American Horror Story – 3×12 Go to Hell

American Horror Story - 3x12 Go to HellAl penultimo episodio della stagione, l’accumulo di storyline che ha caratterizzato questa Coven presenta il conto e chiede a gran voce di essere risolto. Non si poteva pensare che sarebbe andata diversamente, questo è fuori di dubbio, ma nemmeno che da tutto questo sarebbe nata una puntata così caotica da risultare solo un ammasso di pessima scrittura. 

Non che in questo episodio non ci siano scene interessanti, tutt’altro: ma la mancanza di direzione che ha guidato l’intera annata ha fatto sì che troppe storie si siano presentate come slegate tra di loro, impedendone così la risoluzione attraverso scelte che le potessero accomunare.
Si percepisce in questa Go to Hell una forzatura non necessaria per far sì che il prossimo e ultimo episodio, in qualità di puntata conclusiva, veda solo la vicenda “Who wants to be the next Supreme?” sotto i riflettori: ma alla fine, a voler ben guardare, che cosa ha rappresentato il racconto di American Horror Story: Coven?

American Horror Story - 3x12 Go to HellIl potenziale che questa stagione aveva in mano era altissimo; parlare di streghe non è certo una novità, ovviamente, ma raccontare una storia riunendo antichità e modernità – come inizialmente sembrava si potesse fare – rappresentava di per sé una possibilità incredibile. Eppure, ad ora, non si riesce a capire cosa si sia cercato di raccontare, (de)merito forse di personaggi senza un briciolo di coerenza che si sono mossi per dodici puntate cambiando opinione e squadra senza soluzione di continuità – basti pensare a Cordelia e Fiona: va bene che il rapporto madre-figlia non è mai facile, ma questo è stato addirittura schizofrenico.
Dato che, però, questa puntata inizia con un filmato che ricollega la storia vecchia a quella nuova, proviamo a partire proprio da lì: dalle donne che, streghe o no, hanno prodotto la nuova generazione di questa congrega.

I wept for the state of this world. A world of lies.
A world that makes promises it cannot keep.

Ammesso e non concesso che chi è morto in questa puntata sia morto sul serio – ecco, Murphy, quando si gioca troppo su un fattore come questo la sorpresa scivola rapidamente in noia –, è chiaro come si sia cercato a tutti i costi di indicare la via facendo fuori la vecchia guardia. Madame LaLaurie, Marie Laveau e Fiona (e in qualche modo anche l’Axeman) hanno rappresentato un passato incapace di lasciare la presa sul presente; la loro immortalità – ricevuta o desiderata – e la volontà di esserci nel futuro rappresentano paradossalmente l’incapacità di viverlo, quel futuro, che è per forza di cose dominato da nuove presenze e forze più fresche.

American Horror Story - 3x12 Go to HellSe il significato può essere lodevole, non si può dire altrettanto del modo in cui è stato rappresentato. Madame LaLaurie – dopo un discorso che è forse una delle pochissime cose buone regalate al personaggio più bistrattato della storia – muore per mano di Queenie (che nei suoi confronti ha provato tutta la gamma di emozioni possibili, ma in modo perlopiù random) e finisce insieme a Marie Laveau nell’inferno che Papa Legba ha preparato per loro. Ora, parlare di quest’ultimo personaggio vorrebbe dire attribuirgli un’importanza narrativa, e non è questa la mia intenzione: il ruolo inutile dell uomo, evidenziato da scene come quella di Queenie – una delle più assurde di sempre – e da quella finale, va solo a sottolineare la necessità di far pagare alle due donne i loro errori, ma se questo fosse accaduto anche senza la sua presenza non sarebbe cambiato assolutamente nulla. È vero che un personaggio nasce sempre da una domanda, da uno scopo, ma ciò non toglie l’assoluta necessità di dare a questo una sua autonomia narrativa – che Papa Legba non ha e non avrebbe potuto avere, vista la scarsa attenzione dedicatagli.

“He’s a psycho mass murderer.”
“Is there anyone here of whom that could not be said?”

