Treme – 4×03 Dippermouth Blues

Treme - 4x03 Dippermouth BluesTin Pan Alley, Broadway, the Great American Songbook meet African-American musical genius. And that’s what America’s all about. […] That’s how culture gets made in this country. That’s how we do. We’re a Creole nation, whether you like it or not. And in three weeks, America inaugurates his first Creole president. Get used to it.”

Al termine della visione del terzo atto di questa brevissima ultima stagione, a due episodi dalla fine di una delle serie più importanti degli ultimi anni, queste parole di Davis si stagliano come pietre nella memoria degli spettatori; sono macigni carichi di significato, grandi pillole contenenti l’essenza di un popolo, di una nazione, gli Stati Uniti d’America, che vede la sua sintesi perfetta in una delle sue città più antiche. L’equazione creolo=New Orleans=USA è non solo suggestiva, ma rappresenta una delle letture più interessanti rispetto a quale sia la reale radice del popolo americano. Un creolo è un meticcio, un incrocio, qualcuno che è nato da due diversità, il testimone di una cultura che crede nella vitalità che può nascere dal conflitto-unione delle differenze. Insomma, il Delta del Mississipi incontra l’America WASP, che incontra l’Africa, che incontra gli indiani d’America, che incontrano gli europei (soprattutto francesi e olandesi). Tutto questo non è solo geografia, non è solo storia, è un’idea di mondo, è l’ideale da inseguire, per un attimo incarnato da una sola persona, che per di più è a capo di tutto, Barack Obama, get used to it.

Treme - 4x03 Dippermouth BluesLa malinconica missione di Davis non smette di irradiare gli spettatori della sua dirompente forza, della sua voglia di portare al di là dello schermo la tradizione di New Orleans, la cultura creola, accompagnato dalle splendide note di King Curtis, ma confinato in una commovente solitudine, sottolineata dalla sapiente regia di Ernest Dickerson che lo incornicia all’interno di molteplici riquadri concentrici. Treme non smette mai di sottolineare la sofferenza in modo estremamente raffinato e lo fa anche omaggiandosi, utilizzando uno dei suoi maggiori simboli: mentre Delmond e la sua compagna attraversano la città in auto gli passa davanti una second line, che in quel caso è ben lontana dal rappresentare la gioia di un popolo anche nella massima difficoltà, in quanto si afferma come dispositivo evocativo di un lutto imminente, ovvero l’inevitabile morte del padre.

Treme - 4x03 Dippermouth BluesQuest’ultimo è al centro di tutte le attenzioni, diegetiche ed extradiegetiche, accompagnato dalla donna perfetta per l’occasione, capace di rendere il tutto, se possibile, un po’ più sereno. LaDonna non è mai stata così innamorata come in questo momento e Albert sull’orlo della morte trova una metà ideale con la quale fare l’ultimo tratto di strada. In quella dimensione di precarietà, chiusa in un temporalità corta, lei trova una dimensione perfetta in cui dà e riceve amore senza compromessi; conquista anche la forza di andare dal suo ex compagno e ricevere in pieno petto una (metaforica) pugnalata, perché ciò in cui si è gettata insieme ad Albert la rende, per ora, invincibile e orgogliosa di se stessa. È una donna portatrice di un amore per la tradizione unico, una presenza fiera e grintosa, un animale che ha vinto la lotta per la sopravvivenza e ora regna sulla città come una leonessa senza padroni. LaDonna è colei con cui Albert può assistere col cuore in mano alla performance trombettistica di suo figlio, finalmente nella sua città a suonare la musica della tradizione. Una sequenza in cui gli occhi lucidi di Big Chief non possono che commuovere anche noi spettatori, partecipi di questa lunga passeggiata sul viale del tramonto.

Treme - 4x03 Dippermouth BluesLa tromba e la tosse, questi i suoni di casa Lambreaux, un luogo dove la vita è sempre stata accompagnata dalla musica, dove l’amore per la tradizione ha sempre avuto come piatto principale delle note musicali. Se gli spartiti sono in genere suonati in gruppo, soprattutto nella musica indiana, in questo caso si tratta di suoni di solitudine, di tristezza, di dolore; è la tromba di Delmond a intonare un lamento, una marcia funebre, in attesa dell’inevitabile. La morte particolare diventa morte universale quando dalle riflessioni sull’individuo si passa a quelle sulla città, dove a combattere non è più lo stoico e fiero Albert, ma Terry e Toni, incarnazione della legge che lotta isolata contro una dilagante corruzione, a sua volta conseguenza di una connivenza osmotica con la microcriminalità fatta di tanti piccoli interessi particolari. La loro è una battaglia che a prima vista può sembrare vana, ma nasconde un grande senso di appartenenza verso la propria città, un’inesauribile impegno quotidiano che dà luogo a piccole soddisfazioni che da sole valgono l’impegno.

Treme - 4x03 Dippermouth BluesSe la notte per qualcuno è un lungo e travagliato percorso, per altri è colei che per antonomasia è sempre giovane, il tempo in cui sfogare le proprie frustrazioni e dare spazio alle proprie perversioni. Davis e Janette condividono nuovamente la notte insieme, si ubriacano, fanno l’amore, vivono la propria città a modo loro, ma comunque in maniera dinamica, entropica, incasinata, vitale, come tutto ciò che accade a New Orleans. Cosa sta succedendo tra loro due? Entrambi se lo chiedono, sapendo però che il giorno in cui si daranno una risposta tutto potrebbe finire, perché nonostante la loro attuale felicità, dovuta al fatto che in fondo sono due due bellissimo persone, l’intera relazione potrebbe rivelarsi non molto più che un’autodifesa. Molte delle creature dell’universo creato da Simon e Overmyer sono così, animali in gabbia, o individui costretti a un’esistenza piena di insidie, personaggi che mascherano attraverso una straordinaria carica positiva una quantità di sofferenze senza pari.

Treme - 4x03 Dippermouth BluesTreme è molto più di una semplice serie tv, molto più di un insieme di archi narrativi che si intrecciano, storie verticali e trame orizzontali; Treme è un vero e proprio universo narrativo dove con il passare degli anni (anche se il meccanismo ha iniziato ad attivarsi già dopo pochi episodi della prima stagione) i personaggi hanno cominciato a vivere di vita propria, così come i luoghi che questi abitano. La serie, che non a caso porta il nome di un quartiere di una città, è uno spazio mentale, seppur inevitabilmente legato a uno spazio geografico, è un’idea di mondo, è un organismo complesso e pieno di vita, dove si nasce, si cresce e si muore. Si cresce, soprattutto. Antoine Batiste è diventato adulto, ha praticamente completato quel percorso di formazione che sotto ai nostri occhi lo ha portato a passare da donnaiolo irresponsabile e accattone, a un adulto con una famiglia e delle responsabilità sui verso i propri figli, nonché un insegnate che ogni giorno deve spiegare ai propri allievi il modo per interpretare un mondo così articolato e insidioso come quello che abitano. Anche questo è Treme, anche questo ci mancherà tanto.

Voto: 9

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

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