The Walking Dead – 4×09 After

The Walking Dead - 4x09 AfterÈ difficile capire se ci siano ancora delle reali aspettative su The Walking Dead. Gli indici d’ascolto ne gridano il successo, eppure, dall’altra parte, si assiste ad un calo qualitativo vertiginoso. Too Far Gone ha chiuso la prima metà di stagione con lo scontro, atteso dalla fine della terza, tra gli abitanti della prigione e il Governatore; After spalanca invece le porte alla desolazione dei suoi protagonisti , nonché della sceneggiatura.

The Walking Dead - 4x09 After

È dai tempi della seconda stagione che i toni della serie non si facevano così apertamente, unicamente lenti ed introspettivi. The Walking Dead non è certo nuovo all’uso di un linguaggio psicologico votato all’analisi sociologica del ruolo di ciascuno all’interno del gruppo; ma era spesso (se non sempre) legato a personaggi come Hershel o Dale, cioè a chi è stato caratterizzato, sin dall’inizio, come molecola pensante più che come molla d’azione. Forse non a caso, queste due figure sono state eliminate dalla narrazione, ma è come se il loro spirito si sia reincarnato nella penna di Robert Kirkman che, ogni volta che firma un episodio (l’altro è Isolation, per quanto riguarda questa stagione), ci si trova impantanati in un tortuoso viaggio tra atavici archetipi narrativi come, in questo caso, il rapporto padre-figlio (nell’altro episodio è, sostanzialmente, il tema della colpa). Il problema di una costruzione narrativa e visiva di un argomento tanto dibattuto, ma sempre incline a nuove ed originali declinazioni, è di ridurlo a semplice stereotipo senza profondità e senza complessità. Ed è esattamente ciò che accade in questa puntata: il faccia a faccia tra Rick e Carl era solo una mera questione di tempo e la direzione del nuovo showrunner, Scott Gimple, ha lavorato consapevolmente per creare questa enorme separazione del gruppo – così da poter affrontare e scavare tra i personaggi pezzo per pezzo, a totale discapito del lato apocalittico/fantastico della serie.

The Walking Dead - 4x09 AfterLa puntata si può dividere in tre momenti, ciascuno scandito dalla rottura del silenzio che domina l’atmosfera in maniera claustrofobica: all’interno di questi tre spazi si muovono gli unici tre protagonisti presenti, Rick e Carl da un lato, Michonne dall’altro. Anche tra padre e figlio, però, c’è una sostanziale e invalicabile distanza emotiva, come lo scarto volutamente fisico cercato da Carl mentre camminano per strada senza direzione, senza tentare un vero dialogo e, soprattutto, senza Judith. La regia di Greg Nicotero (che è, credo, la parte migliore di questo After) rende perfettamente il gioco delle distanze tra i due, allargando alternativamente la visuale prima sul desertico mondo circostante e poi su forzate chiusure in tristissimi interni abbandonati, in case dotate di comfort ormai inutilizzabili – simboli sia della vita che avrebbero potuto avere, sia della vita che non avranno mai. Allo stesso modo, Michonne è ormai sola e si trova costretta ad eliminare l’ultimo barlume di vita “zombie” in Hershel, e chiudere così definitivamente i battenti della lunga parentesi della prigione. La puntata procede così: totalmente giocata su una bella filigrana visiva di simbolismi dalla (fin troppo) facile interpretazione, e un apparato scritturale che latita ad ogni battuta scemando la tensione registica con frasi gratuite e sfoghi senza pathos – un po’ perché davvero banali, altri perché risultano troppo telefonati e, in più, accompagnati da pessima recitazione.

The Walking Dead - 4x09 After

Mentre Carl scopre, entrando nella dismessa camera di un teenager, come sarebbe potuto essere il suo habitat e, in un certo senso, assapora per poco l’infanzia/adolescenza di cui è stato derubato, a Michonne è, invece, riservata una lunga sequenza onirica di vita alto-borghese, che si ribalta ferocemente nel suo presente, attraverso le parole (eco di tanti e tanti discorsi nella prigione) dei due uomini seduti al tavolo: This isn’t life. This isn’t anything close, okay? È per lei il primo campanello d’allarme che la riporta a considerare la direzione presa e, anche qui, letteralmente; la decisione di non seguire le orme di Rick e Carl la rincorre, parafrasando un motivetto molto ricorrente della serie: questa non sarà vita, intesa come il susseguirsi di monotoni e ripetitivi giorni a parlare di arte concettuale, ad esempio, ma può maturare la speranza di un’esistenza dignitosa solo se si costruisce una comunità, un nucleo sociale e interattivo di gente, un nuovo germoglio di civiltà. Per quanto affascinante e anche coinvolgente possa essere questo seme “culturale” di The Walking Dead, è la messa in atto di questi temi a non spostarsi mai dalle sue potenzialità, non trasforma cioè in energia quello che dice (c’erano, e con una certa forza, già dalla prima, forse più riuscita, stagione). Ogni volta che si raggiunge uno status quo interviene un elemento di disturbo (Shane, il Governatore) che rimette in discussione l’equilibrio e costringe alla macchia i protagonisti: è un sistema capzioso che ricicla sempre se stesso, insomma.