American Horror Story - 3x12 Go to HellCon un parallelo simile, ha funzionato invece decisamente meglio la figura dell’Axeman, che nella sua tormentata rappresentazione ha avuto praticamente tutte le carte in regola per compiere il suo percorso. Risulta un po’ più difficile capire come Fiona abbia potuto affrontare l’uomo senza difendersi – prevedere una pessima reazione sarebbe stato il minimo – ma non avendo visto sue tracce all’inferno è probabile che non sia nemmeno morta, quindi su questo fattore è più opportuno sospendere il giudizio. La morte dell’uomo, invece, arriva nascosta dalla necessità di mostrare un po’ di sangue: ma soprattutto, come ci illustrano le inquadrature che alternano mani insanguinate, coltelli che affondano nella carne e il viso sconvolto dell’Axeman, si manifesta la volontà di mettere in scena un’apparente unità della congrega (anche questa randomicamente condannata a cambiare ad ogni puntata). La violenza esagerata con cui tutte le streghe lo ammazzano, lungi dal significare “solo” la volontà di uccidere un assassino che minaccia il gruppo, vorrebbe far pensare ad una vendetta in nome di Fiona, che però quasi tutte le persone della stanza hanno cercato di uccidere almeno una volta. Di nuovo, i personaggi si comportano mossi da sentimenti che rispondono ad un’urgenza del momento, senza alcuna pretesa di coerenza interiore: a meno che non emerga nell’ultima puntata che abbiamo avuto a che fare con un gruppo di streghe bipolari, questo risulta essere il più grande fallimento di American Horror Story: Coven.

The Seven Wonders. Sunday at dawn it begins. Everyone participates.

E così giungiamo al fulcro più importante, o almeno questo è ciò che hanno cercato di farci credere: con la speranza che Fiona non sia davvero morta e che il finale che si para davanti ai nostri occhi non sia un contest della peggior specie, ci prepariamo ad assistere alla nascita della nuova Suprema. Ciò che tuttavia emerge, giunti a questo punto, è che nessuna delle giovani presenti ha davvero imparato qualcosa: hanno passato il tempo a cercare di uccidersi a vicenda, a tentare nuove esperienze amoroso-sessuali, a morire e tornare in vita, ma nessuna di loro è stata vista davvero nell’atto di migliorarsi. Probabilmente consci di tale grave errore, Murphy e Falchuk cercano di rimediare proprio in questa puntata, mostrando come ciascuna delle giovani donne compia atti che – ora lo sappiamo – sono annoverati nelle Seven Wonders (Descensum e Vitalum Vitalis per Queenie, Vitalum Vitalis per Zoe – la cui fuga istantanea è una delle cose più WTF dell’intera serie – e trasmutazione per Madison).

American Horror Story - 3x12 Go to HellEcco tornare quella sensazione di posticcio, quel vago “non ci abbiamo pensato prima, ma che importa? Mettiamo tutto ora nel calderone!” che non ha mai fatto la fortuna di nessuna serie, figuriamoci di una che già si contraddistingue come parcellizzata nelle storie e parzialmente nelle tematiche.
Come notavo scrivendo della seconda puntata, il decentramento non è di per sé una cosa negativa, a patto che ci sia una storia, un contenitore che unisca tutti questi elementi – la casa nella prima stagione, l’ospedale di Briarcliff nella seconda. Qui nulla ha funzionato da raccordo o da fil rouge: né la casa, né New Orleans – e che peccato non averla sfruttata a dovere – e nemmeno il concetto di Coven come luogo, sicuro o non, che potesse fare da trait d’union a tutte le vicende.

