American Horror Story – 3×11 Protect the Coven

American Horror Story - 3x11 Protect the CovenOrmai è chiaro: Coven ci sta deludendo da dieci puntate a questa parte con un mix confusionario di vuota estetica fine a se stessa. Abbiamo capito che Muprhy è capace di girare la macchina da presa sottosopra, so what? Fosse il prodotto di uno studente universitario andrebbe bene, ma lo showrunner ci ha abituato a ben altro e a questo altro non vogliamo rinunciare. 

Protect the Coven, pur non essendo l’episodio televisivo dell’anno (e neanche di quella serata), fa qualche passo in avanti e convince di più rispetto alle passate settimane di horror targato FX: i difetti sono tanti, ma ora la nostra vista sembra più chiara, come quella della vedente-poi cieca-poi vedente-poi cieca Cerdelia. Ad American Horror Story mancava qualcosa, questo è chiaro; più difficile era capire cosa mancasse, visto il tema forte, il cast rinomato ed il creatore annoverato tra la schiera degli artisti. L’undicesimo episodio ce lo fa capire con chiarezza mostrandocelo: il punto di vista. Delphine fa da voice-over e unisce sotto il suo racconto tutta la narrazione, che risulta più unita e coerente. I flashback sono proposti in modo organico, il passato si ricollega al presente con naturalezza ed è inserito rispettando un quadro narrativo più grande, non giustificando il senso di un’unica scena in particolare o di un dialogo.

American Horror Story - 3x11 Protect the CovenDelphine è quella che metaforicamente per prima ha unito il passato ed il presente, padrona prima e schiava poi, situazione che si ripropone anche in questa puntata in modo speculare. La storia si ripete e il sangue risveglia in lei le stesse sopite voglie che la trasformarono nel 1830 in una Jigsaw pre-hollywoodiana. Protect the Coven gira intorno a lei, alla sua storia e al suo racconto, anche se le altre storyline non sono trascurate. Questa precisa scelta traccia un sentiero preciso che incanala tutta la puntata all’interno di binari fissi che non le fanno perdere la meta, come era successo nelle settimane precedenti. L’adozione di un punto di vista ben definito sarebbe stata la carta vincente se usata sin dall’inizio e la scelta di farlo combaciare con Delphine, personaggio molto mal sfruttato ma metaforico, profondo, tormentato ed interpretato da una magnifica Kathy Bates, avrebbe potuto unire tutto il racconto in un modo più coeso, che ora non risulta affatto.

American Horror Story - 3x11 Protect the CovenSe questo episodio cerca di migliorarsi almeno inserendo un punto di vista unico che dia un’interpretazione alla storia, lo stesso non si può dire per l’altro grosso problema di cui soffre: l’incongruenza tra estetica e narrazione. Come detto in precedenza, sembra che Coven si concentri più sul come che sul cosa. La regia e la fotografia sono troppo curate rispetto alla sceneggiatura, che dovrebbe essere la base della piramide produttiva e quindi la parte più importante; sembra quasi che Murphy si voglia divertire con le riprese e, davanti a tagli obliqui, riprese sottosopra e spazi deformati, assistiamo alla storia come nel bel mezzo di un trip sotto acidi: morti che resuscitano, oggetti che si muovono da soli, fiamme spuntate dal nulla, menomazioni fisiche.
La storia non è però tanto visionaria rispetto al modo in cui ci viene mostrata: lo capiamo vedendo il funerale di Nan, che si trasforma in un catfight tra le tante primedonne che la serie ospita. La narrazione è noiosa e non troppo originale: il triangolo teen amoroso, le acerrime nemiche riunite per un fine più grande, il doppio-doppio gioco di una strega confusa, la crisi spirituale di una donna che non ha saputo difendere la sua congrega. In Coven succede di tutto, ma non cambia mai nulla. Le donne protagoniste provano a fare le dive e tutte vogliono essere le primedonne, con la conseguenza che nessun lo è veramente; stanno a turno al centro dell’attenzione, ma l’attenzione, almeno la nostra, non ce l’hanno mai totalmente. La Lange gioca a fare la star, si contorce al suolo, parla sottovoce, indossa le calze con fare ammiccante, ma in questo caso è solo una moderna Grimilde in cerca della sua Biancaneve (e neanche una delle migliori).

American Horror Story - 3x11 Protect the CovenL’attenzione alla forma e la voglia di sperimentare di Murphy porta anche a qualcosa di positivo. Lo showrunner agisce sulle regole della grammatica televisiva: quando Delphine si ritrova faccia a faccia con il giardiniere legato al lampadario nel presente, la voce narrante che sentiamo è in realtà quella diegetica della donna che conversa con la sua vittima. Questo espediente, unito alla ripresa sottosopra di Delphine che parla, aumenta esponenzialmente l’effetto spiazzante, mostrandoci la realtà secondo regole diverse. Questo trucco è originale e divertente, ma poco aggiunge alla narrazione ed al senso della scena: ancora una volta il come ha sopravvento sul cosa.

Protect the Coven però ha anche degli aspetti positivi. Il rapporto che questa stagione ha con la morte è singolare: tutti muoiono ma nessuno è morto, perché? Lo show ci dice che la vita è uguale alla morte e non fa differenza essere vivi o meno in questo mondo. Anzi, Delphine che è immortale vuole morire pur di non continuare a vivere come è costretta a fare; Cordelia riacquista la vista ma preferisce non vederci e si auto mutila; Spalding e Madison, dopo essere morti, risorgono e sono meglio di prima – il primo parla e la ragazza non ha più il soffio al cuore; Fiona vorrebbe conquistare la vita eterna, ma non può e sta vivendo già un’esistenza senza anima. Questa è un’importante critica alla società moderna, mossa da un’occhio molto pessimista e disincantato.

American Horror Story - 3x11 Protect the CovenL’undicesimo episodio supera la sufficienza, ma contribuisce a demolire la reputazione che Murphy si è costruito nel tempo. È chiaro che questo sia un periodo no per lui, almeno a livello creativo, confermato dal pessimo corso di Glee e dalla cancellazione della sua nuova comedy The New Normal. A due puntate dalla fine è difficile che American Horror Story possa rivoluzionare le carte in tavola e sorprenderci nel season finale, ma almeno ci aspettiamo un finale coerente che possa concludere questo ciclo tanto sfortunato a livello creativo quanto fortunato secondo gli ascolti.

Voto: 6/7

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

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