The Walking Dead - 4x09 AfterSimboli perfetti di questo discorso sono proprio i momenti di rottura, prima di Michonne e poi di Carl. La donna realizza di essere tornata indietro ad un’altra vita; il suo mimetizzarsi tra gli zombie, la catapulta verso quella bolla isolazionista in cui l’avevamo conosciuta: liberarsi degli zombie dovrebbe essere quel momento catartico in cui realizza quanto detto prima – semplificando, “nessun uomo è un’isola”. Carl, invece, sfoga, per la prima volta e senza mezzi termini, la sua insofferenza per la debolezza del padre. Solo quando rischia davvero di rimetterci la pelle e identifica quei tre chili di pudding come il sapore di un passato che in minima parte c’è stato ma che bisogna lasciare alle spalle, ecco che torna da Rick, arrivando alle stesse conclusioni di Michonne. Non è incapacità di uccidere il proprio padre, ma è capire che non si può crescere e avanzare rimanendo soli: l’altro, anche antagonista, anche spregevole, è pur sempre assolutamente indispensabile. Sono, quindi, momenti di rottura e, insieme, di ri-stabilità, un modo come un altro per dire sempre lo stesso concetto, capovolto e rigirato all’infinito.

In più, proprio queste scene fanno risaltare visibilmente, perché note stonate rispetto al resto, l’ormai dilagante inutilità dell’ “apparato errante” all’interno della serie. La battuta – I mean, you’ve gotten good with a sword – detta all’interno del sogno e diretta a Michonne, dovrebbe giustificare la facilità immensa con cui la donna uccide una certa quantità di erranti. Ebbene, l’effetto è opposto. Ridotti a tanti piccoli puntini che si confondono bene nel paesaggio, ricoprono al massimo dei frangenti in cui vengono assunti non come vero e proprio pericolo di vita, ma come leve per avere una qualche epifania personale. Il nemico non è lo zombie, ma è l’uomo: siamo d’accordo, ma la tensione che creavano è ciò che ha reso così interessante The Walking Dead al suo esordio. Ad oggi, di questo, cosa è rimasto? Solo l’uomo – che se poi questo è Carl, beh, siamo messi maluccio. Comunque, alla fine Michonne arriva da Carl e Rick: il nucleo familiare è al completo. Era questo l’obiettivo tanto agognato… di nuovo.

After riapre quindi la seconda metà di stagione, ma chiude (chissà quanto momentaneamente) con gli zombie, fino a decidere che solo l’umano – troppo umano, direbbe qualcuno – è il vero centro focale della serie. Gli ascolti daranno anche ragione a queste scelte, ma assomigliano sempre di più ad una ruffiana deriva invece che a delle vere e consapevoli direzioni estetiche del racconto.

Voto episodio: 4,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

12 Risposte

  1. Daniele scrive:

    Non condivido nulla della recensione.

    Questa puntata, dopo molto tempo, riproduce molto fedelmente il fumetto.

    Chi ha scritto la recensione forse non lo legge.
    Beh la avviso che il fumetto analizza i comportamenti umani rispetto alla presenza di zombi, questi ultimi sono un puro pretesto.

    Quei meccanismi che per lei sono un difetto sono la struttura portante di tutta l’opera. La serie si trova d un terzo del fumetto e finora mai, dico mai, è emerso l’aspetto inerente all’epidemia zombie e come curarla.

    Non sapere questo vanifica qualsiasi correttezza nell’analisi delle future puntate,

     
  2. Marco scrive:

    Anchio devo contrariare questa recensione. Tralasciando il fatto che sia come il fumetto, o che voglia assomigliargli caratterizzando i comportamenti umani e meno la pandemia zombie. Questa puntata toglie di fatto la prigione, cioe apre la strada af un futuro “on the road” e poi il conflitto rick-carl é curato bene, magari pecca la recitazione di carl, ma comunque è fatta bene. La storia di michionne ci fa anche capire chi erano i primi zombie ammaestrati e che lei aveva una bambina, aspetto importante per capirne la sua personalitá e soprattutto realizzato con uno splendido flashback. Anche se la scena in cui uccide tutti quelli zombie con facilita mi é sembrata un po troppo “spinta. Ma comunque, a mio parere non é stata affatto una brutta puntata.