American Horror Story - 3x12 Go to HellLa scrittura per accumulo è un procedimento che può funzionare, se si ha però bene in mente dove si vuole andare a parare; AHS: Coven non solo non sembra aver mai avuto questa concezione a mente, ma pare quasi aver voluto esagerare nell’eccesso, col risultato assolutamente poco lusinghiero di farci chiedere, ad un passo dalla fine, di cosa esattamente abbiamo parlato fino ad ora. Non importa avere attrici eccellenti se le si utilizza poco e male; non è importante avere scene interessanti – la lotta tra Misty e Madison, le visioni di Cordelia, il discorso di Madame LaLaurie – se poi tutto questo è immerso nel mare magnum del nulla.
C’è delusione per un episodio che ha voluto strafare per coprire i danni lasciati alle spalle, riuscendo però solo ad evidenziare, con ancor più forza, il buco che cercava di nascondere: la sufficienza si raggiunge con ben altro.

Voto: 5

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

8 Risposte

  1. Io questo episodio non l’ho trovato deludente, nel senso che da AHS non mi aspetto nulla, solo intrattenimento assolutamente random. In questo contesto l’ho trovato, anzi, piuttosto godibile, fermo restando che l’intera stagione è una grande occasione sprecata. AHS Coven poteva essere la migliore annata di sempre (io, per esempio, non ho molto amato Asylum e l’ho anche seguita in maniera frammentata, mi mancano diverse puntate, per dire) perché aveva dei personaggi potenzialmente esplosivi con attrici mostruose e iconiche, poi utilizzate malissimo. Della nuova supreme non me ne frega una ceppa, perché le nuove leve sono tutte inconsistenti: Madison è la brutta copia di Fiona (si salva solo per le battute cattivissime), Queenie è stata sballottata senza motivo da un lato all’altro, non ha personalità, mordente, interesse alcuno, Misty…mah, se fosse morta (se morisse qualcuno, per una volta, sarebbe una gran cosa) non mi sarebbe importato granché, Zoe, poi, è insopportabile, con quell’inspiegabile (e inspiegato, infatti) attaccamento verso la congrega e il suo ruolo di paladina della giustizia assolutamente fuori luogo – se dovesse essere lei la nuova supreme avremmo raggiunto un livello di tristezza elevatissimo (ipotesi che temo sia molto plausibile). E Cordelia! Quanto di più scialbo si sia mai visto, con una Sarah Paulson che di certo non aiuta.
    Triste, veramente triste. Quello che si poteva fare con questo soggetto! Non ci posso pensare.

     
    • xfaith84 scrive:

      Il fatto che l’intera stagione sia andata a farsi friggere non mi ha fatto passare al concetto di “solo intrattenimento” perché questi vogliono chiaramente raccontare una storia e altrettanto chiaramente non ci stanno riuscendo. Il decentramento di cui parlo è un’arma a doppio taglio, perché se viene usata come scusa per “fare quello che si vuole, tanto checcefrega” allora vale tutto, e non è così che si scrive una buona serie – nemmeno, a mio avviso, una che voglia solo intrattenere. In questa puntata succedono un sacco di cose, ma per me non ha alcun senso proprio perché si è cercato di porre un rimedio al vuoto narrativo che c’è stato fino ad ora causando un surplus di fatti, avvenimenti, storie che evidenzia solo la pochezza narrativa di chi scrive.
      Per me, per dire, è quasi peggio un episodio così – proprio perché vorrebbe intrattenere, ma in realtà chiude ottocento storyline in modo affrettato e neanche troppo buono – che tutto quello che l’ha preceduto. Ho dato 5 e non meno perché comunque ha avuto delle buone scene, ma l’estetica non può salvare sempre AHS.

       
      • Hai ragione, quello che scrivo riguarda semplicemente il mio personale atteggiamento verso la serie. Murphy ci prova ancora, senza riuscirci, sono io che guardo AHS solo come passatempo e per sentire l’accento allucinante della Bassett. :)

         
  2. Aragorn86 scrive:

    Puntata per quanto mi riguarda orribile sotto ogni punto di vista. E onestamente a me inizia a infastidire anche l’estetica di AHS. In Asylum aveva un senso, qua sembra un’accozzaglia di scelte stilistiche immotivate fatte solo per tentare di nascondere il totale vuoto narrativo della serie. Alcune inquadrature in questo episodio erano totalmente ingiustificate, ci vedo dietro solo l’intento di buttare tutto in caciara.
    Io Asylum lo ha adorato, i personaggi mi esaltavano, qui siamo nella deriva più totale verso il teen-drama alla Glee, con la puntata finale che sarà una sorta di X-Factor tra streghe.
    Probabilmente nelle intenzioni “Coven” voleva essere un percorso nella psicologia femminile, ma per quanto mi riguarda la frase “Non ci serve un uomo per difenderci” ne ha rivelato il bassissimo livello pari ad una puntata di Pomeriggio Cinque.
    Per me terrificante, voto 2 ad essere generosi!

