Justified – 5×05 Shot All To Hell

Justified - 5x05 Shot All To HellIn men che non si dica, Justified torna a sparare. Con questo episodio si attraversa la prima fase della stagione e, dopo aver caricato i colpi, assistiamo al primo momento di svolta di questa quinta annata. Le storyline si mantengono ancora autonome, ma tutto lascia presagire che non sarà così ancora per molto.

Justified - 5x05 Shot All To Hell

Il bersaglio principale continua ad essere Boyd Crowder: inversamente proporzionale ai successi del fronte Marshall, c’è la sua insistente crociata per far uscire Ava di prigione. E come ben si addice al suo personaggio, funambolo in bilico tra la ricerca di una nuova forma legale per la sua vita e il continuo ricorso all’omicidio per perseguire i suoi scopi, il tentativo di scarcerazione dell’amata fidanzata procede a suon di cadaveri. La puntata inizia infatti con la morte di Lee Paxton mascherata da suicidio e, a seguire, una veloce sparatoria in luogo pubblico ai danni dell’odiato agente Mooney. La scorsa stagione si era chiusa con la promessa di Boyd ad Ava di un futuro diverso per loro, i loro figli e le generazioni a venire: sono le stesse parole che accompagnano la fuoriuscita definitiva del facoltoso becchino, costretto a morire e a sentire profetizzata la diffamazione perenne del suo buon nome. Se le radici territoriali e familiari sono un aspetto fondamentale della serie, strettamente legate al luogo di Harlan County (vero e proprio personaggio a tutto tondo), lo è altrettanto la declinazione di futuro che ha continuamente permeato tutte le stagioni di Justified: da un lato, abbiamo la programmazione dell’oggi in funzione del domani, la volontà di assicurare un avvenire diverso e il riscatto retroattivo anche per le passate generazioni familiari; dall’altro, invece, si sono susseguite storie di allontanamento dalle proprie radici, la volontà di essere diversi e di obliare il proprio passato, fino alla costruzione di un presente che tanto più cerca di allontanarsi dall’odiato punto di partenza, tanto più finisce per avvicinarcisi.

Justified - 5x05 Shot All To HellRaylan Givens e Boyd Crowder sono esattamente gli epigoni, da fronte opposto, di questi atteggiamenti: per il primo, la famiglia ha rappresentato il fardello da esorcizzare che si è trasformato nell’incapacità di averne una propria, per l’altro è ancora il nome da sfruttare per ingaggiare alleanze, nonché l’unico buon motivo per agire, nonostante eventuali danni collaterali. Significativamente, a premere il grilletto contro Mooney è un uomo vessato dall’antracosi, spinto al sacrificio per poter assicurare così un avvenire migliore ai suoi figli. In questo senso, le azioni di Boyd sono giustificate dalla felicità di poter riabbracciare Ava; mentre per Raylan, portare via un ragazzino dal tossico ambiente familiare è un modo come un altro per alimentare la lotta con la famiglia di Dewey. Il problema è che nulla va come dovrebbe andare e se all’esterno il piano di Boyd fila liscio senza ostacoli, sarà l’interno della prigione ad incarnare il nuovo nemico. L’agente Fegus (il notissimo volto di Danny Strong) entra di diritto tra i cattivi della stagione e, vendicandosi di Ava, manda all’aria l’imminente rilascio. Parallelamente, il caro cugino Johnny si è comprato l’immunità preventiva dal Sig. Dunham e fa implodere, di conseguenza, la neonata alleanza dell’uomo con Boyd, voluta, non a caso, nel segno di una più antica amicizia tra i loro padri. Insomma, tutto (e tutti) è (sono) contro Mr. Crowder. Per Raylan, invece, c’è l’ennesimo faccia a faccia con quel lato paterno mai sviluppato o mai lasciato nascere, lo stesso che gli costa anche il biasimo di Alison, cioè di chi, per vivere, si occupa di famiglie, di ragazzini e del loro futuro.

Justified - 5x05 Shot All To Hell

A far gioire l’altra metà dei protagonisti arriva, però, il segmento probabilmente più bello della puntata, con Art protagonista assoluto. Da sempre trincerato dietro le azioni del suo agente più famoso e appariscente, i ruoli per una volta si scambiano e il faccia a faccia, con tanto di tipiche battute all’Ok Corral di Raylan, si sposta tra lui, il cattivissimo Marcos, Picker e l’onnipresente Duffy – il tutto in una tavola calda che assicura l’effetto “western ma non troppo”, tipico della serie. E per chiudere in bellezza la sua carriera, ecco che resuscita il famigerato Theo Tonin, creduto morto dopo la carneficina che chiudeva la quarta stagione: torna giusto il tempo per far scoprire che a morire è stato Sammy e per far completare ad Art, nel migliore dei modi, il suo ciclo operativo. Ciò si ricollega al senso di famiglia e futuro citati prima: quando viene a mancare quel legame vero, che va oltre il semplice legame di sangue, la morte di un padre, di un figlio o di un cugino è solo un minimo ostacolo da superare per aver salva la propria pelle e a qualsiasi costo. È questo doppio volto che rende ancora più interessante Justified, dove non esistono gli assolutamente buoni o gli assolutamente cattivi, ma la membrana che li separa lavora per continua osmosi, facendo sempre cambiare volto agli eventi e ai suoi protagonisti. Così infatti termina anche la puntata: lo stesso Raylan, che aveva lasciato correre (se non spinto) l’omicidio di Theo per calcolata vendetta, aveva oltrepassato per un pelo il sottile confine tra omertà e legalità, fino ad incappare nel rischio di essere scoperto come quell’agente federale che, “pare”, abbia visto tutto: Picker non tradisce ma, per una volta, sarà lui a voltarsi indietro, tornare da Art e decidere (forse) di essere onesto. Ora il dubbio è: quali saranno le conseguenze? O meglio, ce ne saranno? È su queste note che si chiude Shot All To Hell per aprire ad una seconda fase che si preannuncia davvero appassionante.

Il quadro comincia a delinearsi sempre più chiaramente e su ogni fronte continuano ad accumularsi cadaveri, reati, capovolgimenti e nuovi schieramenti. La puntata non esce completamente dalla fase preparativa, ma ha iniziato a fare quello che Justified sa fare meglio: sparare. Ma è tempo di far rimettere Boyd e Raylan l’uno di fronte all’altro – e sarà proprio lì, in quel momento, che la stagione entrerà davvero nel vivo.

Voto episodio: 8

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

2 Risposte

  1. piwi scrive:

    sto recuperando solo ora il treno di justified e….. è uno spettacolo! un susseguirsi di situazioni e dialoghi coinvolgenti che hai tradotto perfettamente nella tua recensione

     
    • Sara scrive:

      Ciao! Grazie mille, e soprattutto bravo: stai recuperando una delle serie più belle ed ingiustamente ignorate di sempre!

      A presto!

       

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