quanto fa male. Ferisce ancora di più perché arriva dopo il perdono, perché in fondo, alla fine, sembrava evitabile, sembrava essere stato salvifico quel discorso della Patterson, ma così non è, così non è stato. Sutter non lascia scampo a nessuno, perché il fallimento dell’essere umano è il fallimento di tutti noi, e non c’è nessun modo per comprenderlo che (con)viverlo.

    Grazie Kurt Sutter per avermi rovinato la vita in una maniera così bella, così piacevole.
    Grazie Sons of Anarchy e Boardwalk Empire per essere sempre così vigili e ricordarmi sempre com’è che si sta male, cos’è il dolore vero.

     
  4. Aragorn86 scrive:

    Ci sarebbe ancora tantissimo da dire sui dettagli di questo episodio, dall’immagine iniziale di Gemma che lava i piatti nello stesso lavandino dove commetterà l’omicidio (e al lato dell’inquadratura c’è già evidente l’arma del delitto) al fatto che Tara, seppure non con le stesse modalità, muore annegata come Ofelia. I dettagli che dissemina Sutter negli episodi sono la ciliegina sulla torta.

    A me più che la scena dell’uccisione (che credo di non aver guardato nemmeno tutta, e che ho allegramente saltato nel rewatch), ha steso la scena finale, non solo per Jax, ma anche per la faccia della Patterson quando entra dentro casa, proprio in virtù di quel dialogo iniziale. Più ci ripenso, più mi torna in mente il primo episodio di questa stagione, quando Tara esce di prigione e sale sulla moto di Jax, senza che i due si dicano una parola: una incomunicabilità di cui alla fine hanno pagato il prezzo.

     
  5. Francesco scrive:

    Recensione stupenda. Complimenti.

    Con le parole sei riuscito a farci rivedere tutte le sequenza di questa stupenda puntata.

    Da quando l’altra notte mi sono visto la puntata, ho avuto un senso di disagio e di dispiacere per come è andata a finire.
    Dispiaciuto per Tara, uno dei miei personaggi preferiti assieme a Clay, e ad un moto di rabbia nei confronti di Gemma e di Juice.
    Dispiaciuto perché poco prima della fine, sorrideva, felice, e si muoveva verso la soluzione del problema.
    Poi, la brutale violenza che ha distrutto tutto.

    Un nota di merito verso Sutter, che si conferma un grande.
    Ogni piccolo dettaglio è costruito benissimo.
    All’inizio la colomba morta mi sembrava una tamarrata, e invece anche quello ha il suo perché.
    Anche la soundtrack, che in questa stagione è meno presente, è posta sempre al punto giusto.

    E adesso attendiamo Ottobre per la guerra.
    Perché dopo quello che è successo, non posso prevedere altro.
    La reazione di Jax sarà violenta, visto che l’unica ancora che lo manteneva ciò che era, è morta.

     
  6. nuova scrive:

    @Aragorn86,
    complimenti perché hai scritto una recensione bellissima.
    Qualcuno l’ha postata nel thread alla puntata su ItaSa, e ho appunto detto che hai sintetizzato perfettamente quello che tanti utenti hanno disseminato in tanti post, in tante pagine.
    Ho rivissuto la puntata in ogni paragrafo e mi sono venuti i brividi come durante la visione.

    Cercherò di ricordarmi di passare di qui più spesso :)

     
  7. chetty scrive:

    Bellissima recensione. Complimenti davvero.

    Serie magistrale, stagione intensissima.
    Finale struggente.

     
  8. SerialFiller scrive:

    Questa serie meriterebbe una marea di onori ragazzi.
    Come può essere cosi snobbata dacritica e premi???
    è nauseante sapere che questa serie non sia apprezzata.
    La morte di Tara quanto vi ha fatto star male?
    Quanto bene è stata costruita?
    Quanto è stato bravo Sutter a farci prima abituare all’idea di un happy ending per poi colpirci con una mazza da baseball in pieno stomaco?
    Semplicemente meravgilioso tutto e ad ogni puntata noto sempre più dovizia di particolari e attenzione maniacale a dettagli tipo la colomba…
    grazie grazie Sutter, grazie Sons

     
  9. Sbremph scrive:

    Da più di un anno, considerati i commenti brillanti e la menzione da parte di diversi voi recensori di questa serie ai “Seriangolo Awards” degli ultimi tre anni, avevo intenzione di dare un’occhiata a questa serie. L’ho fatto, e nel giro di 5 giorni ho visto le sei stagioni, lavorando poco e dormendo meno, sognando della maledettissima Charming e dei suoi cittadini più turbolenti. Una cosa simile mi era capitata solo con Lost.

    Dunque, per colpa vostra, ora la mia vita è un inferno e lo sarà fino a Ottobre.

    Amo Shakespeare. Ho amato anche lo studio della tragedia greca nei miei anni al liceo. E avete ragione quando scrivete che Sutter riesce brillantemente a mettere insieme le due cose e a utilizzare il risultato come stupefacente impianto narrativo di una storia di motociclisti, violenza e crescita.

    Questa serie è una tragedia Shkespeariana, ma anche un’epopea e un romanzo di formazione. Si tratta di un prodotto diverso da quasi tutto quello che ho visto fin’ora (the SHIELD compreso, nonostante le molte affinità), in quanto si presenta in modo diverso. In altre serie, ad esempio, il ruolo della sorte che pone Gemma sempre al posto giusto al momento giusto (tranne che in questo finale) e che permette ai personaggi di tramare, ricattare, elaborare nell’ombra, risulterebbbe una forzatura. Ma in una tragedia Shakespeariana quella fortuna è motore di eventi. Come avete già scritto, a essere protagonista, non è uno dei personaggi, ma la storia stessa, di cui i personaggi sono veicolo. Le coincidenze che capitano ai protagonisti del racconto, più o meno fortunate che siano, sarebbero inaccettabili in ogni altro prodotto televisivo. Qui risultano colpi di pennello nella tela del racconto. Proprio come in Shakespeare, dove le forzature della trama sono funzionali al racconto e alla poesia, alla forza e alla emozione che la messa in scena vuole provocare. Amleto, Romeo e Giulietta, Riccardo III, Re Lear, gli equivoci di Molto Rumore per Nulla, Enrico V. Tutti insieme a Charming e in motocicletta. Epico.

    Penso che aspetterò che la settima serie finisca, prima di cominciare a vedere gli episodi in ottobre. L’idea di dover aspettare una settimana tra una puntata e l’altra mi uccide. Non so come abbiate fatto. Molta stima.

    Grazie e che siate maledetti.

     
    • Aragorn86 scrive:

      Caro Sbremph, grazie per averci maledetto, è sempre bello essere maledetti in questo senso! 😉 Fino a due anni fa erano in pochissimi a seguire Sons of Anarchy, per cui siamo felici di avere contribuito nel nostro piccolo al passaparola.
      Quello che dici è tutto giusto: la fortuna e la coincidenza di cui parli si incastrano benissimo nella serie proprio perché rappresentano quel destino ineluttabile che, a mio parere, in Shakespeare è spesso il protagonista principale, ancora prima dei singoli personaggi.
      Se posso consigliarti, ad ottobre non aspettare di vedere tutti gli episodi insieme una volta finita la serie, ma seguili (e soffri) con noi settimana per settimana: non te ne pentirai! 😉

       
    • Sara scrive:

      torna a maledirci anche ad ottobre, mi raccomando!
      e continua a spulciare sul blog eh, che ce ne sono di serie meravigliose – anche se non crudeli ai livelli di SOA!

       

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