     
  3. Michele Minardi scrive:

    Non vedo come il fatto che riproduca fedelmente il fumetto possa essere un fattore positivo o negativo: la serie è una cosa a sè e vive di vita propria.

    Detto questo, d’accordissimo che una deriva verso l’analisi dei comportamenti umani sarebbe positiva ma deve essere fatta come si deve: qui, come argomentato nella recensione, vive di banalità, stereotipi e noia. E viene dopo un’episodio quasi tendente al trash, tutt’altro che focalizzato sui personaggi, come il precedente.

    Poi pesanti incongruenze come Michonne che cammina tranquillamente a 50cm da uno zombie (e con i “cani” lontani diversi metri) mi fanno proprio passare la voglia di guardare uno show che non ha una minima attenzione ai dettagli e che non è capace di fare un’introspezione sui personaggi adeguata (come riusciva nella prima e in parte nella seconda stagione).

     
    • Marco scrive:

      Posso darti ragione sul fatto che c’é poca attenzione ai dettagli ma questo credo che sia dovuto al fatto del cambiamento dello showrunner, poi si è seduto sugli allori dopo che ha raggiunto una media altisssima di ascolti.

       
  4. Mark May scrive:

    io debbo dire che ho apprezzato molto questa puntata (e non ho mai letto il fumetto)… L’unica cosa che pecca molto è la sua mancante linearità con l’episodio precedente (se uno si riguarderà gli episodi fra qualche anno tutti di fila noterà sicuramente qualcosa che non va tra la 4×08 e la 4×09, e non è un difetto da poco), partendo dal rapporto Rick/Carl troppo forzato rispetto al finale di mid-season. Detto questo c’é da dire che Gimple ha voluto chiudere (male ed in fretta e furia) la vicenda Governatore nelle prime 8 puntate e forse solo qui vediamo l’impronta (molto manieristica) che gli vuole dare, e sinceramente a me è piaciuta… Detto questo non credo che possa andare avanti così in eterno (Carl e Michonne eran 2 personaggi ancora poco esplorati) , e sinceramente degli altri personaggi rimasti o sappiamo già troppo o non ce ne frega assolutamente niente, e questo potrebbe rivelarsi un problema… Però devo dire che, opinione molto soggettiva, a me sta puntata ha convinto molto di più che tutta la prima parte di stagione.

     
  5. Alfredo Battista scrive:

    Concordo pienamente con questa recensione.
    Io sono uno che ha sempre difeso TWD a spada tratta, anche quando veniva aspramente criticata (non qui, ma in giro sulla rete) per la sua prima metà della seconda stagione, questo perché è (o almeno era) uno show particolarmente ben costruito, soprattutto per quanto riguarda la psicologia dei personaggi dei personaggi.
    Eppure, ora…cosa è rimasto del TWD di un tempo? Banalità e stereotipi, come avete giustamente fatto notare.
    Nel corso della visione di questa puntata, più volte mi è salito un brivido di orrore, non tanto per la suspense, quando per la banalità con cui è stato reso tutta la vicenda. Quest’annata di TWD sta scadendo moltissimo e questo episodio ne è l’esempio lampante.
    Partiamo con ordine.
    1. Carl alle prese con la sua vita da teenager. A quanto pare gli sceneggiatori credevano che far entrare Carl dentro una stanza di un adolescente, piena di poster, videogiochi e quant’altro, fosse davvero una bella mossa psicologica. Risultato = banalità.
    2. Michonne alle prese con la vita che non ha mai avuto. Anche qui si scade di nuovo nella banalità, creando una scena del tutto no-sense, priva di qualsiasi interesse e che, ancora una volta, impedisce allo spettatore di farsi un’idea del personaggio di Michonne, spesso ambiguo, come, al contrario, avviene nei fumetti.
    3. Carl-scene-random-impreca. L’elemento peggiore di tutti: il voler a tutti costi dare voce a un ragazzino con idee confuse, che qui non solo sono confuse, ma anche banali. La semplice idea del fatto che Carl accusi il padre di essere la causa di tutto ciò che è successo non è a dir poco ridicola, ma anche stra-stra-stra riciclata.
    4. Rick che si “finge” morto. Ridicolaggine assoluta e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Basti pensare a come l’intera scena è stata girata e montata da far venire i brividi.
    Più e più volte, nel corso dell’episodio, mi sono ritrovato a pensare: “Avanti, fate accadere qualcosa! Qualcosa di interessante!” E invece niente. Ci continuo a sperare tanto però, anche se ormai, guardare TWD per me è diventato un semplice passatempo quando non si ha nulla da fare e non quella sensazione di “OMMIODDIADESSODEVOATTENDEREUNALTRASETTIMANA”.
    Speriamo.