     
    • Concordo in pieno sull’estetica: ormai è un continuo reiterarsi di inquadrature sbilenche, scelte stilistiche che, come dici tu, cercano di coprire un buco ormai incolmabile. E quella frase “non ci serve un uomo per difenderci” ha fatto rabbrividire anche me.

       
  3. xeroderma scrive:

    A mio avviso uno dei cancri di questa serie è la graduale scelta di far prevalere una ridondante estetica anche nella “scrittura” e nella resa dei personaggi. Mi spiego: Jessica Lange ha brillato come la stella che è in murder house. Murphy,a quei tempi,non ha abusato della sua “presenza scenica”, ha saputo dosare i suoi deliri, le lacrime e le pose vamp. io fremevo alla vista di Constance e bramavo la sua presenza! in Coven è talmente esaltata, deificata e centralizzata da risultare scialba e assolutamente non interessante. Per carità, continuo a pensare che sia maestosa in ogni sillaba pronunciata, ma ha trascorso 12 puntate a saltellare maldestramente su tacchi vertiginosi, sussurrare senza motivo, sparare frasi da tarda bagascia e a fumare con aria sprezzante, intervallando tali momenti con coiti sassofoneggianti. Secondo me si è pensato: è una calamita quando si lascia andare in un monologo? allora non importa cosa dice, facciamola parlare perché lo fa fottutamente bene! io credo che anche Murphy si renda conto di quanto stia sfruttando la “lange delirante” e la dimostrazione la si ritrova nel colpo d’ascia inferto alla schiena di Fiona mentre sta per partire con uno dei suoi pedanti monologhi (sul gattino dell’infanzia mi pare).

     
    • Aragorn86 scrive:

      Sì, è vero, anche sull’abuso della Lange sono d’accordissimo, anche se secondo me il problema non è tanto il dosaggio, quanto l’immobilità del personaggio che, come dici tu, parla, parla, parla, ma non evolve mai.
      Il fatto è che, mentre l’anno scorso la Lange risaltava ma non troppo (aveva accanto a sé una serie di interpreti/personaggi dello stesso livello), quest’anno c’è solo lei: La Paulson è inutile, la Bates non pervenuta, gli interpreti più giovani stendiamo un velo pietoso. Giusto la Bassett e il suo improbabile accento le hanno rubano un po’ la scena (sono d’accordo, Francesca, anche io ormai ormai guardo AHS giusto per quello).

       
  4. xfaith84 scrive:

    @Aragorn: guarda, quella frase non ho manco voluto commentarla perché era tutto così senza senso che mi ha lasciato basita. a parte che fino all’altro ieri il tizio manco parlava e ora dice frasi come “Cervantes never met this asshole”, poi invocando il suo ruolo da cane da guardia piglia l’axeman per ucciderlo e spunta su quell’altra con “Non ci serve un uomo per difenderci”… considerato che si sono fatte fuori a vicenda ottanta volte, queste non sanno manco da che parte stanno girate!
    Ma manderanno le next supreme in nomination? c’è un televoto? oh, son domande
    XD

    @xeroderma: non so se l’uccisione durante l’ennesimo discorsino di Fiona sia un riferimento voluto. cioè, a livello di personaggio sì, ma per quanto riguarda Murphy che capisce di aver esagerato la vedo buia XD in ogni caso, per quanto adori la Lange, ammetto di non essere riuscita ad amare Fiona tanto quando Sister Jude. Lei è bravissima, ma la scrittura l’ha penalizzata terribilmente

     

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