About a Boy – 1×01 Pilot

About a Boy - 1x01 PilotQuanto si può dire di una storia che non sia già stata abbondantemente esplorata in un libro e in un film? Cosa è possibile inventare di nuovo sul rapporto tra un ragazzino e un adulto irresponsabile, eterno Peter Pan con l’atteggiamento arrogante del playboy?  

Tutto e niente: l’unica possibilità è prendere spunto, preferibilmente dall’originale in forma scritta, e costruire una storia indipendente, che possa adattarsi alla forma televisiva e, come scelto in questo caso, al genere comedy.
About a Boy”, romanzo del 1998 di Nick Hornby, racconta le vicende di Fiona e Marcus, madre e figlio, che per una serie di bizzarre circostanze entrano nella vita di Will Freeman, scapolo incallito con il vizio di inventarsi figli inesistenti per conquistare giovani e affascinanti madri.
About a Boy - 1x01 PilotIl film del 2002, con protagonista Hugh Grant, segue il libro in modo quasi identico per poi distaccarsene verso la seconda metà, toccando solo tangenzialmente una parte in realtà molto importante nella crescita del piccolo Marcus; questa è stata la principale critica alla trasposizione cinematografica del romanzo di Hornby, che per il resto è invece quasi interamente utilizzato – dialoghi compresi.

Il problema non è dunque riadattare un certo materiale con un modus narrandi diverso: chi si aspetta da un film o da una serie tv un’aderenza perfetta al romanzo originale sbaglia, perché le differenze sono inevitabili, ancora di più se si cerca di creare da un libro un’intera serie televisiva, che inevitabilmente toccherà altre tematiche e finirà per vivere di vita propria.
Il problema di questo pilot, tuttavia, è che prende ispirazione quasi unicamente dal film, mettendone in scena in soli 20 minuti una versione ridotta che finisce, inevitabilmente, per appiattire qualunque caratteristica particolare della storia e dei personaggi. Si sente insomma l’urgenza di farci entrare immediatamente nel cuore della vicenda, come se la serie volesse lasciarsi alle spalle un’eredità pesante e partire sin da subito con idee proprie.

About a Boy - 1x01 PilotL’idea di per sé non è sbagliata: ricercare l’autonomia utilizzando la vicenda iniziale come semplice trampolino di lancio può essere una buona soluzione, ma solo se utilizzata con criterio.
La nascita del rapporto tra Will e Marcus, tra un trentenne mai cresciuto e un ragazzino in cerca di una figura paterna, in questo pilot è stata banalizzata e mai davvero creata: non c’è difficoltà, non c’è contraddizione, perché l’uomo accetta praticamente sin da subito il ragazzino, nonostante i presupposti sembrassero dirci l’esatto contrario. I loro stessi personaggi vengono appiattiti e resi bidimensionali: Marcus è un ragazzino troppo solare e troppo “normale” per poter essere rappresentato come quello sempre preso di mira a scuola, e con lui il pilot fa l’errore più grande, perché usa lo stesso contesto del libro ma con un personaggio che con quelle vicende ha pochissimo a che spartire.
Will viene allo stesso modo banalizzato: c’era una profondità nell’originale di Hornby, e perfino in quello interpretato da Hugh Grant, che era data proprio dal suo essere in sostanza un nullafacente: può sembrare una contraddizione, ma il vuoto della vita di Will – e il peso dell’eredità lasciatagli dal padre con le rendite della canzone natalizia, la cui creazione viene qui senza alcun motivo apparente affibbiata proprio a lui – era esattamente ciò che creava i presupposti per comprendere il suo comportamento. Il Will televisivo, spogliato di qualunque spessore, compie però le medesime scelte dell’originale, dando come risultato un’immagine di sé sciocca e vacua: un uomo che finge di avere un figlio (con l’aggiunta in questo pilot della malattia) risulta un completo deficiente se non è dotato di un background sensato, che conferisca magari non una giustificazione ma di sicuro un contesto adeguato per le sue azioni.

About a Boy - 1x01 PilotÈ chiaro che, se l’obiettivo è quello di trasformare il progetto iniziale in una serie tv comedy, i personaggi devono necessariamente subire delle modifiche, ma allora bisogna avere il coraggio di cambiare tutto: caratteri, ambientazioni, vicende. La madre Fiona inizialmente è sia nel libro che nel film un personaggio profondo, affetto da una depressione che viene vista come un male di vivere non solo per lei ma anche per Marcus; il fatto che questa sia una comedy non può però giustificare un personaggio come quello interpretato da Minnie Driver, che in questo pilot emerge come schizzata, nevrotica e in certi momenti persino ridicola – la scena del pianto durante la cena è stato il modo peggiore per raccontare un personaggio che ha in realtà ben altro spessore.

Intendiamoci: il libro di Hornby non è una pietra miliare della letteratura; a dirla tutta – ma qui il giudizio è personale – non è nemmeno uno dei migliori dello stesso Hornby. Il film ha avuto delle grandi pecche, ma se non altro ha cercato di attenersi allo spirito dei personaggi che erano stati creati. Tuttavia questo pilot sembra davvero compiere solo scelte sbagliate, tenendo ciò che si poteva cambiare e attuando svolte laddove queste non dovevano essere prese: trasformare un libro del genere in una comedy non può e non deve significare rendere superficiali i nodi fondamentali della narrazione.

About a Boy - 1x01 PilotParliamo infine della musica: se nel libro e nel film madre e figlio cantavano sempre “Killing Me Softly With His Song” (per non parlare della grande importanza nell’originale cartaceo dei Nirvana, eliminati nella trasposizione cinematografica per una questione generazionale), qui la canzone preferita di Fiona e Marcus è “What Makes You Beautiful” degli One Direction. Triste metafora della trasformazione: un romanzo di 16 anni fa diventa una comedy attuale attraverso lo svuotamento di qualunque significato e attraverso l’appiattimento di tutti i conflitti da cui quella storia nasceva e che sono imprescindibili per poter mettere in scena quella storia.

L’unico aspetto positivo di questo pilot è, come dicevo all’inizio, l’essersi messi alle spalle l’eredità se non altro del film. Da qui in poi sarà possibile creare una storia autonoma, forse un racconto migliore e più adatto a questi personaggi, che con gli originali condividono solo il nome.
Ma il pilot, se preso singolarmente e non analizzato con il senno di poi, fallisce tutti i suoi obiettivi.

Voto: 4/5

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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