     
  6. Devesh scrive:

    Puntata da 7. Non condivido niente delle recensione… finalmente dopo lo stagno della prigione che doveva essere abbandonata alla fine della terza serie si torna on the road con un pò di introspezione ed approfondimento dei personaggi. Puntata che a mio parere ricalca fedelmente uno dei volumi più belli ed introspettivi del fumetto… ok sono due cose diverse, ma il capolavoro che fu il pilot della prima serie è scritto pari pari al fumetto, e per uno come me che il fumetto lo legge le puntate che seguono la linea guida le ho sempre trovare una spanna sopra le altre. Curioso di vedere la prossima che invece visti i personaggi sarà totalmente inedita anche per i lettori.

     
  7. Rick scrive:

    A dire il vero ho trovato la puntata guardabile, si può dire che la 4a stagione è cominciata adesso.

    Sulla carenza di zombie hai assolutamente ragione, ma questa è una caratteristica che assume anche il fumetto dopo il ciclo della prigione (apparte qualche raro caso)….comunque vediamo dove vogliono indirizzare la serie adesso…

     
  8. SerialFiller scrive:

    Daccordino con la recensione.
    Sono contento di vedere qualcuno che critichi aspramente TWD in quanto pur essendo uno dei prodotti che attendo più volentieri e che mi piacciono di più tuttavia riesce a deludermi o almeno a non sorprendermi positivamente almeno nel 90% delle puntate.
    A mio avviso questo è il grosso limite di TWD. Lo guardi con piacere e lo attendi a alla fine della puntata non sei soddisfatto e sorpreso ma solo e soltanto contento di aver passato 40 minuti ed aver fatto un minuscolo passetto avanti con la trama. Lo spettatore vorrebbe uno show verosimile, sanguinolento e pauroso visto il tema trattato e che non disdegnasse la buona caratterizzazione dei personaggi.
    Gimple ha solo reso noioso un prodotto che con Mazzarra almeno era veloce e scorrevole. Oggi invece abbiamo un rallentamento della narrazione che non combacia con una migliore qualità nella descrizione dei personaggi, della loro storia e della loro psiche. Tutto lento in nome dell’introspezione che però è ben altra cosa a mio avviso. TWD deve scegliere cosa essere. Un prodotto di intrattenimento di altissima fattura oppure un prodotto dove gli zombie non sono importanti l’apocalisse un contorno, la sopravvivenza un artificio e ciò che conta è l’analii dei personaggi? Scegliessero una buona volta cosa fare e lo facciano bene perchè entrambe le cose fatte bene hanno dimostrato di non saperle fare.

     
  9. Fil scrive:

    the walking dead non è mai stata una serie capolavoro e chi dice il contrario non ha mai visto cose serie. Finché gioca con i nostri nervi, finché la tensione è alta allora può intrattenere (e nulla più) per 40 minuti. Quando cerca di approfondire il lato psicologico, umano e caratteriale dei personaggi allora fallisce. E miseramente. Siamo quasi ai livelli della pessima e noiosa seconda stagione, dove ore e ore di discorsi servivano solo a giustificare scelte assai discutibili dei personaggi. Io mi fermo qui, ci sono serie più tensiogene e soprattutto scritte come si deve

     
    • Malok scrive:

      Parole sante….il prodotto è stato …è…e sarà sempre mediocre !
      Dopo 4 stagioni e mezzo ancora stiamo messi maluccio ed il solo fatto che i “difensori” della serie siano stufi …beh dobbiamo aggiungere altro ?

       
  10. Ste Porta scrive:

    Anche io sono uno che ha cercato di difendere le scelte degli autori negli ultimi mesi, ma stavolta sono d’accordo con la recensione di Sara.
    Noia: è questo il concetto di questa puntata. Ho appena superato questa parte nel fumetto: è vero, la scrittura di questo episodio è IDENTICA al fumetto (comprese le battute!!!) ma non è detto che sia sempre un bene. Il fumetto può permettersi di fermarsi a riflettere più in profondità sul rapporto padre-figlio, una serie tv secondo me lo deve fare in maniera diversa.
    Soprattutto, nel fumetto queste scene avvengono sì dopo lo scontro in prigione, ma nel fumetto quello scontro ha assunto una dimensione molto più aspra e apocalittica della serie, e i comportamenti di Carl erano più capibili.
    L’unica cosa che mi fa ben sperare è che, se si ha davvero il coraggio di seguire la deriva morale che prende il fumetto, potremmo vederne davvero delle belle: purtoppo però credo non si arriverà mai a quel livello, molta gente vuole vedere Carl che sogna la sua vita di adoloscente piuttosto che vedere fin dove gli uomini si possano spingere.

     

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